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orto sul balcone

alba febbraio 2017
Conferenze & corsi, Libri, Orto

Sono tornata, con novità e un nuovo libro

Sono tornata e ho qualche novità da condividere subito, tra cui un nuovo libro e qualche altra novità che sta per arrivare, presto, prestissimo.

Avevo detto qui e qui che sarei stata via per un po’. Ringrazio tutte quelle bellissime persone che nel frattempo mi hanno scritto, spesso bussando con discrezione per chiedere semplicemente se stavo bene o augurare buon riposo, l’ho apprezzato moltissimo. E naturalmente ringrazio per le belle conversazioni che spesso sono nate da osservazioni fatte in questi mesi su qualche vecchio articolo qui sul blog, è stato un periodo molto fertile e spero che prosegua.  Continue Reading

Backstage libro "Orto e cucina. Coltivare naturale, cucinare vegetale", Moka Libri, 2016 - Foto www.alicemartini.com
Libri, Orto, Orto sul balcone, Ricette

La saudade dello scrittore

Ogni volta che finisce il lavoro di un libro, c’è un po’ di vuoto, una sensazione di assenza nostalgica tra il piacevole e il sottilmente insopportabile. Molti si immaginano che alla fine della stesura di un libro, delle correzioni, della quantità di lavoro di editing, ci sia solo la soddisfazione. Per me la soddisfazione arriva sempre dopo, quando arriva – raramente. Non sono mai soddisfatta, potevo sempre fare di meglio.
Ma alla fine del lavoro, comunque, la soddisfazione non c’è mai. C’è semmai una sorta di saudade dello scrittore. Io qui assumo anche una certa drammaticità e la pronuncio “saudadsgii” [sawˈdadʒi], come Pessoa e Tabucchi, che di saudade nutrivano la scrittura. Questa saudade dello scrittore è un senso di assenza e nostalgia per tutto quello che si è tirato fuori, spesso a fatica e tra mille dubbi, mettendo a nudo o donando parti intime di sé stessi, sapendo di perderne il controllo. Non sai in quale casa andranno, chi leggerà, che uso se ne farà. Continue Reading

sdraio in terrazza luglio 2015
Decrescita, Sviluppo personale

Sulla mia sedia, all’ombra dell’uva

Scrivo dalla mia sedia preferita, all’ombra dell’uva. Un giorno, verso la fine di luglio, è successa una cosa che mi ha dato molto a cui pensare. Era un periodo un po’ grigio, come sempre succede all’approssimarsi di agosto, un mese in cui al lavoro cerco di tenere il passo tra fatture da sollecitare – altrimenti con la chiusura estiva posso salutare i pagamenti fino almeno a metà settembre – e clienti che devono tassativamente terminare un progetto entro fine mese, anche se il contratto dice gennaio dell’anno dopo. Staccando dal lavoro piuttosto tardi e magari con qualche problema che non lasciava la mia testa fino a sera tarda, avevo iniziato a trovare rifugio nell’idea di andare a vivere lontano dall’Italia. (Un pensiero che non è nuovo a chi legge questo blog, ma casomai qualcuno arrivasse ora lo prego, prima di scrivermi con l’arroganza del “io resto e combatto per una nazione migliore”, leggete questo e questo.)
Insomma, il poco tempo libero lo passavo sognando fughe lontano da questo paese.

Finché è capitata una cosa divertente che mi ha fatto riflettere molto. Abito in mezzo a un bosco in un piccolissimo borgo di cinque case, Continue Reading

fiore di erba cipollina
Autoproduzione, Conferenze & corsi, Giardino, Orto, Orto sul balcone

Piccoli fiori, semi liberi e Libera Pentola

Questa mattina sono uscita in giardino verso le sei e mezza, con la prima luce del sole che dopo giorni di pioggia tornava a illuminare il bosco. Mi piace uscire in questo silenzio, tazza di té in mano, a gironzolare tra le piante. Ho trovato questi piccoli fiori, figli dell’abbandono forzato di alcune piante causa pioggia e della mia scarsa raccolta, persa tra altri mille impegni. Mi sono fermata a osservare queste piccole meraviglie nate per caso, a osservare la loro perfezione elegante. Ma ci è voluto un po’ di lavoro con l’obiettivo per cogliere le striature più scure dei petali, i sette perfetti pistilli e sei delicati petali che si ripetevano corolla dopo corolla per comporre un fiore di soli tre centimetri.

erbacipollina1
Potere delle fotocamere, questo è un fiore minuscolo, di soli tre centimetri. Un fiore che vedono in pochi, perché nasce da un’erba utilizzata in cucina, che viene tagliata continuamente prima che fiorisca. L’ho dimenticata in un vaso, complice un periodo di piogge e di scarsa frequentazione dei fornelli. Mi ha accolta in questa prima mattina di sole con un saluto che solo la natura spontanea riesce a regalare. 

erba cipollina in vaso

Semplice erba cipollina. Semplici semi raccolti e donati da un’amica anni fa, che riproduco ogni anno. Semi liberi. Semi per piante che germogliano, che crescono, vanno in fiore e grazie agli insetti si riproducono. Non è l’erba cipollina sterile che potete trovare in vasetti al supermercato, al vivaio, spesso figlia di ibridi selezionati per durare solo una stagione e non andare in fiore. Che andare in fiore è male per un’erbetta da cucina, andare in fiore vuol dire dare la possibilità di riprodurre i semi, di riseminare da soli, di non aver più bisogno chi ce la vende.

Mi sembra il modo migliore per ricordare anche un appuntamento di domenica 31 maggio. Una manciata di persone illuminate, senza sponsor, senza fondi e senza grandi associazioni a sostenerle, hanno organizzato per il secondo anno Libera Pentola, festival di pratiche felici. Tra loro una cara amica e una blogger che sicuramente conoscono in molti, Isabella Siciliano.
Parliamo tanto di No Expo, facciamoci vedere allora a queste manifestazioni, che il NoExpo non si fa su Facebook o davanti alla tv, si fa andando da chi organizza manifestazioni pulite, consapevoli e impegnate.
Domenica si parlerà anche di alimentazione sostenibile per il pianeta, di pratiche sostenibili più in generale. Ci sarò anche io con l’ultimo corso sui formaggi vegetali, con dimostrazioni pratiche dal vivo e assaggi. Non ce ne saranno altri con me. A diciotto mesi dall’uscita del libro Formaggi veg, mi sembra la migliore conclusione per un argomento che ormai è presente ovunque. L’ingresso a Libera Pentola è libero, anche per tutti i corsi. Si raggiunge facilmente con il treno da Torino e da Pinerolo… e da ovunque! Io stessa arrivo in treno e se ce la faccio io da in cima all’appennino Tosco-Emiliano, con tanto di valigia con il materiale del corso, ce la può fare chiunque.

Ora, so che ad alcuni piace moltissimo pagare 80 euro per un corso sui formaggi vegetali o i cosmetici cruelty free, ma per una volta fate uno sforzo: venite ai corsi gratuiti. So che è una cosa molto impegnativa, ma vale la pena.

libera pentola 2015 - festival di pratiche felici

Animali, Giorno per giorno, Orto, Orto sul balcone

Una ricca estate e il lupo dell’Appennino

rubrica orto estate 2014 grazia cacciola su vivi consapevole

E’ uscito il numero 37 – Estate 2014 della rivista gratuita Vivi Consapevole. Per chi ancora non lo sapesse, si può sfogliare gratuitamente online oppure scaricarla. Questa volta la mia rubrica è dedicata alla ricchezza dell’orto estivo e al macerato di ortica, con utilizzi e ricetta di preparazione. Se poi qualcuno leggendo la rubrica fosse curioso di sapere com’è finita la questione potatura: per ora ho vinto io, ma sicuramente se un giorno avremo più terreno e più alberi da frutto, la decisione sarà diversa. 

 

articolo lupo dell'appennino grazia cacciola su vivi consapevole

Vi segnalo anche a pag. 10-11 un mio articolo sul lupo che è nato da un incontro sull’Appennino bolognese. Vi è mai capitato di passeggiare in un bosco e chiedervi se c’è il rischio di essere attaccati da un lupo? Oppure vi è capitato di sentire leggende come il lupo cattivo, il lupo che fa stragi, cattivissimi branchi di lupi di cinquanta esemplari? I meno fortunati si saranno imbattuti anche, come è capitato a me, in petizioni di cacciatori per ottenere i permessi di cacciare i lupi, con la scusa che aggrediscono le greggi.

Così, qualche tempo fa, l’associazione Amici degli Animali, sezione di Monghidoro e l’ANPANA Sezione Territoriale di Bologna, hanno organizzato un incontro aperto a tutti. In questo incontro due biologi dell’Università di Bologna specializzati nello studio sul campo dei lupi hanno spiegato chi è davvero il lupo italiano e perché non è mai successo che attaccasse qualcuno che passeggiava nei boschi o che formasse grandi branchi.
Per le curiosità sulla vita del lupo e l’etologia di questo meraviglioso animale, vi rimando alle parole dei dottori Marco Galaverni e Davide Palumbo che ho intervistato per Vivi Consapevole.

Qui vorrei invece raccontare una cosina, un retroscena di quella serata a Monghidoro, poiché queste perle si tende a perderle nella memoria dei tempi. Dovete sapere che ogni tanto, mi raccontava una persona del posto, sugli Appennini dall’Emilia alla Toscana, nascono storie leggendarie sul lupo che poi diventano verità dell’immaginario comune. In pratica, basta che uno senta un ululato nella notte e lo racconti la mattina al bar, che ora di sera certuni con il fucile facile avvistano branchi di lupi famelici pronti a sbranare tutto il paese. Cosa che ovviamente non è vera e non è mai successa.
Una di queste storie circolava proprio prima di questo incontro e aveva attraversato le valli. Noi che non abitiamo lì, avevamo già sentito della faccenda: un’allevatrice che aveva raccontato di aver affrontato, in pieno giorno, un branco di almeno quaranta lupi, mentre in sella al suo cavallo correva a scacciarli e disperderli. Nella storia -in più versioni grazie al passaparola – i lupi cercavano di aggredirla ma lei aveva la meglio e li faceva scappare tutti. Questo in breve il racconto. La novella Tex Willer era stata munifica di particolari sul suo comportamento eroico, al galoppo in sella al destriero mentre sparando in aria – in pieno periodo di migrazioni delle anatre, ma è un particolare – disperdeva i lupi.
Ora, è evidente che già così la storia faceva acqua ovunque. I lupi non formano branchi così grandi, non attaccano in pieno giorno, girano al largo dagli uomini e soprattutto… i cavalli in una situazione del genere scapperebbero terrorizzati: davanti a quaranta lupi e con in sella la Tex Willer che spara all’aria, disarcionano e scappano.
Comunque, il fatto è questo. La signora Willer era ospite attesissima alla conferenza: attesa dai relatori che studiano il lupo da anni e volevano ragguagli su cosa avesse visto, attesa dai cittadini che volevano sapere se preoccuparsi di trovare i lupi famelici anche in fila alle casse della Coop, attesa dalle rappresentanze di allevatori e cacciatori che avevano finalmente una testimone diretta dell’incommensurabile pericolosità del lupo.  A dirla tutta, era marginalmente attesa anche dalle guardie ANPANA della sezione territoriale di Bologna, interessati a capire se davvero qualcuno cavalcasse in giro per l’Alpe di Monghidoro sparando in aria. Ma questo è un dettaglio.
Fatto sta che la signora Willer, così attesa da tutti, nella generale impazienza di ascoltare la sua mirabolante avventura con i lupi, non si è presentata. E così si è conclusa l’ennesima leggenda metropolitana sul lupo.
Ci vediamo alla prossima allucinazione 😉

lattughe e fragole consociazione nell'orto da balcone
Autoproduzione, Giardino, Giorno per giorno, Orto sul balcone

ORTO SUL BALCONE TRA FRAGOLE, INSALATE E ROSE

lattughe e fragole consociazione nell'orto da balcone

Anche quest’anno ho ripristinato l’orto sul balcone, che affianca le altre coltivazioni dell’orto in terra. Questo tavolo da orto ce l’abbiamo ormai da quattro anni, sta fuori tutto l’inverno ed è ancora in perfette condizioni. L’avevamo utilizzato per il balcone dell’appartamento provvisorio in cui abbiamo abitato appena arrivati qui, intanto che cercavamo qualcosa di più adatto alla nostra filosofia di vita, dopo aver abbandonato la pianura padana e il mio storico gigantesco orto.
Il primo anno aveva sorpreso anche me, orfana di orto in terra, dando alloggio a 18 piante di pomodori, insalate da taglio e aromatiche… praticamente tutto l’occorrente per le nostre insalate.
Una volta trasferiti nell’attuale casa, un anno e mezzo fa (quasi due, dai), l’abbiamo comunque tenuto, usandolo prima come serra per le piantine da orto, poi come ricovero invernale di alcune piante e ora di nuovo come orto.

orto sul balcone 2014 con vista colli

Posizionato strategicamente su un terrazzamento, è un piacere curarlo perché intanto si può godere del meraviglioso panorama.
Dopo aver valutato di trasformarlo in una coltivazione di funghi dentro la legnaia, abbiamo lasciato perdere (questioni di spazio) e l’abbiamo trasformato in una fragolaia. Le fragole sono le poche che abbiamo salvato dall’orto lo scorso anno: purtroppo gli inverni qui sono molto rigidi, sotto la neve le fragole non svernano bene, nemmeno con la paglia. Così abbiamo imparato da una nostra amica del posto che le coltiva in vaso e ritira i vasi in cantina durante l’inverno. Nel nostro caso, invece di riparare i vasi all’interno durante l’inverno, installeremo la serra apposita di questo tavolo da orto.

fragole e lattuga nell'orto sul terrazzo

Siccome oltre al grande freddo in inverno, qui c’è anche il sole molto forte d’estate, come normale essendo piuttosto in alto, ho consociato delle lattughe da taglio. Intanto che le fragole crescono e si espandono, gli terrà un po’ di ombra qualche insalata che risemino ormai settimanalmente. Le fragole apprezzano molto e sembrano addirittura tuffarsi nel fresco delle foglie dei lattughini.
Uniche cure: il compost maturo messo a inizio stagione, una settimana prima di trapiantarle e annaffiature di macerato di equiseto tutte le settimane.

zucca hokkaido nell'orto sul balcone

Intanto mi sono anche premunita per quando non ci sarà l’ombreggiamento delle insalate, vale a dire quando le fragole si saranno espanse abbastanza da occupare tutto il terreno del tavolo da orto. Sul lato più soleggiato ho piantato tre zucche hokkaido: due le farò arrampicare sui bambù già predisposti sopra, per formare una piccola pergola stagionale con le zucche hokkaido piccole e penzolanti (non vedo l’ora!). Mentre una piantina la farò correre in giù, fino a terra, altre zucche ma questa volta lo scopo è ornamentale.

rosa queen elizabeth, prima fioritura 2014

Dall’altro lato, la vista del tavolo da orto è su questa gigantesca rosa, che ho trovato stentata e triste al nostro arrivo qui e che dopo quasi due anni di cure e potature oculate mi sta dando molte soddisfazioni.
Con la sua maestosità ed esuberanza fa sembrare tutto piccolissimo, anche l’ombrellone che sembra un ombrellino da cocktail. Sono titubante nel darle un nome, sicuramente si tratta di un ibrido di tea rifiorente, a grandi fiori e poco profumata, con foglie verde scuro e lucido, inizialmente rosse. Tutte queste caratteristiche hanno fatto supporre a un’amica vivaista che si possa trattare di una Queen Elizabeth. Io sono dubbiosa, perché dovrebbe essere qui dagli anni ’50 e la Queen Elizabeth è un ibrido di Walter E. Lammerts del 1954… le vie dei fiori sono infinite, ma ho dei forti dubbi sulle loro possibilità di arrivare in un giardino qualunque, quasi in tempo reale. L’altro dubbio è che la Queen Elizabeth l’ho vista dal vero solo in Inghilterra e me la ricordo più pallida e composta. 

rosa a mazzi, colore rosa tenue

Ma chi se ne importa, in fondo, è bella e non sempre vale la pena di classificare tutto.
Mi capita di lavorare sotto la sua ombra e mi distraggo a guardare le fioriture sempre diverse. E’ una rosa meravigliosa, che regala colori pastello nelle prime ore della mattina,

rosa, HT rosa, queen elizabeth

per passare a dei rosa molto accesi quando il sole è alto e ci si ripara alla sua ombra per un po’ di fresco dopo pranzo,

rosa, ibrido di tea, queen elizabeth

fino ad accompagnare la sera con toni rosati delicati e cadute di petali nel vento. Una gigantessa molto romantica.

cielo a grandi nubi cariche di pioggia sull'orto di erbaviola
Giardino, Giorno per giorno, Orto, Orto sul balcone

L’ORTO ANNEGATO E I RITMI DELLA STAGIONE

cielo a grandi nubi cariche di pioggia sull'orto di erbaviola

Dopo un’estate breve che mai fu così breve, un autunno piovoso da trasformarci tutti in funghi e un inverno altrettanto piovoso ma privo di neve (è nevicato solo qualche giorno e subito la neve è stata riassorbita dal terreno), ecco: ci aspettavamo una primavera che fosse primavera! Ci aspettavamo il sole. Invece, da mesi mi sembra di essere tornata a vivere nel cuore dell’Inghilterra, al tormento di giornate fatte di nebbie, piogge e pioggerelline, intervallate da un paio di ore di sole debole, completamente inutile per chi voglia fare l’orto. E non posso nemmeno attrezzarmi di serra: ci ho provato ma con i venti di quassù resistono poco e volano via entro la settimana. Non le ha nessuno, infatti. Riproverò magari in autunno con qualcosa di più piccolo come le serre tunnel che facevo in pianura.

Testarda, ho provato ad avventurarmi lo stesso nell’orto bagnato, le semine non possono attendere. E sono sprofondata nel fango, gli stivali hanno in breve acquistato una seconda suola massiccia di terreno argilloso e zuppo, facendomi camminare come un clown barcollante. Un pagliaccio tra quelle aiuole che stanno scomparendo sotto le erbe spontanee (non tutte edibili, quindi non c’è guadagno nel loro invadermi l’orto). Quest’orto, già piccolo di suo e piatto, devastato da mesi e mesi di pioggia, sta soccombendo sotto l’erba e qualche raro cespo di cicorie tardive. Ma piantaggine in quantità, che finisce tutta nelle scorte di burger e polpette di okara insieme, spesso, alla stellaria e alla malva.
A fatica, negli unici due giorni di sole, abbiamo sistemato una parte e trapiantato i pomodori, che ora se ne stanno lì a chiedersi se l’orto sia abbandonato e in prossimità di trasformarsi in un laghetto per le papere. Le zucche sono appena appena spuntate, qualche foglia oltre i cotiledoni, ma non mi avventuro ancora a trapiantarle per la paura che mi sprofondino nel fango e marciscano. Provvisoriamente, le ho sistemate nel tavolo da orto che quest’anno è stato convertito in fragolaia: qui di fragole ne mangiamo parecchie ma è un frutto che richiede lavoro a schiena china, per questo e per una minore profondità radicale le abbiamo trasferite nel tavolo, in cortile, sotto uno dei lillà, aggiungendone qualcuna nuova. I lillà, non ci devo pensare: fioriti il venerdì prima di Pasqua, distrutte tutte le pannocchie fiorite da due grandinate nei giorni successivi. Quest’anno niente oleolito e cerco di pensare positivo per l’inverno: già ora abbiamo dovuto rinunciare a tre rami belli grossi, marciti e morti. Fortuna che dall’anno scorso è rimasto un po’ di oleolito di lillà almeno per l’estate (è meraviglioso contro i gonfiori).  E il prezzemolo? Vogliamo parlare del mio recente scorno e vergogna? E’ diventato un cespuglio più alto di me: ho rimandato troppo per tagliarlo, non avendo voglia di farmi una doccia ghiacciata visto che era sempre pieno d’acqua, ho pensato ingenuamente che al primo sole avrei raccolto, limitato e riordinato. Ma il sole non è arrivato, almeno non abbastanza e non in contemporanea alla mia presenza. Così ora chiunque passi a trovarmi mi chiede come mai tanto prezzemolo: ci volevo fare il bagnetto piemontese, ma in queste quantità mi servirà un pentolone da strega!

Confido in una ripresa almeno timida, quel tanto da poter trapiantare tutti i germogli che aspettano nella cantina-legnaia (avendo una finestra, fa anche da incubatrice e serra, una volta utilizzata la gran parte della legna).
Una ripresa che mi permetta di lavorare nell’orto e cambiare i ritmi stagionali. Non l’ho ancora fatto. In estate il lavoro dell’orto lo faccio preferibilmente al mattino, prima che il sole sia alto, per evitare la scottatura e l’intontimento da canicola visto che dopo l’orto c’è da lavorare. La sera si procede solo con l’irrigazione, non tutte le sere, solo quando necessario.
Ma con questo tempo, abbiamo ancora ritmi invernali: sveglia sotto il piumone, con poca voglia di liberarsene soprattutto se si sente la pioggia scorrere nelle grondaie. Poi le incombenze ancora invernali: colazione calda, portare in casa la legna, accendere la stufa e la cucina a legna, aprire le finestre per cambiare l’aria quel tanto prima di accendere le stufe (lo faccio in fretta mentre lui va a prendere la legna… pena altrimenti borbottii e brontolamenti per il freddo!).

L’altro giorno, scendendo in pianura dopo quasi un mese, mi stupisco delle rose già fiorite, dei gelsomini profumati e delle persone che si lamentano del ritardo. Ma come, se la mia rosa più grande ha ancora un solo bocciolo, il mio gelsomino si guarda bene dal fiorire e l’uva ha qualche fogliolina verde chiarissimo, giusto per non farsi tagliare in caso pensassimo a una sua dipartita! Il primo basilico, neanche a dirlo, è morto per il freddo.
Eppure sì. Eppure mi ricordo di anni fa quando nel pavese stavo già seminando l’orto a febbraio, mentre a maggio nell’orto si entrava nel pieno del lavoro e del raccolto. Ho ben presente un ponte di novembre in cui stavo ancora raccogliendo pomodori! Sull’appennino i ritmi sono cambiati, sia quelli dell’orto che i nostri. L’inverno è più lungo, ma meraviglioso. Il lavoro del terreno fa posto a quello del riscaldamento, della contemplazione, della riflessione. Del riposo. Si corre molto di più durante l’estate per conservare tutto il conservabile, si arriva a maggio ad aprire gli ultimi vasetti di conserve per gli amici che passano, un antipasto piemontese per completare la cena, i peperoni profumati che ricordano l’orto dello scorso anno e quello che verrà.

I miei ritmi cambiano di conseguenza: più domestici nell’inverno, più lunghi e vivaci man mano che cambia l’arco della luce, che comincio a svegliarmi sempre prima, fino alle lunghe giornate d’estate in cui non voglio perdermi un’alba o un tramonto, che cominciano con il lavoro alla scrivania, con il fresco che precede l’alba e continuano nell’orto nelle prime ore della mattina, per continuare di nuovo nel lavoro alla scrivania fino al pranzo. E il pomeriggio, dopo una pausa (quanto sono belle le sieste estive, soprattutto se accompagnate dai mici?), i mille altri impegni, domestici e non, il più possibile all’esterno, persino le letture serali che si spostano sulle sdraio, sotto la vite, con la luce discreta delle lampade solari e i mille versi del bosco come accompagnamento. Bisogna solo aspettare che questi cieli plumbei e questi meravigliosi giochi di nuvole lascino vedere l’azzurro e passare il calore di un po’ di sole. E’ la dietro, si sa e si aspetta.