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torta pasqualina vegan
Appelli & Boicottaggi, Giorno per giorno, Ricette

Torta pasqualina vegan (ricetta per il rifugio Miletta)

Come state? So che molti di voi saranno in vacanza e io mi riaffaccio solo per una ricetta e per una buona causa. La ricetta, adatta a questa settimana, è una torta pasqualina vegan e spero che sarà utile a chi cerca qualcosa di classico per un pic-nic o per il pranzo. Sono anzi tre ricette… le trovate di seguito. 
L’occasione è una raccolta di foto e ricette vegan per il Rifugio Miletta, di cui vi invito a leggere la storia e gli intenti se non lo conoscete già. Sono persone molto impegnate che curano animali abbandonati o in difficoltà, tra mille peripezie. In questo video potete sentire da Alessandra Motta cosa fa il rifugio e quali sono le emergenze in questo momento.  Continue Reading

agrifoglio neve erbaviola.com
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L’agrifoglio in erboristeria e l’orto invernale

agrifoglio in erboristeria - erbaviola.com

Ho un amore particolare per l’agrifoglio (Ilex aquifolium). Un po’ perché è legato ai mesi di novembre e dicembre, all’attesa di qualche momento di riposo al calduccio davanti al fuoco e un po’ perché amo le piante spinose, quelle difficili da avvicinare a mani nude, che ti attraggono con bacche rosso vivo e ti respingono con piccole punture acute, graffietti sulle mani.
Anche se in molti conosciamo l’uso ornamentale dell’agrifoglio, il suo legame ormai banale e noioso con le festività, c’è anche un uso erboristico dell’agrifoglio che in pochi conoscono.

Ne ho parlato approfonditamente nella rubrica di novembre-dicembre su Vivi Consapevole, con le ricette per i decotti e le tinture, utili in questi mesi di freddo visto che l’agrifoglio è usato da centinaia di anni come febbrifugo, tossifugo, espettorante e antireumatico nei malanni stagionali.
(Per leggere gratuitamente la rivista e la mia rubrica, basta cliccare sull’immagine – la rubrica è a pag. 8-9 ).

 

rubrica #39 vivi consapevole grazia cacciola

Insieme agli usi e alle ricette con l’agrifoglio, ho raccolto un po’ di idee per l’orto invernale, questi sono i mesi della progettazione per il prossimo anno. Trovate anche questi nella rubrica.

 

agrifoglio neve erbaviola.com

Tornando all’agrifoglio, la versione che preferisco è quando lo trovo nel bosco d’inverno, appena spruzzato dalla neve, o leggermente ghiacciato dalla brina del mattino, un bianco discreto che mette ancora più in risalto i colori accesi delle bacche.
In molte tradizioni popolari del nord e centro Europa, era considerato una pianta magica, capace di proteggere dalla sorte avversa e persino di respingere le streghe! Forse la tradizione nasce dalle sue bacche, particolarmente tossiche e dall’azione pressoché immediata. E forse per questo si intrecciavano ghirlande da mettere sulla porta di casa e alle finestre per proteggersi dagli abitanti del mondo delle ombre e dell’oscuro, tradizione poi rimasta in associazione a festività religiose moderne.
Non so che effetti abbiano realmente queste ghirlande, da parte mia mettono solo allegria e mi piace averne una sulla porta in inverno, ogni anno una diversa, fatta a mano. Se volete qualche ispirazione per ghirlande di agrifoglio o per sapere come si intreccia una ghirlanda in pochi semplici passi, ho raccolto un po’ di materiale sulla mia bacheca Pinterest.

Buon fine settimana!



Nevica! La strada per arrivare a casa, attraverso il bosco innevato
Giorno per giorno, Sviluppo personale

I CAMBI DI PROGRAMMA DALL’ORTO AL DIVANO, DAVANTI AL FUOCO

Nevica! La strada per arrivare a casa, attraverso il bosco innevato

Un piccolo pensiero sui cambi di programma forzati. Causa di forza maggiore. Quelli che ti potrebbero far adirare, anche se visti da lontano sembrano sciocchezze, stupidaggini.

Oggi ho lavorato in fretta per questo banale scopo: finire il lavoro prima del previsto, tornare a casa, correre nell’orto, agguantare 5-6 rape, sedano, prezzemolo e magari qualche bieta e seguire la ricetta che Cristina mi ha scritto nei commenti dell’ultimo post. Il tutto per un post di domani a cui penso da due giorni. Mi ero persino ricordata di caricare la macchina fotografica!

Invece, mentre finivo di lavorare, iniziava a nevicare.
E’ il primo anno che non nevica da novembre a marzo, abbiamo avuto un inverno mite fino ad ora, quasi tre mesi di neve in meno rispetto il solito. Fino a oggi, almeno. Ho guardato le previsioni? Sì, per quel che può servire. Dicevano neve da domani pomeriggio. Quindi io mi ero organizzata come sopra.

Tornando a casa mi sono invece inzuppata di neve e acqua ghiacciata, questo solo per salire e scendere dalla macchina, neanche fossi andata a piedi per dieci chilometri. Una bufera, all’improvviso. Arrivata, asciugata, non ci penso proprio ad andare nell’orto adesso, in mezzo al fango e alla neve.

Allora ho fatto un ottimo tè verde con fiori d’arancio che mi è stato donato di recente, usando anche la teiera di porcellana, un tè dai tempi lenti, come ho raramente occasione di fare. Ho accantonato per il momento la ricetta di Cristina e intanto che aspetto il tè in infusione, ho infilato una zuppa di lenticchie e farro nella cucina a legna: sarà pronta per l’ora di cena senza nemmeno mescolare.
Con il tempo che mi è “avanzato” finirò quel maglione in attesa da due mesi. Lo farò davanti al fuoco, sul divano, con i gatti acciambellati vicino e guardando spesso la neve fuori che cade.

Forse, anzi sicuramente, tanti anni fa mi sarei adirata per il programma saltato, per le cose che non andavano come dicevo io, ne avrei fatto un caso di ‘sfiga’ celeste, dell’universo che ce l’ha proprio con me, di scadenze non rispettate e apoteosi di conseguenze nefaste a causa del piano andato a monte. Tanti anni fa avrei detto “hai aspettato tre mesi e proprio oggi dovevi nevicare?! Giusto per scombinarmi i piani?!”. Tanti tanti anni fa. Oggi invece sorrido e basta.

Perché adirarsi per una pianificazione che salta, quando si può semplicemente rimandare e guardare ad altro con felicità, godendosi il tempo liberato? Basta non opporsi agli eventi, cambiare direzione se necessario quando improvvisamente ci si trova davanti una strada momentaneamente interrotta. Inutile perdere altro tempo a recriminare, meglio farsi portare dalla corrente della vita verso altro.

E alla fine, vedo che il post l’ho fatto lo stesso, solo diverso, non quello che avevo programmato. Ma a me pare comunque bello.

Buon fine settimana a tutti!

p.s. la foto è dell’anno scorso, se volete immaginate la stessa strada al buio e con la bufera in corso.  Altrimenti guardiamola così che è molto più bella.

Latte di avena & Biscotti di avena
Autoproduzione, Conferenze & corsi, Giorno per giorno, Ricette

YOGURT DI AVENA & BISCOTTI ALL’OKARA DI AVENA

Ricetta del latte di avena & Frollini di okara di avena

L’argomento non è casuale, è una ricetta per disinnescare il buonista.

L’invito a parlare di buonismo è arrivato da Barbara che a gennaio ha fatto partire un contest sul suo sito, il tema è il buonismo, far finta di essere buoni, in pratica. Io non amo partecipare ai contest perché in genere sono solo mezzi noiosi con cui persone buoniste si presentano con una patina di buonistica socialità per attrarre più visite al proprio sito. A volte ne vedo alcuni interessanti e sinceri, ci mancherebbe, ma sempre in momenti in cui non ho proprio tempo o ispirazione per partecipare. Quindi va a finire che per nausea da buonista o mancanza di tempo/ispirazione non partecipo quasi mai.
Ma se pensate che la mia opinione sul buonismo sia questa sui contest ‘buonisti’… no, troppo facile.

Alcuni tipi di buonisti io li metto ad honorem tra i peggiori vampiri energetici. Il tipo di cui vorrei parlare è il promotore/organizzatore/presidente di associazioni-qualcosa che ha scelto di essere fintamente etico solo per mettersi in tasca dei soldi. Altrimenti detto il Furbacchione Buonista.
Questi tipi di figuri fanno leva sui tuoi buoni sentimenti, magari sul tuo attivismo, ti chiedono di partecipare a qualche evento per portargli pubblico e dargli credibilità, dopo di che ti accorgi inevitabilmente che stai lavorando gratis e loro stanno incassando dei bei soldoni dal tuo lavoro. Cosa c’è di meglio che avere dei lavoratori convinti e gratuiti, che si impegnano al massimo per te? Immagino che sia capitato a molti di incrociare questi furbacchioni.
Ma non mi voglio dilungare nella descrizione di questi figuri: se qualcuno fa attivismo, specialmente in campo animalista o volontariato nel sociale, li conosce benissimo. Quello di cui vorrei parlarvi è del come disattivarli e lo vorrei fare con un piccolo aneddoto in cui si riconoscerà sicuramente uno di questi personaggi. Ma è solo esemplificativo per i tanti che hanno deciso che il settore bio-eco-green-qualcosa sia composto da cretinetti facili da imbrogliare a vantaggio dei loro tornaconti.

Yogurt di avena & Biscotti di okara - ricetta

La mia soluzione è: non solo si possono disattivare questi buonisti con un po’ di furbizia, ma li si può buttare con un bel calcione sulla strada giusta, così che da buonisti diventino buoni davvero. O quasi. O facciano almeno qualcosa di buono.

Un giorno vengo contattata dal presidente di un’associazione che si occupa di quello che io chiamo in stile morettiano “faccio-cose-vedo-gente”, ovvero il solito guazzabuglio di eco&etico di tutto e niente. Mi chiede di andare piuttosto lontano da dove vivo, per una conferenza in cui si parlerà anche di cambiamento di stile di vita con esempi e percorsi di vita concreti. Il tutto gratis, chiaro, perché lui ci copre solo le spese vive, lo fa per passione, perché ci crede sul serio e giù una lista di buoni motivi e nomi di altri oratori accreditati. La sala la dà a titolo gratuito il Comune, per dire quanto sono bravi e importanti.
Gratis per lui, non gratis per me. Il treno, la benzina, il b&b, i pasti io li pago come tutti i comuni mortali. Quando una conferenza è gratis e non c’è rimborso spese, per l’oratore è un costo.
Una volta arrivata sul posto, vengo però a conoscenza del fatto che la conferenza che io faccio gratuitamente, ha invece un biglietto di ingresso di ben 30 euro a persona e che gli oratori menzionati come partecipanti sarebbero stati invece presenti in altre giornate. Niente tavola rotonda, ma un monologo, “per darti più spazio” dice il Furbacchione Buonista. Ma non è finita. Scopro con orrore che i presenti si aspettano da programma che io gli fornisca una formula magica per cambiare vita, per trovarsi il secondo dopo l’uscita dalla conferenza a vivere in campagna, in modo sostenibile, correre felici per i prati e avere un sacco di tempo libero. Ecco, a trasformarmi in un fenomeno da baraccone ci hanno provato in molti, ma di solito mi propongono di scrivere cose tipo “Il segreto per cambiare vita”, non mi cambiano il programma di una conferenza gratuita in un monologo a pagamento in stile Rhonda Byrne!
Dieci minuti per decidere. Cosa fare?
Ascoltare la rabbia in ebollizione ed esplodere insultando il presidente dell’associazione? No, sarei passata per una pazza isterica e pochi avrebbero capito cos’era successo.
Ascoltare l’istinto di conservazione e darsela a gambe prima che la trasformazione in Rhonda Byrne avesse inizio? Anche qui non avrebbero capito: “ho pagato trenta euro e se ne va?!”. Vagli a spiegare che i trenta euro non sono per te ma per il Furbacchione Buonista!
Impiegare i restanti cinque minuti per dimostrargli che stupido non è sinonimo di etico ma di Furbacchione Buonista? Oh, sì.

La conferenza inizia. Parlo di quello di cui parlo di solito, a braccio come faccio di solito, infilo qua e là riferimenti al fatto che essere buoni paga, che per cambiare il mondo dobbiamo cambiare da subito, oggi non domani, e bisogna farlo tutti nella stessa direzione, partendo anche da cose piccole. Per farlo da subito, chiedo ai presenti di indicarmi delle necessità della zona, ne seleziono tre affrontabili senza Hulk e una rivoluzione, poi chiedo a loro di votare una delle tre da affrontare subito. Vince la sistemazione di un parco giochi abbandonato e sporco che tutto sommato potrebbe essere risistemato a mano dai presenti, con un po’ di pulizie, guerrilla gardening e una piccola colletta in tutto il quartiere per un’altalena e due panchine nuove. Ci diamo all’organizzazione, fino ad eleggere due partecipanti come referenti per il progetto, uno dei quali è un consigliere comunale che si incarica anche di parlare con il sindaco. L’altro gestirà un gruppo online per tenersi in contatto e informati, dividersi i compiti ecc.
La conferenza sembra essere finita con tutti carichi e motivati a cominciare subito a mettere in atto questo progetto.
Ma io so che non è finita qui.
Chiamo con grandi complimenti l’organizzatore sul palco, che ovviamente arriva tronfio del successo, chiedo un applauso per l’ottima organizzazione, lui si compiace visibilmente ed è allora che annuncio: “Vi ringrazio, è stata una giornata meravigliosa con persone meravigliose! Con un rapido calcolo a occhio sul numero dei partecipanti, direi che l’Associazione ha raccolto circa tremila euro e credo che Furbacchione Buonista sarà sicuramente d’accordo nello scegliere il progetto del parco giochi come attività a cui destinare questi fondi! Vero?” Sorrido. Sbianca. Applauso fragoroso del pubblico.
Il progetto è stato realizzato.
No, inutile che andate a sbirciare nella sezione “Eventi & conferenze” del sito. L’ho tolto, nel racconto ho anche cambiato cifre e progetto perché se zuccheri un buonista fino a farlo diventare buono, magari non solo per quella volta, non è giusto metterlo poi alla pubblica gogna. Io sono certa che ha capito e voglio sperare che sia cambiato, non solo per quella volta. Sono sicura di sì.

Per inzuccherare il buonista, propongo una delle mie ricette preferite del momento: lo yogurt di avena. Siccome però del buonista e dell’avena non si butta via niente, con l’okara di avena avanzata, ho fatto i biscotti.

Latte di avena & Biscotti di avena

Yogurt di avena

Ingredienti
850 ml di latte di avena
starter (come starter si può usare: rejuvelac, fermenti lattici per vegan, oppure 1 vasetto da 125 gr di yogurt di avena naturale, a temperatura ambiente)
sciroppo di agave
stecca di vaniglia

Attrezzi
Un termometro per alimenti
Una caraffa oppure una yogurtiera
Una coperta calda
Una pentola per riscaldare il latte

Procedimento

Preparare 850 ml di latte di avena. Se come me lo fate in casa con una macchina per latte vegetale, va fatto con fiocchi di avena e bisogna ripetere il procedimento due volte, per ottenere un latte ‘forte’ e più denso. Riscaldare il latte in una pentola, finché non raggiunge la temperatura precisa di 40°C. Versare lo starter a temperatura ambiente (si intende tra i 20 e i 35°C, se non li raggiungete basta tenere lo starter nel forno con la sola lampadina accesa fino al raggiungimento della temperatura) nel latte e mescolare delicatamente. Verificare la temperatura, deve essere tra i 36 e 40°C, in caso sia inferiore procedere con il riscaldamento come sopra. Versare tutto in una caraffa tiepida (basta sciacquarla con acqua calda) o nella yogurtiera e coprire l’apertura con l’apposito tappo o un piattino. Avvolgere la caraffa o la yogurtiera in una coperta calda e lasciarla riposare in luogo tiepido, al riparo da correnti d’aria, per 8-10 ore. Più riposa, più si addensa. Non superare le dieci ore, oltre questo limite di tempo, produce il siero e tende a un sapore spiccatamente acido. Dolcificare con sciroppo di agave e insaporire con una grattatina di vaniglia dalla stecca.

Biscotti all’okara di avena 

L’okara è la parte di polpa dei fiocchi di avena che resta dopo aver fatto il latte di avena. Ottima, perché già dolce di suo, sia nell’impasto dei dolci che nei ripieni, creme o per addensare le zuppe.

Per i biscotti di okara, basta amalgamare in una ciotola 100 gr di okara di avena (se è molto asciutta aggiungere del latte di avena, deve assomigliare a una pappina), 2 cucchiai di zucchero di canna grezzo, 1 cucchiaio di malto di orzo, 100 gr di nocciole tritate, 50 gr di fiocchi di avena, 50 gr di uvetta sultanina già idratata, 1 pizzico di bicarbonato di sodio,  80 gr di olio di semi di girasole spremuto a freddo. Si deve formare un impasto consistente ma friabile e un po’ unto, come di norma per i frollini. Fare delle palline uguali e schiacciarle formando dei biscotti tondi, aiutandosi magari con uno stampino o un bicchiere piccolo. Infornare in forno statico per 10 minuti a 180°C. All’uscita dal forno saranno un po’ morbidi, si induriscono raffreddando.

 
Approfondimento video:

In questa puntata di Geo&Geo, Rai3, dimostro in diretta come fare il latte vegetale manualmente e con una macchina apposita, in questo caso la SoyaJoy.

 

 

 

 

Dado vegetale, ricetta di Erbaviola.it - si conserva in vasetti di vetro
Ricette, Sviluppo personale

DADO VEGETALE FATTO IN CASA (PER METTERE UN ANNO SOTTOVETRO, VAMPIRI ENERGETICI COMPRESI)

Se vi serve solo la ricetta del dado vegetale, scorrete il post, la trovate in fondo 😉  Per gli altri, prima si chiacchiera.

Non me ne vogliano quelli che amano follemente il capodanno: a me non dice nulla. E’ un giorno come un altro, domani già che è festivo si pranza con degli amici, come facciamo anche altre volte nel corso dell’anno. Non ci serve una data per festeggiare, tutto qui. E ci danno anche un po’ fastidio i movimenti di massa in una notte all’anno. Per chi invece li ama: buona serata 🙂

Quest’anno, poi, non ho dovuto certo aspettare la fine del calendario per entrare nei tempi del bilancio. E’ stato sicuramente uno degli anni più intensi in assoluto, con tanti eventi positivi e, quasi a sottolinearli, anche tanti negativi. Allora ho pensato di parlare di uno di questi, che da negativo è diventato la soluzione per un bel po’ di problemi.

Si chiacchiera, insomma, come faremmo davanti a una tazza di té. Oggi vi racconterei questo e, come succede spesso tra amici, chiacchierando vi allungherei questa ricetta, rispolverata giorni fa.

Dado vegetale, ricetta di Erbaviola.it - si conserva in vasetti di vetro

 

Un primo tempo del bilancio per me è stato forzatamente agosto: dopo una caduta rovinosa dalle scale sono rimasta bloccata un po’ di tempo e costretta a riposo forzato. Ho maledetto la sorte, annullato una quantità di impegni, rendendomi conto così che ne avevo veramente troppi (lo so Barbara, me lo ripeti da tempo! Ma dovevo sbatterci il naso). Grazie però alla pausa della malattia, ho avuto modo di cominciare a riflettere su amicizie che si sono rivelate per quel che erano: tremendi gironi dell’inferno, in cui ero cascata senza accorgermene quasi.
Come nei migliori luoghi comuni, ti accorgi di avere dei pessimi amici solo nel momento del bisogno. Siccome il momento del bisogno per me arriva raramente, possono passare anni prima che mi accorga del problema.
La malattia ha portato il bene della riflessione, della pausa e ho dovuto anche fare i conti con la rivalutazione di certe amicizie bacate. Avendo un carattere un po’ forte, non è raro che alcune persone mi si incollino, letteralmente. Sono di solito persone che hanno dei bisogni eccessivi e devono ancora fare i conti con Edipo, Elettra e tutti e i primi tre volumi della psicoanalisi freudiana. In genere sono piuttosto abile nello schivarli, ma forse per troppi impegni, forse per troppi cambiamenti in poco tempo, forse per la lontananza geografica dai miei vecchi amici, forse per altre duecento ragioni che non ho ancora capito, negli ultimi anni ho lasciato la porta troppo aperta. La mia metà e qualche amica mi ripetevano da tempo “Non puoi essere sempre così disponibile” ma a me sembrava eccessivo. Non sono “così disponibile“, ripetevo. Ma invece sì e non lo vedevo.

Hanno un tratto comune questi ‘vampiri energetici’ o ‘vampiri psichici’ (non parlo di serie tv ma di psicologia), almeno nel mio caso: instaurano un rapporto quasi quotidiano e ti portano in qualche modo a proporti spontaneamente per risolvere i loro problemi. Sottolineo “spontaneamente“! Così cominci a trascurare il tuo quotidiano, a mettere in secondo piano i tuoi problemi. Perché, cavoli, questi vampiri psichici prendono 2-3 ore al giorno in media! Ti convincono pian piano che il loro dramma del momento DEVE essere anche il tuo. E hanno sempre un problema, una lagna, una rottura che li rende tristi e infelici e bisognosi di aiuto, del tuo aiuto, ovviamente (eccheppalleee aggiungerei ora!). Per poi mostrarsi meravigliosamente dolci, soavi e ingenui con il resto del mondo, altro tratto in comune. Ma non si mostrano così a caso: stanno solo pescando le prossime vittime; infatti anche tu ci sei finita dentro così.

Dicendolo ora, mi sento anche più cretina ad esserci cascata, ma come quelli che per smettere di fumare hanno bisogno di dichiararlo al mondo e prendere un impegno pubblico, anche io probabilmente ho bisogno di dire pubblicamente di essere imbecille per non ricaderci!

Si spera, almeno. Perché, terribilmente vero, ho il complesso della crocerossina. Se vedo qualcuno in difficoltà devo aiutarlo. E c’è gente che se ne approfitta anche troppo, ti elegge seduta stante a sua madre sostitutiva, salvo poi piantarti in asso non appena subodora che potresti essere in un momento complicato. Capace anche che si offenda perché il tuo momento complicato non ti permette di dare la giusta attenzione alla sua banale quotidianità elevata a melodramma (il tuo stupido momento complicato può essere anche solo un trasloco, schiena bloccata e vita da baraccati perché hai otto fatture con pagamento in super-ritardo grazie alle quali è saltato l’acquisto della cucina e il pagamento delle tasse… problemini da nulla, insomma).

Direte: dai, almeno te ne sei liberata. Sì, vero. Però non è la prima volta che ci casco, non è stata l’unica quest’anno, e alla fine resti inebetita, con l’anima stracciata e nessuna voglia di frequentare altre persone, persino gli amici di sempre.

Soluzione. Se vi siete riconosciuti nella mia esperienza e avete problemi anche voi a scollarvi di dosso gente del genere, vi consiglio questo libro: Mario Corte, Vampiri energetici, Edizioni Punto d’Incontro.
Sì, lo so che siamo in tanti, il mondo abbonda di questi soggetti, dal collega che ti chiede di fare il suo lavoro alla madre che pretende che il figlio si trasformi nel suo badante a costo zero.
Il libro mi è servito. Molto chiaro e pratico, ma la soluzione sta solo in noi: non ripetere certi comportamenti è una questione personale. Pensate che io ci sono ricascata solo un paio di mesi dopo..! Fortunatamente è durata poco e, anche se ne sono uscita di nuovo con l’anima stracciata e una grande rabbia verso me stessa per essermi fatta coinvolgere in problemi che non erano miei, sono stata però più veloce a riconoscere e allontanare. Almeno comincio a capire e a far durare meno la questione.

Sicuramente, un altro tratto comune in tutti questi soggetti è il cercarti quotidianamente, incessantemente e fino allo sfinimento mentre hanno bisogno. I peggiori vanno avanti anni. I narcisisti durano invece – deo gratia! – solo qualche settimana, il tempo in cui gli servi, poi spariscono da soli. Se riesci a stare in guardia per quel periodo, non ti fai troppo male. Detta così, sembra facile individuarli ed evitarli, no?  No, non lo è. Perché è come vedere per strada un cucciolino maltrattato e accorrere in suo aiuto, nutrirlo e accudirlo, poi svegliarsi un giorno mentre ti sta sbranando una mano o se ne è andato a vivere a casa del tuo peggior nemico. (Ovviamente con gli animali non succede mai, sono solo gli umani a essere così complicati).

Ok, come avrete capito mi sono appena tolta un peso. Però…

Dado vegetale, ricetta di Erbaviola.it - si conserva in vasetti di vetro


… però cosa c’entra tutto questo con il dado vegetale?

C’entra. In tanti modi.

Era una cosa che non avevo più tempo di fare. Ora ho il tempo, un lusso! In genere ne faccio parecchi vasetti in estate, quando tutti gli ingredienti sono disponibili nell’orto, ma quest’anno causa trasloco e vampiri non ce l’ho fatta. Così eccomi qui, un dado vegetale fatto poco prima di Natale, giusto per arrivare alla primavera.

Quando non ho il mio dado, uso quello vegetale di Alce Nero, uno dei pochi buoni, bio e senza glutammati. E mi sento una consumista indecente. Mi infastidisce quella scatolina con i pochi dadi impacchettati uno per uno con la stagnola non riciclabile. E zero controllo delle verdure… mmmmhhhh… sufficiente per non restare troppo senza il mio!

E’ un modo molto bello per portarsi nell’inverno tutti i profumi dell’orto estivo. Il profumo che fa questo dado nei brodi e nelle preparazioni, è unico!

La ricetta è piaciuta alla Cucina della Capra, che oltre a una cuoca sopraffina è anche una personcina molto carina. Ho promesso che avrei postato la ricetta dopo che lei ne ha parlato su Facebook, ed eccomi qui a condividerla 🙂

La ricetta molti la conoscono già: c’è su uno dei miei libri, Scappo dalla città. Manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione, Ed. FAG Questo libro è arrivato alla seconda edizione, una delle belle notizie di quest’anno, anche se ha causato un bel po’ di stress. La nuova edizione era prevista per il 2013, ma a settembre, quando la casa editrice ha riaperto, sono arrivate una quantità di richieste dalle librerie e sono andate esaurite tutte le copie, così siamo corsi a fare la seconda edizione, riveduta, ampliata, con le foto a colori e nuovi personaggi. Fortuna che ci stavo già lavorando nei mesi precedenti!

E’ simbolico. Bisogna mettere sotto vetro e usare spesso le cose belle che abbiamo e che ci capitano, guardarle e usarle all’occorrenza, per insaporire la vita. Gli amici che si fanno sentire anche se non hanno bisogno niente, solo per il piacere di una chiacchierata. Gli amici che ci sono sempre quando hai bisogno. Gli amici che devi minacciare di respingerli con il lanciafiamme mentre vogliono venire a aiutarti con il trasloco anche se hai solo un fornellino elettrico per rifocillarli. Gli amici che “scriviamo qualcosa insieme?” e lo si fa davvero, scoprendo che si è molto molto più in sintonia di quel che si pensava.

Ricetta per 3 vasetti di dado vegetale 

Dado vegetale fatto in casa - ricetta Erbaviola.itIngredienti

200 gr di sedano

2 carote

1 cipolla grossa rossa

1 zucchina

100 gr di prezzemolo

20 foglie di basilico

2 rametti di rosmarino

15 foglie di salvia

150 gr di sale integrale o gomasio tritato finissimo

1 cucchiaio di olio extravergine di oliva

50 ml di olio extra vergine di oliva

 

Preparazione

Sminuzzare molto finemente le verdure e le erbe aromatiche e mettetele dentro a una pentola meglio se di coccio, insieme a un cucchiaio d’olio, quindi coprire con sale e far cuocere per almeno 1 ora e mezza senza aggiungere mai acqua. A questo punto frullare con un frullatore a immersione o un robot da cucina e rimettere sul fuoco finchè non si sarà addensato ancora. L’operazione può essere fatta direttamente nella pentola se utilizzate un frullatore a immersione. Terminata la cottura, spegnere la fiamma e incorporare l’olio, mescolando bene.

Durante la cottura del dado di cui sopra, sterilizzare per bollitura dei contenitori di vetro e versarvi il dado quando ancora caldo. Meglio utilizzare barattolini piccoli, così da non lasciare aperto un singolo barattolo per molto tempo.


Avviso
: molti vi diranno di buttar dentro tutte le verdure che avete. Pessima idea se siete dei buongustai. L’insaporitore è un equilibrio di sapori, se si mettono verdure a caso può variare molto; per esempio un finocchio o le foglie di cavolo o spinaci ne altererebbero inevitabilmente il sapore, con conseguenze su tutti i piatti che verranno.

Come si usa:  1 cucchiaino da caffé = un dado vegetale. Grazie alla consistenza cremosa, può essere utilizzato senza scioglierlo in acqua. Per esempio, nelle verdure in padella è fantastico, così come negli stufati di seitan, arrosti di seitan, spezzatino di soia, verdure al forno e come brodo per la cottura di risotti, sughi e minestre, ovviamente.

Alcuni usi particolari: per far rinvenire lo spezzatino di soia, lo rende molto più saporito; per fare un sugo di pomodoro molto veloce si può saltare il soffritto e far cuocere la passata con uno/due cucchiaini di dado vegetale; per una velocissima zuppa di miso, basta un cucchiaino di miso, uno di dado vegetale e acqua calda… fatto!

Conservazione: grazie all’alta quantità di sale, si conserva per 6-8 mesi in barattoli di vetro ben tappati e non fermenta né dà ospitalità a batteri. Non è necessario bollire i vasetti, per lo stesso motivo. Se non vi sentite sicuri però, potete sia congelare i vasetti che tenerli in frigo.

Autoproduzione, Giorno per giorno

AL POSTO DEI BIGLIETTI… SEGNAPACCO SOSTENIBILI (e riutilizzabili!!!)



Quando andrà online questo post, avrò già consegnato il pacco, quindi non rovino il fattore sorpresa 🙂

Quest’anno ho deciso, salvo rarissimi casi, di non fare bigliettini ma solo segnapacco in pasta tipo pasta al sale. Dico ‘tipo’ perché la ricetta l’ho trovata mesi fa su un blog americano (non riesco a ricordare quale purtroppo!!!) ed è simile alla pasta al sale ma con una variante nell’uso del bicarbonato e sale fino, così che il risultato è molto più particolare. I materiali, oltre ad essere alla portata proprio di tutti, sono anche economici e completamente biodegradabili.
I segnapacco fatti così sono riutilizzabili: da appendere all’albero o in giro per casa, o alle maniglie delle finestre…

Non bastasse, mi sembra l’unico uso decente per la farina 00 che, come ormai sappiamo, provoca più danni che benefici. Sono mesi che ho smesso di usarla del tutto, mi era rimasto questo mezzo pacchetto che ha trovato l’impiego perfetto nei segna-pacco. Non che prima ne consumassi tanta … o, meglio, i primi anni da veg sì, purtroppo la disinformazione era tanta, la rete ancora poco diffusa e ho finito per mangiare una tonnellata di glutine, cosa che mi ha provocato anche, a distanza di qualche tempo, una modesta intolleranza e qualche problema di salute. Tutto risolto, fortunatamente, dopo aver abbandonato completamente le farine di grano tenero raffinate e utilizzando cereali integrali (poco) e farine alternative, dal mais, al riso, al grano saraceno. Ma magari di questo parlerò approfonditamente un’altra volta. Ora vorrei solo mostrare come ho esorcizzato l’ultimo avanzo della tremenda farina 00: i segna pacco per Yule.

La ricetta è semplicissima e si realizza tutto in un paio d’ore massimo, quindi a prova di super-impegnate e pigroni. Io li ho fatti una sera dopo cena.

500 gr di farina 00
250 gr di bicarbonato di sodio
50 gr di sale fino
acqua tiepida quanto basta

Sciogliere il sale in mezzo bicchiere di acqua tiepida e unirlo in una ciotola a farina e bicarbonato. Impastare con le mani fino a ottenere una palla morbida, aggiungendo acqua tiepida al bisogno.
Stendere l’impasto con un mattarello, lasciandolo alto circa mezzo centimetro.
Ritagliare usando sagome di carta e rotella per pizza, oppure usando come me le formine per biscotti a tema Yule. Queste che ho usato sono vecchissime e le avevo comprate a Bristol, ma credo che ora si possano trovare facilmente anche in Italia.
Asciugare all’aria oppure vicino a una stufa. Non fatevi tentare dal metterle in forno o sul calorifero o sulla stufa: si gonfiano e si bruciacchiano sotto. Non dimenticate, prima di farli asciugare, di fare i buchi necessari con uno stuzzicadenti. Se usate della stagnola riciclata per asciugarli, o un vassoio di acciaio, spolverate leggermente sotto con altra farina che poi verrà rimossa una volta asciutti, in questo modo non si attaccano alla base. Per questo uso si può riutilizzare lo stesso pezzo di stagnola infinite volte.

Quello che mi è piaciuto particolarmente di questo impasto è che resta molto bianco e non grossolano come la pasta al sale normale. Sembra più gesso. Si possono poi colorare con acquerelli o tempere, oppure scriverci sopra con pennarelli, matite o quello che ispira di più. A me piacciono di più al naturale. Con gli avanzi, ho fatto dei quadretti che ho messo a seccare su legnetti da spiedino, servono come ‘perline’ da intervallare tra una figura e l’altra.
Questo nella foto in particolare è stato realizzato con del filo di cotone sbucato dai miei contenitori di avanzi, si intonava perfettamente alla carta regalo.

 

 

Autoproduzione

LA GHIRLANDA DI PASTA DI PANE E LE PALLINE DI PLASTICA

Natale si avvicina ma per me si avvicina Yule, che cade nella notte tra il 21 e il 22. Quest’anno siamo anche riusciti a organizzare una festicciola yulesca tra amici, quindi i preparativi fervono, anche perché le celebrazioni di Yule per un gruppetto di riabitanti della montagna un po’ fissati con l’autoproduzione, rischia di essere un’enormità di lavoro. Necessario cominciare prima, quindi. Certo, sarebbe più leggero entrare in un negozio e comprare in 10 minuti tutte le decorazioni.
Ma quanto è più leggero?
Una pallina di plastica oggi viene fatta in Cina, dove i parametri per l’inquinamento ambientale sono molto peggio dei nostri, cosa che ha creato negli anni una coltre gialla stabile e fissa su città come Pechino e Shanghai. Un’inquinamento ambientale di cui subiamo gli effetti anche noi, attraverso il riscaldamento globale, il buco nell’ozono e tutti gli altri che vi sono già ben noti. Poi la pallina viene impacchettata, il che vuol dire altra plastica, altro inquinamento. Un inquinamento che in questo caso ci portiamo direttamente sulla testa, perché la pallina la scarteremo a casa e la confezione finirà 99 volte su 100 in un inceneritore. Bruciando, ci farà volare in testa un po’ di quella meravigliosa diossina che è ormai tra le ragioni primarie dell’aumento di carcinomi in Europa. E vi devo raccontare della nave cargo che trasporterà le palline in container fino a noi, che perderà in mare ruggine, gasolio e olio bruciato devastando interi ecosistemi ad ogni passaggio? Poi, una volta arrivata in Italia, la pallina si farà un po’ di tragitti in camion, mezzi che vanno solo con diesel, probabilmente viaggiando per qualche settimana tra importatore, distributore, grossista e negoziante. Ad andare bene.
Tutto per una pallina. Una pallina ornamentale da usare 20 giorni l’anno.

Ho un albero con delle palline di plastica, hanno 12 anni. Lo so di preciso, perché poi ho cambiato idea anche su questi consumi e non ne ho più comprate. Così negli anni si sono aggiunti decori sempre più belli e sempre fatti a mano, non solo da me.
Le palline di plastica però le tengo, non le butto e non le regalo. Mi aiutano a ricordarmi com’ero e a ricordare che bisogna spiegare, parlare, dire. Per esempio se questa cosa sopra me l’avesse detta qualcuno, prima che ci arrivassi da sola, magari non ci sarebbero nemmeno queste palline. E poi mi ricorda anche che bisogna essere tolleranti, non come certi improvvisati e pubblicizzati della decrescita che a sentirli pare che siano nati nella capanna e non abbiano mai aperto un rubinetto. Poi li vedi da vicino e il rubinetto non l’hanno mai aperto solo perché a casa loro è la moglie/compagna/cameriera che lava i piatti e naturalmente lo fa con il detersivo che brilla di più, comprato al Carrefour.
Ho perso il filo… dicevo… sì: se ABBIAMO le palline di plastica o altro materiale inquinante: teniamole. Buttarle sarebbe un’inquinamento. Però non ne compriamo più, giusto?

albero di natale yule erbaviola 2012

 

Sono indietro con la preparazione dei decori ma come vi dicevo, sono molto positiva sugli amici che mi vogliono bene … così sabato pomeriggio, mentre buttavamo per aria il piano di sotto per finire un pezzo di impianto e attaccare il televisore (lo usiamo per guardare i film ed è da agosto che non si ha il piacere…), ero un po’ contrariata perché io in effetti avrei preferito finire una cosa che stavo facendo per il centro-tavola della festa di cui sopra. E’ stato allora che è suonato il campanello e si è materializzata sulla porta una personcina dolcissima che mi ha portato in regalo questa corona di pane di Natale fatta da lei, con pasta di pane cotta in forno e decorazioni rigorosamente riciclate (si sa che ci tengo ai dettagli!).
Non è carinissima? E poi le sorprese, tanto più sono inaspettate, tanto più rallegrano.

corona di pane ghirlanda natale yule

Inutile dire che con l’occasione si è riconfermata la legge di Murphy che regola da sempre la mia vita sociale: se ho la casa perfettamente pulita e ordinata, non viene nessuno. Nemmeno la postina si degna. Non passa neanche la gatta dei vicini. Alla creatrice della ghirlanda non ho potuto neanche offrire un té perché da me alla cucina c’era di tutto, da pile di libri a scatoloni, fino a elettrodomestici posizionati con creatività davanti alla porta d’ingresso. L’uragano fa meno caos di noi quando dobbiamo sistemare qualcosa. Ma ormai lo sappiamo, maledetto Murphy, se appena si mette in disordine per fare qualche lavoro, siamo sicuri che passano in dieci compreso il corriere TNT, un simpatico chiacchierone che pensa ormai che noi siamo fenomeni del Cirque du Soleil.
Driiiiinnnn …sì arrivo… vado iooooo…. eccomi, un attimoooo!
E apro con una scarpa, una ciabatta, il cappello con pompon e tre libri sotto il braccio.
Vagli a spiegare che sei appena tornata dalla biblioteca, ti stavi cambiando le scarpe e non puoi lasciare i libri altrui incustoditi perché arriva subito la gatta Kiki a mordere gli angoli…
Vi lascio immaginare la faccia del poveretto. E tenta anche la battuta “C’è questo bel pacchetto per lei, firmi qui… magari è l’altra scarpa!”.
Vagli a dire che tu sei una persona seria, con un lavoro di responsabilità, che c’è persino della gente che ti dà retta… Tu sei solo quella con una scarpa e una ciabatta, più il berretto con pompon.
Venerdì il poveretto ha ricevuto il colpo di grazia, in tutti i sensi. Siccome nell’ingresso c’era una luce migliore, avevo disposto sul tavolino vicino alla porta, davanti all’albero di Yule, un piatto con un una formaggella vegan da fotografare, più tutta la scenografia di tovaglia, cestini, lattuga, mestolo, un vaso di semi di lino con semi sparsi attorno per fare lo sfondo artistico. Per la sopracitata legge di Murphy, appena allestito il set, è arrivato il corriere TNT.
Ha esitato un attimo, poi: “Ecco il pacco… dove glielo metto? Qui sotto l’albero con il formaggio?”
Penso che ora sia da qualche parte a raccontare che venerdì ha consegnato un pacco a una che nell’ingresso di casa tiene formaggio fresco e insalata sotto l’albero di Natale. Nessuno gli sta credendo. Ma no, vi dico, è la stessa che sta in casa con una scarpa, una ciabatta e il cappello con pompon!!!

formaggio vegan ai semi di lino di Erbaviola

Questa è la foto della formaggella incriminata, la ricetta l’avevo già pubblicata qui. Se poi vi interessa l’argomento, sulla Vegagenda 2013 (che è anche un bel regalo! 😉 ) trovate altre mie ricette di formaggi vegetali, cioé fatti con latte di soia, riso, avena, mandorle ecc. Le ricette sono in anteprima dal libro “Latte e formaggi vegetali” che uscirà a inizio 2013. La Vegagenda si trova in tutte le librerie che hanno i libri delle Edizioni Sonda e… che vi devo dire, stavolta gongolo davvero! Dopo anni di uso della Vegagenda, mi sono commossa a vedere le mie ricette lì! Uno di quei posti in cui fa bene al cuore esserci.