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Una ricca estate e il lupo dell’Appennino

rubrica orto estate 2014 grazia cacciola su vivi consapevole

E’ uscito il numero 37 – Estate 2014 della rivista gratuita Vivi Consapevole. Per chi ancora non lo sapesse, si può sfogliare gratuitamente online oppure scaricarla. Questa volta la mia rubrica è dedicata alla ricchezza dell’orto estivo e al macerato di ortica, con utilizzi e ricetta di preparazione. Se poi qualcuno leggendo la rubrica fosse curioso di sapere com’è finita la questione potatura: per ora ho vinto io, ma sicuramente se un giorno avremo più terreno e più alberi da frutto, la decisione sarà diversa. 

 

articolo lupo dell'appennino grazia cacciola su vivi consapevole

Vi segnalo anche a pag. 10-11 un mio articolo sul lupo che è nato da un incontro sull’Appennino bolognese. Vi è mai capitato di passeggiare in un bosco e chiedervi se c’è il rischio di essere attaccati da un lupo? Oppure vi è capitato di sentire leggende come il lupo cattivo, il lupo che fa stragi, cattivissimi branchi di lupi di cinquanta esemplari? I meno fortunati si saranno imbattuti anche, come è capitato a me, in petizioni di cacciatori per ottenere i permessi di cacciare i lupi, con la scusa che aggrediscono le greggi.

Così, qualche tempo fa, l’associazione Amici degli Animali, sezione di Monghidoro e l’ANPANA Sezione Territoriale di Bologna, hanno organizzato un incontro aperto a tutti. In questo incontro due biologi dell’Università di Bologna specializzati nello studio sul campo dei lupi hanno spiegato chi è davvero il lupo italiano e perché non è mai successo che attaccasse qualcuno che passeggiava nei boschi o che formasse grandi branchi.
Per le curiosità sulla vita del lupo e l’etologia di questo meraviglioso animale, vi rimando alle parole dei dottori Marco Galaverni e Davide Palumbo che ho intervistato per Vivi Consapevole.

Qui vorrei invece raccontare una cosina, un retroscena di quella serata a Monghidoro, poiché queste perle si tende a perderle nella memoria dei tempi. Dovete sapere che ogni tanto, mi raccontava una persona del posto, sugli Appennini dall’Emilia alla Toscana, nascono storie leggendarie sul lupo che poi diventano verità dell’immaginario comune. In pratica, basta che uno senta un ululato nella notte e lo racconti la mattina al bar, che ora di sera certuni con il fucile facile avvistano branchi di lupi famelici pronti a sbranare tutto il paese. Cosa che ovviamente non è vera e non è mai successa.
Una di queste storie circolava proprio prima di questo incontro e aveva attraversato le valli. Noi che non abitiamo lì, avevamo già sentito della faccenda: un’allevatrice che aveva raccontato di aver affrontato, in pieno giorno, un branco di almeno quaranta lupi, mentre in sella al suo cavallo correva a scacciarli e disperderli. Nella storia -in più versioni grazie al passaparola – i lupi cercavano di aggredirla ma lei aveva la meglio e li faceva scappare tutti. Questo in breve il racconto. La novella Tex Willer era stata munifica di particolari sul suo comportamento eroico, al galoppo in sella al destriero mentre sparando in aria – in pieno periodo di migrazioni delle anatre, ma è un particolare – disperdeva i lupi.
Ora, è evidente che già così la storia faceva acqua ovunque. I lupi non formano branchi così grandi, non attaccano in pieno giorno, girano al largo dagli uomini e soprattutto… i cavalli in una situazione del genere scapperebbero terrorizzati: davanti a quaranta lupi e con in sella la Tex Willer che spara all’aria, disarcionano e scappano.
Comunque, il fatto è questo. La signora Willer era ospite attesissima alla conferenza: attesa dai relatori che studiano il lupo da anni e volevano ragguagli su cosa avesse visto, attesa dai cittadini che volevano sapere se preoccuparsi di trovare i lupi famelici anche in fila alle casse della Coop, attesa dalle rappresentanze di allevatori e cacciatori che avevano finalmente una testimone diretta dell’incommensurabile pericolosità del lupo.  A dirla tutta, era marginalmente attesa anche dalle guardie ANPANA della sezione territoriale di Bologna, interessati a capire se davvero qualcuno cavalcasse in giro per l’Alpe di Monghidoro sparando in aria. Ma questo è un dettaglio.
Fatto sta che la signora Willer, così attesa da tutti, nella generale impazienza di ascoltare la sua mirabolante avventura con i lupi, non si è presentata. E così si è conclusa l’ennesima leggenda metropolitana sul lupo.
Ci vediamo alla prossima allucinazione 😉

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7 Comments

  • Reply Cristina B. giugno 20, 2014 at 2:43 pm

    Il tuo resoconto della Signora Willer mi ha fatto venire le lacrime dal ridere!!:D Per la serie ridiamo per non piangere…l’ignoranza di questi personaggi fa più danni di un gruppo di ultras.
    Avrei tanto voluto chiedere alla signora se il branco di quaranta lupi (o erano quarantaquattro, magari in fila per tre col resto di due?) era anche accompagnato da una ventina di vampiri e da una delegazione di Volturi….così aveva il cast di Twilight al completo!
    Nel mantovano a periodi fanno gli stessi deliri con le nutrie: mancano solo quelle mutaforma poi ho completato la collezione di racconti assurdi 🙁
    E’ proprio il caso di dire…”Lupu ululà e castello ullulì!” XD
    Ciao e grazie per la tua puntuale e sempre corretta informazione.

    • Reply Erbaviola giugno 23, 2014 at 10:01 am

      grazie a te Cristina, hai ragione… se mai si presentassero a raccontarle dal vero gli risponderemo lupu ululà e castello ullulì! 😉 Ma temo che la signora Willer continuerà a raccontarle solo al bar per infervorare i suoi amici cacciatori…

      • Reply Cristina B. giugno 24, 2014 at 7:14 pm

        Infatti ho deciso di dare il mio personale contributo alla causa “Stop Ignorance” 😀 e al grido di Lupu Ululà…ho tenuto e archiviato il tuo articolo: chiaro, semplice e corretto.Per il prossimo anno scolastico lo proporrò alle maestre di mio figlio, e spero di fare cosa gradita dando spunto e stimoli per le nuove generazioni in crescita (nella speranza che facciano meno danni…!) 😉
        Ciao

        • Reply Erbaviola giugno 25, 2014 at 7:55 pm

          Grazie Cristina, a nome del lupo! Sarebbe fantastico se questi argomenti arrivassero nelle scuole! In alcune ci arrivano già grazie a insegnanti intelligenti, purtroppo in altre si racconta ancora la storia di cappuccetto rosso… Io sono positiva sulle nuove generazioni vedendo i loro genitori, c’è più consapevolezza rispetto a una ventina di anni fa.

          • Cristina B. giugno 25, 2014 at 8:53 pm

            Io provo, provo e riprovo…leggo, stampo e propongo senza arrendermi! Alle volte ho trovato insegnanti ostili, ma è capitato che invece altre argomentazioni siano state molto gradite e condivise. Con alcune ho un buon rapporto e spero che sia di stimolo per sfatare finalmente sta menata del lupo cattivo che nun se pò sentì proprio.
            Te lo confermo: non in tutti i genitori ma sta finalmente nascendo la consapevolezza e una presa di coscienza su tante, tante cose. E vivendo circondata da personaggi con la “sindrome della doppietta” non è cosa da poco! 😉
            Un saluto dal mantovano!

  • Reply Ilaria giugno 26, 2014 at 3:02 pm

    Sempre dalla parte del lupo. Non capirò mai perchè dopo anni di sforzi per reintrodurre una specie, ci siano già orde di pistoleri pronti a mettere mano ai grilletti. (ps. Finalmente è uscito VC, c’è anche il mio articolo con le ricette delle barrette! 🙂

  • Reply M.T. agosto 22, 2014 at 12:23 pm

    Di storie sui lupi ne sorgono tante, spesso mosse da ignoranza. E così si dà un’immagine falsata di questo animale, fatto passare come qualcosa di malvagio e feroce, un assassino nato, pericoloso oltre ogni dire. Invece è un animale timido, che caccia solo per sfamarsi (a differenza dei cacciatori che uccidono solo per puro divertimento), anche dolce e protettivo verso i suoi cuccioli: articoli come questo dovrebbero essere fatti conoscere, così da non basarsi come fanno tanti sul sentito dire.

    Restando sulle cose da ridere, vanno annoverati sull’appennino bolognese gli avvistamenti di pantere e orsi: si è perso il conto delle persone che hanno visto tali animali. Peccato che nessuno di loro avesse mai con sé la macchina fotografica 😉

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