Appelli & Boicottaggi, Giorno per giorno, Vita da veg

CIOCCOLATO’ 2007 battuto da brocantage e Itinerart

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Domenica marzolina che sembra maggio inoltrato, ci siamo avviati verso CioccolaTo’, kermesse torinese di una decina di giorni a tema cioccolato. Ci siamo avviati con le lingue penzoloni dopo aver letto il programma online e già pronti a partecipare a stage, laboratori di cucina, assaggi e compagnia. Già mi vedevo incoronata di cappello da pasticcera a far praline e croccanti, come quando visitai Cadbury’s, invece non appena arrivati ci siamo ritrovati a guardarci in faccia arricciando il naso.
Gli unici due padiglioni-laboratorio erano pieni di gente accalcata senza nessuna logica, chi andava, chi veniva, con una specie di DJ in cappello da cuoco che urlava che stavano uscendo le praline da una macchina. DA UNA MACCHINA?! Ah, beh, grazie… ci voleva un laboratorio! L’altro era letteralmente inarrivabile: laboratorio di cucina con il cioccolato. Dall’odore stavano facendo un arrosto di muflone marcio caramellato nel cioccolato ma secondo lo schermino al plasma dedicato a chi era rimasto fuori, stavano facendo la nona meraviglia del mondo (l’ottava era la macchina delle palline di cioccolato). Insomma… come vedere una puntata di Questo l’ho fatto io! (Gambero Rosso Channel) ma con davanti 100 persone, con il sole che batte sul plasma e senza poter cambiare canale. Di peggio c’è solo la rottura del telecomando quando comincia la rubrica di marchette dei vini.
Siamo rimasti un minuto, il tempo di fare la parte del cuoco nero* con la massaia che gli mostra un piatto di cipolle e cozze al caramello… e ce ne siamo andati disgustati.

Abbiamo visitato perplessi tutti gli stand di viale Vittorio Veneto, c’erano tutte le grandi marche dalla Lindt alla Caffarel alla Nestlé alla Nestlé alla Nestlé alla Nestlé alla Nestlé alla Nestlé… non mi si è incastrata la tastiera, era proprio così l’esposizione. Verso la fine ci ha offerto una goduta risata una fila enorme di persone davanti al padiglione di una nota marca di cioccolato da supermercato duro e puro… ma cosa aspettano tutti in fila?! Andiamo a sbirciare e … dunque: si fa una fila di almeno un’ora sotto il sole (o meglio fanno, a me non passa nemmeno per l’anticamera del cervello di fare una cosa del genere) per entrare in una stanza di plastica trasparente dove quattro hostess con davanti quattro cubi di cioccolatini te ne danno uno, tu lo gusti, lo assapori, ti dimostri compiaciuta e passi a impastarti la bocca con quello successivo. Ma certo, perché non dovrei passare un’ora in fila per ciucciare un lindor squagliato? Dove la trovo un’altra occasione così?!

Tra risate alla volta di gente assurda che si scambiava pareri sui ferrero rocher (!!!), che è come andare al vinitaly e sentire pareri sul tavernello, abbiamo trovato anche qualche sparuta pasticceria artigianale che esponeva dentro degli stand pigiatissimi in cui non si capiva dove cominciava chi e finiva cosa. Di biologico nemmeno l’ombra. Ci siamo fatti invogliare da una crema di gianduia extra-fondente e da un salame di cioccolato di una pasticceria di Marina di Gioiosa, RC. Salvo poi constatare a casa, tra le dovute risate, che sono prodotti invece dalla torinesissima pasticceria Stroppiana e che questo dimostra quanto fossero messi bene gli stand!! Comunque sia la crema di gianduia extra-fondente che il salame di cioccolato, ritratti qui sotto, sono delle bontà divine, soprattutto la crema. Inoltre: sono PER VEGANI! La crema è composta solo da cacao puro, olio extravergine di oliva e come addensante lecitina di soia. Ottima scoperta, alla prossima visita a Torino faremo rifornimento.

Ehm… la foto fa schifo, ma avevamo fretta di assaggiare 😀

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Questo Cioccolatò insomma non ha niente di più della settimana del cioccolato al Bennet di Parona o della corsia dei dolci della Coop… anzi, alla coop c’è anche il cioccolato del CTM (QUI MANCA SCANDALOSAMENTE TUTTO IL COMMERCIO EQUO DI CACAO E CIOCCOLATO! VERGOGNA!) e un paio di tavolette bio e ogm free. Quindi se dovete andare apposta accettate il consiglio: andate al supermercato vicino a casa che è lo stesso.

Giornata comunque splendida in cui si sono presentate anche un paio di scoperte niente male: sotto i portici di via Vittorio Veneto a torino c’è tutte le domeniche un mercatino brocantage con diversi banchi che meritano di essere visti: dall’oggettistica con lattine riciclate, agli abiti usati anche degli anni ’20-’30, interi banchi di bigiotteria d’epoca (molti Trifari da esportazione!) e mobili notevoli anni 70, space age in particolare.
La seconda scoperta, gironzolando per Torino è stata Itinerart, Associazione mestieri manuali creativi in piazza. Ogni prima domenica del mese (esclusi luglio e agosto) organizza Il Mercato Tematico dell’Artigianato (via cesare battisti, tutto il giorno). Un banco più bello dell’altro, tutto rigorosamente artigianale, c’erano delle cose e delle persone bellissime, da due vecchietti che vendevano porcellane dipinte, al creatore di aquiloni e le stufine dei profumi (non ve lo dico cosa sono, andate a vedere!).

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7 Comments

  • Reply grace marzo 5, 2007 at 7:16 pm

    *Il cuoco nero è Maurizio Santin

  • Reply La vicina marzo 6, 2007 at 5:18 am

    Buono a sapersi… non posso portare un belga ad assaggiare ste ciofeche! Cmq, la Cote d’Or faceva una crema di cioccolato fondente senza troppe schifezze dentro che era da suicidio. A dicembre, insieme alla mamma di Alain, abbiamo importato dal Belgio uno scatolone di quella crema… beh, è finito tutto nella spazzatura ed è stata inoltrata un’email di protesta perchè la crema aveva un sapore che era una via di mezzo tra fagiolo e farina! Con grande deluzìsione di tutti, in particolare del belga! Non so se hanno sbagliato l’impasto o se la produzione è diventata industriale, ma lungi dalle squisitezze che si trovano nelle chocolateries belghe (tu sai!)…

  • Reply grace marzo 7, 2007 at 6:24 am

    Ti dirò che infatti speravo molto nella presenza di Leonida’s visto che ormai sono arrivati anche in Italia… invece mi sa che fanno bene a non associarsi a queste buffonate… certo che se almeno la lista degli espositori fosse stata chiara, si sarebbe capito subito ! 😉

    ma la Cote d’Or ti ha risposto alla mail?

  • Reply La vicina marzo 8, 2007 at 4:16 am

    Sì! Le solite scuse bla bla, e la richiesta di un indirizzo per inviare dei buoni sconto. Risposta di Alain: grazie, ma se sono in Italia come faccio a fare la spesa in Belgio?

  • Reply grace marzo 8, 2007 at 6:13 pm

    Ah funziona così in Belgio?! 8-/

    In Italia funziona con il diritto di recesso… e se la riprendono loro la farina di carruba al posto del cioccolato! 🙂 Siete stati troppo buoni…

  • Reply La vicina marzo 9, 2007 at 5:36 am

    No, ci sarebbe costato troppo in spese di spedizione… 🙂

  • Reply jakoz marzo 13, 2007 at 5:11 pm

    una bella fregatura il diritto di recesso….. specie se si confonde con il reso! grrrr!
    cara la mia grace, mi meraviglio di te che non dici niente! Questo è reso, secondo le normative comunitarie le spese di rientro sono a carico del produttore / commerciante in quanto il prodotto è risultato chiaramente alterato mettendo probabilmente a rischio anche la salute del consumatore.
    La prossima volta che ti capita, ricordati che il recesso ti tutela solo nei casi in cui tu, per motivi personali, decidi di restituire il prodotto. Se il prodotto invece è alterato come in questo caso devi chiedere la sostituzione con tutte le spese a carico del produttore oppure il rimborso. Se ti rispondono che vi verranno inviati dei buoni, fai presente che prima ti recherai all’ASL per un’approfondita analisi organolettica del prodotto e poi passerai la pratica al tuo studio legale che provvederà a sporgere denunzia presso i NAS.
    La Cote D’Or adesso non la compro più.

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