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downshifting

cambio vita mi reinvento
Conferenze & corsi, Sviluppo personale

Cambio vita, mi reinvento!

So che la reazione di molti alla lettura del titolo sarà stata “Di nuovo?! E cosa farà ora? L’inviata da Kathmandu? L’asceta? La giocoliera? Apre finalmente un B&B o un ristorante vegan?“. Niente di tutto ciò. Cambio vita, mi reinvento è invece il titolo di un corso che sto preparando da un anno, che spiega le mie molte assenze nei mesi passati. Un corso che era in gestazione da qualche anno.

Il pensiero è nato quando ormai diversi anni fa ho scritto Scappo dalla città e incontrando i lettori mi sono resa conto che, una volta terminato il libro, avevano acquisito molti mezzi pratici su cui basare il proprio cambiamento, molta spinta a farlo ma serviva una parte pratica che non c’era, quella relativa al cambiamento stesso. Diventava in pratica necessario conoscere quella serie di atteggiamenti mentali, azioni e organizzazione che conducono dalla volontà di cambiare al cambiamento vero e proprio. Alcuni ci arrivano da soli, altri – ed è la normalità – coltivano i sogni del cambiare vita senza riuscire a concretizzare, persi tra le incombenze quotidiane e mille altri compiti, doveri e distrazioni. Continue Reading

albero cavo nel castagneto
Sviluppo personale

Mindfulness, l’arte di essere presente che mi ha ridato la concentrazione

Se non vi è mai capitato di sentir parlare di mindfulness, potrebbe essere che non ne abbiate bisogno o che ne abbiate un bisogno estremo. In genere si tratta del secondo caso, ma solo perché ne abbiamo bisogno tutti. Pochissimi fortunati la applicano spontaneamente, senza nessuno studio, ma in genere sono menti di una semplicità estrema, piuttosto lontane da me e dai lettori di questo blog che invece amano sapere, leggere, scoprire… delle teste piene insomma.
In un’epoca in cui le informazioni sono facilmente accessibili, per noi è durissima non saltare da una cosa all’altra, farne tre insieme e pensare già a quelle che verranno, generando problemi di dispersione delle energie e diminuzione della concentrazione, nel nostro delirio iperfagico di conoscenza. Una mente che vaga, è spesso una mente infelice. Continue Reading

Conferenze & corsi, Libri

Alimentazione naturale. Migliorare la salute attraverso l’alimentazione

Dopo due anni di lavoro… è arrivato!Un libro che raccoglie tutto il meglio delle scuole di alimentazione naturale e lo propone in un linguaggio semplice, con magnifiche illustrazioni e schemi facili da seguire. Alimentazione naturale. Migliorare la salute attraverso l’alimentazione

Ho iniziato a interessarmi seriamente di alimentazione naturale tanti anni fa, scegliendo di togliere carne e latticini per motivi sostanzialmente etici ma mi sono dovuta rendere conto quasi subito che la scelta aveva apportato molti miglioramenti sulla mia salute. Al tempo, migliorare la salute con l’alimentazione era considerata una follia, soprattutto dalla classe medica che risolveva qualunque cosa con pillole e operazioni. Ho ancora in mente il colloquio con un oncologo che puzzava di fumo di sigaretta, ne era completamente intriso. Con molta boria, mi spiegava che l’alimentazione è irrilevante, che fumare non fa differenza e che l’unica differenza la può fare il farmaco e la sala operatoria. Chissà cosa direbbe oggi, se sosterrebbe le stesse idee. Non credo, oggi farebbe la figura dell’ignorante.

Dopo un solo anno senza carne e latticini, non avevo più avuto un solo accenno di gastrite, né di rinite allergica, né di cistite. Ero sorpresa. Per le allergie ero passata dalla terapia farmacologica con antistaminici, poi i cortisonici fino ad arrivare all’immunoterapia. Insieme alle cure per la cistite, Continue Reading

Immagine dal video di presentazione di Marie Kondo
Libri, Ridendoci sopra, Sviluppo personale

Il magico potere del riordino e il marketing #konmari

Qualche mese fa ero alle prese con il riordino della cucina e l’eliminazione di attrezzi superflui, quando ho incontrato il libro di Marie KondoIl magico potere del riordino. In quel momento il libro era uscito da poco, ne parlavano in molti e iniziavano ad esserci degli stuoli di adoranti fan: era nato il marketing del metodo konmari che da lì in poi ha occupato gli hashtag di chiunque riordinasse un armadio. Ma anche solo il cassetto delle posate.
Questa konmari era proposta come una vera filosofia di vita in grado di produrre miracoli. Io sono  sempre molto curiosa delle “filosofie di vita” così mi sono procurata il famoso libro. Insomma, mi son detta, i giapponesi riescono a tenere in ordine degli appartamenti grandi come il mio corridoio, avrò solo da imparare, lei poi è così carina con la sua giacchettina rosa confetto…
Non essendo la mia lettura principale, ho passato qualche settimana in cui tutti mi chiedevano com’era il libro, da una parte gli infoiati che non vedevano l’ora che condividessi con loro l’estasi di tenere in fila verticale le mutande, dall’altro gli amici curiosi che non volevano impegnarsi nella lettura senza la mia rassicurazione che con questo libro non solo avevo cambiato vita, ma avevo anche la casa perfettamente in ordine pur avendo due lavori e una vita sociale. Continue Reading

farfalla sulla lavanda
Conferenze & corsi

Aggiornamenti di fine estate

Dove sei finita? Sei in vacanza? Sei sotto la pergola? Ci sarai al MiVeg? E qui? E lì?
Grazie a tutti quelli che mi hanno scritto (e a cui ho già risposto, almeno in questo sono assidua). Sono qui che lavoro e tanto, alla faccia del downshifting. Ma sono in quella situazione in cui il lavoro si è unito all’interesse e passo giornate piacevolissime, persa tra le mie carte, i libri e una quantità di pixel.
In questo periodo sono un po’ come il mio giardino: sembro immersa in una situazione selvatica di autogestione rassegnata e molto creativa.
Un po’ come la mia lavanda, con tutti che mi dicono “E’ settembre, non hai ancora tagliato la lavanda?“. No, perché la mia lavanda è un bellissimo condominio di attività e mi piace guardarle, quindi finché non se ne vanno le api e le farfalle, resta lì per loro. E per me.

Parto dall’aggiornamento che sembrava premere di più: non ci sarò al MiVeg. Prima che pensiate male: sono stata invitata e molto contenta dell’invito ma ho deciso, per circostanze insormontabili, di non andare da nessuna parte da qui all’autunno e, se riesco, riprendere solo in primavera con conferenze e manifestazioni. Ho bisogno una pausa.  Continue Reading

sdraio in terrazza luglio 2015
Decrescita, Sviluppo personale

Sulla mia sedia, all’ombra dell’uva

Scrivo dalla mia sedia preferita, all’ombra dell’uva. Un giorno, verso la fine di luglio, è successa una cosa che mi ha dato molto a cui pensare. Era un periodo un po’ grigio, come sempre succede all’approssimarsi di agosto, un mese in cui al lavoro cerco di tenere il passo tra fatture da sollecitare – altrimenti con la chiusura estiva posso salutare i pagamenti fino almeno a metà settembre – e clienti che devono tassativamente terminare un progetto entro fine mese, anche se il contratto dice gennaio dell’anno dopo. Staccando dal lavoro piuttosto tardi e magari con qualche problema che non lasciava la mia testa fino a sera tarda, avevo iniziato a trovare rifugio nell’idea di andare a vivere lontano dall’Italia. (Un pensiero che non è nuovo a chi legge questo blog, ma casomai qualcuno arrivasse ora lo prego, prima di scrivermi con l’arroganza del “io resto e combatto per una nazione migliore”, leggete questo e questo.)
Insomma, il poco tempo libero lo passavo sognando fughe lontano da questo paese.

Finché è capitata una cosa divertente che mi ha fatto riflettere molto. Abito in mezzo a un bosco in un piccolissimo borgo di cinque case, Continue Reading

zona pranzo
Giorno per giorno, Sviluppo personale

Minimalismo concreto e minimalismo apparente

I miei lavori di semplificazione in casa si sono arrestati a beneficio di giorni di intenso, intensissimo, lavoro. Molti progetti stanno arrivando a termine, molti impegni tendono ad accavallarsi e devo essere sempre pronta per far fronte a tutto. Periodi che capitano e che affronto ormai con la serenità mentale di chi sa che arrivano a un termine e ci sarà tempo per occuparsi di altro. A tal proposito, ho aggiornato la pagina degli eventi con le prossime date, ci incroceremo da qualche parte?

Intanto penso e osservo quanta strada ho percorso e le nuove mete da raggiungere. Ormai mi sembra sempre più imperativo semplificare maggiormente tutto, vita e lavoro, cose concrete e pensieri, gli attrezzi della cucina come il modo di affrontare la giornata, il lavoro, i progetti.

Ho già semplificato molto negli anni e so per esperienza che semplificare non è un lavoro conclusivo. Ci saranno sempre periodi in cui, come appena successo, mi renderò conto di aver accumulato troppe cose e che queste mi stanno dando un senso di oppressione. Perché le cose non occupano solo spazio fisico, occupano anche e soprattutto spazio mentale. Sapere cosa si ha. Se lo si ha. Come funziona. Dove è stato riposto. Tutti slot mentali che vengono occupati da oggetti, magari utili e funzionali. Ridurli al minimo necessario è il mio traguardo attuale.

mobile in legno massello restaurato

Poi c’è quello che io chiamo “minimalismo apparente“. Case all’apparenza ordinatissime e ripiani privi di oggetti inutili, linearità ovunque. Salvo aprire ante e armadi scoprendo che ci sono otto frullatori dimenticati, cinquanta vestiti non indossati da anni, libri mai letti… e la mente continuamente impegnata nell’identificazione di questa massa di oggetti ogni volta che si cerca qualcosa.

Sto tendendo pericolosamente a un minimalismo zen? Non credo. Per quanto possa essere affascinata dal design contemporaneo e dalle linee pulite e nette di certi ambienti, non mi sentirei mai a casa in un posto del genere.
Ho bisogno di un ambiente caldo, colorato, che mi rispecchi sia nell’uso che nel gusto. Ho bisogno fibre naturali, legno, luci calde, oggetti recuperati e tutto ciò che mi fa sentire a mio agio.

zona pranzo

Il minimalismo concreto per me è non avere nulla di più di quello che mi serve e mi piace, ma nulla di più di quello che può stare in casa senza renderla scomoda.
Sembra una meta semplice da raggiungere ma tutti tendiamo a non buttare l’orrenda statuetta regalata da qualcuno di affettuoso. Alcuni come me la chiudono in un cassetto, salvo poi trovarsi con più cassetti pieni di gingilli assurdi che non rispecchiano il proprio gusto o l’ambiente. (E questa, tra l’altro, è una delle ragioni per cui, salvo richieste specifiche, regalo solo cibo o cose utili, mai soprammobili, quadri e cose da esporre, lo trovo ineducato).

Poi in Italia abbiamo altre usanze che tendono ad estirpare il minimalismo da ogni casa: per esempio le bomboniere. Sebbene tutti siano convinti che la propria bomboniera sia superlativa, la verità è che qualunque bomboniera infligge un duro colpo al gusto e alla pazienza di almeno metà degli invitati. Ho adorato l’idea di due amiche per il loro matrimonio: una piantina di limone in un bel vasetto per una e un sapone artigianale alla lavanda in una scatolina di legno per l’altra. E i miei cassetti felicemente leggeri.

Non avere nulla di più di ciò che ci piace… in Italia è un lavoro di pubbliche relazioni in cui non si deve offendere la zia che ci ha regalato una cassettina porta chiavi da muro che a lei piaceva tanto, mentre tu detesti anche solo l’idea dell’oggetto e non ci sarà mai una forma o un colore in grado di convincerti all’esposizione di tale ammennicolo (l’esempio è squisitamente personale). Ma è un lavoro di mediazione che va fatto. Se avessi appeso quel portachiavi, avrei una pessima sensazione ogni volta che entro in casa.
Magari qualcuno può pensare che io sia superficiale, che si possa vivere ovunque benissimo. Secondo me non è così. Plasmiamo il nostro ambiente circostante e ne subiamo l’influenza in un gioco continuo di dare e avere.
Alcuni lo plasmano in modo che si uniformi al gusto comune, perché la paura di non piacere a chi entra è preponderante. Purtroppo, se l’esigenza è quella di ricevere l’approvazione della massa, finiremo per avere una casa uniformata e lo sarà anche il nostro pensiero. Difficilmente chi ha un pensiero creativo e indipendente può trovarsi a suo agio in una casa conformata alle regole borghesi dell’arredamento. Più facilmente, si troverà a suo agio in una casa in cui colori e oggetti sono scelti in base al suo pensiero, al suo sentire, ai suoi bisogni.

Ma la vita è complicata, le cose tendono ad accumularsi soprattutto se si vive in coppia, così ogni tanto c’è da ricordarsi quali benefici si traggono da una casa davvero minimalista. Ho deciso di appuntarmeli a lavori in corso, per ricordarmi.

Mako alla finestra con le sue tendite crochet
Questa è la mia lista e, come vedete dalle foto, la mia casa non si può definire minimalista nel senso dell’interior design, ma rispecchia me, l’uso che ne faccio e il senso di pace e tranquillità che ne traggo vivendoci. Questo è il minimalismo concreto, reale, quello che preferisco.

Benefici della riduzione di oggetti e di un minimalismo concreto della casa

  1. Serenità mentale. Gli oggetti che non ci piacciono davvero o di cui non siamo convinti, sono una distrazione continua per la mente. Meno ne abbiamo, meno saremo inconsciamente stressati dal fatto che ci vengono continuamente riportati alla mente e la mente, che lo vogliamo o no, si sofferma a pensare “Che brutta quella roba, devo trovare una soluzione, devo devo devo…“.
  2. Facilità di vita domestica. Avere solo le cose che servono vuol dire trovarle subito quando se ne ha bisogno. Avere un cumulo di cose che “potrebbero servirmi un giorno” o di cose non utilizzate da anni è solo un ostacolo tra noi e la serenità mentale, perché ogni volta che cercheremo qualcosa dovremo scalare la montagna dei “potrebbero servirmi” nella lunga ricerca dei “mi serve ora ma non lo trovo“.
  3. Più tempo libero. Pensiamo di faticare a trovare un oggetto una volta a settimana, per cinque minuti. “Dove sono le forbici? chi ha preso le forbici? Dovrebbero essere qui oppure qui…“. Cinque minuti passano in fretta. Ma sono più di 4 ore all’anno e 6 giornate lavorative ogni 10 anni. L’idea di passare un’intera settimana di lavoro ogni 10 anni a cercare oggetti in casa la trovo un’ottima motivazione per liberarmi di quello che non uso o non mi piace! Preferisco una settimana di vacanza, voi no?
  4. Una casa che ci rispecchia. Che sia piena zeppa di ninnoli o vuota come un monastero buddista, l’importante è che il luogo in cui abitiamo ci rispecchi. Ma se è piena di ninnoli perché dobbiamo esporre le bomboniere dei nostri cento parenti che non oseremmo mai contrariare, oppure se è liscia e lineare perché la moda o l’architetto vogliono così, o perché vogliamo essere valutati come persone di stile sperando che lo stile di un mobile sovrascriva la percezione della nostra persona, questa non sarà mai una casa rilassante e confortevole. Per la nostra mente sarà un continuo esercizio di sopravvivenza e questo tipo di esercizi sul lungo periodo sono i più stressanti, anche se non ce ne rendiamo conto.
  5. Accettazione di sé. Permettere alle persone l’ingresso in una casa che ci rispecchia ma che non rispecchia gli ultimi dettami dell’interior design è un atto di coraggio ma anche l’affermazione che non si ha necessità di assomigliare a nessuno per esistere. Ogni volta che apriamo la nostra casa a qualcuno, gli permettiamo di vedere una parte importante del nostro mondo. Quello che mostriamo può essere omologazione alla massa o concretizzazione del nostro gusto e pensiero. E’ una nostra scelta che va ben oltre lo stile dell’arredo.