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grazia cacciola

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Conferenze & corsi

Di ritorno dal Salone del Libro 2014 e ringraziamenti

Dopo tanto lavoro e preparativi, dopo la bellissima giornata, è tempo di ringraziamenti.
Un grazie di cuore a tutte le belle persone intervenute, soprattutto a chi ha trovato i posti esauriti e si è adattato per terra o in piedi per un’ora, a chi ha assaggiato senza saperne nulla di cucina vegan e ha gioito entusiasta, a chi si è rassegnato agli assaggi terminati e sta comunque provando a casa a ripetere le ricette, a chi mi ha scritto la sera stessa che adesso è convinto di passare a vegan perché sarà facilissimo con i formaggi vegetali e a chi mi ha scritto email bellissime dopo lo showcooking o la chiacchierata allo stand (sto rispondendo a tutti, sono tornata stanotte!). Grazie a chi ha apprezzato la crema di formaggio messicana, il gouda vegetale, la ricotta vegan, la formaggella ai semi di lino e finocchietto selvatico e mi ha fatto avere le sue impressioni, compreso il critico del Gambero Rosso che ha esclamato “Il formaggio di soia è buonissimo!“. Sono soddisfazioni! (Era il mio gouda vegetale). Continue Reading

rubrica ViviConsapevole Grazia Cacciola
Orto, Orto sul balcone

ORTO INVERNALE, RACCOLTO SPIRITUALE

rubrica ViviConsapevole Grazia Cacciola

Orto invernale, raccolto spirituale è il titolo che ho dato questa volta alla mia rubrica Coltivare e coltivarsi nell’orto, su ViviConsapevole. La rivista è gratuita, come ormai sanno in molti, scaricabile gratuitamente qui, leggibile su computer, ipad, kindle e, per gli affezionati della carta riciclata viene regalata a tutti i clienti di Macrolibrarsi.it oppure con un abbonamento di 9 euro per un un anno (sono solo le spese postali) potete ricevere i numeri a casa.
Devo dire che mi diverte ancora molto scrivere per ViviConsapevole, forse perché hanno accettato da sempre la mia visione olistica del coltivare, o perché, come è appena successo, posso proporre un nuovo formato senza originare estenuanti (per loro!) riunioni.

Visto che l’orto in inverno ci dà meno lavoro (ma comunque seguite la tabella semine e raccolti inclusa!) e che abbiamo tempo per progettare sia l’orto a venire che coltivare la nostra spiritualità, magari possiamo cercare di far coincidere le due cose, per il nostro personale benessere e quello di chi abbiamo intorno. Così questa volta nella rubrica ho voluto suggerire anche la lettura di un libro dell’orticoltore pacifista Hank Bruce: a me è piaciuto perché dopo pochi interessanti discorsi teorici passa subito alla pratica dell’ortoterapia. Come organizzarla, come beneficiarne, come erogarla, come farla funzionare in strutture sociali, di assistenza e nelle scuole.

Insomma, questa rubrica non perdetevela, anche perché –  causa gli stimoli alimurgici della vicinanza selvatica con Annalisa! – questa volta si impara anche a fare il caffé con i semi di cardo! Ultimamente i nostri discorsi di erbe e raccolti spirituali hanno tirato fuori tanto, hanno riportato ricordi del come si fa e nuovi stimoli a ricercare vie diverse, nuovi sentieri, nuove piante.
Io lo so che capita a tante persone di parlare di erbe e trovare la strada che sembrava non esserci, quindi non vi chiederò se capita anche a voi. Se siete finiti su questa pagina, sarebbe ridondante chiedere se vi capita mai.

A margine, la redazione di ViviConsapevole la sorpresa l’ha fatta a me: un’intervista sui formaggi vegetali che credevo andasse solo sul sito e invece ho trovato a pag. 14-15  Grazie!  In questo numero mi sento molto presente…!

Io faccio così di Daniel Tarozzi - erbaviola.com
Decrescita, Libri

“Io faccio così” di Daniel Tarozzi

Ho incrociato Daniel Tarozzi diverse volte in questi anni, da quella prima volta che mi chiamò per scrivere un pezzo per il libro di accompagnamento per No Impact Man. E’ una persona dai mille interessi e progetti, in questi anni l’ho ritrovato come fondatore di Terrenauta, poi direttore de Il cambiamento, ora una delle voci di Italia che cambia. Uno, insomma, che di cambiamento ne sa davvero parecchio. Così quando è uscito a fine ottobre il suo primo libro,  Io faccio così. Viaggio in camper alla scoperta dell’Italia che cambia, e visto anche l’argomento, mi sono tuffata nella lettura.

E’ un libro di autentici cambiamenti. Di cambi di prospettive, soprattutto. Daniel si alza dalla sua sedia redazionale, prende un camper e passa mesi a percorrere l’Italia. “Nell’era di internet, si parla di tutto senza riuscire a osservare, a toccare niente” (pag. 1)

Così si parte e, con la scrittura diretta e coincisa di Daniel, sembra davvero di viaggiare sul suo camper. Si fa tappa per vedere da vicino, parlare, incontrare quelli Continue Reading

la ex stalla, ora legnaia
Autoproduzione, Giorno per giorno

DA STALLA A LEGNAIA

la ex stalla, ora legnaia

La casa in cui viviamo è stata abitata per tante generazioni da contadini. Contadini e allevatori, le due cose in Italia non sono state separate fino ai periodi più recenti. Le case costruite pietra su pietra avevano spesso una stalla, che fosse sotto, di fianco o nei pressi. Ospitava gli ‘animali da traino’, come buoi, asini e muli, usati per i trasporti e per arare. E con questi, vacche, ovini e caprini.
Poi un giorno arriviamo noi, contrari a ogni sfruttamento animale, che da tanti anni viviamo cercando di pesare meno sul mondo, di non sfruttare altri animali. Ci ritroviamo con una stalla dismessa dagli anni cinquanta, delle dimensioni di un bilocale di città. Grazie agli spessi muri in pietra rimane fresca in estate e asciutta in inverno, così abbiamo pensato di riutilizzarla come legnaia. La legna la prendiamo da un vicino che ha ettari di bosco e ripiantuma con metodo naturale (non in file simmetriche e senza sottobosco) e di legna qui, come raccontavo l’anno scorso, ce ne vuole parecchia. Dopo quello che ci è successo lo scorso inverno, abbiamo deciso di giocare sull’abbondanza, tanto c’è lo spazio per tenerla. La ex-stalla, appunto.

catene nella ex stalla

All’inizio avevo pensato di togliere tutto ciò che era rimasto: le catene soprattutto, che mi davano brutte sensazioni. Poi ci abbiamo ripensato e abbiamo lasciato tutto com’era stato abbandonato all’epoca in cui i trattori hanno cominciato a sostituire il lavoro animale. Le catene appese ai muri da più di sessant’anni ci ricordano ogni volta che entriamo che il progresso ha portato qualche miglioramento: la scomparsa dello sfruttamento animale per i lavori nei campi, per esempio.
Certo, sarebbe molto meglio se i trattori andassero a idrogeno o con forme di energia pulita, ma penso che prima o poi si arriverà anche a questo, dobbiamo continuare a camminare nella direzione giusta. A volte, da persone profondamente interessate alla salvaguardia dell’ecosistema, tendiamo a demonizzare qualsiasi forma di progresso. Questa stalla a noi ricorda invece una liberazione: è vuota. Un muro di Berlino della liberazione animale.

ex stalla: ganci, mangiatoia in pietra, mattoni di cotto

Le nicchie nel muro non ospitano più i lumi a petrolio, servono a me in primavera per metterci le seminiere  rialzate alla luce ma al riparo da freddo e vento. Il gradino in mattoni di cotto che taglia a metà la stalla non serve più per facilitare la spalatura del letame ma per dividere la parte destinata a legnaia da quella destinata a ricovero attrezzi dell’orto e mobili in attesa di restauro (questa però è stata una pietosa illusione, come si vedrà sotto). La mangiatoia in pietra ha la forma ottimale per accatastare la legna.

antico giogo per buoi, nella ex stalla

Ho lasciato appeso al suo posto anche il vecchio giogo: serviva per legare due animali e costringerli a tirare l’aratro o la trebbiatrice. Oggi serve a tener fermo l’ultimo pezzo da restaurare di questa credenzina degli anni ’40.
So che alcuni convertirebbero questo giogo in lampadario o decorazione murale ma in casa nostra sarebbe l’equivalente di convertire il cappio dell’impiccato come portarotolo del bagno. Ci vuole rispetto per chi ha sofferto anche se è di un’altra specie. Il giogo resterà lì alla memoria.

vecchia porta ex stalla

Una cosa che se ne è andata è la porta, invece, già prima che arrivassimo. Era ridotta peggio di questa nella foto sopra ed è crollata. Questa sopra, invece, era di una casina per la stagionatura dei formaggi dei nostri vicini, un’altra struttura che ha perso la sua finalità da mezzo secolo. L’anno scorso l’hanno sostituita con una porta nuova e io ammetto che a questa porta stavo facendo il filo da un bel po’… da quando l’avevo vista la prima volta! Aspettavo il momento di chiedergli se potevo prenderla… finché un giorno ho visto che trafficavano per toglierla e ho chiesto… salvandola dalla stufa! In assoluta buona fede ne avevano già smontata una gemella e buttati i pezzi nella stufa! Tra le risate e incredulità sul fatto che la volessi davvero “per la casa”, me l’hanno regalata. Mi è costata, eh. Sono stata presa in giro per un inverno a suon di risate e “voglio proprio vedere cosa fai con quella porta!“.
La foto non rende molto, ma è davvero bellissima, con i cardini forgiati a mano, i chiodi artigianali e la maniglia “originale”. L’ho restaurata, riportata al colore originale e riutilizzata come attaccapanni per l’ingresso (se vi interessa come, pubblicherò le foto prossimamente).

nuova porta della ex stalla

Questa sopra invece è la nuova porta della nostra ex-stalla-ora-legnaia fatta in mezza giornata dai nostri prodi vicini (gli stessi di cui sopra) con assi di legno, una maniglia con serratura riciclata da un’altra porta, cardini riciclati da altre due porte dismesse, viti da legno. Io gli ho dato una bella passata di cera di soia per proteggerla dalle intemperie e mi sono studiata il metodo di costruzione, che metterò in pratica prossimamente per la porta di un vano che mi manca (la prima persona singolare in questo annuncio è una licenza poetica, lo ammetto!).
legnaia con sessanta quintali di legna

Queste sono infine le immagini dei 60 quintali di legna per l’inverno che ora la occupano completamente.  Il trasporto e impilamento legna nonché gli scaffali in legno che si intravedono nelle foto sono a cura della mia metà (non si vede ma fino a un metro dal muro la legna è perfettamente impilata… da far invidia a tutta la provincia di Belluno).

Noticina: per caso i muri di questa stalla vi ricordano qualcosa? Forse questo. La tipologia costruttiva e i materiali sono gli stessi.

fagioli borlotti orto 2013 erbaviola.com
Autoproduzione, Giardino, Giorno per giorno, Orto, Orto sul balcone

ASSENTE GIUSTIFICATA DAL BLOG, PRESENTE ALLA VITA

orto pettinato settembre 2013 erbaviola.com

Nelle ultime settimane il concetto di tempo libero mi è diventato estraneo, come sempre prima che arrivi l’inverno. Si corre a cercare di fare tutto il possibile, tutto quello che non si potrà fare una volta che si abbasseranno le temperature o arriverà la neve. Così capita che in una giornata, appena terminato il lavoro si corra nell’orto, si torni in casa con qualche cesta di verdure e si preparino conserve, o che la pausa pranzo si passi nel capanno dei vicini a restaurare un tavolo, oppure raccogliendo l’uva perché è pronta adesso, non si può rimandare.
Ultimamente ho avuto parecchi impegni di lavoro ed extra per l’uscita dell’ultimo libro, così nell’orto mi ha sostituita in gran parte la mia metà… così l’orto pettinato è diventato ancora più pettinato, con – addirittura! – lattughe allineate e sentierini disegnati da sassi e terra battuta! Un giardinetto, in pratica. La cosa, oltre a raccogliere il mio disappunto, ha raccolto gli sguardi ammirati degli anziani e turisti di passaggio. Ma questo, come dicevo qualche tempo fa, è un “orto di benvenuto”, la prossima primavera arriverà anche qui la paglia, l’irrigazione a goccia e la sinergica dell’orto spettinato.

 

tavolo da orto 2013 erbaviola.com

Il tavolo da orto è stato anche lui traslocato dal balcone della casa precedente e collocato sotto una pergola d’uva. A primavera ho chiesto a un vicino, coltivatore, se aveva un po’ di terra buona per riempire questo tavolo. Non solo sono stati curiosissimi di questo “aggeggio curioso per cittadini” ma sono arrivati con una ruspa piena di terra, riempiendolo in due minuti! Da lì si è originato un simpatico passaggio quotidiano con valutazioni su come funzionava il tavolo, se cresceva bene l’insalata, se funzionava meglio come serra o come orto. Si è unita anche la postina… la valutazione sulla coltivazione nel nostro strano tavolo da orto è stata materia di gossip estivo da queste parti. Abbiamo deciso di spostarlo quasi sotto una pergola di uva perché in agosto il sole bruciava tutto e il massetto di terriccio era troppo basso per mantenere riserve idriche adeguate per le piante. E’ bastato tenerlo a mezzo sole e il problema si è risolto. Avendo però un orto grande, coltivarci qui le insalate non era l’idea vincente, così l’abbiamo trasformato in gigantesca seminiera-serra e le piantine sono cresciute meglio che in una serra normale grazie al sottofondo di terriccio umido e la possibilità di ombreggiatura naturale quando c’era bisogno.

 

fagioli borlotti orto 2013 erbaviola.com

Come dicevo, quando si vive così sei tu che devi seguire i tempi dell’orto e non il contrario. Il contrario è impossibile: finisci solo per perdere qualche raccolta. Così se una domenica pomeriggio hai progettato di rilassarti un po’ dalla settimana intensa, può capitare che siano invece pronti gli ultimi borlotti e  l’unica soluzione per fare entrambe le cose è sedersi fuori nell’ultimo sole settembrino con una tazza di té verde alla menta piperita (questa presa direttamente dal vaso) e iniziare una personale catena di smontaggio: prendi borlotto – sbuccia borlotto – fagioli nella ciotola – bucce nel sacco per il compost. Ma vuoi mettere poi che scorta di fagioli per quest’inverno! Li ho conservati in piccola parte in freezer e in gran parte in vaso di vetro pronti all’uso (sono una di quelle che dimentica sempre l’ammollo la sera prima, quindi conservarli secchi con me non è funzionale).

raccolta uva orto 2013 erbaviola.com

Oppure c’è da raccogliere l’uva e la nostra, ce lo diciamo da soli, non ha davvero paragone con nessuna: non abbiamo usato niente, ringraziando che quest’anno come l’anno scorso non ha preso malattie. L’ho solo fertilizzata leggermente con un po’ di macerato di equiseto e ortica a inizio stagione, nient’altro. “Il sapore dell’uva rubata a un filare” come cantava Guccini, reso impagabile dalla sicurezza di poterla mangiare senza timori di pesticidi. Non ha prezzo.

aiuola succulente viola erbaviola.com

Per il giardinaggio quest’anno non ho davvero avuto tempo, la questione del giardinetto davanti è infine stata rimandata al prossimo anno. Anzi, avrò l’inverno per torturare adeguatamente la cara Diana Pace per un progettino su questo micro-giardinetto davanti casa. Quello che so già è che, oltre ai consigli preziosi di Diana, metterò almeno un paio di rose antiche di Monica Cavina. A questo proposito, se siete in vena di progettazione, non lasciatevi scappare l’appuntamento del 19-20 Ottobre nel vivaio Vivaverde di Monica: un fine settimana dedicato alle sue meravigliose selezioni e alle piante a basso consumo idrico, grazie anche a un ospite speciale, Chiara Boni, del vivaio La Valletta, che terrà anche una conferenza sulla progettazione ecosostenibile di un giardino con piante mediterranee.

Ecco, dopo aver citato cotanta cultura e esperienza del giardinaggio, la mia aiuola qui sopra costituisce la nemesi. Le succulente sono semplici Setcreasea PurpureaGraptopetalum Paraguayense, il rosmarino è un semplice strisciante a fiori viola (‘strisciate’ l’ha detto il vivaista ma a me pare più ricadente e infatti l’ho spostato dal luogo dove non strisciava per niente a questo in cui può ricadere… vedremo). I sassi sono formazioni calcaree raccolte su una spiaggia dalle parti di Ancona qualche anno fa. L’idea di partenza è quella di avere in primavera-estate un’aiuola con diversi toni di viola che riesca a coprire nel tempo una piccola scarpatina che altrimenti resterebbe spellacchiata, lì non resistono nemmeno le spontanee.

 

tavolo radica di noce in restauro erbaviola.com

Ora, come ci entra nei lavori pre-inverno un tavolo da restaurare? Non solo ci entra, ma ci deve entrare! Il tavolo è dei miei vicini, ed è enorme. Per restaurarlo devo lavorare nel loro capanno degli attrezzi e già così si gela, dopo un’ora ho le dita ghiacciate e devo rientrare. O mi sbrigo, o mi rivedete a maggio con il disgelo.
Qui lo vedete in fase già avanzata di restauro ma ho perso il conto delle ore che ci ho messo dall’inizio a qui. Un folle lo aveva verniciato. Di nero. Facendo precedere una bella mano di cementite, per non farsi mancare proprio niente. Il tutto su un tavolo in radica di noce, davvero un genio! Ora, non è lo stile che piace a me, ma distruggerlo in questo modo è da folli. Ma dopo la croppa di cementite e vernice, il povero tavolo non aveva ancora smesso di soffrire: è arrivato un conoscente dei vicini che in perfetta buona fede ha pensato di cominciare a sverniciarlo con… tenetevi forte… una levigatrice elettrica! (Francesca a questo punto mi sarà svenuta, qualcuno corra a rianimarla per favore) .
Così nella pausa pranzo e qualche ritaglio di ore dei fine settimana l’ho rimesso in sesto, il tutto però correndo perché la maggior parte dei prodotti naturali per il restauro non sopporta il freddo. Nella corsa contro il tempo però ha vinto il meteo: la temperatura è scesa sotto i 15 gradi e ora per la lucidatura a tampone con la gommalacca devo per forza portarmelo in casa, anche se uso la gommalacca della Cera Novecento che è ottima, il rischio di velature bianche con questo freddo rimane. Ma almeno ho evitato di fare in casa le fasi precedenti, vediamo il lato positivo. Ora comunque c’è da correre se non voglio tenere per un mese il catafalco nel mio ingresso.

 

sana 2013 Probios con Cucina Consapevole: Nicole Provenzali e Marilisa Bombonato all'opera!

Ma non fatico e basta, non tiriamocela troppo con la fretta. Ogni tanto piantiamo tutto quel che abbiamo da fare e ce ne andiamo a zonzo o a trovare qualche amico o accogliamo amici a pranzo. Abbiamo avuto tempo di andare anche al SANA a Bologna, ma sorvolerò sulle cose che non mi sono piaciute affatto. Passo in rassegna invece quelle che mi sono piaciute tantissimo. Prima di tutto, nelle foto qui sopra, le due impareggiabili Nicole e Marilisa di Cucina Consapevole, che come vedete stanno per diventare “le tre impareggiabili” di Cucina Consapevole! Ok, sono di parte perché Nicole è una cara amica, però le loro lezioni di cucina nello spazio di Probios sono state davvero divertenti e interessanti, infatti erano esauriti tutti i posti! Io mi sono pappata anche gli involtini vegetali che hanno cucinato … gustosissimi! Alla consolle organizzazione-logistica-pazienza: l’imperturbabile Federico.
Apprezzo molto quando aziende come la Probios non si limitano al banale stand, dando invece un valore aggiunto ai clienti e alla manifestazione con conferenze e workshop, altrimenti diventa tutto un raccogliere depliant e sentire presentazioni preconfezionate … e io, dopo la seconda, francamente inizio a perdere l’attenzione. Insomma, un grande punto a favore di Probios per averci portato a Bologna le lezioni di Cucina Consapevole. Mi piacevano già per i loro legumi “prodotto in Italia da agricoltura biologica” che uso di frequente, ma ora molto di più!

Cos’altro di positivo sul SANA? …mmmhhhh… Ah! Ho incrociato per caso ma con molto piacere Elena e la sua metà, abbiamo chiacchierato un po’ della sua nuova attività che è un progetto davvero particolare, difficile da riassumere in poche parole: Passo lento, vi invito alla lettura. E ho rivisto con altrettanto piacere Eliana, la Pippi, che seguiva il workshop di Nicole e abbiamo scambiato qualche chiacchiera. Naturalmente mi ha riconosciuta lei, io continuo ad essere fisionomista come una talpa.

 

passeggiata nel bosco autunnale - erbaviola.com

Mi fermerò un attimo? Forse, tra poco, quando il freddo sarà pungente abbastanza da togliermi qualsiasi voglia di andare lontano. A tratti sta arrivando il periodo di calma, quando si avrà voglia solo di lunghe passeggiate nel bosco facendo scricchiolare le foglie di sentieri nascosti, delle braci nella stufa da ravvivare al ritorno, del profumo della cucina a legna e del silenzio ovattato dell’autunno in montagna.

 

FORMAGGI VEG. Latte, yogurt e formaggi vegetali fatti in casa
Autoproduzione, Libri, Ricette

FORMAGGI VEG. Latte, yogurt e formaggi vegetali fatti in casa

FORMAGGI VEG. Latte, yogurt e formaggi vegetali fatti in casa“, Edizioni Sonda. E’ arrivato!!!

Lo so che molti non ci speravano più, mi davano per dispersa nella jungla delle manie perfezioniste o scappata in Australia con tutte le ricette. Invece, grazie a Antonio Monaco e Paola Costanzo di Edizioni Sonda, sono stata bloccata alla frontiera, tirata giù dall’albero del perfezionismo e convinta che il lavoro era ok, bisognava solo impaginarlo. Ci vuol pazienza con me… voi lo sapete.

Comunque, a parte aver portato quasi all’esasperazione l’editore, eccolo qui il malloppone! Più di 600 foto, 39 ricette di formaggi illustrate passo passo, precedute da tutte le ricette e i segreti per latti vegetali con anche yogurt di ogni genere.

La cosa che mi soddisfa di più sono le ricette illustrate passo a passo. Continue Reading

In ricordo di Renato Pontiroli, l'Avambardo
Decrescita, Libri

Ciao Avambardo

Quest’estate ha portato via un amico e un grande rivoluzionario. L’avambardo. In un luglio di fuoco ci ha lasciati Renato, il grande Renato Pontiroli, figura storica di progetti come C.I.R. (corrispondenze informazioni rurali) e la rete dei Bionieri, una delle due penne generose dei Selvatici, gli abitanti ai confini tra selvatico e coltivato. Ci ho messo un po’ a ricordare Renato senza asciugarmi gli occhi.

Renato sapeva parlare con chiunque e a chiunque riusciva a regalare la chiarezza del cambiamento. Con il suo meraviglioso uso della lingua italiana, Renato non ti diceva “un buco tra le rocce”, diceva “un anfratto”. Era sempre un piacere leggerlo, che fosse una comunicazione del CIR (è rimasta nel mito una sua mappa per raggiungere il raduno) o una lunga dissertazione su uno dei suoi mille interessi, che fosse la distillazione degli oli essenziali, come si spala la neve (“non si spala finché non finisce la scorta di tabacco!“) o l’insurrezione zapatista di Marcos.
Coniava nuove parole dense, come “avambardo” e “bioniere“; parlava di modi di vivere sostenibili, come il bioregionalismo. Continue Reading