Autoproduzione, Decrescita, Orto

…LA GIOSTRA CHE GIRA

Agricivisti in azione - Terre di Mezzo, Giugno 2010

Riprendendo il titolo del post precedente e anche per giustificarmi un po’ delle assenze continue da questo sitarello… invece di farmi scrivere la giustifica dai genitori-o-chi-ne-fa-le-veci, questa volta la giustifica me l’ha scritta Terre di Mezzo, che nel numero di Giugno ha parlato di quello che sto seminando in giro per il Belpaese, vedi articolo sopra. In effetti, quando faccio questi corsi-incontri, mi viene di nuovo da chiamarlo Belpaese e per un po’ dimentico i titoli dei giornali, la politica in genere, lo scempio del territorio e non ho la voglia costante di scappare in un buen retiro nella Comunità Autonoma Valenciana. Valuto che forse è possibile restare ancora un po’ a far girare questa giostra, in quest’Italia minore fatta di gente che ci crede, che cambia, che allarga i propri orizzonti e che non ha come unico fine nella vita un conto in banca straripante, lo yacht e le piastrelle del bagno firmate.
Ci sono ancora molte cose da imparare per me, altrettante da condividere, una strada che posso ancora mantenere nei confini di questo Belpaese.

Perché. Per non restare fermi e attendere di essere usati come consumatori, illusi come votanti, sfruttati come contribuenti, dileggiati come ignari sovvenzionatori di stipendi favolosi e benefit lussuosi a politicanti mafiosi. Per essere, senza aspettare che le cose cambino da sole.

Henry David Thoreau, filosofo e ambientalista, scriveva nel suo Diario, l’11 marzo 1856, “C’è un solo tipo di successo: quello di fare della propria vita ciò che si desidera.”
Bepi Armanelli, esperto falegname e carpentiere della Val Maira che sta riabitando con altri sognatori un villaggio montano, ha detto un po’ di giorni fa: “Dopo essercela menata un po’ passiamo al fare. Dumse n’ andi, che i sogni sono belli ma è ancora più bello realizzarli.”
Piantare semi, impastare il pane, costruire case. Un’altra Tribù di appartenenza.

 

Previous Post Next Post

12 Comments

  • Reply Vera giugno 22, 2010 at 4:25 pm

    🙂
    Bello poter coltivare ancora un po’ la speranza, eh?
    Eh poi, del coltivare tu sei un’esperta, ce la fai sicuramente anche con questa “pianta” strana!
    :*

  • Reply Erbaviola giugno 22, 2010 at 4:29 pm

    ah eccoti ma è telepatia! son due ore che cerco ogni tanto di aprire il tuo blog ma non ce la faccio… sono io o ci sono problemi?

  • Reply Edera giugno 23, 2010 at 9:52 pm

    Esattamente quello che intendo quando penso che si,una piccola rivoluzione si può fare!
    Non siamo pochi,non siamo soli.
    Yeeeee!

  • Reply Bibi giugno 23, 2010 at 11:18 pm

    non siamo soli, e siamo sempre di più.

    complimentissimi, te lo meriti :))
    Bibi

  • Reply Franca giugno 24, 2010 at 4:31 pm

    Ciao, non so se ti ricordi di me, ero al corso di Milano da Progetto Gaia e abbiamo parlato dopo il corso dell’impiego dei fiori di Bach. Volevo farti i complimenti per tutti gli spunti interessanti e per la tua carica! E’ stata una serata molto molto produttiva! Vorrei farti due domande, una un po’ cattivella… ma hai detto tu che bisogna metterti in crisi, io mi impegno 😉

    1) dove trovo qui sul tuo sito i prossimi appuntamenti dei corsi? o c’è un elenco da un’altra parte? A proposito, complimenti anche per il sito, ho trovato una quantità di materiale interessante e l’ho segnalato anche a altri amici… spero che tornerai a Milano così veniamo tutti insieme 🙂

    2) ho seguito tre corsi di orto, compreso anche il tuo. Non penso di essere lenta a capire ma sono uscita con questa impressione di non aver capito molto. Il primo era fatto da uno che forse aveva visto un orto nel 1970 e voleva rispondere alle domande solo alla fine, il secondo lo teneva un tizio, poco prima del tuo, a fine maggio – e di questo ti posso dire il nome – che a posteriori ho capito che aveva letto il tuo libro. L’ho capito dopo averlo letto anche io perché tra i “suggerimenti” di letture che ci ha dato non c’era.
    Allora ti faccio la domanda cattiva:
    non è che a spese di noi poveri cittadini sballottati tra una moda e l’altra… si sta scatenando una guerra a venderci il corso di orto sul balcone in un modo o nell’altro, ma l’unico fine è il vostro cachet della serata?

    comunque complimenti, il tuo corso è stato impareggiabile per chiarezza espositiva e simpatia 🙂

  • Reply Vera giugno 24, 2010 at 6:24 pm

    Problemi col mio sito? Non mi pare. Blogger ogni tanto mi fa cose strane, tipo moltiplica il numero dei commenti da moderare e cose simili, ma sono problemi nella bacheca, non mi risulta ce ne siano nella visualizzazione/funzionamento del blog stesso. 😐

  • Reply Mauri giugno 25, 2010 at 1:11 am

    Ciao, non si scappa in un buen retiro, lo si cerca di costruire dove siamo, anche perchè scappando ci si porta sempre al seguito la nostra testa con dentro i nostri fantasmi, bisogna seminare sul luogo dove siamo perchè è da quel posto che inizia la lenta rivoluzione che tutto deve travolgere, tu semina e la rivoluzione è già iniziata anche se apparentemente non ti sembra sia cambiato nulla, ma tutto è già in atto. Quando pianti una pianta nei pressi di un marciapiede, apparentemente non succede nulla ma è già in corso quel processo che dopo alcuni anni solleverà in marciapiede fino a spaccarlo, questo è il concetto di rivoluzione, seminare per spaccare il sistema 🙂
    Mauri

  • Reply Harlock giugno 26, 2010 at 9:31 pm

    Mauri: dipende dal terreno dove semini. Ci sono terreni fertili e terreni sterili, magari non basta la propria vita per vedere germogliare la prima pianticella.

  • Reply Mauri giugno 26, 2010 at 11:48 pm

    Mi perdonerà Erbaviola se rispondo ad Harlock, ma non si può sintetizzare così “Ci sono terreni fertili e terreni sterili”, forse la cosa è un pò più complessa, anche i deserti una volta erano fertili, il guaio è che stiamo rischiando che le terre fertili diventino sterili. Per chi ha poca voglia di leggere può sbirciare questo link http://ilsole24h.blogspot.com/2010/06/la-morte-della-vegetazione.html mentre chi è più volonteroso può sorbirsi questo http://www.tankerenemy.com/2009/07/la-metodica-distruzione-della-terra.html per questo continuo a dire che bisogna seminare perchè è l’unico nostro modo per fare le rivoluzione, bisogna essere come la gramigna che spacca l’asfalto e ci cresce in mezzo.

  • Reply Harlock giugno 28, 2010 at 9:45 pm

    si, ma io intendevo la fertilità intellettiva dal nostro popolo 😉

  • Reply Erbaviola giugno 29, 2010 at 10:43 am

    @Vera: sarà stata una cosa momentanea perché poi sono riuscita tranquillamente… i misteri della rete! 😛

    @Edera: speriamo di aumentare 😀

    @Bibi: grazie cara, ma alla prossima ci vediamo, vero? 🙂

    @Franca: certo che mi ricordo! Ti rispondo con i tuoi punti…
    1) Sul sito non li ho messi, li ho pubblicizzati un po’ – alcuni – sulla rete dei Bionieri e su FB nella sezione eventi(mi trovi come Erba Viola). Ho lasciato che facessero le associazioni, per due motivi: primo il fatto che in alcuni luoghi tipo Progetto Gaia i posti erano limitati a una trentina di persone massimo e come hai visto eravamo già ‘affollati’ così… figurati a far pubblicità 🙂 Secondo perché il senso dell’iniziativa era parlare di agricivismo a soprattutto a persone che generalmente non frequentano il mio sito o non sono miei amici. Il carattere dell’invito è stato per tutti ‘locale’, un incontro presso la loro associazione di riferimento o comunque nella propria zona. (Poi qualcuno che viene da fuori c’è sempre, ovvio, ma diciamo che l’80% di solito è dell’area in cui si svolge il corso)- In breve: trovo inutile parlare di agricivismo a chi ne sa già molto, perlomeno su questi livelli. Poi come hai visto i discorsi più approfonditi e a livello avanzato nascono con le domande post-corso 🙂
    Sì tornerò a Milano a settembre/ottobre, anche con una novità, ci stiamo organizzando anche con Progetto Gaia.

    2)La domanda non mi mette per nulla in difficoltà perché io i corsi li faccio gratis, per me non c’è nessun “cachet della serata” 🙂
    In alcuni casi l’associazione, non io, chiede una quota di iscrizione che non supera mai i 10 euro ma in questi casi il corso dura un pomeriggio intero, si utilizzano dei materiali che poi i corsisti portano a casa e ci sono strutture e merende veg da coprire. In alcuni casi, se l’associazione è lontana, devo chiedere il rimborso per le spese di viaggio che si risolvono però in un biglietto del treno e l’organizzatrice che mi veg-ospita. Per Progetto Gaia, per esempio, ho approfittato di un viaggio di lavoro a Milano, già spesato, così non hanno nemmeno avuto le spese di viaggio. Vitto e alloggio sono stati gentilmente offerti da un’amica milanese e …eccoti il corso gratis 🙂 Mi è capitato anche di andare a tenere il corso insieme al mio compagno e fermarmi per il weekend presso l’associazione: io sono andata gratis, loro hanno fornito vitto e alloggio… scambio etico e tutti felici. Anche qui, corso gratis per i partecipanti.

    Detto questo, io ritengo che chi lavora vada pagato. Io ho la fortuna (che mi sono costruita con fatica però) di poterlo fare gratis e di scegliere di conseguenza da chi andare. Posso rispondere no se l’associazione non è in linea con le mie idee di etica, per esempio. Cosa che difficilmente puoi fare se è il tuo lavoro e ci devi campare. Posso anche decidere di non farlo sempre, di non essere vincolata. Chiaramente però se qualcuno lo fa per lavoro, non è sbagliato, purché lo faccia bene. Per tenere una presentazione come quella che hai visto ci vogliono anni di studi e zappa (l’esperienza conta molto e come vedi se qualcuno non ne ha te ne accorgi), più il tempo materiale per costruirla, esperienza di corsi in aula, la presentazione video che non ho certo trovato sotto un cavolo nell’orto, spesso materiali e laboratori da programmare. Se lo fai bene, la fai sembrare semplice, è quello il fine 🙂 Più semplice la fai sembrare, più semi verranno piantati.

    In quanto al “business degli orti” sì, c’è. Ma non mi riguarda. Parlavo di orti dieci anni fa, ne sto ancora parlando e ne parlerò ancora quando sarà passato di moda. Mi capita però di sentire che qualcuno chiede anche 400 euro a corso senza avere poi queste grandi competenze e questo mi sembra esagerato, sebbene magari per gli enti pubblici sia una cifra ridicola. Dobbiamo essere bravi noi a capire quando è business e quando è competenza reale… alle presentazioni su altri argomenti ci vado anche io, a volte è semplice distinguere il business dal corso reale.

    Ora voglio sapere il nome di questo maestro di orto sul balcone che usa il mio libro e non mi cita 😀 (cosa peraltro ovvia: se mi citava come lettura consigliata poi capivate che era il mio libro 😀 ). Mandamelo via mail, prima che ci prendiamo una denuncia per diffamazione 😉

    @Mauri: grazie della lezione… ma io sono tuttora sull’appennino. Vado tuttora a seminare in giro per l’Italia, materialmente e in senso figurato. Però preferisco avere un piano B. Il mio piano B prevede per esempio che prima dell’avvio delle centrali nucleari gestite dagli italiani e costruite con il cemento della mafia, io sarò già lontana da qui. Ci sono cose che puoi combattere, altre che sono forza maggiore. Un’esplosione nucleare, per esempio, non è una buona forma di vicinato dal mio ottuso punto di vista. E’ solo un esempio.
    Detto questo, io sono già andata via da dov’ero. Non era veramente possibile fare altrimenti e questo dopo lunghe lotte. Ma alla fine ho scelto di non veder morire me o un altro membro della mia famiglia di cancro. Non un altro, eravamo già a uno, più un’altra salvata per un pelo e non ancora fuori pericolo. Se vuoi, vai tu a seminare da quelle parti, si chiama Lomellina. Non c’è una sola famiglia che non abbia almeno un caso di cancro.
    Cosa puoi fare quando dopo lunghe lotte e parere contrario dei cittadini ti costruiscono una centrale diesel e un inceneritore di fianco a casa, con altri tre già in funzione? Fai il guerrilla gardening da vero cittadino eco-chic? ma ti prego…

    @Harlock: appunto 🙂 e sempre che non te la brucino prima.

    @Mauri: puoi dire quello che vuoi, sono per la libertà di parola, censuro solo il turpiloquio di solito. Ti ho lasciato il commento persino se citi come fonte la testata principale della Confindustria (direi che non sono loro a doverci far lezione). Tutto bello il tuo discorso ma prova a seminare per un anno in Lomellina, per esempio. Poi torni a dirmi com’è andata 🙂

    @Harlock: anca mi.

  • Reply Mauri luglio 8, 2010 at 1:18 am

    Capisco tante cose di quel che dici, o meglio comprendo, anch’io vivo nell’appennino dove sono arrivato per vie traverse, prima vivevo nel veneto e non credo sia molto migliore della Lomellina, non serve perlare di porto Marghera, io non vivevo là, ma nella provincia dove vivevo avevano un altro nome, concerie, galvaniche ecc. ci si moriva lavorando all’interno, ma anche abitando nei dintorni, il cancro ha colpito anche la mia famiglia con morti e ammalati, me ne sono andato per altri motivi, ma ironia della sorte dopo 10 anno che vivevo in Lunigiana ho scoperto per caso facendo altre ricerche che la Lunigiana un posto praticamente senza fabbriche (è una zona depressa d’Italia al pari della provincia di Enna) guardando le statistiche è ai primi posti in Italia per ammalati di tumore come percentuale rispetto alla popolazione (che colpo di culo), ma la cosa sorprendente è il fatto che non si capisce da cosa sia dovuto e la spiegazione più logica che è stata trovata si dice sia la forma a ferro di cavallo dalla valle che trattiene nell’aria tutte le schifezze che arrivano da altre parti per buttarle giù con la prima pioggia. Quà non si può di certo lottare contro la forma dell’appennino 🙁

  • Leave a Reply