Giorno per giorno

E-LEARNING 2.0 : SOLITA ROBA, SOLITA NOIA

NORBERT WIENER

Tutti quelli che scrivono su questa nuova meravigliosa esperienza che è l’e-learning 2.0 o learning 2.0 cominciano con il citare Ma veniamo a questa meraviglia dell’e-learning 2.0.

Cominciamo con il dire che già l’e-learning 1.0 era piuttosto noioso. L’e-learning classico o 1.0 nasce una decina di anni fa. E-learning significava soprattutto corsi online realizzati tramite LMS (learning management system), per intenderci quelle aule in cui gli studenti venivano incasellati in minicabine con cuffie e monitor, per abituarli al lavoro nei call-center. Questi corsi multimediali comprendevano generalmenti le lezioni e test/quiz e solo una flebile quanto rara possibilità di scambiare informazioni con gli altri. Insomma una modalità che ricalca una classica lezione frontale ma con lo sbattimento di cambiare aula, infilarsi delle cuffie da telefonista e interagire con un pc preistorico a cui ripetere The book is on the sofa finché il preistorico riconoscimento vocale non dirà che è giusto.Sull’e-learning sono stati stampati più libri cartacei che cd-rom, questo già la dice lunga. Mi è sempre sembrato un argomento adatto a una vecchia prof che scopre internet, infatti le pubblicazioni in proposito sembrano scritte esattamente da una vecchia prof che scopre internet. Ci vuole un videocorso per insegnare a quattro teppisti l’indicativo presente del verbo essere, altri due videocorsi per fargli esempi di gerundio. Chissà se un giorno si accorgeranno che la generazione dello zapping e della psp ha già esaurito l’attenzione nel momento in cui vede comparire nel video dei pupazzetti spixelati che simulano vita reale o ancora peggio la loro stessa prof che sillaba frasi idiote che non useranno mai. E via di The book is on the table, the cat is on the sofa. Per rompersi le scatole in questo modo bastavano dei libri. Io mi sono laureata discutendo la tesi in inglese, ho avuto il massimo dei voti, eppure al liceo ho usato un libro di inglese che è durato cinque anni. Ho dei buoni dati empirici per ritenere che se i docenti giocassero a Final Fantasy si renderebbero conto dell’idiozia dei loro supporti multimediali per l’apprendimento. Non parliamo poi dei libri sull’e-learning… sono vecchi già prima di andare in stampa, vanno bene solo per fare numero nell’elenco delle pubblicazioni di qualche accademico.

Ma vediamo questo grande nuovo panorama dell’e-learning 2.0. In primis, i blog. Alcuni educatori hanno iniziato ad usare i blog nelle loro classi e si è riempita la rete di blog orrendi piantati a metà, o con prof che parlano da soli o al limite con i due secchioni della classe che si prendono l’incarico di scriverci tutti i giorni. Ogni tanto arrivano quelli della tele a filmare come sono bravi questi prof a far usare internet ai loro studenti, producendo servizi beoti di cui il mondo non sentiva la necessità. Parallelamente, vengono presi per il culo da altrettanti blog underground di studenti che per fortuna riescono ancora a vedere il lato umoristico di questa scuola. Un altro notevole apporto all’umanità è stato il dare in mano lo strumento blog-gratis a quattordicenni con gli ormoni in tempesta… i risultati allietano spesso i miei momenti di noia, e so che alcune amiche li usano al posto della pillola. Quando leggi i blog di dodicenni che si consigliano su quale pene dei loro amici sia più performante, diventi automaticamente sterile.

Sdoganati i blog, è arrivato il turno del podcasting: alcuni docenti hanno pensato che rendere scaricabili i propri interventi voglia dire andare incontro alla download-generation, dando agli studenti la possibilità di accedere alle risorse quando vogliono. Appunto. Quando vogliono. Cioé mai. Ma loro sono certi che tra “La mia prima volta” e “Lezione di inglese sul futuro anteriore” scaricheranno la seconda.Dice Downes (notate per cortesia il nome onomatopeico…) che l’apprendimento online diventa sempre meno un medium e sempre più una piattaforma, dove l’importante non è il “ricevere informazione” ma “produrre informazione (in rete)”. Produrre? La maggior parte dei blog ufficiali di classi che sperimentano in questo senso sono campionari di scopiazzatura da libri e wikypedia.

La pagina personale, infine, secondo Downes fa da portfolio, da blog e da nodo attraverso il quale raggiungere altri nodi (“The portfolio can provide an opportunity to demonstrate one’s ability to collect, organize, interpret and reflect on documents and sources of information. It is also a tool for continuing professional development, encouraging individuals to take responsibility for and demonstrate the results of their own learning”). I contenuti cambiano la loro forma, diventano frammenti syndicated che gli studendi possono aggregare come vogliono.

Io personalmente da studentessa non vedevo l’ora che suonasse la campana, non credo che ora siano così rimbecilliti da volersi ascoltare la prof di inglese nell’i-pod e rimontarsi per un pomeriggio i frammenti syndacated della lezione di algebra. Chi lo fa è un frammento syndacated.

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5 Comments

  • Reply jakoz marzo 29, 2007 at 6:39 am

    gli ultimi due sono tra i più bei post del blog, è il sole?

  • Reply Fede marzo 29, 2007 at 6:40 am

    LOL ! LOL!
    ROTFL!

    Hai dato voce a tutto quello che penso sull’e-learning!

  • Reply nina marzo 29, 2007 at 11:17 am

    e del numero spropositato di tesi sull’e-learning 2.0 nn ne vogliamo parlare??? parole vuote per vuoto di contenuti.

  • Reply La vicina marzo 29, 2007 at 11:55 am

    Ciò che temo di più è che la mia bambina cadrà in mano a chi crede che queste cose siano veramente i nuovi pilastri della scuola italiana, una scuola moderna e internazionale (mi sono sentita dire “guarda che adesso si fa inglese già alle elementari!””) e che funziona per obbiettivi! Non so se ridere o disperarmi…

  • Reply grace marzo 29, 2007 at 12:02 pm

    ridi, è l’unica 😀 Penso che alla fine conti di più chi trovano dopo la scuola che durante … spero 🙂

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