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Decrescita, Sviluppo personale

Lavorare da casa e la forma mentale diversa

Lavorare da casa è questione di forma mentale in due modi: richiede una forma mentale diversa per farlo e ha bisogno che la forma mentale della società nei confronti del lavorare da casa si evolva.
Una delle affermazioni che mi sento rivolgere più di frequente quando dico di aver ottimizzato la mia attività per lavorare da casa e riuscire così a vivere a basso impatto è: “Beata te!“. Oppure passano subito a chiedermi “Quali lavori si possono fare da casa?“. Ecco, questo credo che sia indicativo sia di un desiderio diffuso di sottrarsi ai ritmi del pendolarismo, ma anche di un atteggiamento mentale dipendente da vecchi retaggi ideologici di molte generazioni fa. Io credo che oggi ci siano molte possibilità di lavorare da casa, ma che farlo resti appannaggio di pochi perché in Italia manca la cultura giusta per farlo, mancano le possibilità e spesso l’impegno per cambiare la propria forma mentale nei confronti del lavoro.

Giorni fa parlavo per caso di questo argomento con alcuni colleghi e collaboratori che hanno fatto la mia stessa scelta di lavorare da casa e tutti eravamo concordi su un punto: è difficile farsi prendere sul serio, soprattutto da chi lavora magari da trent’anni con un’impostazione vecchio stile. Per vecchio stile intendo chi concepisce ancora solo il lavoro da dipendente con un’ora minimo di traffico, obbligo di soggiorno in un ufficio dove negli anni ci si sente incarcerati, un’altra ora minimo per Continue Reading

Decrescita, Sviluppo personale

Downshifting: come gestire il proprio lavoro da casa

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Ufficio in casa, ispirazione per il rinnovo del mio… Foto e design Asihome.com

Lavoro da casa da più di un decennio, è stata una conseguenza quasi naturale, per me, del rallentare i ritmi, modificare il tipo di organizzazione lavorativa e soprattutto di godermi una vita in mezzo alla natura, facendo quello che mi piace. Negli anni, ho cambiato diverse case, diversi assetti del mio studio, cominciando con una scrivania in un angolo della sala, approdando a un intero ufficio annesso alla casa, fino alla situazione attuale di uno studio al piano superiore della casa in cui viviamo. In mezzo a un bosco, sullo splendido Appennino Tosco-Emiliano. In realtà devo ancora addentrarmi nella ristrutturazione dello studio, per ora sono quattro mobili raccattati dalle precedenti case, allineati con le uniche logiche di utilizzo… spero di poter realizzare qualcosa di migliore nelle prossime ‘vacanze’.
Negli anni mi hanno chiesto in molti come mi organizzo lavorando da casa e io sono sempre restia a dare consigli in materia perché i periodi di caos generale ogni tanto mi fagocitano e mi ri-espellono sfinita: che consigli posso mai dare io?!
Però, su insistenza continua di un paio di amici che hanno intrapreso questo percorso e dopo le sollecitazioni arrivatemi alla pubblicazione del post sulla schiscetta, ho messo insieme un po’ di punti, giorno dopo giorno.
Quindi, ecco, non ho grandi suggerimenti da dare ma provo ad elencare i miei metodi dopo POCHE richieste di un’amica che si sta mettendo in proprio (Ciao amica Gwen!).
L’articolo è diventato lunghissimo, ma le cose da dire sono molte e la materia non è per nulla facile. Ne avrei altrettante da dire, ma magari le rimando a un prossimo articolo, sempre che vi siano utili… nel caso, fatemelo sapere!

* * *

Quando si è obbligati a lavorare a ritmi serrati in un ufficio o ci si sente schiacciati dall’ambiente idiosincratico degli open space e non si riesce a combinare nulla, è facile lasciarsi andare ai sogni di lavorare da casa in tranquillità.

Come ve lo immaginate lavorare da casa? Una tazza fumante di un buon qualcosa, tranquillità, cinque minuti di pausa per guardare il video buffo invece di farlo nascondendosi dai colleghi/superiori/clienti, il tempo per una chiacchieratina con l’amica al telefono, persino la lavatrice che va intanto che voi lavorate beatamente alla vostra scrivania, il tempo di lavarsi i capelli prima di uscire la sera invece di sistemarsi alla meglio nel bagno dell’ufficio, persino il tempo per un bel bagno rilassante con schiuma e candele quando avremo finito il lavoro, alle 17 massimo 18.
Mi spiace deludere molti, ma negli anni ho capito che questi sono esattamente i pensieri di gloria di chi non ha la minima idea del lavoro da casa e si scontrerà con una dura realtà: governare sé stesso, uno dei compiti più ardui.

E’ banale dirlo, ma per ottenere una bella vita lavorando da casa, serve una quantità di disciplina: tu sei un esercito da governare. Sei quello che risponde al telefono alla mamma (perché tanto sei a casa, no, mica ti disturbo), quello che sarà incaricato di andare a fare commissioni multiple (posta, spesa, incombenze di ogni tipo… tanto sei a casa), quello che farà trovare la cena pronta (non è giusto che la prepari il poverino che arriva dall’ufficio, no?), quello che risponde a un messaggio un attimo su facebook e dopo due ore è ancora lì, quello che va a prendere i bambini a scuola e non riesce a dire no ai quattro comitati genitori con dieci riunioni al mese, perché lo sanno che è a casa… non ci tieni abbastanza ai figli da dare alla loro scuola un po’ dell’enormità di tempo che hai stando a casa?

Poi siete anche la persona che lavora, beata lei che può farlo da casa, che fortuna, ah se potessi!
E che lavoro fai da casa? Magari potrei farlo anche io.
Ovvio, perché se tu lavori da casa, sicuramente fai un lavoro facilissimo, alla portata di chiunque, l’unica differenza è che hai trovato prima l’idea.
“Dai, dimmi cosa fai che stasera me la studio intanto che guardo XFactor e da domattina lo faccio anche io”.
No, non sto scherzando: abituatevi a questo atteggiamento se volete lavorare da casa. Potete avere uno studio bellissimo e attrezzato, ma se è dentro la casa (nel mio caso è al piano superiore), allora non valete niente. Probabilmente passate la giornata a leccare buste e copiare indirizzi a mano. O a mettere stringhe alle scarpe conto terzi. Magari non è neanche vero che lavorate, vi mantiene qualcuno.
Questo è il fumetto che esce dalla testa della maggioranza della gente ogni volta che siete costretti ad ammettere che non lavorate in un ufficio fuori casa. Sì, dico: costretti. Se state pensando che voi no, voi lo declamerete a squarciagola che lavorate da casa, fieri della vostra realizzazione… beh, siete ingenui. E pagherete l’ingenuità con mezza dozzina al giorno di persone che vogliono informazioni per fare il vostro lavoro, il che diventerà ovviamente rispondere a loro gratis.

Ammetto tra l’altro che a volte cado ancora nel vortice del caos da “lo studio è mio, faccio come mi pare, sono organizzatissima, nessuno mi disturba“. Illusa! Tanto per dire, settimana scorsa mi è arrivata una raccomandata dall’Agenzia delle Entrate, che è peggio dei social per perdere tempo senza accorgersi di starlo perdendo. Il buco nero dei social è niente rispetto a leggere un avviso incomprensibile con cifre sconosciute ma scadenza perentoria a 30 giorni: cercare il commercialista, scannerizzare le 6 pagine di raccomandata fronte-retro, mandarle al commecialista, aspettare che decifri l’aramaico dello Stato per capire se devi accendere un cero davanti a Ganesh o direttamente al conto corrente che spira, farti rispiegare due volte la questione prendendo appunti, stare in attesa due ore per parlare con il responsabile della tua cartella (ok, qui nel frattempo ho lavorato, vedi punto 7 delle cuffie), ripetergli non capendoci niente che cosa ha detto il commercialista, fare tutte le procedure di rito online sul loro sito e un po’ di vudù per la connessione e finalmente ottenere il risultato: niente. Evviva, sono solo le 19, ho cominciato alle 15. Ora visto che non ho rispettato nessuna scadenza data l’urgenza di questa cosa, cosa faccio? Il bagno caldo, la chiacchierata con l’amica al telefono o guardo un video per sdrammatizzare? No, ovvio. Cena di corsa che più di corsa non si può e ritorno in studio per una tranquilla serata, l’ennesima, a lavorare. Perché non rimandare al giorno dopo? Se ti stai facendo questa domanda, non lavori da casa 🙂  Perché mezza giornata persa vuol dire un effetto valanga sul resto della settimana. O rimedi subito, o passi i prossimi weekend ad arrancare. (Non vale per le giornate programmate di non-lavoro)

Non è sempre così drammatico, chiaro. Ma lo può essere. A volte vorrei gestire gli imprevisti prendendoli a librate con qualche tomo di David Allen. Sono ottimi, funzionano, sono seria. Ve li consiglio sia per organizzarsi meglio che per lanciarli a chi entra dalla porta chiedendovi di fargli una commissione perché tanto lavorate a casa (duri al punto giusto ma non tanto da rompere teste e soprammobili). Continue Reading

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Decrescita, Ridendoci sopra, Sviluppo personale

LA SOCIETA’ DEL CAMBIAMENTO E I TANTI LAVORI CHE HO FATTO

Siamo in una società del cambiamento. Per molti è un cambiamento anche lavorativo, fine dell’era di un lavoro per tutta la vita, vai con una serie di lavori che, se sarai fortunata, avranno vagamente a che fare con i tuoi studi. Per fortuna, per alcuni versi. Io da molti anni ho deciso che il mio lavoro principale è vivere, sia che questo significhi fare il lavoro che mi dà da mangiare e con cui pago le tasse o che significhi pitturare una parete, zappare l’orto, preparare conserve, tenere accese le stufe (è un lavoro quotidiano!). Ho integrato tutto in un sistema di vita che cerco di rendere armonico. Non sempre ci riesco, ma sicuramente va meglio di quando dovevo dipendere dal lavoro che erogavano altri, di quando dovevo arrivare in ufficio a quell’ora fissa tutti i giorni. Certo, un’organizzazione funzionale è indispensabile se bisogna coordinarsi in un centinaio di persone, ma non c’era niente che avessi deciso io.

Oggi il lavoro principale che faccio mi piace e mi basta come entrata. No, scusate se non dico precisamente cos’è: è assolutamente etico, siamo persino tutti vegan, ma è un lavoro ad alta richiesta di prestazioni gratuite e mi sono veramente stancata di arrampicarmi sui muri per rispondere gentilmente che la Continue Reading