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Io faccio così di Daniel Tarozzi - erbaviola.com
Decrescita, Libri

“Io faccio così” di Daniel Tarozzi

Ho incrociato Daniel Tarozzi diverse volte in questi anni, da quella prima volta che mi chiamò per scrivere un pezzo per il libro di accompagnamento per No Impact Man. E’ una persona dai mille interessi e progetti, in questi anni l’ho ritrovato come fondatore di Terrenauta, poi direttore de Il cambiamento, ora una delle voci di Italia che cambia. Uno, insomma, che di cambiamento ne sa davvero parecchio. Così quando è uscito a fine ottobre il suo primo libro,  Io faccio così. Viaggio in camper alla scoperta dell’Italia che cambia, e visto anche l’argomento, mi sono tuffata nella lettura.

E’ un libro di autentici cambiamenti. Di cambi di prospettive, soprattutto. Daniel si alza dalla sua sedia redazionale, prende un camper e passa mesi a percorrere l’Italia. “Nell’era di internet, si parla di tutto senza riuscire a osservare, a toccare niente” (pag. 1)

Così si parte e, con la scrittura diretta e coincisa di Daniel, sembra davvero di viaggiare sul suo camper. Si fa tappa per vedere da vicino, parlare, incontrare quelli Continue Reading

la ex stalla, ora legnaia
Autoproduzione, Giorno per giorno

DA STALLA A LEGNAIA

la ex stalla, ora legnaia

La casa in cui viviamo è stata abitata per tante generazioni da contadini. Contadini e allevatori, le due cose in Italia non sono state separate fino ai periodi più recenti. Le case costruite pietra su pietra avevano spesso una stalla, che fosse sotto, di fianco o nei pressi. Ospitava gli ‘animali da traino’, come buoi, asini e muli, usati per i trasporti e per arare. E con questi, vacche, ovini e caprini.
Poi un giorno arriviamo noi, contrari a ogni sfruttamento animale, che da tanti anni viviamo cercando di pesare meno sul mondo, di non sfruttare altri animali. Ci ritroviamo con una stalla dismessa dagli anni cinquanta, delle dimensioni di un bilocale di città. Grazie agli spessi muri in pietra rimane fresca in estate e asciutta in inverno, così abbiamo pensato di riutilizzarla come legnaia. La legna la prendiamo da un vicino che ha ettari di bosco e ripiantuma con metodo naturale (non in file simmetriche e senza sottobosco) e di legna qui, come raccontavo l’anno scorso, ce ne vuole parecchia. Dopo quello che ci è successo lo scorso inverno, abbiamo deciso di giocare sull’abbondanza, tanto c’è lo spazio per tenerla. La ex-stalla, appunto.

catene nella ex stalla

All’inizio avevo pensato di togliere tutto ciò che era rimasto: le catene soprattutto, che mi davano brutte sensazioni. Poi ci abbiamo ripensato e abbiamo lasciato tutto com’era stato abbandonato all’epoca in cui i trattori hanno cominciato a sostituire il lavoro animale. Le catene appese ai muri da più di sessant’anni ci ricordano ogni volta che entriamo che il progresso ha portato qualche miglioramento: la scomparsa dello sfruttamento animale per i lavori nei campi, per esempio.
Certo, sarebbe molto meglio se i trattori andassero a idrogeno o con forme di energia pulita, ma penso che prima o poi si arriverà anche a questo, dobbiamo continuare a camminare nella direzione giusta. A volte, da persone profondamente interessate alla salvaguardia dell’ecosistema, tendiamo a demonizzare qualsiasi forma di progresso. Questa stalla a noi ricorda invece una liberazione: è vuota. Un muro di Berlino della liberazione animale.

ex stalla: ganci, mangiatoia in pietra, mattoni di cotto

Le nicchie nel muro non ospitano più i lumi a petrolio, servono a me in primavera per metterci le seminiere  rialzate alla luce ma al riparo da freddo e vento. Il gradino in mattoni di cotto che taglia a metà la stalla non serve più per facilitare la spalatura del letame ma per dividere la parte destinata a legnaia da quella destinata a ricovero attrezzi dell’orto e mobili in attesa di restauro (questa però è stata una pietosa illusione, come si vedrà sotto). La mangiatoia in pietra ha la forma ottimale per accatastare la legna.

antico giogo per buoi, nella ex stalla

Ho lasciato appeso al suo posto anche il vecchio giogo: serviva per legare due animali e costringerli a tirare l’aratro o la trebbiatrice. Oggi serve a tener fermo l’ultimo pezzo da restaurare di questa credenzina degli anni ’40.
So che alcuni convertirebbero questo giogo in lampadario o decorazione murale ma in casa nostra sarebbe l’equivalente di convertire il cappio dell’impiccato come portarotolo del bagno. Ci vuole rispetto per chi ha sofferto anche se è di un’altra specie. Il giogo resterà lì alla memoria.

vecchia porta ex stalla

Una cosa che se ne è andata è la porta, invece, già prima che arrivassimo. Era ridotta peggio di questa nella foto sopra ed è crollata. Questa sopra, invece, era di una casina per la stagionatura dei formaggi dei nostri vicini, un’altra struttura che ha perso la sua finalità da mezzo secolo. L’anno scorso l’hanno sostituita con una porta nuova e io ammetto che a questa porta stavo facendo il filo da un bel po’… da quando l’avevo vista la prima volta! Aspettavo il momento di chiedergli se potevo prenderla… finché un giorno ho visto che trafficavano per toglierla e ho chiesto… salvandola dalla stufa! In assoluta buona fede ne avevano già smontata una gemella e buttati i pezzi nella stufa! Tra le risate e incredulità sul fatto che la volessi davvero “per la casa”, me l’hanno regalata. Mi è costata, eh. Sono stata presa in giro per un inverno a suon di risate e “voglio proprio vedere cosa fai con quella porta!“.
La foto non rende molto, ma è davvero bellissima, con i cardini forgiati a mano, i chiodi artigianali e la maniglia “originale”. L’ho restaurata, riportata al colore originale e riutilizzata come attaccapanni per l’ingresso (se vi interessa come, pubblicherò le foto prossimamente).

nuova porta della ex stalla

Questa sopra invece è la nuova porta della nostra ex-stalla-ora-legnaia fatta in mezza giornata dai nostri prodi vicini (gli stessi di cui sopra) con assi di legno, una maniglia con serratura riciclata da un’altra porta, cardini riciclati da altre due porte dismesse, viti da legno. Io gli ho dato una bella passata di cera di soia per proteggerla dalle intemperie e mi sono studiata il metodo di costruzione, che metterò in pratica prossimamente per la porta di un vano che mi manca (la prima persona singolare in questo annuncio è una licenza poetica, lo ammetto!).
legnaia con sessanta quintali di legna

Queste sono infine le immagini dei 60 quintali di legna per l’inverno che ora la occupano completamente.  Il trasporto e impilamento legna nonché gli scaffali in legno che si intravedono nelle foto sono a cura della mia metà (non si vede ma fino a un metro dal muro la legna è perfettamente impilata… da far invidia a tutta la provincia di Belluno).

Noticina: per caso i muri di questa stalla vi ricordano qualcosa? Forse questo. La tipologia costruttiva e i materiali sono gli stessi.

fagioli borlotti orto 2013 erbaviola.com
Autoproduzione, Giardino, Giorno per giorno, Orto, Orto sul balcone

ASSENTE GIUSTIFICATA DAL BLOG, PRESENTE ALLA VITA

orto pettinato settembre 2013 erbaviola.com

Nelle ultime settimane il concetto di tempo libero mi è diventato estraneo, come sempre prima che arrivi l’inverno. Si corre a cercare di fare tutto il possibile, tutto quello che non si potrà fare una volta che si abbasseranno le temperature o arriverà la neve. Così capita che in una giornata, appena terminato il lavoro si corra nell’orto, si torni in casa con qualche cesta di verdure e si preparino conserve, o che la pausa pranzo si passi nel capanno dei vicini a restaurare un tavolo, oppure raccogliendo l’uva perché è pronta adesso, non si può rimandare.
Ultimamente ho avuto parecchi impegni di lavoro ed extra per l’uscita dell’ultimo libro, così nell’orto mi ha sostituita in gran parte la mia metà… così l’orto pettinato è diventato ancora più pettinato, con – addirittura! – lattughe allineate e sentierini disegnati da sassi e terra battuta! Un giardinetto, in pratica. La cosa, oltre a raccogliere il mio disappunto, ha raccolto gli sguardi ammirati degli anziani e turisti di passaggio. Ma questo, come dicevo qualche tempo fa, è un “orto di benvenuto”, la prossima primavera arriverà anche qui la paglia, l’irrigazione a goccia e la sinergica dell’orto spettinato.

 

tavolo da orto 2013 erbaviola.com

Il tavolo da orto è stato anche lui traslocato dal balcone della casa precedente e collocato sotto una pergola d’uva. A primavera ho chiesto a un vicino, coltivatore, se aveva un po’ di terra buona per riempire questo tavolo. Non solo sono stati curiosissimi di questo “aggeggio curioso per cittadini” ma sono arrivati con una ruspa piena di terra, riempiendolo in due minuti! Da lì si è originato un simpatico passaggio quotidiano con valutazioni su come funzionava il tavolo, se cresceva bene l’insalata, se funzionava meglio come serra o come orto. Si è unita anche la postina… la valutazione sulla coltivazione nel nostro strano tavolo da orto è stata materia di gossip estivo da queste parti. Abbiamo deciso di spostarlo quasi sotto una pergola di uva perché in agosto il sole bruciava tutto e il massetto di terriccio era troppo basso per mantenere riserve idriche adeguate per le piante. E’ bastato tenerlo a mezzo sole e il problema si è risolto. Avendo però un orto grande, coltivarci qui le insalate non era l’idea vincente, così l’abbiamo trasformato in gigantesca seminiera-serra e le piantine sono cresciute meglio che in una serra normale grazie al sottofondo di terriccio umido e la possibilità di ombreggiatura naturale quando c’era bisogno.

 

fagioli borlotti orto 2013 erbaviola.com

Come dicevo, quando si vive così sei tu che devi seguire i tempi dell’orto e non il contrario. Il contrario è impossibile: finisci solo per perdere qualche raccolta. Così se una domenica pomeriggio hai progettato di rilassarti un po’ dalla settimana intensa, può capitare che siano invece pronti gli ultimi borlotti e  l’unica soluzione per fare entrambe le cose è sedersi fuori nell’ultimo sole settembrino con una tazza di té verde alla menta piperita (questa presa direttamente dal vaso) e iniziare una personale catena di smontaggio: prendi borlotto – sbuccia borlotto – fagioli nella ciotola – bucce nel sacco per il compost. Ma vuoi mettere poi che scorta di fagioli per quest’inverno! Li ho conservati in piccola parte in freezer e in gran parte in vaso di vetro pronti all’uso (sono una di quelle che dimentica sempre l’ammollo la sera prima, quindi conservarli secchi con me non è funzionale).

raccolta uva orto 2013 erbaviola.com

Oppure c’è da raccogliere l’uva e la nostra, ce lo diciamo da soli, non ha davvero paragone con nessuna: non abbiamo usato niente, ringraziando che quest’anno come l’anno scorso non ha preso malattie. L’ho solo fertilizzata leggermente con un po’ di macerato di equiseto e ortica a inizio stagione, nient’altro. “Il sapore dell’uva rubata a un filare” come cantava Guccini, reso impagabile dalla sicurezza di poterla mangiare senza timori di pesticidi. Non ha prezzo.

aiuola succulente viola erbaviola.com

Per il giardinaggio quest’anno non ho davvero avuto tempo, la questione del giardinetto davanti è infine stata rimandata al prossimo anno. Anzi, avrò l’inverno per torturare adeguatamente la cara Diana Pace per un progettino su questo micro-giardinetto davanti casa. Quello che so già è che, oltre ai consigli preziosi di Diana, metterò almeno un paio di rose antiche di Monica Cavina. A questo proposito, se siete in vena di progettazione, non lasciatevi scappare l’appuntamento del 19-20 Ottobre nel vivaio Vivaverde di Monica: un fine settimana dedicato alle sue meravigliose selezioni e alle piante a basso consumo idrico, grazie anche a un ospite speciale, Chiara Boni, del vivaio La Valletta, che terrà anche una conferenza sulla progettazione ecosostenibile di un giardino con piante mediterranee.

Ecco, dopo aver citato cotanta cultura e esperienza del giardinaggio, la mia aiuola qui sopra costituisce la nemesi. Le succulente sono semplici Setcreasea PurpureaGraptopetalum Paraguayense, il rosmarino è un semplice strisciante a fiori viola (‘strisciate’ l’ha detto il vivaista ma a me pare più ricadente e infatti l’ho spostato dal luogo dove non strisciava per niente a questo in cui può ricadere… vedremo). I sassi sono formazioni calcaree raccolte su una spiaggia dalle parti di Ancona qualche anno fa. L’idea di partenza è quella di avere in primavera-estate un’aiuola con diversi toni di viola che riesca a coprire nel tempo una piccola scarpatina che altrimenti resterebbe spellacchiata, lì non resistono nemmeno le spontanee.

 

tavolo radica di noce in restauro erbaviola.com

Ora, come ci entra nei lavori pre-inverno un tavolo da restaurare? Non solo ci entra, ma ci deve entrare! Il tavolo è dei miei vicini, ed è enorme. Per restaurarlo devo lavorare nel loro capanno degli attrezzi e già così si gela, dopo un’ora ho le dita ghiacciate e devo rientrare. O mi sbrigo, o mi rivedete a maggio con il disgelo.
Qui lo vedete in fase già avanzata di restauro ma ho perso il conto delle ore che ci ho messo dall’inizio a qui. Un folle lo aveva verniciato. Di nero. Facendo precedere una bella mano di cementite, per non farsi mancare proprio niente. Il tutto su un tavolo in radica di noce, davvero un genio! Ora, non è lo stile che piace a me, ma distruggerlo in questo modo è da folli. Ma dopo la croppa di cementite e vernice, il povero tavolo non aveva ancora smesso di soffrire: è arrivato un conoscente dei vicini che in perfetta buona fede ha pensato di cominciare a sverniciarlo con… tenetevi forte… una levigatrice elettrica! (Francesca a questo punto mi sarà svenuta, qualcuno corra a rianimarla per favore) .
Così nella pausa pranzo e qualche ritaglio di ore dei fine settimana l’ho rimesso in sesto, il tutto però correndo perché la maggior parte dei prodotti naturali per il restauro non sopporta il freddo. Nella corsa contro il tempo però ha vinto il meteo: la temperatura è scesa sotto i 15 gradi e ora per la lucidatura a tampone con la gommalacca devo per forza portarmelo in casa, anche se uso la gommalacca della Cera Novecento che è ottima, il rischio di velature bianche con questo freddo rimane. Ma almeno ho evitato di fare in casa le fasi precedenti, vediamo il lato positivo. Ora comunque c’è da correre se non voglio tenere per un mese il catafalco nel mio ingresso.

 

sana 2013 Probios con Cucina Consapevole: Nicole Provenzali e Marilisa Bombonato all'opera!

Ma non fatico e basta, non tiriamocela troppo con la fretta. Ogni tanto piantiamo tutto quel che abbiamo da fare e ce ne andiamo a zonzo o a trovare qualche amico o accogliamo amici a pranzo. Abbiamo avuto tempo di andare anche al SANA a Bologna, ma sorvolerò sulle cose che non mi sono piaciute affatto. Passo in rassegna invece quelle che mi sono piaciute tantissimo. Prima di tutto, nelle foto qui sopra, le due impareggiabili Nicole e Marilisa di Cucina Consapevole, che come vedete stanno per diventare “le tre impareggiabili” di Cucina Consapevole! Ok, sono di parte perché Nicole è una cara amica, però le loro lezioni di cucina nello spazio di Probios sono state davvero divertenti e interessanti, infatti erano esauriti tutti i posti! Io mi sono pappata anche gli involtini vegetali che hanno cucinato … gustosissimi! Alla consolle organizzazione-logistica-pazienza: l’imperturbabile Federico.
Apprezzo molto quando aziende come la Probios non si limitano al banale stand, dando invece un valore aggiunto ai clienti e alla manifestazione con conferenze e workshop, altrimenti diventa tutto un raccogliere depliant e sentire presentazioni preconfezionate … e io, dopo la seconda, francamente inizio a perdere l’attenzione. Insomma, un grande punto a favore di Probios per averci portato a Bologna le lezioni di Cucina Consapevole. Mi piacevano già per i loro legumi “prodotto in Italia da agricoltura biologica” che uso di frequente, ma ora molto di più!

Cos’altro di positivo sul SANA? …mmmhhhh… Ah! Ho incrociato per caso ma con molto piacere Elena e la sua metà, abbiamo chiacchierato un po’ della sua nuova attività che è un progetto davvero particolare, difficile da riassumere in poche parole: Passo lento, vi invito alla lettura. E ho rivisto con altrettanto piacere Eliana, la Pippi, che seguiva il workshop di Nicole e abbiamo scambiato qualche chiacchiera. Naturalmente mi ha riconosciuta lei, io continuo ad essere fisionomista come una talpa.

 

passeggiata nel bosco autunnale - erbaviola.com

Mi fermerò un attimo? Forse, tra poco, quando il freddo sarà pungente abbastanza da togliermi qualsiasi voglia di andare lontano. A tratti sta arrivando il periodo di calma, quando si avrà voglia solo di lunghe passeggiate nel bosco facendo scricchiolare le foglie di sentieri nascosti, delle braci nella stufa da ravvivare al ritorno, del profumo della cucina a legna e del silenzio ovattato dell’autunno in montagna.

 

FORMAGGI VEG. Latte, yogurt e formaggi vegetali fatti in casa
Autoproduzione, Libri, Ricette

FORMAGGI VEG. Latte, yogurt e formaggi vegetali fatti in casa

FORMAGGI VEG. Latte, yogurt e formaggi vegetali fatti in casa“, Edizioni Sonda. E’ arrivato!!!

Lo so che molti non ci speravano più, mi davano per dispersa nella jungla delle manie perfezioniste o scappata in Australia con tutte le ricette. Invece, grazie a Antonio Monaco e Paola Costanzo di Edizioni Sonda, sono stata bloccata alla frontiera, tirata giù dall’albero del perfezionismo e convinta che il lavoro era ok, bisognava solo impaginarlo. Ci vuol pazienza con me… voi lo sapete.

Comunque, a parte aver portato quasi all’esasperazione l’editore, eccolo qui il malloppone! Più di 600 foto, 39 ricette di formaggi illustrate passo passo, precedute da tutte le ricette e i segreti per latti vegetali con anche yogurt di ogni genere.

La cosa che mi soddisfa di più sono le ricette illustrate passo a passo. Continue Reading

corso formaggi vegan erbaviola
Conferenze & corsi

CORSO DI AUTOPRODUZIONE FORMAGGI VEGAN

Si tratta di un corso con scopi benefici, l’intero ricavato va alla LAV, sezione Valdinievole, che è anche l’organizzatore dell’evento. I mitici ragazzi della LAV non solo sono riusciti a organizzare tutto alla perfezione, ma addirittura a offrire corso+apericena biovegan a soli 15 euro, a Margine Coperta (vicino a Montecatini Terme). Eh lo so, siamo lontani da certe cifre che si vedono in giro, ma cosa volete, io non mi sono ancora auto-nominata chef, sono solo una umile cuoca di casa. 😀
E’ solo un corso in allegria, dove io porto le mie competenze acquisite sui libri di microbiologia ma soprattutto “sul campo” della mia cucina quotidiana e dei formaggi vegetali che preparo da anni. Voi portate un contributo alla LAV – davvero modesto! – e la mente bella aperta che ci dobbiamo infilare un sacco di ricettine sfiziose!
A seguire, un apericena biovegan preparato dai ragazzi della LAV Valdinievole e… tanto per dire: alla consolle in cucina c’è anche la straordinaria Silvia, alias Keroppi… chi ha assaggiato i suoi dolcetti vegan meravigliosi sa di cosa parlo!

I posti sono limitati, quindi chi vuole partecipare si affretti a iscriversi, le indicazioni sono tutte sulla locandina qui sotto.

(Ne approfitto intanto per segnalare agli amici di Milano che sabato 28 settembre sarò al MIVEG, all’Idroscalo)

corso formaggi vegan erbaviola

Zucchine sott'olio al Teroldego - erbaviola.com
Autoproduzione, Ricette

Insolite conserve e organizzazione per velocizzare

La pausa dell’anno scorso causa trasloco e inizio lavori in casa, mi aveva lasciata orfana per tutto l’inverno di buone conserve. Avevo fatto solo qualche marmellata ma è finita subito e la mia metà ha passato l’inverno a leggere le etichette delle marmellate bio, alla ricerca disperata di qualche vasetto senza sciroppo di glucosio e altre porcherie (ricerche lunghissime e spesso infruttuose!).
La pausa dello scorso anno dalle produzioni estive di conserve è servita anche a strutturare una cucina piccolina ma super-funzionale per lavorare anche grandi quantità. E anche a pensare di fare le cose con più cura. Così è finito il tempo dei 60 vasetti di zucchine sott’olio tutti uguali e banali con il contenuto scritto a penna su un pezzo di etichetta bianca, ci siamo dati a nuove ricette e nuove confezioni.
Parlo al plurale perché – e lo so che è incredibile per quelli che lo conoscono! – la mia metà da quest’anno si è profuso in idee originali per le conserve con tanto di ricerca filologica sulle ricette originali, apprezzamenti sulle etichette, aiuto nell’orto e soprattutto la sua mansione esclusiva: manager della sterilizzazione e chiusura barattoli. Sembra una stupidata, ma levarmi tutto il lavoro per estrarre barattoli e coperchi bollenti dalle pentole, asciugarli e chiuderli “strettissimamente” dopo l’invaso, sterilizzarli e ri-toglierli dall’acqua bollente, mi permette di produrre 14 vasetti in un’ora, un’ora e mezza massimo, a seconda del contenuto. Da sola, ci metto dalle tre alle quattro ore.

Così ora ho tempo di fare anche le confezioni per le conserve che vengono donate agli amici. Tutte diverse, a seconda del contenuto. Queste nelle foto, per esempio, sono tutti motivi ripresi da cartoline di inizio secolo. La stoffa arriva da ritagli di altri lavori e il cordoncino attorcigliato è ottenuto con due rimanenze di cotone di lavori a maglia.

Ho tempo di pensare anche a nuove ricette per le conserve, così non ci ritroviamo con i soliti vasetti tutti uguali per l’inverno. Alla fine è una necessità, d’accordo, lo sa chiunque fa la decrescita davvero: bisogna conservare per l’inverno. Ma perché non farlo con più fantasia e cura? Secondo me ci si gusta anche di più il lavoro e il risultato. In ogni caso, quelle che abbiamo distribuito hanno già riscosso notevoli successi, più degli scorsi anni.

Zucchine al Teroldego - erbaviola.com

Così, dal fatto che arriva in casa praticamente una cesta piena di verdura ogni santo giorno e che siamo letteralmente affogati tra chili di zucchine che quest’anno abbondano, sono nate le “Zucchine al Teroldego“. Il Teroldego Rotaliano è un vino rosso trentino che ci viene regalato ogni anno da un amico. Purtroppo una cassetta di Teroldego è finita dietro delle casse di attrezzi vari in cantina e forse ha preso qualche colpo di caldo nel trasloco a fine luglio. Quando l’abbiamo ritrovata in primavera era già sulla via per l’aceto. Però ho pensato: in cosa si cuociono le zucchine da mettere sott’olio? Nell’aceto! Così ho usato 1 litro di Teroldego Riserva 2009 (sì,un delitto, ma non si poteva proprio bere!), 2 litri di acqua, sale, alloro e ci ho cotto le zucchine affettate fini. Invasate poi con 80% di olio di semi di girasole bio spremuto a freddo e 20% di olio extravergine di oliva bio, 1 fettina di aglio e 3 foglioline di menta piperita.

Le zucchine al Teroldego le abbiamo già aperte, sono buonissime! Visto che ho ancora due bottiglie di Teroldego della stessa cassa e un orto pieno di zucchine, farò qualche altro vasetto.

Cipolle al vin rosso - erbaviola.com

Sulla scia dell’idea delle Zucchine al Teroldego, ho rispolverato una vecchia ricetta della nonna: le cipolle al vin rosso. Sono speziate e ottime per accompagnare piatti invernali come arrosto di seitan, oppure sulle bruschette, buonissime! Così due ceste di Cipolla Bianca di Bologna sono state affettate finemente (vi permetto di invidiarmi: sembravo Julia Child nella scena in cui si allena ad affettare le cipolle a coltello… le ho fatte tutte a mano!) e cotte in 1 litro di vino rosso, 1 litro di acqua, sale, 2 cucchiai di malto di orzo, 1 stecca di cannella e cinque chiodi di garofano. Invasate con solo olio di semi di girasole bio spremuto a freddo. Anche queste già aperte e … bruschette divine!

peperoni, lavaggio e taglio - erbaviola.com

Qualcuno obietterà: beata te che hai tempo! No, non ne ho. E’ solo questione di organizzazione. Non faccio la casalinga e non sono mantenuta da un riccone mentre mi reinvento blogger-artista-concettuale-della-fetta-di-peperone. Lavoro in media 8-10 ore al giorno, a volte di più, perché faccio due lavori. In luglio ho avuto un periodo pessimo per umore lavorativo e scarsissimo per tempo libero, però capitava che arrivassi a casa la sera e ci fossero due ceste di zucchine e un mazzo gigante di biete ad aspettarmi. So per esperienza che se non si sistemano subito, vanno perse. E se vanno perse, ci sono meno scorte per l’inverno e più cose da comprare, esattamente il contrario di quello che vogliamo fare. Il nostro orto non è ‘quattro cavoli di rappresentanza’ per far vedere, è un orto che deve dare da mangiare e questo significa anche trasformare per l’inverno.
Negli anni, ho acquisito velocità ma mi sono anche organizzata in modo da farci stare le conserve anche in caso di super-lavoro, perché poi con 3-4 mesi di neve, c’è ben poco da coltivare nell’orto.

Per andare veloce e farci stare le conserve anche in una vita impegnativa per me sono fondamentali:

1) Un grande lavandino. I lavandini di design da 30 cm tipo ciotola per il gatto non sono adatti al downshifting. Nelle case precedenti, un po’ per scelta mia e in alcuni casi perché li trovavo già lì, ho quasi sempre avuto lavandini in acciaio a due vasche. Se sono decentemente grandi, è già un buon lavandino. Mi sono accorta della differenza in una casa con lavandino doppio ma di design, di quelli incassati e perfettamente rotondi con uno spazio di 50 cm in mezzo… belli, per carità, ma era già un lavoro scolare la pasta. Oggi ho per caso e fortuna una grossa vasca ex-lavatoio all’esterno, ottima per togliere la terra dalle verdure. In cucina ho messo questo grosso lavandino a due vasche: nella foto sopra ci sto lavando 15 kg di peperoni, fate voi. L’operazione lavaggio-scolo passa da mezz’ora a 5 minuti.

2) Un grande tagliere. Stesso discorso del lavandino: per pulire e listellare 15 kg di peperoni sul tagliere di Barbie ci metti una vita. Bisogna avere un tagliere che permetta di fare tagli lunghi, tagliare più cose insieme se necessario e in generale di muoversi con agio, non in pochi centimetri.

3) Il piano della cucina sempre sgombro. La metterei per prima questa cosa, ma poi le mie amiche dicono che sono maniacale, quindi faccio finta di metterla per terza. Ma fidatevi, se riempite il piano cucina di tanti contenitori bellini e ciccini, il tempo per toglierli e rimetterli (e pulirli!) si farà sentire. A me se capita come la scorsa domenica una cassa da 15 kg di peperoni, devo solo cominciare a pulire! Non devo anche traslocare i ninnoli.

4) Bicarbonato, aceto e acqua ossigenata sempre a portata di mano. Io tengo sempre un vasone di bicarbonato di fianco al lavandino: lo uso per pulire le verdure, è sempre alla portata di lavaggio (si intravede nella foto sopra ma è quasi vuoto per l’uso degli ultimi giorni). Nell’armadietto sotto il lavandino ho sempre pronto lo spruzzino disinfettante con acqua, acqua ossigenata e aceto di vino bianco: è il miglior disinfettante e si può usare anche sul legno. Lo uso per pulire piano di lavoro, lavandino, taglieri, coltelleria e utensili vari mentre lavoro. Anche qui: se ogni volta bisogna partire alla ricerca delle varie cose … altro tempo inutile che allunga il lavoro.

la santa pazienza per listellare 15 kg di peperoni!!! - erbaviola.com

5) Ottimi coltelli. Non c’è niente che ritardi i tempi e renda stressante il lavoro come dei pessimi coltelli o lame non affilate. Mi ricollego qui a un post di Annalisa di qualche giorno fa: vale la pena spendere per un set di coltelli? Direi proprio di sì se si usano molto, soprattutto se si fa molta autoproduzione in cucina. Come dicevo ad Annalisa, non mi piace molto sbandierare delle marche e in un primo momento mi sono riservata di raccomandargli la mia in privato. Ma a volte vale invece la pena farlo pubblicamente: a me è stata consigliata questa serie di coltelli ben diciotto anni fa, da una chef (vera, non di quelli online auto-titolati) e da allora ne faccio un uso intensivo. Li ho riaffilati non so quante volte, sono una meraviglia, quindi giro a mia volta il consiglio: la Serie Maitre della Montana. Questi che vedete in foto hanno esattamente 18 anni. Adesso, visto anche l’uso intenso e le centinaia di affilature, iniziano ad avere qualche microscopica dentellatura e – ahimé – dovrò mettermi nell’ordine di idee di sostituirli prima o poi. Ma per ora fanno ancora un gran lavoro. Quelli nella foto sono secondo me i due coltelli essenziali in ogni cucina: lo spelucchino (Montana M110700110 Coltello Maitre Maitre Spelucchino Cm.11 ) e il cucina da 19 cm (Montana M110706190 Coltello Maitre Cucina Cm.19). Infatti sono anche quelli che ho consumato di più. Però… diciotto anni di intenso lavoro quotidiano! E alcuni come il Panettiere ( Montana M110728320 Coltello Maitre Panettiere Cm.32 ) penso che dovrò lasciarli in eredità perché dopo 18 anni sembra nuovo, eppure uso tanto anche questo… ci faremo compagnia ancora per tanti anni.

Prevengo un’obiezione che arriverà di sicuro. Sul prezzo non discuto: la decrescita secondo me non è comprare 20 coltelli da 20 euro in 20 anni o massacrare il cibo di sfilacciature. Alcune cose si possono ridurre, come il tagliere che si può fare con una tavola di legno di pino da 5 euro e va benissimo lo stesso. Ma una quantità di coltelli in discarica, cambiati ogni anno solo perché costano poco e valgono altrettanto, non sono la mia idea di decrescita: io preferisco sempre aspettare e permettermi degli utensili di qualità che durano molto e non aumentano il mucchio delle cose da buttare. I coltelli, per chi cucina, sono fondamentali. Posso avere la cucina più chic, ma se i coltelli fanno cilecca si vedrà subito il risultato.

6) Pentole giganti. Più grande la pentola, meno cicli di bollitura necessari. E’ banale. Io riutilizzo allo scopo anche la pentola a pressione grande, senza coperchio. Così, quando serve, fa da pentola a pressione e quando serve invece una cottura normale si usa senza coperchio crea-pressione: due pentole in una e si riduce lo spazio occupato da pentole grandi 😉  15 kg di peperoni ci sono stati in tre pentole grandi, messe sul fuoco contemporaneamente è lo stesso che metterne solo una, ma si produce di più.

7) Ammortizzare i tempi di attesa. Durante la cottura delle conserve, inizio già a preparare i barattoli sterilizzati, così quando è pronto tutto, si invasa senza perdite di tempo. A volte metto a cuocere le conserve mentre ceniamo, così appena finito posso invasare e poi pulire la cucina definitivamente. Oppure invaso prima di cena e durante la cena sterilizzo con la bollitura. Nello stesso modo, sono una fan delle previsioni del tempo a breve termine: se so che arriva una giornata di pioggia in piena estate, è l’occasione giusta per occuparmi di quelle due ceste di cipolle o della pila di pesche senza morire di caldo e senza rinunciare a una giornata di sole per stare in casa a fare conserve. Ammortizzare i tempi significa anche preparare in anticipo i condimenti finali: come si intravede nella foto sotto, io lavoro con ciotoline e piattini di ingredienti già pronti: aglio affettato, basilico, menta, erbe varie, spezie, olio. Tutto già pronto in fila, in ordine di ingresso, per essere messo velocemente nei vasi. In alternativa, fermarsi a fare tutto al momento prende più tempo, si perde il ritmo e non è nemmeno il massimo per evitare contaminazioni in questa fase.

8 ) E’ fondamentale la santa pazienza! Questa sopra è un’immagine di domenica pomeriggio, pulitura e listellamento di 15 kg di peperoni! Anche con tutti i punti da 1 a 7, la santa pazienza è indispensabile 😀 La santa pazienza serve anche per seguire bene le fasi di sterilizzazione senza dimenticarsele, sopportare che ogni superficie ‘libera’ o presunta tale, compresa la stufa a legna, venga riconvertita in momentaneo porta-conserve intanto che raffreddano e si etichettano, etichettare tutto pedestremente se no dopo un paio di mesi ci si dimentica di cosa c’è dentro (sarà caponata o antipasto piemontese? E quando l’abbiamo fatto? Boh!).

antipasto piemontese sulla stufa a legna - erbaviola.com

9) Il calendario e gli appunti. Le etichette non bastano, a meno che non riportiate sull’etichetta tutta la ricetta e la data completa. Terribile.
Io invece faccio così. Seguo la mia ricetta (vedi punto 10), ma se vario qualcosa, tipo mettere una spezia al posto di un’altra, lo scrivo negli appunti con la data. Per ogni conserva che faccio, la segno su un calendario che ho in cucina. Rifaccio la stessa conserva più volte, faccio seguire un numero progressivo. Per esempio nella casella di domenica 18 agosto c’è scritto: Peperoni sott’olio n.2. Sulle etichette di quei peperoni ci sarà scritto in piccolissimo “lotto n.2”). Questo piccolo accorgimento serve a due scopi: primo, sapere quando saranno pronte per essere consumate, secondo sapere se è stata introdotta qualche variante e valutare se è meglio o peggio. Per esempio, nel lotto 2 invece di una foglia di basilico e una di menta ho usato il basilico menta napoletano. Tra quattro mesi potrei aprirli, trovarli buonissimi, ma non sapere se sono i primi o i secondi: se vorrò riottenere lo stesso gusto, dovrò impazzire. Così invece, grazie a una modestissima organizzazione, so già tutto.

10) Le ricette, i conti e le dosi. Come dicevo al punto 9, si può ottenere la conserva più buona del mondo e non poterla ripetere perché non si è segnata la ricetta o le modifiche apportate (io in passato ero un campione di questa pratica: produzione doc di pezzi unici). Segnare tutto è fondamentale e libera la mente: perché diavolo dovrei tenermi in testa per altri undici mesi “300 g di fagiolini, 200 g di cipolla, 100 g di carote” con il rischio quasi certo di dimenticarmelo, quando posso metterlo sulla carta e ritrovarlo facilmente l’anno dopo? Non so voi, io ho cose più interessanti a cui pensare… anche voi, no? Quindi scriviamo e archiviamo! Alé. (Qui chiedo io a voi: c’è un’app che si possa usare a questo scopo? Io non ne ho ancora trovata una adatta… ).
Le dosi. Io ho le ricette già impostate per i miei barattoli e le mie dosi. Evitano un sacco di perdite di tempo. Non ha senso fare un pentolone di caponata, prendere 10 vasi di misure differenti e “vedere quanta ce ne sta”. Oltre che un dispendio inutile di tempo, è anche una grandissima rottura. Abbiamo di meglio da fare, no?
I vasetti hanno tutti misure in ml. Per esempio, la mia ricetta per la caponata ha l’appunto “8 vasi da 300 ml“, quindi non comincio nemmeno prima di avere i contenitori giusti per mettercela.
Inoltre bisogna valutare le proprie abitudini e di conseguenza le dosi: noi possiamo aprire un vaso di caponata da 300 ml e finirlo in due a suon di bruschetta, piatto unico. Però non finiremo mai un vaso da 300 ml di cipolle al vino o di carciofini, perciò di queste preparazioni ne farò vasetti da 150-200 ml, così non resteranno aperti per giorni in frigo con il rischio di irrancidire. Tutto questo lo so per un lavoretto veramente veloce che ho preso l’abitudine di fare negli ultimi anni: di fianco alla ricetta, segno quanti vasi ne vengono con quelle dosi, di quale capienza e se prossimamente è meglio fare dosi più piccole o più grandi.

Spero vi sia utile!

Se avete altre idee per ridurre i tempi (o altre ricette! 😛 ) sono benvenute!

Vi lascio con la foto sopra dei peperoni sott’olio di domenica e dell’antipasto piemontese che abbiamo appena fatto, in un’ora soltanto, lunedì sera.

Vivi Consapevole, Macrolibrarsi, grazia cacciola, L'orto in giugno, luglio, agosto
Erbe spontanee, Orto, Orto sul balcone

RUBRICA DELL’ORTO: GIUGNO, LUGLIO, AGOSTO 2013

E’ uscito il numero 33 della rivista ViviConsapevole, dove trovate anche la mia rubrica sui lavori nell’orto e nel giardino per i mesi di giugno, luglio e agosto 2013. In questo numero della rubrica anche un articolo su come preparare e utilizzare l’acqua di San Giovanni, una tradizione antica con qualche fondamento scientifico.
La rivista si può scaricare gratuitamente dal sito di Macrolibrarsi.
In cartaceo invece (su carta riciclata!) è disponibile gratuitamente per i clienti di Macrolibrarsi oppure si può ricevere con un piccolo abbonamento.
Buona lettura!

Vivi Consapevole, Macrolibrarsi, grazia cacciola, L'orto in  giugno, luglio, agosto