legna sotto la neve - erbaviola
Cucina a legna, Escursioni & Trekking, Giorno per giorno

I GIORNI PIU’ FREDDI

Sono arrivati i giorni più freddi. No, non mi riferisco al meteo. Anche a quello, ma non all’ossessione di certi giornalist-ucoli per l’anno che è sempre il più freddo da due secoli, la settimana che è sempre peggiore da cent’anni in qua. I nostri sono i giorni più freddi perché oltre a nevicare quello che è nevicato in Islanda durante l’era glaciale, stiamo anche lottando con una stufa che non ne vuole sapere più di funzionare. E quando sei a -5 °C  di notte, questo diventa IL problema. Non ne esistono più altri. Sei tu e il freddo, vince solo uno.

Olympia Forte Panoramica con diffusore - Erbaviola

Abbiamo passato dieci giorni d’inferno con questa stufa sopra, nuova e potentissima, che non si sa per quale motivo ha cominciato a non andare e anche fare fumo a ogni accensione. Questa per chi vuole dettagli tecnici. Si chiama Olimpia Splendid Forte con Diffusore (forte a spaccare i maròni, s’intende!) e per tre mesi l’abbiamo chiamata “la bocca dell’inferno” perché andava veramente alla grande. Faceva così caldo che a volte dovevamo spegnerla. Faceva un fuocone gigante con due ciocchi e riscaldava tutto il primo piano. I suoi 9,5 KW erano effettivi, consumo legna ottimo, resa sul 70-80%, niente carbonella. Questo finché abbiamo usato la prima legna acquistata, 40 quintali di quercia, betulla e castagno veramente secchissimi. Una legna ottima. Poi, arrivata la seconda tornata di legna che era un filo più umida… fine della stufa. L’accendiamo ed è nebbia in Val Padana. Se non spalanchiamo subito le finestre sui paesaggi innevati, ci intossichiamo. La legna della seconda fornitura s’è fatta qualche mese sotto la neve. Ecco il problema. Ma legna che non sia stata sotto la neve ora non se ne trova.

legna sotto la neve - erbaviola

 

Potrei annoiarvi con le duecento cose che abbiamo già fatto per risolvere il problema, ma non ne ho voglia ed è noioso. Abbiamo già fatto TUTTO, compreso smontarla, sull’onda dell’esperienza della mia cara Cecilia, che negli stessi giorni trafficava parimenti coadiuvata dal Re delle Fate. Loro però hanno i superpoteri delle fate e ce l’hanno fatta smontando e pulendo tutta la stufa.
Noi invece, sarà che siamo sempre stati più presi dall’universo Marvel, siamo ancora qui sfigati come Shang-Chi (il supereroe senza superpoteri… si può essere più sfigati?!) e reietti come Freccia Nera, il leader degli Inumani che ha il superpotere più insulso e inutile che la Marvel abbia mai partorito. Vorremmo essere Pantera Nera e Tempesta, ma siamo Shang-Chi e Freccia Nera. Peggio di così…

Ci stiamo ancora riprendendo. Io in particolare dalla pulizia di tutto il piano superiore dopo che nella foga di smontare ci siamo tirati addosso anche la canna fumaria con invasione di fuliggine per ogni dove. Un momento prima stavo tutta pulita in abiti civili e in mano uno straccettino per aiutare la mia metà che approfittava della pausa pranzo per dare una raddrizzata alla canna fumaria. Un momento dopo sembravo lo spazzacamino di Mary Poppins e brandivo uno straccetto nero, abbinato a me e ai miei vestiti. Tutti uniformemente color fuliggine. Total black dai capelli alle mutande.

Ci stiamo riprendendo anche da salite e discese dal tetto coperto di ghiaccio e neve per controllare che il camino tirasse, che i tubi fossero tutti a posto, che non si fosse spostata la curva a gomito. Ok, io non sono salita, ma rischio un ricovero in cardiologia ogni volta che ci sale lui.
Peraltro, è probabile dal tempo che lui ha passato sul tetto ultimamente che qualche birdwatcher abbia notificato l’avvistamento di una nuova specie. Perché è ovvio che nessun umano sano di mente scalerebbe il tetto innevato due volte al giorno. E nemmeno sosterebbe ivi appollaiato nell’attesa che si levi il fil di fumo. La poiana dell’appennino! Ornitologi elettrizzati!

Arrivati a oggi, penso che non esista una canna fumaria più controllata di questa, e intendo nel mondo. Ma non è servito a niente. Dopo aver tentato tutto, salvo prenderla a calci insieme alla stufa, il verdetto è: queste stufe superfighette di nuova generazione, se la legna non è più che secca fanno fumo.
E noi al momento abbiamo la legna umida, perché non sapendo quanta ce ne sarebbe servita, causa cambio casa, ne abbiamo presa troppo poca e poi comprata dell’altra a stagione già inoltrata. E come dicevo, adesso ti danno la legna che è stata fuori mesi, sotto la neve.

cucina a legna - erbaviola

Per il momento voglio solo fare un monumento a questa cucina a legna della foto sopra, la mia adorata cucina a legna del piano terra. Quella che ha 63 anni e va che è una bellezza. Classe 1950, tutta in acciaio e ghisa. Recuperata qui, avevo già raccontato come, e restaurata quest’estate. Per lei non c’è mai canna fumaria troppo sporca, troppo inclinata, troppo poco aperta, troppo chiusa. Non c’è mai legna troppo umida o troppo secca. Lei va, qualsiasi cosa le dai da bruciare, lei va e scalda che è un amore. (Se qualcuno con occhio fino notasse che c’è qualcosa di diverso rispetto alla stessa cucina qui, ebbene sì… la foto qui sopra è più vecchia, nel frattempo siamo andati avanti a ristrutturare lì attorno).

Ma non è l’unico ritorno al 1950 che mi è toccato, causa stufa che non funziona. Eh sì, perché per aggiungere del divertimento al bagno di fuliggine di cui sopra, quando arriva la nube nera poi devi anche pulire tutto nel raggio di 10 metri da dove si è sprigionata. Dopo di che devi uscire, al gelo, ancora coperta di fuliggine e trasformarti nella bella lavanderina utilizzando il lavatoio esterno, anch’esso al gelo, per lavarvi numero ventidue stracci. Scelta obbligatoria, visto che la fuliggine diventa catrame e intasa lavatrice e tubature. Manca solo di dover rompere le tubature in pieno inverno… Quindi gli stracci con fuliggine e catrame si lavano fuori, nel lavatoio.
Penso possiate immaginare perché non esistano foto di questa mia goduriosa esperienza di lavanderina invernale. Però l’audio credo stia ancora echeggiando nelle valli, portando lontano il mio pensiero sui costruttori di questa stufa, la legna umida e il giorno in cui mi è venuto in mente di vivere in mezzo al bosco.

fuori di casa, il bosco- erbaviola

Insomma, al momento, come fonte di calore per resistere al piano di sopra ci sono rimaste le passeggiate in mezzo al bosco, spalare la neve e fare ginnastica sotto le coperte. Spalare è una rottura, la ginnastica sotto le coperte è affare privato, quindi posso parlare soprattutto delle passeggiate, godendo del fatto che anche se il paese non è sempre raggiungibile, comunque vale la pena di mettere il naso fuori dalla porta e vedere questo bel mondo.

strada attraverso il bosco - erbaviola

Tra paesaggi che tolgono il fiato, silenzio e un po’ di moto, si torna a casa abbastanza riscaldati da reggere un altro confronto con la stufa del piano di sopra, per applicare l’ennesima soluzione che ci lascerà stanchi, stremati e con una stufa che non funziona. Nel migliore dei casi. Nel peggiore, fuliggine ovunque da pulire, finestre da aprire per far uscire il fumo e scalate del tetto con ghiaccio e neve.

ghiaccio e neve - erbaviola

Non ho molto altro da scrivere, a causa anche di dita congelate e testa nel pallone. Non si può davvero capire come sia stremante una situazione del genere finché non ci si finisce dentro.
Molti immaginano che la decrescita sia sempre tu che sorseggi una tazza di tisana godendo il tepore del fuoco e un buon libro, nella quantità enorme di tempo che ti resta (si sente in sottofondo la mia risata isterica, vero?). Invece ci sono dei momenti in cui passa in primo piano un altro problema, indipendente dalla tua volontà. Se fa freddo fuori e non va il riscaldamento dentro, soffri. Tanto. Non puoi lavorare, non puoi fare altro che cercare di risolvere il problema. Perché devi sopravvivere. Sembra assurdo, perché stai scrivendo con un computer e guardando un monitor ultrapiatto. Ma devi sopravvivere, non ci sono storie. Tutta la tecnologia del tuo computer non ti eviterà di morire di freddo o intossicato da una stufa che non funziona.

neve nel bosco - erbaviola
Sono tragica? No, perché alla fine è anche così, ma appena metti il naso fuori dalla porta di casa pensi che sì, potrebbe anche valerne la pena.
Se fossi ancora in un super-riscaldato condominio di città, mi capiterebbe di uscire e sbirciare nella tana dei ghiri in letargo, dentro un vecchio castagno?

 

tana dei ghiri in letargo - erbaviola

 

O di guardare il mondo attraverso i ricami di un cespuglio di rosa canina con le ultime bacche rimaste?

 

rosa canina bacche in inverno - erbaviola

 

O di scoprire che in una scarpata si è formato un laghetto sotto la neve?

 

laghetto neve - erbaviola

 

E ritrovare il torrente dietro casa immerso in un’atmosfera incantata?

 

torrente nella neve - erbaviola

 

Il problema con la stufa prima o poi si risolverà, l’essere qui invece resterà. Passeranno anche i giorni più freddi e noi saremo qui. E’ questo che ci manda avanti, spesso.

cuore nella neve - erbaviola

 

 

 

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23 Comments

  • Reply fulvia - neve silente febbraio 9, 2013 at 10:42 pm

    Spassoso il resoconto di qualcosa che deve essere stato davvero duro da vivere, paesaggi mozzafiato 🙂

  • Reply kat febbraio 9, 2013 at 11:30 pm

    Diamine, che pazienza che ci vuole con questi aggeggi >.<
    mi sa che preferisco il caro, vecchio e buon camino XD
    Io penso che morirei assiderata, già in casa mia sembro un omino michelin con tanti strati che ho addosso e 17° in casa .__.
    forza e coraggio, spero risolviate presto!!!
    e un wow grosso come una casa per le foto del paesaggio *___*

  • Reply Harlock febbraio 10, 2013 at 12:53 am

    mi dispiace cara erbetta! sei sicura di aver fatto tutto nella stufa? hai controllato che l’aria di aspirazione entri regolarmente nella stufa?
    Una stufa quando è accesa da un po’ non dovrebbe fare fumo neanche con la legna bagnata, ci deve essere un problema all’interno se la canna fumaria va bene.

    belle foto, complimenti 🙂

  • Reply Edera febbraio 10, 2013 at 1:01 am

    tesoro mio, pensavo che questa cosa si fosse risolta! Mannaggia. In effetti anche noi l’altro anno siamo stati molto spesso in Val Padana in salotto, causa legna presa dopo e quindi umida.

    Queste stufe nuova generazione son fighette, hai ragione.
    E concordo sul fatto che vivere la decrescita non sia per niente comodo, a volte.

    Vi pensiamo. Dai, che la stufa DEVE rifunzionare.
    E al disgelo finalmente ci rivedremo 🙂

    baci da qui a li :*

  • Reply BlueValentine febbraio 10, 2013 at 1:41 am

    Oh, povera! Io ti sono molto vicina, perché a me piace sistemare le cose, ma a volte mi viene anche l’ansia… Oggi, ad esempio, abbiamo reinstallato da zero un Samsung Chronos e ti assicuro che in alcuni momenti avrei voluto venire ad aiutarti con la fuliggine 🙁
    Tuttavia, adoro quello che scrivi e come lo scrivi: mi piace il tuo non perderti d’animo, ma soprattutto mi piace la tua onestà di parlarci sempre delle cose belle e anche di quelle brutte. Il fatto che non descrivi mai la scelta che hai fatto come un’avventura totalmente bucolica fatta solo di meraviglia e tisane… beh, io questo lo adoro!
    Capisco la fatica, ma è veramente un percorso tanto significativo, anche visto da fuori!
    Quindi ti abbraccio tanto.
    Nel frattempo, Giacomo mi comunica, guardando la foto della tua legna sotto la neve, che dovete costruire un riparo: anche una cosa semplice fatta di pali di legno e teli di plastica, ma non potete lasciare la legna a impregnarsi d’acqua così! Dai dai dai!

  • Reply Dante febbraio 10, 2013 at 9:01 am

    Siccome è capitato quasi così anche a noi i primi anni di “decrescita” …abbiamo messo montagne di legna sopra il piano della stufa ogni strato a 90° rispetto a quello che stava sotto, i primi fuochi li abbiamo fatti con bancali sicuramente secchi e con quelli abbiamo seccato la legna verde…è un po’ menoso, ma ha funzionato…

  • Reply Erbaviola febbraio 10, 2013 at 12:43 pm

    @Fulvia: grazie cara, ti pensavo mentre sceglievo le foto 😀 sì, il fuori è al momento l’unica consolazione per il dentro 😉

    @Kat: purtroppo i camini non scaldano abbastanza (e sporcano molto di più!). Con il camino stai al caldo solo vicino al camino e gran parte del calore va su per la canna fumaria. Per questo quasi tutti quelli che devono scaldare davvero e non arredare in stile country, sono passati alle termostufe, alle cucine a legna oppure ai termocamini (che alla fine sono stufe a forma di camino con veicolazione dell’aria calda in giro per casa). Prima o poi ce la faremo 🙂 Un abbraccio!

  • Reply Mirko febbraio 10, 2013 at 12:45 pm

    Che bei paesaggi. Mi spiace per la stufetta. Io inizio a pensare di convertirmi al tuo stile di vita. Devo trovare una forma di entrata da poter garantire la sopravvivenza e parto all’attacco.

  • Reply Gloria febbraio 10, 2013 at 12:45 pm

    Non ho parole, ma ti sono davvero vicina! Spero che risolviate presto con questa benedetta stufa, intanto grazie per aver condiviso anche questo, perché è tanto vero… una volta è la stufa, una volta è il camino che fa il fumo proprio nei giorni in cui nevica (solo nei giorni in cui nevica), una volta sono i lavori in autonomia che “cosa ci vorrà a sistemare questo muro, un mesetto e siamo di nuovo in casa e poi possiamo rimanerci fino a che vogliamo” e poi il muro è un disastro, dentro ci trovi la paglia, le pannocchie e anche qualche ghianda… e i mesi passano! Però il bello di vivere dove vivi (e come vivi) non te lo toglie davvero nessuno!!

  • Reply Erbaviola febbraio 10, 2013 at 12:52 pm

    @Harlock, si controllato anche quello. Ma oggi abbiamo deciso che rismontiamo tutto, totalmente e rimontiamo. se non funziona nemmeno così dò indietro la stufa che è ancora in garanzia… sigh.

    @Edera: sì stavo per scriverti 🙂 Bisogna che ci ritroviamo, il disgelo è vicino 🙂 Sono certa che la stufa funzionerà, sìsì. U.U

    @BlueValentine: no, credimi che non vuoi venire ad aiutarmi con la fuliggine 😀 Ringrazia Giacomo! la legna sotto la neve non è nostra, o meglio: sarà nostra quest’estate. E’ quella per il prossimo anno, era per far vedere come la tengono da queste parti prima che la compri. La nostra attuale legna è nella ex stalla, sotto casa, coperta, chiusa e riscaldata… ma ormai si è fatta tre mesi al bagnato e il problema rimane. Vabbé, se non altro abbiamo scoperto quanta ce ne serve ogni inverno e l’abbiamo già ordinata per il prossimo, i taglialegna cominciano a lavorare il mese prossimo 🙂

    @Dante: grazie, proviamo a seccarla anche così allora 🙂 Pensavo che bruciasse lasciandola sopra la stufa! Però come vedi dalla foto abbiamo costruito un portalegna proprio di fianco alla stufa per seccarla bene, di solito è pienissimo. Pensavo bastasse… proverò anche con il tuo metodo 🙂

  • Reply Barbara febbraio 10, 2013 at 12:52 pm

    ma infatti dai, la devi quasi ringraziare la stufa che non va con la legna umidina, che ti da la possibilità di fare passeggiate e scoprire e riscoprire questi posticini meravigliosissimi…..perchè se non c’era lei non uscivi mica, no? nooooooooooooooooo -.-
    Un bacione Grazia bella, resistete ♥

  • Reply Savina febbraio 10, 2013 at 2:51 pm

    Ciao, non ci siamo conosciute per poco, ero in gekolab in tempi lontani, prima che ci passassi tu. In tempi ancora precedenti vivevo in una casa interamente scaldata a legna. In particolare lo scaldabagno (anche se vecchio stile) si comportava un po’ come la tua stufa: o legna perfetta o bagno con la maschera.
    La soluzione di mia mamma, non potendo sostituire nulla, era asciugare la legna nel fantastico portellone in basso che vedo anche nella tua cucina economica. Si portava dentro la legna e la si metteva vicino o sotto alle stufe del piano di sotto per una prima asciugata, poi dentro nel portellone per una giornata e di solito ne uscivano pronte per il mostro rognoso… In bocca al lupo!

  • Reply natadimarzo febbraio 10, 2013 at 3:33 pm

    Oh, questo post me lo sono proprio goduto con calma. I paesaggi attorno a casa tua sono da fiaba, lo credo che non hai nessuna nostalgia dei condomini super riscaldati di città!
    Io ho un debole per stufe,camini, e cucine a legna, un po’ perché ok, agli occhi di una cittadina per metà come me hanno molto di romantico…capisco che imprevisti del genere snervino, ma secondo me il saperli prendere per il verso giusto e anche con qualche sorriso mostra che hai davvero trovato il tuo posto, ed è bello percepirlo fra le righe.
    Dai, il disgelo arriverà 🙂

  • Reply Erbaviola febbraio 10, 2013 at 7:45 pm

    @Barbara: mmmmhhhh fammi pensare… no, uscivo lo stesso, solo che molto di più e più serenamente 🙂 Un abbraccio!!

    @Savina: ciao Savina! Prima o poi ci incroceremo anche dal vero 😀 Grazie della dritta, abbiamo cominciato ad asciugare la legna con il metodo di Dante, sopra, e ora abbiamo anche riempito il portellone sotto (il che vuol dire che avrò la padella per le castagne, il wok e il testo per le piade in giro per casa di nuovo… ma è il meno! uff, era così spazioso lì sotto! 😛 ) Domani sarà pronta e proviamo con la legna asciugata sopra e sotto la stufa, grazie! 🙂

  • Reply Erbaviola febbraio 10, 2013 at 7:48 pm

    @natadimarzo: per dovere di cronaca, soffrivo molto freddo nei condomini di città perchè sono sempre capitata in posti in cui accendevano il riscaldamento in orari balordi, in genere solo quando io ero fuori 😀 Nonostante tutto però, ti consolo e confermo che il fuoco, anche se nella stufa fa dannare, continua ad essere romantico e confortevole, quando ci si riesce davvero a sedere davanti con una tazza di tisana 🙂 Un abbraccio!

  • Reply Marco febbraio 11, 2013 at 6:35 pm

    Cara Erbaviola stò finendo or ora di bruciare nel termocamino e in una stufa (appena appena un pò “fighetta”) i resti della potatura di “indirizzo” dell’uliveto; legna che è rimasta esposta sul terreno a pioggia e umidità. Riesco a farla bruciare abbastanza decentemente mischiandola con legna di quercia e castagno molto più secca.
    Quando il termocamino è veramente infuocato – come un girone dantesco- però tutto arde indipendentemente dal grado di umidità… e ti assicuro che qui a Monte Porzio Catone l’umidità l’abbiamo da vendere; forse arroventandola per bene, anche la tua stufa “recalcitrante” potrebbe digerire tutto e meglio.
    Per il resto capiamo molto certi tuoi momenti di sconforto…. aggiungi ai guai che conosci bene anche l’influenza dei figli, tre cani da guardia che vogliono zuppa e coccole, un lavoro al centro di Roma che mi catapulta alle ore 5,45 fuori di casa – fai i detersivi , raccogli i topinambur ,spacca la legna, studia, studia, studia – e poi qualche banda di persone poco perbene che sbagliano spesso la porta d’ingresso ( abitiamo molto vicini al giornalista Zavoli e negli ultimi tempi sembra di vivere in una sorta di far-west dè noantri….).

    Quanto ti capiamo!
    Marco & Angela

  • Reply chamber febbraio 12, 2013 at 6:15 pm

    ..e ti capisco molto però rimanere senza caldaia in città (come è successo a noi) o senza stufa in mezzo alle montagne io preferisco forse la seconda, almeno i paesaggi scaldano il cuore!vi sono vicina.
    Ti chiedo una cosa che mi frulla da quando ne hai parlato e volevo mandarti una mail, ma ero intimorita dai tuoi numerosi impegni..parlavi di frumento “nocivo”, ecco siccome io sono convinta che il frumento mi faccia male (lo testo su me stessa) volevo conoscere le tue esperienze..e se avevi qualche libro/lettura da consigliare a riguardo.
    Scusa del disturbo e ti mando un caldo abbraccio e un grazie di cuore per tutto quello che fai e che ci permetti di conoscere.
    Una lettrice silenziosa

  • Reply Erbaviola febbraio 12, 2013 at 8:38 pm

    @Marco & Angela: grazie 🙂 Mi sento meno sola… 🙂 Però alla fine è anche bello cavarsela perché siamo ‘tosti’, no? E si apprezzano di più i momenti di calma!

    @chamber: senza caldaia in città è più caldo per temperatura e per gli altri appartamenti riscaldati. Le stufe elettriche che abbiamo riesumato, infatti, vengono da una rottura caldaia in un palazzo di città tantissimi anni fa… allora bastavano, adesso invece neanche a parlarne 🙂 Però sì, quando anche questa sarà finita, saremo ancora qui 🙂 Sul frumento invece mandami pure l’email, ci metto un po’ a rispondere ma rispondo sempre. Intendi quello che dicevo sulla farina bianca?

  • Reply QUEL RAVALDONE DELLA STUFA OLIMPIA SPLENDID » febbraio 22, 2013 at 6:43 pm

    […] cosa sto parlando? Di quell’accidente di stufa Olimpia Splendid Forte Panoramica di cui dicevo qui che aveva smesso di funzionare. Per non creare troppa suspence, premetto che l’abbiamo sistemata. NOI. Non […]

  • Reply CASTIGLIONCELLO, PAESE ABBANDONATO DA RIABITARE » Erbaviola.com - Grazia Cacciola settembre 10, 2013 at 9:45 am

    […] si hanno le migliori intenzioni, c’è troppo da imparare e sapere per sopravvivere nell’inverno sull’appennino, soprattutto. Consiglio, vedi sotto, di trascorrere qualche tempo in uno degli ecovillaggi […]

  • Reply DA STALLA A LEGNAIA » Erbaviola.com - Grazia Cacciola ottobre 22, 2013 at 6:59 pm

    […] senza sottobosco) e di legna qui, come raccontavo l’anno scorso, ce ne vuole parecchia. Dopo quello che ci è successo lo scorso inverno, abbiamo deciso di giocare sull’abbondanza, tanto c’è lo spazio per tenerla. La […]

  • Reply Chiara marzo 31, 2016 at 4:14 pm

    Carissima,
    ti ho letto tanto volentieri…e comprendo i mille ‘regali’ che si posso avere vivendo una vita ‘non consumistica’ in un luogo magico come una casetta in pietra nel bosco. il mio dubbio è: sarebbe ugualmente fattibile con due o tre figli? Voglio dire…. se l’inconveniente della stufa e dell’elettricità in un posto come quello dove vivi tu, si verificasse in una famiglia dove ci sono dei bambini, come si potrebbe considerare la cosa meno che una tragedia? Non te lo chiedo in tono polemico, ma anzi…vorrei davvero sapere se le mie sono paure infondate. Non ho figli per ora, ma spero di averne, e sicuramente più di uno. E a volte sospetto che certi tipi di scelte si adattino di più a chi non ha la responsabilità di accudire altri esseri viventi. Non parlo della sfera ‘sana’, naturalmente, come l’alimentazione e i giochi all’aria aperta, ma a tutte quelle problematiche, come il portare i figli a scuola dopo che ha nevicato, il riscaldamento, l’influenza e il morbillo, ecc.ecc. di cui in città….o cmq con la vita un po’ più consumistica, sentiamo meno il peso. Pecco di ignoranza e superficialità, forse. Se ti va di rischiararmi un po’ la nebbia te ne sarò grata.

    • Reply Erbaviola aprile 7, 2016 at 7:16 pm

      Scusa Chiara se ti rispondo ora ma quando sono in giro ho qualche difficoltà a vedere i commenti sui post vecchi. Ti rassicuro subito: sono paure da cittadini. Nel paese in cui vivo ci sono dal nido alle scuole superiori, un ottimo ospedale ben attrezzato con un pronto soccorso aperto 24h, una sede della croce rossa e poco distante i pompieri. Durante quella settimana senza luce-gas-acqua non è morto nessun bambino e nemmeno ha sofferto, anzi erano piuttosto felici di non dover andare a scuola (scuole chiuse per assenza di riscaldamento, ma questo capiterebbe ovunque). L’unico inconveniente è stato lavarsi con l’acqua minerale e scaldarsi con le stufe a legna, ma qui le hanno quasi tutti. Chi in paese non le aveva è stato aiutato dal comune o si è dotato di stufette portatili. In ogni caso, una settimana senza servizi è un caso che si verifica ogni 80 anni … il mio vicino ne ha 80 e non ricordava altri casi, questo è stato eccezionale. Può capitare che durante una forte nevicata vada via la luce per un’ora, ma questo capita ovunque.
      Il resto del tempo, le cose funzionano direi meglio che in città, io vengo da Milano. Due dita di neve a Milano creano il delirio. Qui nevica per una notte e la mattina alle 7.30 le strade sono già pulite, gli spazzaneve passano anche di notte e di solito è un appalto che hanno gli agricoltori della zona, quindi anche persone che conosci e a cui puoi chiedere di non buttarti tutta la neve sul cancello (a Garlasco ho fatto 4 anni di alle prese con un servizio di ***** che mi bloccava l’entrata facendo un mucchio di neve sul mio cancello). I bambini comunque vanno a scuola tutti insieme, passa lo scuolabus e lo scuolabus è molto più grosso e pesante di un’auto, quindi anche più sicuro quando nevica. Non saltano la scuola per la neve. Non ultimo, sul versante bambini, qui i pediatri vanno ancora a fare le visite a domicilio, conoscono i bambini per nome e spesso sono stati i pediatri delle mamme. Da quello che sento dalle mie amiche in città, far uscire un pediatra è impossibile.
      In realtà, la dimensione piccola rende tutto più semplice e diretto.

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