Digiuno & depurazione, Giorno per giorno

A volte la vita è dura. Poi peggiora.

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Sei a scuola e pensi che niente sia peggio. Prepari la maturità. Non puoi staccare un giorno perché se ne accorgono. Ogni giorno ci sono compiti e lezioni da preparare, cose da consegnare, noiosità da imparare. Pensi che un giorno finalmente arriverà l’università e lì, finché non arriva il giorno dell’esame, nessuno ti farà i conti in tasca su quanto hai studiato quel pomeriggio e nessuno avrà da ridire se una mattina ti trovi davanti a un cappuccino con un’amica invece che in biblioteca a spaccarti la testa sulle ascisse e coordinate.
Poi sei all’università e devi farti andare per traverso un caffé disgustoso che hai preso alle macchinette fuori dall’aula, dopo averlo desiderato per tre ore almeno. Corri alla prossima lezione e cerchi di memorizzare sulla metro quante più nozioni possibile per l’esame che hai dopo due giorni. Speri in quel lavoretto che ti permetterà di pagare il soggiorno studio in Inghilterra. E ti dici che un giorno quando avrai un tuo ufficio, complemento necessario della tua sfolgorante carriera, tirerai un respiro e ti prenderai delle pause. E ci metterai una macchina per il cappuccino come si deve.
Ti ritrovi dopo poco a correre da un colloquio all’altro e accettare il posto in prova, il posto in sostituzione, il posto in cantina e il posto che non c’è. Ti passano sotto il naso la borsa di studio, la ricerca, il co.co.co. e qualche pubblicazione.  Pensi che un attimo, è solo l’inizio, poi ti assumeranno una volta o l’altra e potrai gustarti un cappuccino con dei colleghi che sono i tuoi colleghi da più di due mesi.
Passa il tempo e le cose non migliorano, correndo da un posto all’altro per tenere il piede in tutte le scarpe come si conviene a chi di scarpe non ne ha. Precaria? No, in carriera. Scrivo. Ho dei contatti. Mi hanno chiesto di. Mi hanno chiamata per. Prendiamo un caffé? Sono impegnatissima. Ma cosa fai? E’ complicato da spiegare, una cosa con internet, la progettazione, il marketing. Snoccioli parole inglesi che hanno senso solo in Italia. E’ la net economy.
Poi arriva il momento, ti metti in proprio. Il capo di te stessa. Non hai un minuto di respiro perché si risparmia anche sul personale, il personale sei tu. Il lavoro ti fagocita completamente, mangi alle due, alle tre, salti del tutto, non ti ricordi che ora è. Se hai pranzato. Se ti salverai ancora con il pacchettino di crackers senza glutine – perché con lo stress arrivano le intolleranze. Corri, devi controllare tutto, il caffé lo bevi alla scrivania mentre lavori, dei litri di caffé solubile perché nessuno ha tempo di aspettare un caffé vero. Ma è l’inizio, dici, basta ingranare e tener duro, ce la farai. Poi con il tempo arriveranno le mattine che lascerai l’ufficio, il computer, i clienti e te ne andrai a fare shopping, tra gli sguardi invidiosi degli impiegati d’ufficio.
Ma il lavoro procede, e più procede e più ti assorbe, più la vita diventa solo lavoro. Ti svegli e stai pensando a una carta da portare al commercialista, vai a letto e sommi mentalmente i bonifici che dovrebbero arrivare, li sottrai dagli interessi del fido e preghi mentalmente l’Olimpo che arrivino tutti in tempo o almeno che da domani tre meno quattro faccia zero.
Un giorno che il tuo compagno e socio sta sveglio quarantotto ore di fila – si chiama ‘la tirata’, si deve finire un progetto a tutti i costi – tu lo vai a svegliare con un té. Il caffé non lo bevete più, i bruciori di stomaco ormai sono troppo forti. Lo scuoti piano per la spalla, amore ho fatto il té, ce lo beviamo assime? Dai, è ora di alzarsi. Lui si gira, ti fissa e serio “Ma tu chi sei?”
Sul momento ridi. Ci ridi sopra.
Poi ci ripensi e ti accorgi che ormai sono quindici anni che devi prendere quel cappuccino.
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14 Comments

  • Reply BEE ottobre 25, 2007 at 11:53 am

    Un abbraccio forte!

  • Reply Vera ottobre 25, 2007 at 4:39 pm

    🙁

    Ti stringo forte forte, Grazia.

    🙁

  • Reply Marcello ottobre 25, 2007 at 5:05 pm

    Ma è possibile? Voglio dire, tutto questo per uno stile di vita “normale”, lavorando in due?

    M.

  • Reply Jacoz ottobre 25, 2007 at 9:02 pm

    Ci sono anche io nel conteggio degli amici emigranti senza figli? 🙂

  • Reply erbaviola ottobre 26, 2007 at 12:07 am

    sciaooo… no, sei solo nel conteggio dei senza figli, vecchione! In quello degli emigranti non ti metto perché tu emigri per amore, non per bisogno 😉

  • Reply erbaviola ottobre 25, 2007 at 8:03 pm

    Grazie a tutti! Gli abbracci sono sempre benvenutissimi!!! Ma era solo una riflessione… ogni tanto mi si inceppa il tasto Ironic e vengono fuori questi pezzi non filtrati 😀

    Marcello… che dire… io non l’ho ancora capito. Pensavo fossimo noi che avendo un’attività in proprio e un mutuo dovevamo correre come matti ma poi sento degli amici che hanno il posto fisso, con o senza mutuo, e mi dicono che almeno noi possiamo sperare nell’incremento dell’attività o nel trasferirci all’estero, mentre loro possono sperare solo nei rinnovi dei contratti, sempre che arrivino. Penso che in Italia si stia verificando uno dei problemi sociali più pesanti degli ultimi 100 anni, basta guardare i propri amici e valutare quanti hanno un lavoro stabile e dei figli. Tra i nostri amici, e sono tanti dai 25 ai 40, solo due coppie hanno un figlio. Motivo: instabilità economica, non rischiano di trovarsi in mezzo a una strada con il pargolo. I nostri genitori alla stessa nostra età avevano lavori avviati, casa e… noi! Le coppie senza figli erano rarissime.

    Ma ovviamente in questo paese è più importante dibattere per giorni sull’opportunità di chiudere una società costituita per peggiori intrallazzi ai danni dello stato, società che in altri paesi civili sarebbe stata chiusa direttamente dall’antitrust. (Mi riferisco alla Ponte di Messina Spa su cui stanno facendo tanto casino. Per capire il livello di intrallazzo dietro quella società, consiglio una lettura accellerata di Gomez e Travaglio, La repubblica delle banane, Editori Riuniti, Roma, 2001).
    e questi link, di rapidissima consultazione online:
    http://www.terrelibere.it/doc/254/Ilsovradimensionamentodelladomanda.html
    http://www.terrelibere.it/doc/254/Machipaga.html
    Ialacqua D., Il business delle “opere mitigatrici” del Ponte di Messina, http://www.terrelibere.org, 2004
    Mazzeo A., Impregilo. I crimini del capitalismo italiano, , 2002

    Tra chi fa il nostro lavoro, sono sempre di più quelli che se ne vanno dall’Italia. I più vicini in Olanda e Spagna, i più lontani in Australia e Brasile.
    E solo per avere uno stile di vita equo lavorando in due  😉

  • Reply Consy ottobre 26, 2007 at 11:28 am

    Avrei potuto scriverlo io questo post.
    Coraggio! Stringiamo i denti, qualcosa cambierà, non può che cambiare! Spero prima di andare in menopausa 🙂

  • Reply Kham ottobre 27, 2007 at 3:50 pm

    uè, Grazia! Un abbraccio solidale… che prima o poi cambierà qualcosa…

  • Reply felis ottobre 27, 2007 at 10:45 pm

    🙁 Coraggio.. presto o tardi c’è una giustizia a questo mondo: sia chiaro che io ritengo presto. 😉

    PS se oserai mettere al mondo più di un pargolo ritirerò tutto, chiaro!! 😛

  • Reply erbaviola ottobre 28, 2007 at 10:45 pm

    @Consy: non posso venire sul tuo blog in questi giorni perché le tue ricette sono OUT durante il digiuno! Per il resto… vista la classe politica che abbiamo, dubito che cambierà qualcosa… però magari ce la facciamo per la menopausa 😉

    @Kham: grazie carissima!

    @felis: simpaticone… comunque non c’è problema di pargoli da queste parti.. era solo una valutazione generale sui trentenni di mia conoscenza 😉 Tu piuttosto che ti avvii verso la borghesia benpensante di periferia, stai attento che prima o poi, op op e ti si sfornano un paio di marmocchi (numero borghese di figli da fare) 😀

  • Reply felis ottobre 29, 2007 at 7:05 pm

    Se proprio dobbiamo pianificare la mia vita, pensavo di farne fare uno 😀 e adottarne un’altro: così si salvano geni (capra) e pensiero borghese radical-chic (cavoli).

    Mi raccomando, so già che si aspettano tanti regali 😉 anche se in questi giorni hanno perso l’ennesima possibile matre 😀

  • Reply La vicina ottobre 30, 2007 at 1:22 pm

    Attimo di sconforto? Ci vorrebbe quella famosa pizza, dove potremmo affogare le nostre pene meglio di un cornettoinzuppato nel cappuccino.
    Cmq, condivido con voi la mia esperienza personale… Noi siamo stati fortunati perché il consorte “possiede un posto fisso” (tra l’altro di tutto rispetto), che di questi tempi vale più del petrolio. Perché se io avessi aspettato un “lavoro vero” x generare prole… beh, Anita non ci sarebbe. Poi ti fai 1000 domande: “ma come faremo? e quando andrà a scuola? ma potremmo permetterci questo o quello?”… ma quando arriva, tifa un abbraccio che ti scioglie e ti da uno dei suoi baci con lo “smack”… non te ne frega più niente del resto! E ti dici “ma perché non l’ho fatta prima?!”

  • Reply erbaviola novembre 1, 2007 at 9:29 pm

    Ma ciaooo! Eh, hai ragione sulla pizza… ma mi sa che dobbiamo aspettare ancora perché come vedi sto facendo il digiuno 🙂 Un té / tisana ? In attesa della pizza, ovviamente!
    Non scrivermi queste che cose, che qui manca giusto una piccola Anita per entrare nel casino totale al 100% 😉

  • Reply Vincenzo luglio 8, 2008 at 3:13 pm

    =) ma che lavoro fai?

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