mobile in legno massello restaurato
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I TRE COMPOSTI CHIMICI DA ELIMINARE SUBITO DALLA CASA (BFR, PBB e PBDE)

mobile in legno massello restaurato

 

A fronte ci circa 80mila composti chimici che possiamo trovare in ogni normale casa, utilizzati dai produttori di mobili, vernici e supellettili, vorrei parlare dei tre più dannosi che sono spesso anche i più sconosciuti e i più insidiosi.

Infatti, chi penserebbe mai di venire intossicato dal proprio divano o che i bambini possano andare incontro a un deficit di apprendimento per quel pigiama così carino?

Tra i composti chimici più tossici che entrano nelle nostre case, ci sono i ritardanti di fiamma brominati (BFR), dei composti che hanno un effetto inibitore per l’accensione di materiale combustibile, in pratica sono quello che rende un po’ meno infiammabile una materia artificiale. Vengono utilizzati per plastica, tessuti sintetici, elettronica, abiti anche per bambini, giocattoli e mobili in vari materiali tra cui quelli laccati sinteticamente e i truciolati della grande distribuzione. Il loro impiego è dovuto al fatto che le materie sintetiche impiegate per la costruzione di questi oggetti sono altamente infiammabili ed è obbligatorio utilizzare in concomitanza un componente che riduca l’infiammabilità.

La tossicità dei BFR è ormai accertata da numerosi studi e una lunga casistica, ma vengono tutt’ora impiegati perché non ci sono altre soluzioni, soprattutto non a basso costo, per ridurre l’infiammabilità di oggetti in fibra sintetica. I BFR sono neurotossici, ovvero hanno un’alta tossicità soprattutto per il sistema nervoso umano e animale. Pensiamo quindi alla terribile esposizione che si può ottenere con materassi e cuscini in fibra sintetica trattati con i BFR, oppure alla testata del letto, ai comodini se laccati o rivestiti con materiale sintetico. E’ infatti l’esposizione più grave, perché avviene per una media di 8 ore al giorno, a stretto contatto, in un ambiente chiuso. Ancora peggio poi, se la stanza è tappezzata con parati in vinile o con l’uso di colle da tappezzeria sintetiche.

Parte dei BFR sono ancora più tossici, è il caso dei bifenili polibromurati (PBB) e degli eteri di difenile polibromurati (PBDE), due composti che vengono aggiunti ai polimeri plastici sempre come ritardanti di fiamma. Questi in particolare hanno dimostrato di essere particolarmente tossici per il sistema endocrino, tanto da interromperne le normali attività ormonali. Se molto presenti in casa, possono addirittura essere il motivo di tossicità epatica e tiroidea. Anche la minima esposizione in periodi critici dello sviluppo può causare un deficit di apprendimento e danni al sistema riproduttivo.
Ma c’è di peggio. I PBDE sono chimicamente slegati dai prodotti in cui vengono applicati e per questo motivo possono facilmente fuoriuscirne. Per questa caratteristica, si è creato un inquinamento anche ambientale, tanto che i ritardanti di fiamma sono stati trovati in bioaccumulo nella catena alimentare e non sono assolutamente facili da abbattere a livello ambientale. Di conseguenza, sono diventati inquinanti diffusi e sono ormai presenti comunemente nei prodotti latteo-caseari, nella carne e nel pesce. (Altro ottimo motivo per non consumarli, non bastassero già questi).
Attualmente il loro uso è limitato solo dalla normativa comunitaria RoHS e solo nel campo dell’elettronica per lo smaltimento dei rottamati elettronici, ma in realtà però con poco successo visto che si tratta solo di una direttiva e non di una legge. Alcuni paesi la applicano, altri no. Vi lascio indovinare l’Italia…

 

Come ci si può proteggere da BFR, PBB e PBDE? 10 regole.

1. Evitare i tessuti sintetici, specialmente quelli dichiarati ignifughi. Piuttosto allontanate il divano dal camino, ma non sceglietelo con un rivestimento ignifugo, perché sicuramente contiene BFR;

2. Evitare il più possibile la plastica, soprattutto nei giocattoli per bambini, nelle camerette e negli articoli per la cucina e la tavola;

3. Preferire mobili in legno massello non trattati oppure trattati con vernici naturali certificate. Evitare il più possibile gli arredi in truciolato rivestito, anche se costano meno e lo stile nordico è così di moda: lo stesso distributore giallo-blu  ha anche pezzi in legno massello certificati esenti da BFR, scegliamo quelli semmai;

4. Utilizzare cuscini, materassi e piumoni con imbottiture naturali e certificate. Non utilizzare lenzuola con parti sintetiche. La camera da letto è il posto in cui siamo più esposti a queste intossicazioni perché ci stiamo otto ore ogni giorno, a stretto contatto con questi tessuti e imbottiture. Lo stesso vale per i pigiami, soprattutto quelli dei bambini: solo fibre naturali;

5. Preferire abiti e rivestimenti in tessuti naturali, come il 100% cotone o lino certificati bio, anche per la questione formaldeide di cui avevo parlato molto tempo fa. No alla lingerie sintetica;

6. Non comprare produzioni di dubbia provenienza, soprattutto da paesi dichiaratamente allergici a normative ambientali e salutari. Tra questi la Cina, ma anche i più recenti paesi UE e i paesi dell’est Europa.

7. Leggere le etichette: non sempre sono chiare ma a volte indicano se sono presenti i ritrardanti di fiamma BFR. PBB e PBDE

8. Utilizzare solo vernici all’acqua bio e certificate, fatte con pigmenti minerali. Preferire la tinteggiatura alla tappezzeria a meno che non riusciate a trovare (ormai praticamente impossibile) della tappezzeria in carta non trattata e senza preincollaggio sul retro. Idem per le colle per tappezzeria, ce ne sono in commercio alcune a base vegetale, però va letta molto attentamente l’etichetta.

9. Quando è davvero difficile trovare dei sostituti naturali, come nel caso i prodotti come i seggiolini auto, i passeggini, le tappezzerie dell’auto, si può agire in un altro modo, in due mosse. Primo coprire per quanto possibile con un telo in fibra naturale, per esempio una copertina in cotone è sufficiente per i seggiolini e passeggini da bambini. Seconda mossa: pulire spesso gli oggetti e l’ambiente con un aspirapolvere dotato di filtro HEPA, che può aspirare anche le particelle più piccole. Il filtro HEPA va lavato spesso.

10. Identificare gli elementi elettronici in casa che potrebbero contenere PBDE: telefoni cellulari, telecomandi, asciugacapelli e elettrodomestici da cucina. Va posta particolare attenzione per lavarsi le mani dopo il loro utilizzo e non permettendo ai bambini di metterli in bocca o maneggiarli a lungo. Attenzione anche ai mixer, robot da cucina, frullatori ecc. che hanno il boccale in plastica e non in vetro: il produttore deve essere in grado di informare su quale ritardante di fiamma è stato usato. Alcune marche come KitchenAid hanno lavorato molto su questo aspetto di recente e hanno certificato le parti che vengono a contatto con i cibi anche per l’assenza di Bisfenolo-A (visto che è un bell’esempio, vale la pena di citarli).

Anche se il panorama così sembra scoraggiante, possiamo fare molto per ridurre la nostra esposizione a questi composti tossici con queste semplici dieci regole e guadagnare molto in salute per noi e la nostra famiglia.

D’ora in poi, quando stiamo per acquistare un prodotto in plastica o sintetico o laccato con vernici sintetiche, chiediamoci se esistono alternative e, in caso contrario, leggiamo bene l’etichetta o informiamoci dal produttore per individuare quale ritardante di fiamma è stato utilizzato.

 

Approfondimento: il parere scientifico dell’EFSA (Mandate for EFSA opinions on brominated flame retardants in food)

Le attività dell’EFSA si sono concentrate per ora quasi esclusivamente sui contaminanti nella catena alimentare. Il gruppo di studio composto da scienziati, il CONTAM, ha pubblicato pareri scientifici sul controllo della presenza di BFR negli alimenti e nei mangimi, valutando il potenziale rischio per la salute umana correlato alla presenza di BFR negli alimenti. Non esistono al momento larghi studi come questo sulla contaminazione domestica.  Il gruppo CONTAM ha comunque stilato questa serie di 6 pareri scientifici sui gruppi principali di BFR e sui rischi potenziali per la salute umana associati alla loro presenza negli alimenti.

L’intero lavoro è online al link sopra, questi sono dei riassunti commentati.

Bifenili polibromurati (PBB) – I PBB non sono più prodotti o utilizzati in Europa e le concentrazioni ambientali sono basse e in calo, quindi i PBB dovrebbero costituire una priorità bassa per quanto riguarda ulteriori ricerche o attività di monitoraggio. E’ piuttosto imbarazzante però che abbiano escluso dallo studio tutti i prodotti di importazione che utilizzano ancora il PBB. Può non essere utilizzato in aziende europee, ma se l’azienda importa per esempio l’imbottitura o il tessuto trattato in questo modo, come in effetti succede, la presenza c’è ancora.

Eteri di difenile polibromurato (PBDE) – Otto PBDE sono stati considerati di interesse primario e i relativi dati di tossicità erano disponibili per quattro di loro (BDE-47, -99, -153 e -209). La valutazione del rischio è stata limitata a questi quattro, per cui è stato utilizzato l’approccio del margine di esposizione (MOE). Per BDE-99 il MOE indica un problema potenziale per la salute per quanto riguarda l’esposizione alimentare corrente. Ciò è rilevante per i bambini piccoli (di età 1-3 anni), anche se la presenza di un campione alimentare nella categoria “Cibi per neonati e bambini piccoli” con un’alta concentrazione di BDE-99 potrebbe aver condotto a una sovrastima dell’esposizione per questa fascia di età specifica. Per BDE-47, -153 e -209 è improbabile che l’esposizione attuale tramite la dieta possa sollevare problemi di salute. Poiché numerosi prodotti contenenti PBDE sono ancora in uso, la sorveglianza sui PBDE non andrebbe interrotta. Sottolineiamo però come sia stato condotto uno studio molto parziale, per loro stessa ammissione.

Esabromociclododecano (HBCDD) – L’esposizione alimentare corrente all’HBCDD nell’UE non dà adito a problemi sanitari. Inoltre è improbabile che l’esposizione supplementare, in particolare dei bambini, all’HBCDD da polvere di casa, generi problemi di salute. Di diverso avviso è però la Stockholm Convention on Persistent Organic Pollutants che ha chiesto ufficialmente all’UE l’esclusione di questo ritardante dai materiali da costruzione perché le polveri prodotte sono altamente tossiche. E’ molto utilizzato, infatti, negli isolanti. Il minore allarme è dovuto comunque al fatto che in genere i materiali isolanti non sono in stretto contatto con gli abitanti.

Tetrabromobisfenolo A (TBBPA) – L’esposizione dietetica corrente al TBBPA nell’UE non desta preoccupazione dal punto di vista sanitario. Non sono stati trasmessi all’EFSA dati di presenza sui derivati del TBBPA e non sono state raccolte informazioni sulla loro tossicità. Pertanto non è stato possibile effettuare una valutazione del rischio sui derivati del TBBPA. In effetti sembra essere il meno presente e il meno rischioso dal punto di vista tossicologico.

Fenoli bromurati e loro derivati (diversi dal TBBPA o suoi derivati) – Per mancanza di dati di presenza e di studi di tossicità, la valutazione del rischio è stata condotta esclusivamente per il 2,4,6-tribromofenolo (2,4,6-TBP). È improbabile che l’attuale esposizione attraverso la dieta al 2,4,6-TBP nell’UE possa destare preoccupazione dal punto di vista sanitario. Altrettanto improbabile è che l’esposizione dei neonati al 2,4,6-TBP attraverso l’allattamento materno sia motivo di preoccupazione sanitaria. Non è stato possibile condurre una valutazione del rischio per gli altri fenoli bromurati a causa della mancanza di dati.

BFR emergenti e nuovi – Il parere verte su BFR meno noti, non trattati nei precedenti cinque pareri scientifici. Se, da un lato, sono stati individuati BFR “emergenti” in materiali e/o merci e nella flora e fauna selvatiche, negli alimenti o nell’uomo, dall’altro lato sono stati rilevati BFR “nuovi” soltanto in materiali e/o merci, ma non nella flora e fauna selvatiche, negli alimenti o nell’uomo. Sono stati raccolti dati limitati e molto disparati su 17 BFR emergenti e 10 BFR nuovi. Pertanto, in considerazione dell’assenza di dati e delle scarse informazioni su presenza, esposizione e tossicità per tutti questi BFR, non è stato possibile effettuare una caratterizzazione dei rischi.
Torniamo quindi alle dieci regole sopra: in attesa di chiarire questi punti, meglio introdurre il minimo indispensabile in casa che possa contenere i BFR.

 

Il quadro normativo UE

La direttiva 2003/11/CE, che modifica la direttiva 76/769/CEE in materia di ammissione sul mercato e di uso di alcune sostanze e preparati pericolosi, vieta la vendita di due miscele commerciali di PBDE, noti come pentaBDE e octaBDE, in concentrazioni superiori allo 0,1 % di massa.

Dal luglio 2006, ai sensi della direttiva 2002/95/CE, tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche non potranno più contenere PBB e PBDE, in nessuna concentrazione. Nel luglio 2008 anche una terza miscela PBDE, il decaBDE, che era stata originariamente esentata dalle restrizioni, è stata vietata dalla Corte di giustizia europea.

 

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21 Comments

  • Reply Vera febbraio 17, 2014 at 7:32 pm

    Hai ragione da vendere Grazia, ormai le minaccie che ci avvolgono sono tali e tante: pesticidi, additivi, campi elettromagnetici, buco dell’ozono con relativi raggi uv in eccesso, fughe radioattive, le pentole in cui cuciniamo i panni che indossiamo, l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo… che si finisce col pensare che di qualcosa tocca pur morire, e ci si chiede se a tutti i guai causati dal lungo elenco non si aggiunga anche il rischio di rinunciare a vivere per non rischiare di morire.
    Brutti tempi.

    • Reply Erbaviola febbraio 18, 2014 at 7:39 pm

      Io credo che questo sia solo un pensiero passeggero 🙂 Dipende sempre da cosa si sceglie: se vivere con cura, per sé stessi e per il mondo, o vivere tanto per, sull’onda di quello che fa la maggioranza. Nel mio caso prevale il vivere con cura, quindi saputo che quella cosa non va, non la uso o la sostituisco, è automatico, non un dovere. Chi lo vede come dovere, obbligo o costrizione, forse ha solo un modo di vivere diverso. In fondo, sai che mettendo il dito sul fuoco ti scotti, non ce lo vai a mettere di proposito. Non è un obbligo o una costrizione: non lo fai perché ti faresti male.

  • Reply Regina febbraio 18, 2014 at 11:15 am

    Cara ErbaViola,
    ti ho iniziato a seguire grazie all’articolo relativo alla pulizia dell’argento. Ad essere sincera alla fine ho usato un altro metodo (il dentifricio da denti con risultati sorprendenti), ma mi propongo di provare a fare la pulizia con la pila chimica.
    Questo articolo però mi ha lasciato un po’ perplessa e ti spiego il perchè. Per lavoro ho a che fare con tutte queste divertentissime normative e sono subissata di richieste circa l’uso di particolari additivi, dichiarazioni di metalli pesanti etc.
    Voglio condividere la mia esperienza, un po’ per tranquillizzare. I ritardanti di fiamma nel campo della plastica sono utilizzati veramente poco: sono poche le applicazioni che lo richiedono. Anche perchè questi additivi hanno dei costi spropositati. In genere sono limitati all’utilizzo di applicazioni specifiche per la sicurezza umana. Nella mia esperienza lavorativa nel campo so che sono utilizzati ad esempio per i sedili degli stadi o tessuti per fiere (insomma luoghi pubblici in cui ha senso usare un ritardante per la salvaguardia delle vite umane in caso di incendio). Posso altresì garantirti che la normativa relativa ai giocatoli è più stringente di quella della industria alimentare e non ha senso mettere un ritardante così caro in giochi e in articoli di cucina.
    Per quanto riguarda invece la presenza di metalli pesanti non è richiesta solo dalla RoHs (attualmente siamo alla secondo importante aggiornamento), ma dal Reach e dalla normativa relativa agli imballi. Ho notato con grande piacere che anche i prodotti LED cinesi (fantastici per il risparmio energetico) rispettano questa direttiva che tanto “free” non è. Lavoro con grandi società elettriche e nel campo degli elettrodomestici e se non hanno la garanzia (tramite dichiarazioni) che il prodotto non contiene metalli pesanti bloccano gli acquisti e il fornitore. Inoltre anche le grandi società di master colori hanno eliminato del tutto dalla loro gamma articoli contenenti metalli pesanti (questa fase ha avuto una lunga transizione, anche perchè qui l’aggravio dei costi è notevole). A titolo informativo i colori più a rischio (nel passato appena remoto) di tossicità sono il giallo, l’arancione, il rosso, i fucsia e talvolta i verdi (per presenza di cromo e piombo). Se uno va sul bianco può stare sempre tranquillo.
    Ora invece mi pongo una domanda (da pura ignorante), ma se mi voglio avvicinare a un consumo più etico, come mi devo vestire? da un lato c’è l’ideologia vegana: no pellicce, no pelle, no piume, fino ad arrivare ad affermare che la seta (per il povero baco) e la lana (per le povere pecore) non è etico. Quindi se voglio il naturale e non il sintetico rimane solo il cotone bio e il bamboo?
    Per i mobili non sono completamente d’accordo sull’uso degli alberi. Il legno è bellissimo e naturale, ma non ci sono soluzioni che implicano il non abbattimento delle foreste? Io personalmente sono per il riciclo di vecchi mobili.
    Personalmente sono anche contraria all’alimentarsi con coltivazioni biologiche: sinceramente preferisco intossicarmi un poco, ma permettere ad alimentarsi a più persone possibili. Forse è un’idea un po’ estrema.
    Secondo me però non ci deve sfuggire che l’umanità tramite scoperte di diverso genere ha aumentato notevolmente il benessere e le aspettative di vita. E che in passato per pura ignoranza usavano sostanze molto tossiche anche per cucinare (es. il peltro).
    Spero che il mio intervento non sia considerato fastidioso, ma costruttivo. Se vorrai scambiare con me il tuo punto di vista sarò ben felice di condividerlo.

    • Reply Erbaviola febbraio 18, 2014 at 8:25 pm

      Ciao Regina, ti ringrazio invece delle considerazioni da addetta ai lavori. Ho fatto molta fatica a trovare alcuni dati, quindi mi farebbe molto piacere parlarne più approfonditamente con te. Di sicuro come dici e come ho detto anche io, il settore dell’elettronica è il più controllato. Quello che non lo è, nonostante leggi apparentemente a maglie strette, è tutto il resto. Ti confermo che per alcune plastiche per elettrodomestici si utilizzano i bfr per evitare che il surriscaldamento del motore o una scintilla (capita negli ingranaggi di alcune impastatrici, per esempio) possa infiammare il materiale. La cosa che ho trovato particolare è che come saprai attualmente alcuni produttori, soprattutto americani, sottolineano l’assenza di BFR e Bisfenolo-A nei loro prodotti. Sono tutti di fascia alta e con pochissima o niente plastica, il che rende penso più facile evitarne l’uso.
      Sui giocattoli, soprattutto di provenienza cinese, ti confermo invece che negli atti della Stockholm Convention on Persistent Organic Pollutants (linkata sopra) sono rilevate presenze di BFR. Non si tratta anche qui di oggetti di fascia bassa come bambole o piccoli giochi ma di giocattoli meccanizzati o elettronici. La garanzia dei fornitori, anche se scritta, sai benissimo anche tu che ha un valore solo amministrativo: sono ormai tantissimi i fornitori esteri (chiamiamoli così) ad essere incorsi in controlli che hanno verificato che tra la dichiarazione e il prodotto c’era una discrepanza notevole. Veniamo invece ad altri oggetti che rientrano meno in questi controlli. Ho visto nella grande distribuzione dei divani con rivestimento dichiarato ignifugo, prodotto in Cina. Alle domande specifiche non hanno risposto, quindi tendo a pensare che se non rispondono è perché i BFR sono presenti, altrimenti direi che non ci sarebbe motivo. In ogni caso, a buon conto, un tessuto naturale leva di mezzo ogni dubbio, è questo il concetto.
      E’ vero che le vernici di molte marche italiane sono migliorate e seguono lo standard, ma come la mettiamo con chi ha comprato la libreria rossa cinque anni fa o la cucina blu dieci anni fa? Non è che le molecole, saputo della nuova direttiva, si astengono dal liberarsi nell’aria…
      In ogni caso al momento stanno usando altri composti chimici, su cui non c’è una casistica di anni, questo lo vedo abbastanza pericoloso e se la soluzione è sostituire con il legno trattato naturalmente, direi che è più che fattibile.
      Per fare il legno non serve abbattere le foreste. Le foreste si abbattono per le teste di cavolo che vogliono a tutti i costi il parquet in camarù che deve essere trasportato dall’altra parte del mondo e preso da foreste primarie. Ma se parliamo di mobili in legno di pino, ciliegio, quercia, noce ecc., essenze che abbiamo qui in Italia o al massimo in Europa, alberi che sono coltivati appositamente e certificati FSC, non c’è alcun problema, anzi. La certificazione FSC é piuttosto stretta e rigorosa, controllata da Greenpeace, io per esempio ho pubblicato solo per editori che usano carta FSC, proveniente solo da coltivazioni e non da foreste primarie.
      (wow, è lunga questa risposta eh! 😀 )
      Vestiario: tutte le fibre naturali, cotone, lino, canapa, bamboo, iuta, sisal ecc. La seta e la lana invece sono due discorsi diversi. L’idea vegana è di non sfruttare gli animali, in nessun ambito. In un caso però, quello della seta, l’animale viene ucciso per privarlo del suo bozzolo e viene allevato appositamente per arrivare a questo risultato. Nel caso della lana, la pecora viene allevata per il vello e tenuta in cattività. Questa però è una lunghissima querelle di ambito etico: la pecora da sola in natura si estingue perché è un animale che esiste solo addomesticato da migliaia di anni. Le contrarietà dei vegan sono due: quasi nessuno alleva le pecore solo per il vello ma anche per il latte e la carne, quindi per ucciderle. Secondo, alcuni allevamenti sono particolarmente cruenti per cui il sarcastico “la povera pecora” che obiettano i neofiti convinti che si parli di un fluffoso fiocco bianco di Heidi, è in realtà un animale martoriato per anni, a cui vengono strappati i figli a pochi giorni per macellarli e far sì che continui a produrre latte per l’uomo e non per i suoi cuccioli come sarebbe naturale, è soprattutto un animale che al momento della tosatura in impianti industriali viene ferito, spesso mutilato e lasciato sanguinante ad agnonizzare, maltrattato in modo molto cruento. Non scendo nei particolari ma se vuoi fai una breve ricerca online e vedi subito cosa succede alla ‘povera pecora’… ti consiglio la chiave di ricerca “pecore Benetton” ma non so se poi riesci ancora a guardare serenamente una vetrina di Benetton…
      Il bamboo è molto caldo, provalo 🙂
      Coltivazioni biologiche: quella che riporti è purtroppo una delle tante leggende metropolitane messe in circolo ad hoc dagli interessati e recita più o meno così “abbiamo bisogno dell’agricoltura intensiva per produrre abbastanza cibo per tutti, se facciamo solo biologico non c’è abbastanza produzione”. E’ una leggenda metropolitana, chiamiamola così.
      Un’agricoltura pulita ha le stesse capacità produttive o addirittura superiori di un’agricoltura dipendente dalla chimica. Non siamo noi consumatori di verdure ad aver bisogno di larghe estensioni di coltivazione bensì l’incremento massiccio dell’uso di carne. Sono infatti le coltivazioni per foraggi, soprattutto soia, ad occupare la maggioranza del coltivato attuale (trovi tutti i dati su questo fenomeno e le direzioni auspicate dalla FAO e dall’ONU qui, alla voce “alimentazione vegan per l’ambiente” : http://www.erbaviola.com/ricette/perche-ho-scelto-lalimentazione-etica-vegan).
      Certo che ora vai a spiegare tu alla Basf e alla Bayer, per esempio, che le loro sementi modificate e i loro fertilizzanti di sintesi o gli anticrittogamici non servono più.
      Io ti consiglierei di intossicarti di meno, anche perché sei in Italia: buttiamo via quintali di derrate per una gestione totalmente anarchica (non liberale né capitalista ma anarchica) del mercato. Se tu non mangi una carota bio, nessuno ne beneficia, nessuno riceve più cibo da un’altra parte. Purtroppo è così.

      • Reply Regina febbraio 19, 2014 at 11:45 am

        grazie, rifletterò su quanto mi hai detto e verificherò per quanto mi è possibile.

      • Reply Regina febbraio 19, 2014 at 11:58 am

        dimenticavo: nel mio piccolo faccio eseguire test di migrazione piuttosto costosi da laboratori certificati esterni per verificare quanto mi dicono i produttori e quanto affermo nelle dichiarazioni. e sempre nel mio piccolo non ho mai riscontrato che quanto dichiaratomi fosse erroneo.
        Poi ho delle informazioni incomplete circa sul BisfenoloA: degli addetti ai lavori mi spiegavano che le particelle tossiche sono rilasciare solo se scaldate ad altissime temperature (oltre 200°).
        Se avessi bisogno di normative o direttive ho una biblioteca piuttosto ricca.
        Le altre mie considerazioni, avevo premesso, sono da pura ignorante e neofita.
        Ancora grazie

        • Reply Erbaviola febbraio 21, 2014 at 1:42 pm

          Ciao Regina, ti ringrazio ancora per le informazioni! Posso contattarti all’email che hai inserito nei dati del commento? (tranquilla, la vedo solo io come proprietaria del sito 😉 ). Mi farebbe molto piacere approfondire la questione dei test e delle normative, come ti dicevo ho faticato a cercare e controllare tutti i dati prima di arrivare alla pubblicazione. Sicuramente altre fonti e dati sono più che benvenute e se ci sono margini più ampi di sicurezza è sicuramente un’ottima notizia da dare.
          Per il Bisfenolo-A io ho diversa documentazione, se ti interessa. Ti confermo che la temperatura dipende molto dal materiale, in alcuni materiali plastici morbidi (vedi tettarelle per biberon e contenitori) la temperatura di rilascio è addirittura 60°, quindi basta metterci il classico latte caldo. Per gli elettrodomestici, particolarmente a rischio per il Bisfenolo-A erano solo le ciotole dei mixer e impastatori se in plastica , quello cioè che arriva a diretto contatto con il cibo. Per l’FDA sono sufficienti 80° anche se dà indicazioni 80°-100°. Molte aziende americane sono infatti corse ai ripari variando la produzione o certificando le proprie come prive di Bisfenolo-A, l’esempio che facevo è KitchenAid, perché è una delle poche distribuite anche in Italia che viene certificata.

          • Regina febbraio 21, 2014 at 1:47 pm

            certo, scrivimi pure all’indirizzo email.
            se posso darti dei riferimenti normativi volentieri. il campo è decisamente vasto e spesso le notizie difficili da reperire.

  • Reply Ale febbraio 18, 2014 at 1:57 pm

    Evvai, buttiam tutti gli Ikea e facciamo spazio…

    • Reply Erbaviola febbraio 18, 2014 at 7:40 pm

      ma come, io faccio capriole linguistiche per non citare nessuno e tu me la spiattelli così… 😀 Devo dire però che è effettivamente una delle più controllate, pur restando nel grande circo dell’import cinese e della grande distribuzione…

      • Reply Ale febbraio 19, 2014 at 11:49 am

        La mascheratura non era a prova di bomba…

  • Reply Teresa febbraio 19, 2014 at 6:01 pm

    Cara Grazia,
    tra 1 mese dovrò traslocare dal nord-ovest al sud della Germania e questo tuo post capita a fagiolo!

    Avendo un budget ridotto e cambiando città ogni 2/3 anni ho pensato di rifornirmi dal famoso marchio giallo-blu cui facevi riferimento, non credo di avere troppe alternative, ma vorrei limitare i danni.

    In seguito alla lettura del tuo articolo ho eseguito qualche veloce ricerca e i pareri sul marchio che non nominerò 🙂 sono discordanti, alcune fonti affermano che i ritardanti di fiamma brominati siano stati bannati dal 1998, pur concedendo il beneficio del dubbio resta un quesito:

    come conciliare un ambiente casalingo che sia il più sano possibile ad un budget ridotto?
    (p.s. premetto che sono vegan, che quando posso acquisto cibi bio senza considerarla una “roba da ricchi” e aspiro alla decrescita – sebbene itinerante)

    Forse acquistando mobili di seconda mano? Ma anche qui che garanzie abbiamo!?

    Per quanto riguarda il vestiario sto lentamente rimpiazzando intimo e pigiami sintetici e colorati con cotone bio quando posso e bianco…se devo avvelenarmi voglio farlo consapevolmente davanti ad un paio di profitteroles vegan al cioccolato!

    • Reply Erbaviola febbraio 21, 2014 at 1:55 pm

      ciao Teresa. Io posso riportarti la mia esperienza sulle scelte, poi è un campo dove influisce molto anche il gusto personale quindi dare delle regole universali è un po’ difficile…
      Il marchio giallo-blu ha diverse cose certificate, soprattutto per la parte cucina c’è un librettino che spiega tutto, dalle certificazioni del legno a quelle delle vernici. Poi la qualità è quella che è, ma ovviamente per low budget e spostamenti frequenti… può andare. Io in genere scelgo mobili in legno non trattato e se li voglio non color legno preferisco trattarli io con colori a base di pigmenti naturali, ce ne sono in commercio tanti anche già fatti e ti assicuro che la differenza di prezzo è di pochi euro, non vale certo la salute.
      Per i mobili ‘riciclati’ o di seconda mano ho due direzioni. Un paio sono dei miei bisnonni e trisnonni, come quello che si intravede nella foto sopra, quindi lì vado sul sicuro perché sono a incastro, privi di colle sintetiche e lucidati a cera o a gommalacca. Quindi a posto. Sull’usato mi sono orientata sia sull’acquisto di altri mobili di questo tipo, se ne trovano ancora e il prezzo varia in rapporto all’epoca e alla manifattura. Se non entri nella fascia antiquariato, trovi molto a prezzi abbordabili. Stai sul brocantage, magari. Per il resto evito come la peste tutta la produzione 1950-2000, salvo pezzi in legno non trattato. Ho fatto eccezione per una dispensina anni ’40 che è stata colorata dai precedenti proprietari a calce (acqua e calce) e che infatti ora è screpolata e quest’estate la carteggerò e ricoprirò con un colore fatto come sopra. La vedi qui: http://www.erbaviola.com/2012/09/10/amo-la-luce-dellalba-e-le-cose-recuperate.htm
      Io penso di essere una delle tante prove che anche a budget ridotto si può. 😉

      però mi hai fatto venire voglia di profiteroles vegan al cioccolato! Questo non si fa! 😀

  • Reply SILVIO febbraio 21, 2014 at 1:35 pm

    ho notato che tra i vari consigli si parla di evitare il contatto con la plastica in modo molto generale,
    vorrei far notare che tutto ciò che è alimentare sia bevande che cibo viene contenuto prevalentemente in contenitori di (plastica) e anche i sacchetti nei quali si introducono gli alimenti da conservare nel congelatore sono di plastica.
    certe affermazioni poco corrette possono fare del terrorismo e provocare delle reazioni o delle opinioni false e considerare tossico ciò che in realtà non lo è per niente come ad esempio il polipropilene o il polietilene che sono delle (volgarmente dette) plastiche da chi di plastica non sa nulla.
    Sono comunque due tipi di polimeri che vengono usati per contenitori di alimenti e per la fabbricazione di sacchetti come quelli sopracitati, sono idrorepellenti per cui non assorbono liquidi e non rilasciano nessuna sostanza al prodotto contenuto,oserei dire estremamente sicuri.
    Affermare che è sporca o nociva la plastica in generale lo considererei un grave errore e consiglierei di evitare propaganda gratuita senza averne una almeno minima conoscenza.

    • Reply Erbaviola febbraio 21, 2014 at 1:57 pm

      Ti ringrazio Silvio di questa bellissima lezione di contraddizione: non leggere un accidente dell’articolo, non interessarsi minimamente del contesto e di chi è l’autore, di cosa abbia già detto, ma sparare a zero sul fatto di informarsi prima di parlare.
      Fallo, magari 😉

  • Reply regglo prato febbraio 23, 2014 at 11:22 am

    Bellissimo articolo! L’ ho trovato molto interessante e ricco di contenuti innovativi. Ti ringrazio perciò dell’ impegno che dedichi a questo blog e per i tuoi contenuti.

  • Reply COME RESTAURARE UN VECCHIO BAULE – Prima parte » Erbaviola.com - Grazia Cacciola febbraio 28, 2014 at 12:52 pm

    […] la casa (ancora in corso!) e mille altre cose interessanti da scrivere subito. Visto però che nel post precedente si è parlato del perché è meglio evitare di riempirsi la casa con i mobili in materiali […]

  • Reply Claudio dicembre 15, 2014 at 4:16 pm

    Maaa… per cuscini e piumoni, c’è qualche marca o venditore di riferimento? Anche nelle botteghe del commercio equo e solidale non trovo niente (solo copriletti); bambù visto solo in giardino… Su macrolibrarsi ci sono dei cuscini di farro e miglio, ma non è che mi convicano molto.
    Grazie!
    Claudio

  • Reply Antonio ottobre 17, 2017 at 5:00 pm

    Preziosissima Grazia,
    Sono consulente presso una società che si occupa di sistemi ortopedici con presidio sanitario,mi sono messo alla ricerca di materiali chimici dannosi semplicemente per via inalatoria.

    Ho trovato il tuo articolo molto semplice ed esaustivo,per questo mi complimento con te:-)

    Posso affermare che questa ricerca nelle fibre sintetiche”pure”sta generando una ricerca molto attenta nel settore ed una sorta di consapevolezza improntato sulla bio dinamica ed il Wellness & beauty,tra le quali l’elettrosmog ed allergie sia alla polvere che ai tuoi citati materiali tossici.

    Per dare un riferimento a Claudio,posso dire con certezza che le società che si occupano esistono e rappresentano il futuro,con l’inserimento di materiali in bio ceramica nei rivestimenti letto e cotone”Bio Cotone”poiché non vengono usati OGM in fase di creazione del prodotto.

    L’uso,ad esempio, di lana merinos nel settore ospedaliero per situazioni di lunga degenza(decubito)ne è la prova. Anche la scelta del legno massello rappresenta una sana preferenza ed investimento futuro nell’utilizzo di reti appropriatamente ortopediche ad personam,che svolgono un lavoro silente ed quali diamo aimè ,poca rilevanza.

    Non volendo divulgarmi troppo,resto a disposizione tua e degli utenti per qualsiasi richiesta d’informazione.

    cordiali saluti
    Antonio

  • Reply Emanuele maggio 27, 2018 at 9:41 am

    Salve, vorrei gentilmente una informazione : devo coltivare le spezie in casa e le devo inserire in un mobile di Bambu naturale. Il problema sono i vasi che non si adattano al bambu. Ho pensato di mettere il terriccio in sacchetti di plastica o PVC per poi ricoprire con dei sacchetti di iuta . Il mio dubbio è appunto coltivare spezie che dopo mangiamo in questi sacchetti . Se utilizzo un materiale abbastanza spesso che non si disgrega è possibile coltivare senza problemi oppure il materiale rilascia sostanze nocive anche se in realtà non viene mai sottoposto a calore, ma vi è solo del terriccio . Tutte le persone che coltivano in vasi in plastica per esempio, a cosa incorrono ? . Molte grazie per la cortese risposta . Cordialmente

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