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Dado vegetale, ricetta di Erbaviola.it - si conserva in vasetti di vetro
Ricette, Sviluppo personale

DADO VEGETALE FATTO IN CASA (PER METTERE UN ANNO SOTTOVETRO, VAMPIRI ENERGETICI COMPRESI)

Se vi serve solo la ricetta del dado vegetale, scorrete il post, la trovate in fondo 😉  Per gli altri, prima si chiacchiera.

Non me ne vogliano quelli che amano follemente il capodanno: a me non dice nulla. E’ un giorno come un altro, domani già che è festivo si pranza con degli amici, come facciamo anche altre volte nel corso dell’anno. Non ci serve una data per festeggiare, tutto qui. E ci danno anche un po’ fastidio i movimenti di massa in una notte all’anno. Per chi invece li ama: buona serata 🙂

Quest’anno, poi, non ho dovuto certo aspettare la fine del calendario per entrare nei tempi del bilancio. E’ stato sicuramente uno degli anni più intensi in assoluto, con tanti eventi positivi e, quasi a sottolinearli, anche tanti negativi. Allora ho pensato di parlare di uno di questi, che da negativo è diventato la soluzione per un bel po’ di problemi.

Si chiacchiera, insomma, come faremmo davanti a una tazza di té. Oggi vi racconterei questo e, come succede spesso tra amici, chiacchierando vi allungherei questa ricetta, rispolverata giorni fa.

Dado vegetale, ricetta di Erbaviola.it - si conserva in vasetti di vetro

 

Un primo tempo del bilancio per me è stato forzatamente agosto: dopo una caduta rovinosa dalle scale sono rimasta bloccata un po’ di tempo e costretta a riposo forzato. Ho maledetto la sorte, annullato una quantità di impegni, rendendomi conto così che ne avevo veramente troppi (lo so Barbara, me lo ripeti da tempo! Ma dovevo sbatterci il naso). Grazie però alla pausa della malattia, ho avuto modo di cominciare a riflettere su amicizie che si sono rivelate per quel che erano: tremendi gironi dell’inferno, in cui ero cascata senza accorgermene quasi.
Come nei migliori luoghi comuni, ti accorgi di avere dei pessimi amici solo nel momento del bisogno. Siccome il momento del bisogno per me arriva raramente, possono passare anni prima che mi accorga del problema.
La malattia ha portato il bene della riflessione, della pausa e ho dovuto anche fare i conti con la rivalutazione di certe amicizie bacate. Avendo un carattere un po’ forte, non è raro che alcune persone mi si incollino, letteralmente. Sono di solito persone che hanno dei bisogni eccessivi e devono ancora fare i conti con Edipo, Elettra e tutti e i primi tre volumi della psicoanalisi freudiana. In genere sono piuttosto abile nello schivarli, ma forse per troppi impegni, forse per troppi cambiamenti in poco tempo, forse per la lontananza geografica dai miei vecchi amici, forse per altre duecento ragioni che non ho ancora capito, negli ultimi anni ho lasciato la porta troppo aperta. La mia metà e qualche amica mi ripetevano da tempo “Non puoi essere sempre così disponibile” ma a me sembrava eccessivo. Non sono “così disponibile“, ripetevo. Ma invece sì e non lo vedevo.

Hanno un tratto comune questi ‘vampiri energetici’ o ‘vampiri psichici’ (non parlo di serie tv ma di psicologia), almeno nel mio caso: instaurano un rapporto quasi quotidiano e ti portano in qualche modo a proporti spontaneamente per risolvere i loro problemi. Sottolineo “spontaneamente“! Così cominci a trascurare il tuo quotidiano, a mettere in secondo piano i tuoi problemi. Perché, cavoli, questi vampiri psichici prendono 2-3 ore al giorno in media! Ti convincono pian piano che il loro dramma del momento DEVE essere anche il tuo. E hanno sempre un problema, una lagna, una rottura che li rende tristi e infelici e bisognosi di aiuto, del tuo aiuto, ovviamente (eccheppalleee aggiungerei ora!). Per poi mostrarsi meravigliosamente dolci, soavi e ingenui con il resto del mondo, altro tratto in comune. Ma non si mostrano così a caso: stanno solo pescando le prossime vittime; infatti anche tu ci sei finita dentro così.

Dicendolo ora, mi sento anche più cretina ad esserci cascata, ma come quelli che per smettere di fumare hanno bisogno di dichiararlo al mondo e prendere un impegno pubblico, anche io probabilmente ho bisogno di dire pubblicamente di essere imbecille per non ricaderci!

Si spera, almeno. Perché, terribilmente vero, ho il complesso della crocerossina. Se vedo qualcuno in difficoltà devo aiutarlo. E c’è gente che se ne approfitta anche troppo, ti elegge seduta stante a sua madre sostitutiva, salvo poi piantarti in asso non appena subodora che potresti essere in un momento complicato. Capace anche che si offenda perché il tuo momento complicato non ti permette di dare la giusta attenzione alla sua banale quotidianità elevata a melodramma (il tuo stupido momento complicato può essere anche solo un trasloco, schiena bloccata e vita da baraccati perché hai otto fatture con pagamento in super-ritardo grazie alle quali è saltato l’acquisto della cucina e il pagamento delle tasse… problemini da nulla, insomma).

Direte: dai, almeno te ne sei liberata. Sì, vero. Però non è la prima volta che ci casco, non è stata l’unica quest’anno, e alla fine resti inebetita, con l’anima stracciata e nessuna voglia di frequentare altre persone, persino gli amici di sempre.

Soluzione. Se vi siete riconosciuti nella mia esperienza e avete problemi anche voi a scollarvi di dosso gente del genere, vi consiglio questo libro: Mario Corte, Vampiri energetici, Edizioni Punto d’Incontro.
Sì, lo so che siamo in tanti, il mondo abbonda di questi soggetti, dal collega che ti chiede di fare il suo lavoro alla madre che pretende che il figlio si trasformi nel suo badante a costo zero.
Il libro mi è servito. Molto chiaro e pratico, ma la soluzione sta solo in noi: non ripetere certi comportamenti è una questione personale. Pensate che io ci sono ricascata solo un paio di mesi dopo..! Fortunatamente è durata poco e, anche se ne sono uscita di nuovo con l’anima stracciata e una grande rabbia verso me stessa per essermi fatta coinvolgere in problemi che non erano miei, sono stata però più veloce a riconoscere e allontanare. Almeno comincio a capire e a far durare meno la questione.

Sicuramente, un altro tratto comune in tutti questi soggetti è il cercarti quotidianamente, incessantemente e fino allo sfinimento mentre hanno bisogno. I peggiori vanno avanti anni. I narcisisti durano invece – deo gratia! – solo qualche settimana, il tempo in cui gli servi, poi spariscono da soli. Se riesci a stare in guardia per quel periodo, non ti fai troppo male. Detta così, sembra facile individuarli ed evitarli, no?  No, non lo è. Perché è come vedere per strada un cucciolino maltrattato e accorrere in suo aiuto, nutrirlo e accudirlo, poi svegliarsi un giorno mentre ti sta sbranando una mano o se ne è andato a vivere a casa del tuo peggior nemico. (Ovviamente con gli animali non succede mai, sono solo gli umani a essere così complicati).

Ok, come avrete capito mi sono appena tolta un peso. Però…

Dado vegetale, ricetta di Erbaviola.it - si conserva in vasetti di vetro


… però cosa c’entra tutto questo con il dado vegetale?

C’entra. In tanti modi.

Era una cosa che non avevo più tempo di fare. Ora ho il tempo, un lusso! In genere ne faccio parecchi vasetti in estate, quando tutti gli ingredienti sono disponibili nell’orto, ma quest’anno causa trasloco e vampiri non ce l’ho fatta. Così eccomi qui, un dado vegetale fatto poco prima di Natale, giusto per arrivare alla primavera.

Quando non ho il mio dado, uso quello vegetale di Alce Nero, uno dei pochi buoni, bio e senza glutammati. E mi sento una consumista indecente. Mi infastidisce quella scatolina con i pochi dadi impacchettati uno per uno con la stagnola non riciclabile. E zero controllo delle verdure… mmmmhhhh… sufficiente per non restare troppo senza il mio!

E’ un modo molto bello per portarsi nell’inverno tutti i profumi dell’orto estivo. Il profumo che fa questo dado nei brodi e nelle preparazioni, è unico!

La ricetta è piaciuta alla Cucina della Capra, che oltre a una cuoca sopraffina è anche una personcina molto carina. Ho promesso che avrei postato la ricetta dopo che lei ne ha parlato su Facebook, ed eccomi qui a condividerla 🙂

La ricetta molti la conoscono già: c’è su uno dei miei libri, Scappo dalla città. Manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione, Ed. FAG Questo libro è arrivato alla seconda edizione, una delle belle notizie di quest’anno, anche se ha causato un bel po’ di stress. La nuova edizione era prevista per il 2013, ma a settembre, quando la casa editrice ha riaperto, sono arrivate una quantità di richieste dalle librerie e sono andate esaurite tutte le copie, così siamo corsi a fare la seconda edizione, riveduta, ampliata, con le foto a colori e nuovi personaggi. Fortuna che ci stavo già lavorando nei mesi precedenti!

E’ simbolico. Bisogna mettere sotto vetro e usare spesso le cose belle che abbiamo e che ci capitano, guardarle e usarle all’occorrenza, per insaporire la vita. Gli amici che si fanno sentire anche se non hanno bisogno niente, solo per il piacere di una chiacchierata. Gli amici che ci sono sempre quando hai bisogno. Gli amici che devi minacciare di respingerli con il lanciafiamme mentre vogliono venire a aiutarti con il trasloco anche se hai solo un fornellino elettrico per rifocillarli. Gli amici che “scriviamo qualcosa insieme?” e lo si fa davvero, scoprendo che si è molto molto più in sintonia di quel che si pensava.

Ricetta per 3 vasetti di dado vegetale 

Dado vegetale fatto in casa - ricetta Erbaviola.itIngredienti

200 gr di sedano

2 carote

1 cipolla grossa rossa

1 zucchina

100 gr di prezzemolo

20 foglie di basilico

2 rametti di rosmarino

15 foglie di salvia

150 gr di sale integrale o gomasio tritato finissimo

1 cucchiaio di olio extravergine di oliva

50 ml di olio extra vergine di oliva

 

Preparazione

Sminuzzare molto finemente le verdure e le erbe aromatiche e mettetele dentro a una pentola meglio se di coccio, insieme a un cucchiaio d’olio, quindi coprire con sale e far cuocere per almeno 1 ora e mezza senza aggiungere mai acqua. A questo punto frullare con un frullatore a immersione o un robot da cucina e rimettere sul fuoco finchè non si sarà addensato ancora. L’operazione può essere fatta direttamente nella pentola se utilizzate un frullatore a immersione. Terminata la cottura, spegnere la fiamma e incorporare l’olio, mescolando bene.

Durante la cottura del dado di cui sopra, sterilizzare per bollitura dei contenitori di vetro e versarvi il dado quando ancora caldo. Meglio utilizzare barattolini piccoli, così da non lasciare aperto un singolo barattolo per molto tempo.


Avviso
: molti vi diranno di buttar dentro tutte le verdure che avete. Pessima idea se siete dei buongustai. L’insaporitore è un equilibrio di sapori, se si mettono verdure a caso può variare molto; per esempio un finocchio o le foglie di cavolo o spinaci ne altererebbero inevitabilmente il sapore, con conseguenze su tutti i piatti che verranno.

Come si usa:  1 cucchiaino da caffé = un dado vegetale. Grazie alla consistenza cremosa, può essere utilizzato senza scioglierlo in acqua. Per esempio, nelle verdure in padella è fantastico, così come negli stufati di seitan, arrosti di seitan, spezzatino di soia, verdure al forno e come brodo per la cottura di risotti, sughi e minestre, ovviamente.

Alcuni usi particolari: per far rinvenire lo spezzatino di soia, lo rende molto più saporito; per fare un sugo di pomodoro molto veloce si può saltare il soffritto e far cuocere la passata con uno/due cucchiaini di dado vegetale; per una velocissima zuppa di miso, basta un cucchiaino di miso, uno di dado vegetale e acqua calda… fatto!

Conservazione: grazie all’alta quantità di sale, si conserva per 6-8 mesi in barattoli di vetro ben tappati e non fermenta né dà ospitalità a batteri. Non è necessario bollire i vasetti, per lo stesso motivo. Se non vi sentite sicuri però, potete sia congelare i vasetti che tenerli in frigo.

Autoproduzione, Giorno per giorno

AL POSTO DEI BIGLIETTI… SEGNAPACCO SOSTENIBILI (e riutilizzabili!!!)



Quando andrà online questo post, avrò già consegnato il pacco, quindi non rovino il fattore sorpresa 🙂

Quest’anno ho deciso, salvo rarissimi casi, di non fare bigliettini ma solo segnapacco in pasta tipo pasta al sale. Dico ‘tipo’ perché la ricetta l’ho trovata mesi fa su un blog americano (non riesco a ricordare quale purtroppo!!!) ed è simile alla pasta al sale ma con una variante nell’uso del bicarbonato e sale fino, così che il risultato è molto più particolare. I materiali, oltre ad essere alla portata proprio di tutti, sono anche economici e completamente biodegradabili.
I segnapacco fatti così sono riutilizzabili: da appendere all’albero o in giro per casa, o alle maniglie delle finestre…

Non bastasse, mi sembra l’unico uso decente per la farina 00 che, come ormai sappiamo, provoca più danni che benefici. Sono mesi che ho smesso di usarla del tutto, mi era rimasto questo mezzo pacchetto che ha trovato l’impiego perfetto nei segna-pacco. Non che prima ne consumassi tanta … o, meglio, i primi anni da veg sì, purtroppo la disinformazione era tanta, la rete ancora poco diffusa e ho finito per mangiare una tonnellata di glutine, cosa che mi ha provocato anche, a distanza di qualche tempo, una modesta intolleranza e qualche problema di salute. Tutto risolto, fortunatamente, dopo aver abbandonato completamente le farine di grano tenero raffinate e utilizzando cereali integrali (poco) e farine alternative, dal mais, al riso, al grano saraceno. Ma magari di questo parlerò approfonditamente un’altra volta. Ora vorrei solo mostrare come ho esorcizzato l’ultimo avanzo della tremenda farina 00: i segna pacco per Yule.

La ricetta è semplicissima e si realizza tutto in un paio d’ore massimo, quindi a prova di super-impegnate e pigroni. Io li ho fatti una sera dopo cena.

500 gr di farina 00
250 gr di bicarbonato di sodio
50 gr di sale fino
acqua tiepida quanto basta

Sciogliere il sale in mezzo bicchiere di acqua tiepida e unirlo in una ciotola a farina e bicarbonato. Impastare con le mani fino a ottenere una palla morbida, aggiungendo acqua tiepida al bisogno.
Stendere l’impasto con un mattarello, lasciandolo alto circa mezzo centimetro.
Ritagliare usando sagome di carta e rotella per pizza, oppure usando come me le formine per biscotti a tema Yule. Queste che ho usato sono vecchissime e le avevo comprate a Bristol, ma credo che ora si possano trovare facilmente anche in Italia.
Asciugare all’aria oppure vicino a una stufa. Non fatevi tentare dal metterle in forno o sul calorifero o sulla stufa: si gonfiano e si bruciacchiano sotto. Non dimenticate, prima di farli asciugare, di fare i buchi necessari con uno stuzzicadenti. Se usate della stagnola riciclata per asciugarli, o un vassoio di acciaio, spolverate leggermente sotto con altra farina che poi verrà rimossa una volta asciutti, in questo modo non si attaccano alla base. Per questo uso si può riutilizzare lo stesso pezzo di stagnola infinite volte.

Quello che mi è piaciuto particolarmente di questo impasto è che resta molto bianco e non grossolano come la pasta al sale normale. Sembra più gesso. Si possono poi colorare con acquerelli o tempere, oppure scriverci sopra con pennarelli, matite o quello che ispira di più. A me piacciono di più al naturale. Con gli avanzi, ho fatto dei quadretti che ho messo a seccare su legnetti da spiedino, servono come ‘perline’ da intervallare tra una figura e l’altra.
Questo nella foto in particolare è stato realizzato con del filo di cotone sbucato dai miei contenitori di avanzi, si intonava perfettamente alla carta regalo.

 

 

Autoproduzione

ALTRI REGALI AUTOPRODOTTI SOTTO L’ALBERO

Finisco con oggi l’elenco di regali autoprodotti che sono riuscita a fare quest’anno. Rispondo nel contempo ad alcune domande che mi sono arrivate via email, perché in effetti questi aspetti non li avevo specificati, dandoli per scontati:

– sì, dipingo, so cucire, a mano e a macchina, lavorare a maglia, uncinetto e tante altre cose. Negli anni, quando ho visto qualche cosa che poteva essermi utile, ho cercato di impararlo, di solito da autodidatta con qualche libro, spesso preso in biblioteca… suggerisco di fare lo stesso. Alcuni lavori sembrano difficili, ma dopo aver superato i primi scogli diventano solo divertenti e utili. Il più utile in assoluto secondo me è il cucito con cui si può fare il 90% del guardaroba, addirittura il 100% se ai maglioni si sostituiscono i pile (ma non è il mio caso). Se bisogna cominciare da qualche parte ad autoprodurre vestiario & c., secondo me cucire a macchina è il primo passo.

– questo vale anche per altri ambiti del fai-da-te, dal montare mensole, al trapanare muri, al modificare mobili. Chi ha detto che le femmine devono fare solo il punto croce e i maschi usare il trapano? Grazie al libretto “L’idraulico in casa” mi sono ritrovata un paio di volte a aggiustare le tubature o lo scarico. Davanti al conto della manutenzione, ho imparato a sistemare la CPU della lavatrice, non è troppo diversa da un computer. Anche questo è autoproduzione 😉

Non so fare tutto ovviamente, non sono la dea Kalì. Per esempio detesto ricamare e fare il decoupage. Quest’ultimo in casa mia è classificato come “appiccicare fazzoletti sui mobili”, peraltro un lavoro pieno di colle sintetiche e vernici polimeriche, per nulla naturale. (ok, questo non me l’aveva chiesto nessuno ma volevo dirlo).

– No, non faccio la casalinga, non ho tutta la giornata per dilettarmi con il fai da te. Ho un lavoro che spesso prende più di 10 ore al giorno ma siccome mi piace da matti, non mi stanca troppo. Le sere in montagna sono lunghe, non sempre mi piace leggere. Guardo film e programmi vari “facendo andare le mani“, come diceva mia nonna. Con poco esercizio, ci può riuscire chiunque… la testa  e gli occhi seguono il film, le mani seguono il lavoro. Se sei una donna, questa modalità di sdoppiamento e triplicamento dell’attenzione è in attivo quasi tutto il tempo.

– Le autoproduzioni che ho illustrato, ho iniziato a metterle insieme a settembre. Ovviamente non ho fatto tutto tre giorni prima di consegnare i regali, ma questo mi pare scontato… un aspetto importante della decrescita secondo me è la rivalutazione del tempo per fare le cose. Non più cinque minuti per entrare e uscire da un negozio per comprare la boiata del momento, ma pensare, progettare, fare e, soprattutto, gustare il momento del fare e quello del donare un oggetto creato con amore.

Ora che i regali sono stati spacchettati, ecco cos’altro ho prodotto.

Invece dei pacchetti in carta, ho riciclato un po’ di stoffe di taglio piccolo per fare dei sacchettini. All’interno ho messo il regalo. I sacchetti si possono riciclare in mille modi: per il pane, per la biancheria in valigia, per riporre qualcosa nell’armadio, come porta mollette… Questo sacchetto porta-dono in particolare è per una persona che viaggia molto e verrà riciclato come porta scarpe da valigia. La stoffa azzurra viene da un taglio di tende di anni fa, le scarpette sono altrettanti ritaglini piccoli di stoffe di altri lavori (io non butto nemmeno i ritagli piccoli!) e il ricamo (orrendamente eseguito) “Mes chaussures” è fatto con un filo da crochet rimasto da un altro lavoro. Graditissimo, oltre al regalo vero e proprio che conteneva. (Nelle didascalie delle foto ci sono le informazioni essenziali per farlo)

Questa è una borsetta in stile retrò realizzata per un’amica che per sbaglio sta vivendo in questo secolo. Cose che capitano. Ma lei cerca di adattarsi al meglio e lo fa con leggiadria 😀 Il biglietto nell’ultima foto dice tutto sui materiali utilizzati (Certificato di provenienza di Depuriamo!) e, se notate,  il sacchetto porta-scarpe sopra si fregia dei ritagli della fodera di questa borsa. Il tutorial è complicato, lascio di seguito le foto per le esperte che capiranno da sole, ma mi ci vorrebbe mezza giornata per fare un tutorial del genere… è lavorata a maglia, con fodera interna cucita a macchina e giunture all’uncinetto. Sicuramente la cosa più complicata che ho fatto quest’anno, anche perché come al solito prima disegno le cose e poi mi scervello su come realizzarle… niente modelli da riviste, sorry 😉  (Nelle didascalie delle foto ci sono le informazioni essenziali per farla)

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Infine ho regalato, dopo averle prodotte, marmellate, conserve e dolciumi. Sono spesso un regalo molto gradito e quest’anno ho regalato prevalentemente cotognata alle spezie, crema di marroni, carciofini sott’olio, peperoni sott’olio, marmellata di arance speziate e scorzette al cioccolato. Mi sono accorta, scrivendo, che manca la ricetta della mia cotognata, provvederò a breve 😀