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prima e dopo la pulizia senza fatica dell'argento
Detersivi naturali

COME PULIRE L’ARGENTO NATURALMENTE E SENZA FATICA

prima e dopo la pulizia senza fatica dell'argento

Questo è un metodo semplicissimo a fatica zero ed è anche un gioco divertente da fare con i vostri figli se volete spiegargli le basi dell’elettrochimica. Magari anche per spiegargli come le multinazionali della chimica hanno imposto prodotti meno efficaci e inquinanti convincendo le persone che senza i loro prodotti non si può fare niente. Nulla di più falso, si può fare e anche molto meglio, senza inquinare.

Veniamo subito all’utile, ovvero pulire l’argento, una cosa odiosa di solito, tanto che molti evitano come la peste questi oggetti in giro per casa. Lo capisco, mi sono disfatta della gran parte di quelli che avevo anni fa e ho tenuto solo alcune cose di famiglia. Ma non mi annoio a pulirle, si puliscono da sole!

Visto il risultato nella foto? Perfetto, potete farlo anche voi in cinque minuti.

Vi servono:

– un ciotolone o una grossa pirofila in vetro o pirex, abbastanza grandi per contenere quello che dovete pulire

– carta di alluminio per cucina. Se dovete pulire solo dei gioielli in argento, va benissimo un piccolo contenitore in alluminio per alimenti, riutilizzabile molte volte

bicarbonato di sodio

– sale da cucina (cloruro di sodio)

ingredienti pulizia argento - erbaviola.com

 

Misurate la capacità del vostro contenitore in litri, riempiendolo fino a 3/4 di acqua. Versate l’acqua in una pentola e portatela a ebollizione.

Intanto che bolle, foderate di alluminio la ciotola con il lato più lucido verso l’interno. Io ne ho una molto grande che uso solo per questi lavori (o un giorno se mi capiterà di fare un’insalata per 30 persone…)

pulizia argento ciotola alluminio erbaviola.com

Calcolate 2 cucchiai di bicarbonato e 1 cucchiaio di sale per ogni litro di acqua e versateli nella ciotola foderata.

sale bicarbonato di sodio alluminio - erbaviola.com

Appena l’acqua comincia a bollire bene, versatela nella ciotola. Si leverà una fumatina bianca e sentirete uno sfrigolare e frizzare: nessuna paura: se avete rispettato le dosi non schizza e soprattutto non fa male né come fumo né a contatto.

versare l'acqua bollente nella miscela - erbaviola.com

Preparatevi con un paio di guanti di gomma a immergere gli oggetti nell’acqua bollente. Potete aiutarvi anche con una pinza da fritti. I guanti servono solo a non scottarsi, questa miscela non è per nulla tossica o irritante per la pelle come tutti gli altri detersivi per pulire l’argento.

Importante: una parte dell’oggetto d’argento deve sempre toccare una parte dell’alluminio in acqua (vedi alla fine la spiegazione della pila chimica).

Ho selezionato alcuni oggetti diversi per fare esempi concreti di come gestire questo tipo di pulizia facilissima. Partiamo dalle posate in argento, una vera rogna soprattutto se sono lavorate con scanalature o se non vengono utilizzate da anni. Con altri metodi ci vorrebbe almeno un’ora.

ESEMPIO 1: posate d’argento, io le inserisco prima di tutto il resto e le lascio in ammollo mentre pulisco gli altri oggetti, le tolgo solo alla fine e sono splendenti. Quindi per prima cosa: dentro tutte le posate! Come vedete dalla foto, sono una serie di palette da gelato e forchettine da dolce molto ossidate che non vengono pulite da parecchio tempo. Dentro tutto e dimentichiamocele. A metà pulizia degli altri oggetti le ho tirate fuori per vedere a che punto erano e… guardate che differenza dopo pochi minuti!

pulire le posate d'argento - erbaviola.com

ESEMPIO 2: un silver plated, in questo caso una ciotola. Il silver si pulisce subito: ovvio, è solo una lamina di argento su metallo di altro tipo, non può ossidarsi in profondità come le posate. Quindi alla ciotola di silver basta un veloce bagno di due minuti ed esce spendente! Asciugare subito con un panno pulito, altrimenti l’oggetto bagnato tenderà subito ad ossidarsi (acqua + ossigeno nell’aria…).

pulizia argento ciotola Joseph Hoffmann - erbaviola.com

3) ESEMPIO 3: affarini rognosi con parti da non bagnare. Ecco un affarino davvero rognoso e dal design discutibile, ma ci serve per l’esempio. Questo è difficile da pulire per finta, nel senso che l’orologio si può togliere e l’elefantino può essere immerso senza problemi nella soluzione. Ma facciamo finta che non si possa togliere l’orologio e quindi ci sia una parte dell’oggetto che non va assolutamente bagnata. Basta procedere per parti immergendo l’oggetto man mano da una parte e dall’altra, controllando sempre che almeno un punto tocchi l’alluminio sott’acqua.

pulizia argento orologio - erbaviola.com

ESEMPIO 4: il servizio da té. Se i pezzi sono troppo grandi per la ciotola, come nel caso di questa teiera, basta immergerla prima per un pezzo e poi per un altro, non rimarranno i segni dei diversi bagni, l’ossido si toglierà in modo uniforme ovunque.

pulizia argento servizio da té - erbaviola.com

 

Ed ecco il prima e il dopo!

Magia o scienza? Scienza, ovviamente. Ho in pratica realizzato una pila chimica.  In pratica, la patina di ‘sporco’ sull’argento non è altro che ossido. Io ho fatto reagire l’alluminio, il sale e l’acqua per ottenere un’azione di ossido-riduzione, ovvero uno scambio di elettroni da una specie chimica a un’altra. Versando acqua calda sul sale, ho creato una soluzione salina. La soluzione salina insieme al catodo (argento) e all’anodo (alluminio) ha dato vita alla pila. In pratica, in questa reazione elettrochimica, l’argento si riduce, ovvero perde l’ossidazione, trasferendola all’alluminio che al termine dell’operazione infatti appare opaco e consumato.
E il bicarbonato? Aiuta a sciogliere altri tipi di sporco che fanno da protezione all’ossidazione, per esempio i grassi che possono depositarsi su soprammobili e posateria.

prima e dopo pulizia argento con pila chimica - erbaviola.com

Voilà! 5 minuti per fare tutto.
(Più altri 5 per rassicurare l’uomo di casa che ha trovato quest’apparecchiatura al posto della colazione: no, non ho invitato Queen Elizabeth per un té, tranquillo!)

argento pulito con la pila chimica - erbaviola.com

Autoproduzione

LA GHIRLANDA DI PASTA DI PANE E LE PALLINE DI PLASTICA

Natale si avvicina ma per me si avvicina Yule, che cade nella notte tra il 21 e il 22. Quest’anno siamo anche riusciti a organizzare una festicciola yulesca tra amici, quindi i preparativi fervono, anche perché le celebrazioni di Yule per un gruppetto di riabitanti della montagna un po’ fissati con l’autoproduzione, rischia di essere un’enormità di lavoro. Necessario cominciare prima, quindi. Certo, sarebbe più leggero entrare in un negozio e comprare in 10 minuti tutte le decorazioni.
Ma quanto è più leggero?
Una pallina di plastica oggi viene fatta in Cina, dove i parametri per l’inquinamento ambientale sono molto peggio dei nostri, cosa che ha creato negli anni una coltre gialla stabile e fissa su città come Pechino e Shanghai. Un’inquinamento ambientale di cui subiamo gli effetti anche noi, attraverso il riscaldamento globale, il buco nell’ozono e tutti gli altri che vi sono già ben noti. Poi la pallina viene impacchettata, il che vuol dire altra plastica, altro inquinamento. Un inquinamento che in questo caso ci portiamo direttamente sulla testa, perché la pallina la scarteremo a casa e la confezione finirà 99 volte su 100 in un inceneritore. Bruciando, ci farà volare in testa un po’ di quella meravigliosa diossina che è ormai tra le ragioni primarie dell’aumento di carcinomi in Europa. E vi devo raccontare della nave cargo che trasporterà le palline in container fino a noi, che perderà in mare ruggine, gasolio e olio bruciato devastando interi ecosistemi ad ogni passaggio? Poi, una volta arrivata in Italia, la pallina si farà un po’ di tragitti in camion, mezzi che vanno solo con diesel, probabilmente viaggiando per qualche settimana tra importatore, distributore, grossista e negoziante. Ad andare bene.
Tutto per una pallina. Una pallina ornamentale da usare 20 giorni l’anno.

Ho un albero con delle palline di plastica, hanno 12 anni. Lo so di preciso, perché poi ho cambiato idea anche su questi consumi e non ne ho più comprate. Così negli anni si sono aggiunti decori sempre più belli e sempre fatti a mano, non solo da me.
Le palline di plastica però le tengo, non le butto e non le regalo. Mi aiutano a ricordarmi com’ero e a ricordare che bisogna spiegare, parlare, dire. Per esempio se questa cosa sopra me l’avesse detta qualcuno, prima che ci arrivassi da sola, magari non ci sarebbero nemmeno queste palline. E poi mi ricorda anche che bisogna essere tolleranti, non come certi improvvisati e pubblicizzati della decrescita che a sentirli pare che siano nati nella capanna e non abbiano mai aperto un rubinetto. Poi li vedi da vicino e il rubinetto non l’hanno mai aperto solo perché a casa loro è la moglie/compagna/cameriera che lava i piatti e naturalmente lo fa con il detersivo che brilla di più, comprato al Carrefour.
Ho perso il filo… dicevo… sì: se ABBIAMO le palline di plastica o altro materiale inquinante: teniamole. Buttarle sarebbe un’inquinamento. Però non ne compriamo più, giusto?

albero di natale yule erbaviola 2012

 

Sono indietro con la preparazione dei decori ma come vi dicevo, sono molto positiva sugli amici che mi vogliono bene … così sabato pomeriggio, mentre buttavamo per aria il piano di sotto per finire un pezzo di impianto e attaccare il televisore (lo usiamo per guardare i film ed è da agosto che non si ha il piacere…), ero un po’ contrariata perché io in effetti avrei preferito finire una cosa che stavo facendo per il centro-tavola della festa di cui sopra. E’ stato allora che è suonato il campanello e si è materializzata sulla porta una personcina dolcissima che mi ha portato in regalo questa corona di pane di Natale fatta da lei, con pasta di pane cotta in forno e decorazioni rigorosamente riciclate (si sa che ci tengo ai dettagli!).
Non è carinissima? E poi le sorprese, tanto più sono inaspettate, tanto più rallegrano.

corona di pane ghirlanda natale yule

Inutile dire che con l’occasione si è riconfermata la legge di Murphy che regola da sempre la mia vita sociale: se ho la casa perfettamente pulita e ordinata, non viene nessuno. Nemmeno la postina si degna. Non passa neanche la gatta dei vicini. Alla creatrice della ghirlanda non ho potuto neanche offrire un té perché da me alla cucina c’era di tutto, da pile di libri a scatoloni, fino a elettrodomestici posizionati con creatività davanti alla porta d’ingresso. L’uragano fa meno caos di noi quando dobbiamo sistemare qualcosa. Ma ormai lo sappiamo, maledetto Murphy, se appena si mette in disordine per fare qualche lavoro, siamo sicuri che passano in dieci compreso il corriere TNT, un simpatico chiacchierone che pensa ormai che noi siamo fenomeni del Cirque du Soleil.
Driiiiinnnn …sì arrivo… vado iooooo…. eccomi, un attimoooo!
E apro con una scarpa, una ciabatta, il cappello con pompon e tre libri sotto il braccio.
Vagli a spiegare che sei appena tornata dalla biblioteca, ti stavi cambiando le scarpe e non puoi lasciare i libri altrui incustoditi perché arriva subito la gatta Kiki a mordere gli angoli…
Vi lascio immaginare la faccia del poveretto. E tenta anche la battuta “C’è questo bel pacchetto per lei, firmi qui… magari è l’altra scarpa!”.
Vagli a dire che tu sei una persona seria, con un lavoro di responsabilità, che c’è persino della gente che ti dà retta… Tu sei solo quella con una scarpa e una ciabatta, più il berretto con pompon.
Venerdì il poveretto ha ricevuto il colpo di grazia, in tutti i sensi. Siccome nell’ingresso c’era una luce migliore, avevo disposto sul tavolino vicino alla porta, davanti all’albero di Yule, un piatto con un una formaggella vegan da fotografare, più tutta la scenografia di tovaglia, cestini, lattuga, mestolo, un vaso di semi di lino con semi sparsi attorno per fare lo sfondo artistico. Per la sopracitata legge di Murphy, appena allestito il set, è arrivato il corriere TNT.
Ha esitato un attimo, poi: “Ecco il pacco… dove glielo metto? Qui sotto l’albero con il formaggio?”
Penso che ora sia da qualche parte a raccontare che venerdì ha consegnato un pacco a una che nell’ingresso di casa tiene formaggio fresco e insalata sotto l’albero di Natale. Nessuno gli sta credendo. Ma no, vi dico, è la stessa che sta in casa con una scarpa, una ciabatta e il cappello con pompon!!!

formaggio vegan ai semi di lino di Erbaviola

Questa è la foto della formaggella incriminata, la ricetta l’avevo già pubblicata qui. Se poi vi interessa l’argomento, sulla Vegagenda 2013 (che è anche un bel regalo! 😉 ) trovate altre mie ricette di formaggi vegetali, cioé fatti con latte di soia, riso, avena, mandorle ecc. Le ricette sono in anteprima dal libro “Latte e formaggi vegetali” che uscirà a inizio 2013. La Vegagenda si trova in tutte le librerie che hanno i libri delle Edizioni Sonda e… che vi devo dire, stavolta gongolo davvero! Dopo anni di uso della Vegagenda, mi sono commossa a vedere le mie ricette lì! Uno di quei posti in cui fa bene al cuore esserci.

Appelli & Boicottaggi, Consumo consapevole, Giorno per giorno, Vita da veg

LE GARDENIE DELL’AISM, LA DIETA KOUSMINE E LA SCLEROSI MULTIPLA

Sono stata piacevolmente sorpresa da tante email e messaggi che ho ricevuto, è piacevole che qualcuno si chieda dove sono finita 😀  Sono sempre qui dietro il monitor (purtroppo per qualcuno!), quando non sono in giro per il BelPaese, ma fortunatamente a fine giugno comincerà un periodo più tranquillo. Negli ultimi mesi finisco per scrivere sul blog solo quando c’è qualcosa di veramente urgente o quando non riesco proprio a tacere, situazioni che spesso si sovrappongono.

Oggi per esempio ho ricevuto un’email dall’AISM che mi invita a parlare sul mio blog della giornata mondiale per la ricerca contro la sclerosi multipla, domani 26 Maggio 2010.

Ehm… se proprio ci tenete…

CINQUE OTTIME RAGIONI PER NON COMPRARE LE GARDENIE DELL’AISM E NON SOSTENERE QUESTO TIPO DI RICERCA

1) L’AISM finanzia la vivisezione. E’ la stessa AISM a fornire tutti i dati riguardanti i progetti di ricerca avviati grazie alle offerte. Tra questi molti riguardano gli animali e alcuni persino gli animali transgenici, ossia manipolati geneticamente. (Maggiori informazioni nell’articolo del dott.Stefano Cagno, qui). Sono ormai molte le evidenze secondo le quali gli esperimenti su animali non funzionano e non sono utili in realtà alla ricerca medica (ampia documentazione e articoli scientifici da tutto il mondo sul sito della Lega AntiVivisezionista).

2) L’AISM non fornisce un’informazione completa ai malati di SM, sostenendo che il cibo abbia rilevanza marginale o nulla per il decorso della malattia e che non ci siano evidenze dell’influenza della dieta sulla malattia (qui). Da 60 anni invece molti malati di SLA e di SM possono condurre una vita quasi normale e rallentare molto il decorso della malattia o addirittura frenarlo adottando un regime alimentare adeguato. La maggior parte di questi adottano il Metodo Kousmine Integrato, derivato dalla dieta messa a punto dalla ricercatrice svizzera Catherine Kousmine. Altri hanno adottato in diverse formulazioni la dieta vegetariana, la dieta vegana, la dieta Swank. Tutte queste diete hanno come comune denominatore l’eliminazione totale di grassi saturi perché tutta la ricerca è concorde sul fatto che l’ingestione di grassi saturi acceleri la SM. Al contrario, è provato da 60 anni di casistiche cliniche che “per arrestare la SM la dieta deve contenere meno grassi saturi possibile, circa il 6% delle calorie totali. Ciò si traduce in una dieta vegetariana a basso tenore di grassi composta da polisaccaridi, verdura, frutta, -cibi deliziosi che contengono solo il 5-10 percento dei grassi totali-. Se si eliminano le uova, i latticini e gli olii tropicali come l’olio di cuori di palma e di cocco, non sarà possibile assumere grassi saturi.” (John A. McDougall, M.D., “Treating Multiple Sclerosis with Diet: Fact or Fraud?” – traduzione dell’articolo qui)

3) L’AISM ha scelto come testimonial, tra gli altri, la campionessa olimpica Valentina Vezzali, la stessa che nella pubblicità del Kinder Cereali lo rifila a suo figlio come merenda in un abile gioco di parole e sensazioni sul tema del “naturale”. La composizione di questa meravigliosa merendina consigliata dalla campionessa è: “Cioccolato al latte 33,5% (zucchero, burro di cacao, latte intero in polvere, pasta di cacao, emulsionante: lecitina di soia; aromi), zucchero, latte scremato in polvere, grasso vegetale, burro anidro, orzo, riso, frumento, farro, grano saraceno, emulsionante (lecitina di soia), aromi. Sul totale: latte scremato e latte intero in polvere e componenti solidi del latte 30,5%; cereali 7,5%.”  Il tutto confezionato in involucro non riciclato, non riciclabile, nessun ingrediente da agricoltura almeno biologica.  Un eccellente modo di alimentare un bambino, 553 kcalorie per 100 grammi, di cui 33% grassi saturi… un pienone di salute! (Al di là del fatto che prestarsi a una pubblicità in stile Mulino Bianco per appioppare merendine che nulla hanno di naturale ai bambini mi sembra un giustificato motivo per non sceglierla come testimonial di una campagna contro una malattia in cui un alimento del genere è addirittura nocivo. Non si può essere pacifisti e pubblicizzare l’uso di armi. E tralascio altre considerazioni su queste madri sportive che svendono i loro figli per i quattro soldi di una pubblicità).

4) L’AISM raccoglie fondi vendendo le gardenie “simbolo della lotta alla SM”. Le gardenie non sono piante della macchia mediterranea e producono inquinamento. L’inquinamento è considerato dalla loro ricerca ufficiale come una delle cause degenerative della SM. Nel nostro Paese le gardenie devono essere coltivate in serra perché richiedono una temperatura costante di 25 gradi, ottenibile solo con serre riscaldate e refrigerate a seconda del cambiamento climatico. Per abbattere i costi di produzione in serra, la maggior parte delle gardenie presenti sul mercato europeo provengono dalla Cina e vengono trasportate in container. Non mi dilungo sui danni ambientali evidenti per questa pratica. Non bastasse, per far assumere il migliore look a questa pianta, vengono impiegati insetticidi, acidificanti del terreno e lucidanti per le foglie, questi ultimi spesso disponibili solo in spray non ecologici. Tra le piante considerate ‘eleganti’ e resistenti, facilmente coltivabili in Italia senza danni ambientali enormi ricordo per esempio le rose (circa 150 specie e innumerevoli varietà rustiche che non richiedono la serra).

5) questa non è grave, ma delinea il modus operandi. L’AISM stipendia con i soldi che voi gli date anche “Giulio – AISM Web Team” che scrive “Ciao Erba Viola, …” e mi propone di fare un post sul mio blog, un blog di cui evidentemente non ha mai letto una singola riga e di cui sa solo che compare a volte tra i primi cinquecento blog italiani (non preoccupatevi, non vuol dire niente, tranne per chi si improvvisa nel web marketing). Ma non lo stipendia direttamente, forse Giulio non esiste nemmeno. Di sicuro l’AISM paga una delle più prestigiose agenzie di promozione in Italia, la Inc Comunicazione, per una campagna online che prevede anche di scrivere Cara Erba Viola e chiedere una marchetta su un sito in cui chi scrive è dichiaratamente anti-vivisezionista e piuttosto tendente all’informazione libera. Per chiarire: secondo me la Inc Comunicazione e la Eidos sono attualmente tra le migliori in Italia, ma dal mio punto di vista professionale i costi sono elevati, costi che incidono sul denaro raccolto con le donazioni. Dal mio romantico e stupido punto di vista, apprezzo di più le associazioni che affidano la comunicazione a personale interno, creando posti di lavoro reali e facendo lavorare persone che conoscono bene l’identità dell’associazione e il target a cui rivolgersi (per esempio Emergency, ben più grande e articolata dell’AISM).

Autoproduzione, Giorno per giorno, Orto

INQUINAMENTO E ORTO SUL BALCONE

lattuga

Vaso con 10 cespi di lattuga verde e rossa. Con 3 vasi si fa l’insalata lattuga per un mese,
a rotazione per almeno 4 mesi estivi sugli stessi tre vasi

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Da una discussione sorta dal post precedente, in cui si parlava di bilancio nutritivo e agricivismo, è partita una seconda discussione sui livelli di inquinamento a cui sarebbero sottoposti gli orti cittadini. Dico “sarebbero” perché i parametri sono molto ampi. Un conto è se prendiamo casa mia nel Parco del Ticino e paragoniamo il mio orto sinergico con il mio balcone “erbaviola style”. Un conto è se paragoniamo il mio balcone con quello del mio amico di Milano e un altro conto ancora è se paragoniamo il mio orto sinergico Parco del Ticino con l’orto della mia amica Enrica nella campagna anconetana (ohi ciao Enrica!). Ci scommetto che è meno inquinato l’orto di Enrica rispetto a tutti quelli citati. Ma ancora meno inquinato il balcone di Alessio sui monti dell’Occitania (Val D’Ols). E quindi? E quindi bisogna fare i conti con il proprio territorio, che si abbia un orto o un balcone. In alcuni casi vi dimostro si seguito che forse è meglio avere un bel terrazzo.

Poniamoci anche altre domande. Per un milanese che va al supermercato a comprare l’insalata, che è stata trasportata per 24 ore di autostrada su camion aperti, beccandosi tutte le polveri e le peggio schifezze da Reggio Calabria a Bolzano, è meno inquinata l’insalata del supermercato o quella del suo balcone?

Come dicevo in una risposta, l’uva coltivata su un terrazzo romano, per quanto incredibile, è sottoposta a meno veicoli di inquinamento atmosferico (e quindi depositi sui frutti) che non le uve coltivate nell’Oltrepò Pavese, rinomata zona di vini (di cui pochissimi, vergognosamente, in agricoltura almeno biologica). Ve lo dimostro subito, qui c’è la mappatura da satellite della concentrazione di polveri sottili in Italia: tra Piemonte e Veneto, tirando dentro la Pianura Padana, c’è da fare le valigie dopo aver visto la foto. Le contaminazioni da piombo sono nelle stesse zone, comunque trovate dati più precisi e aggiornati sui siti di Greenpeace e Legambiente (metà inquinamento da piombo è la loro goletta a gasolio. D’altra parte che Legambiente si faccia sponsorizzare dalla Fiat è già tutta una barzelletta, ma vabbé).

Molte persone che vivono in città pensano che non sia salutare avere un orto e soprattutto cibarsi di verdure coltivate in un posto considerato ad alto tasso di inquinamento. Nella realtà dei fatti, invece, le verdure, la frutta e le erbe coltivate in un orto cittadino possono essere tanto buone quanto quelle coltivate in un orto immerso nel verde della campagna.
Il sospetto di molti è che le particelle inquinanti presenti nell’aria, le famigerate “polveri sottili” si vadano a depositare sui loro ortaggi, rendendoli potenzialmente dannosi per la propria salute. In realtà queste polveri viaggiano a un’altezza piuttosto bassa e si diffondono in un’area delimitata prima di posarsi, indicativamente tra i 20 e i 50 metri dall’emettitore. In realtà solo chi abita a piano terra verso una strada trafficata ha delle ragioni serie di preoccupazione verso la coltivazione di verdure sul suo balcone. Già un balcone a piano terreno ma affacciato su un cortile interno, non ha questo problema di deposito delle polveri.
Per i pochi casi di balconi e terrazzi a piano terreno e affacciati su una strada trafficata, è consigliabile l’uso di TNT, Tessuto Non Tessuto, per coprire le coltivazioni, poi un buon lavaggio prima di utilizzarle, che vale per tutti. Per il piombo invece si può fare ben poco, sia per balconi che per orti a terra. Si possono però stoppare le centrali che ci portano queste schifezze, firmate la petizione sotto, grazie!

Se il vostro balcone è a più di 50 m in linea d’aria da una strada trafficata, non avete ragione di preoccuparvi particolarmente di un massiccio inquinamento del terreno e delle piante che coltivate: non è molto diverso dall’inquinamento che subisce un orto di campagna nei pressi di un centro abitato. Anzi, restando in questi parametri il vostro orto sarà più ‘pulito’ di tanti di quei tristi e decisamente inquinati orti a ridosso delle strade statali.

Una buona pratica, per chi coltiva un orto in città, è di aggiungere del buon compost al terriccio e rinnovarlo spesso. Rinnovare il terriccio di coltivazione ha due scopi. Il primo è diluire il più possibile eventuali agenti inquinanti che si siano depositati, tramite l’aggiunta di nuovo materiale organico. Il secondo è l’azione chimica di rinnovamento del terriccio, che porta un maggiore nutrimento alle piante e di conseguenza una maggiore resistenza alle aggressioni esterne.

A fornire maggiori problemi sono però le aree industriali.
La vicinanza di grandi aziende, specialmente se responsabili di inquinamento dell’ambiente, deve purtroppo limitare la coltivazione sul balcone, in favore di pratiche alternative (germogliatore, idrocoltura, coltivazione in bidoni coperti ecc.).
Sebbene ormai le grandi aziende non siano più localizzate nelle immediate vicinanze delle abitazioni, esiste ancora qualche caso di infelice convivenza. Se il vostro balcone è nel raggio di un paio di km da grandi fabbriche, raffinerie, acciaierie e aziende chimiche in genere, è meglio essere cauti.

In ogni caso, basta informarsi presso l’ARPA, Agenzia Regionale per la Protezione del Territorio, presente in ogni regione italiana e chiedendo di visionare le rilevazioni relative alla vostra zona. Un’altra strada è poi quella di chiedere a associazioni che si battono per la difesa dell’ambiente e che effettuano rilevazioni periodiche, come Legambiente, lo stato della vostra zona.

Detto questo, colgo l’occasione per ricordare che io sostengo fortemente la lotta contro la Centrale della Morsella, quindi che gli abitanti della Lomellina e tutti gli italiani si diano una svegliata a firmare la petizione (banchetti a tutte le manifestazioni di Vigevano e dintorni e nei negozi sostenitori; il mercoledì sera presso l’associazione Vigevano Sostenibile, oppure ONLINE qui* ) perché se questa centrale entra in funzione, io faccio i bagagli e vado a vivere in Olanda.
E questa volta sto dicendo proprio sul serio.
E guardate che per ripicca scriverò solo in olandese, quindi vi voglio vedere a chiedermi cosa mettere sul pesco con la bolla! Ik ben het leren van Nederlands, wees voorzichtig!

Notuncole:
* firmi la petizione, quando compare la finestra di pagamento torni indietro o navighi altrove: se guardi nella lista dei firmatari compari anche tu, senza pagare. Ci ho messo un po’ a capirlo, ma è così 🙂
** Sto già imparando l’olandese, occhio!