Giorno per giorno, Vita da veg

Macelli mostrati ai bambini, un problema etico

(Segnalato da Andrea Argenton)
Per tre giorni la terza rete della BBC dovrebbe trasmettere un programma che mostra come funziona un macello ad un pubblico composto anche da bambini delle scuole (alcuni scoppiati in lacrime), che vede tutte le fasi dell’agonia e dell’uccisione degli animali da dietro uno schermo di vetro;
lo scopo del programma è quello di far vedere da dove viene il cibo che finisce sulle tavole degli inglesi.

Fra le scene più crude è compreso il vedere il fumo che esce dalla testa di un maiale collassato dopo essere stato sottoposto ad elettrocuzione, nonché
naturalmente i “normali” squartamenti di animali con sangue che scorre a fiotti.

Fra i commenti dei partecipanti, come prevedibile un allevatore di animali da carne ha obiettato al presentatore del programma osservando che non c’è
bisogno che il pubblico veda queste cose.

L’articolo (in inglese) è qui.

Il metodo è opinabile, molti genitori sicuramente grideranno allo scandalo ma io vorrei fare una domanda: è giusto che i bambini non sappiano da dove arriva il loro hamburger? E’ giusto che non colleghino un delfino che muore agonizzante con il tonno dell’insalata di riso? Fategliela fare una scelta, dategli i mezzi e le conoscenze per farla e potrà essere solo una, quella naturale. O sospettate che vostro figlio sia così malvagio da veder ammazzare un animale che piange e urla di dolore e volerselo poi mangiare?!

Dategli i mezzi che a voi sono stati tolti, che a tutti sono stati tolti, la consapevolezza che è alla base di scelte di vita e sarà un mondo un po’ migliore 🙂

p.s. prima di scuoiarmi verbalmente, tenete conto che si parla di bambini di 10-11 anni, non di neonati o bambini in età prescolare. A 10-11 anni hanno capacità cognitive e affrontano processi decisionali come spaccarvi i maroni per il telefonino nuovo o nascondervi l’interrogazione andata male, nonostante magari vogliate considerarli ancora ‘bambini’. L’esperienza è forte e di grande impatto emotivo ma non più di tante altre che fanno 🙂

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10 Comments

  • Reply La vicina marzo 8, 2007 at 4:34 am

    Ok, prima ti dico l’opinione di Barbara. Io sono per la verità: può far male, ma è giusto sapere. Sposterei solo l’età un pochino più avanti, tipo 12-13 anni, perché è vero che a 10 anni alcuni “esseri” sono già uomini/donne, ma altri sono ancora bambini, quindi le reazioni possono essere molto diverse, alcuni possono essere consapevoli, altri fare ancora brutti sogni e rimanere scioccati.
    Adesso opinione di mamma Barbara: opterei per metodi un po’ meno crudi, perché se lì ci fosse stata Anita forse anche la mia reazione sarebbe stata trascinarla via e gridare allo scandalo. Io opterei per arrivare a capire un po’ per volta. I bambini sono curiosi, saranno loro a chiedere di vedere cosa succede, quando saranno pronti. Comincerei innanzitutto con l’insegnare loro a prendersi cura di un animale e di far capire loro che fa parte della famiglia e che quindi in estate non si abbandona solo per permettere agli altri membri di andare al mare. Se io sono rimasta scioccata anche a 20 anni quando ho visto un documentario sulla vivisezione non è perché ero adulta ma semplicemente perché pensavo se lì ci fosse stato il mio cagnolino! Cosa ne pensi?

  • Reply grace marzo 8, 2007 at 6:20 pm

    Mah anche io veramente sono per i metodi dolci, i bambini sono molto ricettivi, specie se si comincia da piccoli. Però il fatto è che io e te non facciamo testo, cioé: tu di sicuro spieghi, io spiegherei… ma la maggior parte trascina i figli al mc donald’s. Dall’altra parte forse l’effetto shock non è proprio del tutto un male fatto per bene. Ovvero: sono contraria alla visione di atti sanguinari, specie video, al massimo foto di un certo tipo… però l’audio di un vitello o di un maialino che vengono uccisi glieli farei sentire. Discutevamo proprio oggi sul forum di vegetarismo del fatto che ci sono un sacco di prodotti di salumeria con la faccia di un maiale che ride. E’ questo il concetto che bisogna estirpare: gli animali felici sui prosciutti. Non sono felici…

  • Reply nina marzo 9, 2007 at 5:16 am

    Io credo che invece un metodo del genere andrebbe bene di sicuro per certi “bambini” sui quarant’anni!!!!
    Come vedete dall’articolo: sono rimasti scioccati anche degli adulti!!! però mi sembra che per degli adulti, anzi sono sicura, vada benissimo. Io sono dell’idea che chiunque mangi carne debba essere condotto in un macello a vedere come viene prodotta la sua carne. Non a caso infatti l’articolo dice che prima gli hanno fatto vedere un video in cui questo maiale viveva felice. Altrimenti comprare la costata impacchettata nel cellophane del supermercato è troppo facile, è come comprare un pacchetto di carote 😉
    Però sono concorde sul fatto che con i bambini ci voglia più tatto. Io da mamma ho spiegato ai miei due diavoletti il perché la mamma e il papà hanno fatto determinate scelte, gli ho spiegato anche cosa succede agli animali che vengono allevati per essere mangiati e tutte le volte che posso gli faccio vedere da vicino anche delle mucche, delle caprette. Però non ho mai usato fotografie scioccanti (che invece anni fa hanno avuto molta presa su di me e su Emanuele, il loro papà!). Ci sono tanti bei libri che parlano di questo ai bambini 🙂 PUntano di più sull’amare gli animali che sul vederli morire. INoltre i bambini sono svegli, le conseguenze le traggono subito: una delle prime domande è stata se finivano così anche le oche della zia con cui avevano giocato. Grande momento di commozione e adesso fanno loro la campagnia animalista con la zia!!!!!

  • Reply La vicina marzo 9, 2007 at 5:34 am

    Mi piace il metodo educativo di Nina, anche io sono per il dialogo e per le spiegazioni dolci. Per esempio, ho trovato al super un libro molto bello sulla nascita del bambino, dal concepimento alla visita post parto dei parenti. Quando Anita ci chiederà “come nascono i bambini”, credo che lo guarderemo insieme e le spiegheremo cosa succede, cercando di non usare termini shock o film porno, ma neanche la storiella fasulla delle api e dei fiori.

  • Reply franz k. marzo 9, 2007 at 5:36 am

    quoto completamente La Vicina !!! Io sono convinto che sono scelte da lasciargli fare quando hanno l’età della ragione (almeno 13-14 anni) e sotto strettissimo controllo medico.

  • Reply grace marzo 9, 2007 at 6:44 am

    @La vicina: Barbara, se ti può consolare i miei hanno fatto proprio così al tempo, ma con un libro delle edizioni paoline e dopo due mesi stavo rifacendo la stessa domanda…! Allora mio padre, istruitosi su un altro libro, mi ha fatto tutta una bellissima spiegazione disegnando mano a mano quello che spiegava. Al termine di spiegazioni e disegni, la mia intelligente e arguta osservazione è stata: “Adesso mi disegni una giraffa?”

  • Reply La vicina marzo 9, 2007 at 8:33 am

    :-)))

  • Reply alfridus marzo 13, 2007 at 2:02 pm

    Bellissimo sito… venendo da ciniconet, poi, è straordinario.

    Intervengo nella discussione come un vecchio papà, che si è sforzato sempre di dire solo la verità, e tutta la verità, ai propri figli, notando che le domande cambiano tenore, ma non sostanza, con l’età, e che quindi le riposte devono essere adattate alle domande come e quando sono poste, e riproposte successivamente nel tempo, con un evidente intento di approfondire quanto già appreso in precedenza.
    Non so i figli degli altri, ma i miei hanno iniziato a far domande subito dopo aver imparato a parlare; e non erano domandine -ine -ine:
    ‘Papà, come nascono i bembini?’
    ‘La mamma mi ha cresiuto nella sua pancia per un po’… e tu che hai fatto?’
    ‘Perchè io sono fatto diverso dalla sorellina? E’ riuscita male?’
    Ma anche:
    ‘Dove va il Sole di notte?’
    Oppure una carina come:
    ‘Perchè la mamma non mi vuole cucinare il ramarro? Il gatto lo può mangiare, ed io no?’
    Forse penserete che li ho fatti crescere allo stato ‘brado’: può anche darsi che qualcuno lo voglia considerare così, però continuo a pensare che bisogna sempre rispondere alle domande, far sapere le cose ai bambini, anche stuzzicando la loro curiosità, quando non arrivano da soli a porsi dei quesiti.
    Vengono su meglio informati ed equilibrati: avranno poi tutto il tempo di sbagliare, da adolescenti, e di ravvedersi, dopo aver passata l’età difficile’, che al giorno d’oggi è diventata ancora più difficoltosa, grazie alla globalizzazione ed alla mercificazione di tutto, che ha ribaltata la scala dei valori naturali, sostituendovi quelli molto più veniali del denaro e dell’interesse economico, con buona pace di quanti vorrebbero un mondo migliore per sè e per i propri figni (e nipoti).
    Ed è proprio per questa ragione che ai nostri giorni è diventato imperativo trasmettere ai piccoli quanto abbiamo appreso e compreso dalla vita, prima che su di loro possa influire il mondo esterno, che già ivade prepotentemente e quotidianamente il nostro privato, inquinandolo con la sua filosofia spicciola (parliamo di soldi), che in realtà non fornisce nessuna risposta, ma inculca solo tanti timori di non ‘essere all’altezza’, minando l’autostima dei fanciulli proprio nell’età in cui se la dovrebbero poter costruire.

    Quindi, ben vengano informazioni (vere, non spettacolari soltanto), e che vengano presto, per porre quei semi di coscienza del mondo e di se stessi in rapporto col mondo, che possono far crescere il senso critico (= cioè la capacità di scegliere), che è alla base dell’autostima e della stabilità emotiva di ciascuno di noi.

    doct.alfridus

  • Reply alfridus marzo 13, 2007 at 2:07 pm

    Nel commento che ho inviato ci sono un paio di errori di battuta.
    Me ne scuso, rilevando che l’azzurrino del testo nella casella d’immissione non mi agevola la lettura (sono ipo-vedente).

    doct. alfridus

  • Reply grace marzo 16, 2007 at 11:29 am

    LOL! Questa mi ha fatta davvero ridere: ‘La mamma mi ha cresiuto nella sua pancia per un po’… e tu che hai fatto?’

    Notevole… un futuro Heidegger 🙂 Sono correlazioni e processi logici davvero rari al di sotto dei 6 anni…

    Il metodo mi trova pienamente concorde. Penso che siano stati molti di più ad adottarlo rispetto alle precedenti generazioni, perché sento sempre più ragazzini di 12-14 anni che decidono di diventare vegetariani in famiglie che non lo sono. Negli USA è un fenomeno così presente che ormai ci sono libri apposta per ‘far andar giù il boccone’ ai genitori dei piccoli ragionatori. Uno, simpaticissimo, l’aveva comprato mia cugina dopo la dichiarazione di indipendenza del figlio più grande che un giorno ha deciso che era dannoso mangiare carne. Il titolo suonava più o meno “Oddio! Mio figlio è vegetariano!” e mi aveva fatta sorridere.

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