Conferenze & corsi, Cucina a legna, Sviluppo personale

Sul tardo pomeriggio di gennaio

E’ un tardo pomeriggio di gennaio. Fuori il bosco comincia ad assumere i colori del crepuscolo invernale, in casa le stufe hanno fuochi calmi e costanti che sono accesi già dalla mattina. Il pranzo è stato scaldato sulle braci, preparato la sera prima. La cena cuoce lentamente sulla cucina a legna intanto che scrivo. In inverno mi piace spostarmi al piano di sotto, quando il lavoro lo permette, e continuare al grande tavolo vicino alla cucina a legna. E’ questo un tavolo in noce massiccio di fine ottocento che ho recuperato quest’estate e che attende ancora un restauro. Per ora va bene così, con i suoi segni del tempo, i suoi graffi di quando l’abbiamo caricato sul pick-up del nostro vicino di casa, ridendo tra gli sforzi, e abbiamo faticato non poco a farlo entrare qui. Alla fine, sempre tra le risate, è stato portato dentro da una finestra del piano terra mentre eravamo già quasi convinti che fosse necessario cederlo ad altri con aperture di porte e finestre più grandi (il dramma e il bello delle case antiche).
Sul piano del tavolo c’è un cerchio scolorito che mi ricorda una teiera appoggiata di corsa per aprire la porta ad amici giunti senza annunciarsi, per fare una sorpresa. Delle gocce di cera che sto togliendo a poco a poco e che mi ricordano i giorni senza corrente elettrica in cui ho disseminato tutta la casa di gocce di cera. 

In questo pomeriggio di gennaio non ho ancora tolto gli addobbi delle feste, mi fanno allegria e sono sempre un po’ nostalgica quando li incarto e resto a guardare la casa che sembra spoglia e silenziosa.  E’ un po’ un abbandono a un periodo che in genere è davvero più silenzioso, quello più freddo e più contenuto, in cui sto in casa volentieri a godermi il caldo del fuoco e a fare qualcosa attorno alla cucina a legna. Intanto che lavoro, lascio che cuocia qualche vasetto di legumi per averli già pronti o sorveglio la cottura del pane che nel forno a legna che non è così autonoma come nel forno normale, bisogna aggiungere legna perché non scenda la temperatura, girarlo al momento giusto, non scordarselo dentro perché la cottura non si interromperà da sola. Sono lavori di scrittura, di solito, scanditi dalla necessità di alzarsi e sistemare qualcosa, ma allietati dal profumo del pane in cottura e di qualche dolce, di patate che alla fine mettiamo sempre sulle braci una mezz’ora prima della cena per accompagnare.

Un pomeriggio di gennaio come tanti, con un lavoro trasferito sul portatile, uno di quelli che possono essere fatti con un piccolo monitor. E’ un lavoro di scrittura con accompagnamento di profumi e sapori, di té sempre caldo mantenuto nella teiera di ghisa sulla cucina a legna. Non mi è mai piaciuto preparare tazze singole di té, mi piace preparare grandi teiere da cui poi mi servo poco a poco. Se sono di sopra nello studio, lascio la teiera sulla mia scrivania, con un buffo copriteiera fatto con avanzi di lavori a maglia e bottoni randagi. Tiene in caldo a lungo i miei té. 
La mia postazione preferita, però, è anche in questo caso quella vicino alla cucina a legna, dove posso lasciare la mia teiera sul “mettincaldo“. E’ un pezzo fabbricato artigianalmente proprio per queste cucine a legna vecchio stile, credo che lo facessero le famiglie stesse. Serve a tenere sollevata una pentola o una teiera così che resti in caldo ma senza continuare la cottura. Ne ho trovato uno in un mercatino dove anche il venditore non sapeva di cosa si trattasse, ha anche abbozzato un “sottovaso per staccare i vasi da terra” ma temo che in ferro sarebbe una pessima idea, sempre bagnato e arrugginito. E’ sicuramente un “mettincaldo”. Ho cercato a lungo una denominazione più consona ma non sono riuscita ad andare oltre a questo nome popolare. Uno degli attrezzi più utili della mia cucina, senza dubbio. 

In questo pomeriggio di gennaio quasi al termine, con il buio che avvolge ormai il bosco di fuori e poche luci ambrate all’interno, sto dando gli ultimi ritocchi alle bozze di “L’autoproduzione è la vera rivoluzione. Storie di decrescita, d’utopia e d’altre leggerezze“. Il progetto si chiude tra pochi giorni e, confidando di raggiungere il budget necessario, verranno stampati i libri e spediti a chi ha partecipato.
Purtroppo, nota dolente, ho ricevuto diverse email di persone che chiedono quando sarà disponibile su Amazon o in altre librerie online e offline. Il concetto di crowdfunding serve invece per superare questi intermediari (editori, distributori ecc.) che contribuiscono ad alzare i costi dei libri. Per il lettore però funziona sempre nello stesso modo: acquista il libro online e gli arriva a casa. La differenza è che l’autore, invece di portare il libro a un editore e ricevere solo l’8% del prezzo di copertina sulle sue fatiche, come spiegavo qui, si incarica di scrivere, impaginare, stampare e distribuire il libro. Per il lettore, vuol dire anche partecipare a un progetto di produzione dal basso, ovvero di autoproduzione, che è poi il tema del libro. Chiedere quando sarà disponibile su Amazon, vuol dire non aver capito come partecipare al cambiamento ma guardarlo ancora da lontano, in vetrina. 

Alcuni mi hanno chiesto cosa succederà a questo libro dopo la fine del progetto. Non ci ho e non ci abbiamo ancora pensato. Non sappiamo se raccoglieremo abbastanza o se dovremo aggiungercene di tasca nostra per stampare, non progettiamo i castelli nei particolari. Come ho già raccontato, c’erano un paio di editori già interessati alla produzione al termine del progetto ma mi piacerebbe invece dimostrare che l’autoproduzione funziona, che è compresa da molti, che oltre a parlare di progetti dal basso, sappiamo farli, sappiamo partecipare. Sarà così? Avremo la risposta in una decina di giorni.
Di sicuro, per ora, c’è solo che chi partecipa al progetto, tanti o pochi che saranno, riceverà il libro. Poi sì, io potrei essere già soddisfatta così (folle, per la gente comune), abbastanza da non fare altro.
Chi partecipa ce l’ha, chi non ce l’ha non aveva bisogno di leggerlo. In fondo, essendo una bibliofila che spesso è partita alla ricerca di qualche volume introvabile setacciando biblioteche e librerie, mi tenta l’idea vendicativa di produrre qualcosa con una tiratura limitatissima, quasi introvabile e irraggiungibile per la massa. Una cosa per pochi eletti. 

Tra una decina di giorni ripartono anche i corsi Cambio vita, mi reinvento, che invece NON sono corsi su decrescita e autoproduzione. Decrescita e autoproduzione le ho sempre divulgate gratuitamente (le rare volte che avete pagato, era l’offerta a sostegno di qualche associazione).
Il corso è invece utile a chi voglia cambiare vita ma non sappia che direzione prendere e da dove cominciare. Chi sente urgente il desiderio di cambiare, ma non sa come realizzarlo e premetto: è un corso molto pratico, io non sono una da “pensa positivo e la vita ti sorride“, “attrai la felicità telepaticamente” e altre magie del genere. La felicità simulata, secondo me, porta al manicomio, non a realizzare progetti. Dissociarsi da sé stessi e dissimulare la tristezza con una positività che non c’è, non è mai una buona idea.

Per realizzare una vita diversa ci vogliono ben altri ingredienti, di solito dei talenti che ci teniamo in tasca mentre fatichiamo nel vivere di altro. Il lavoro della giornata del corso è questo, molto pratico: togliere i pesi psicologici che frenano il cambiamento (sì, lo so, crediamo di essere tutti speciali con problemi unici e irripetibili, invece ci sono una ventina di aspetti comuni a tutti che frenano il cambiamento – di tutti quelli che non riescono a mettere in pratica un cambiamento ma vorrebbero tanto farlo). Identificare i propri veri talenti, non quelli supposti o socio-compatibili. Questa fase la trovo sempre molto stimolante, c’è gente che arriva convinta di voler aprire un B&B in Toscana ed esce con un progetto di asilo nido che riesce a realizzare in soli tre mesi (è successo davvero, due splendide ragazze che si sono incontrate proprio al corso!). Oppure trovano il sistema per restare a casa a fare la mamma o per lavorare da casa, come ho fatto io. Terza fase, si impara come gestire, come perseverare, come restare concentrati e attivi sul proprio progetto di vita. Gli strumenti ci sono tutti. Io ci sono anche dopo il corso.
Per il programma completo e ulteriori dettagli vi rimando alle schede dei corsi
Quest’anno le date saranno solo tre: 27 gennaio a Roma per un massimo di 20 persone, un corso privatissimo in un luogo aperto a pochi, il 28 Aprile a Cesena, con tutta l’energia dello staff di Macrolibrasi a seguirci nella Sala Eventi, infine il 12 maggio a Milano, anche qui in una location molto speciale che stiamo approntando.

Poi basta. Questo tipo di corso dà moltissimo e mi permette di portare 25 anni di metodi e competenze a chi vuole realmente reindirizzare in meglio la propria vita. Ma il mio lavoro principale non è fare corsi, non vivo di questo. Ho bisogno di tempo per studiare, per scrivere, di solitudine e anche di seguire con tutta calma e attenzione chi, uscito da questi corsi, sta facendo davvero grandi cose. Questi corsi sono arrivati dopo anni che questo lavoro lo facevo personalmente, con poche persone che me lo chiedevano. Si è esteso come passaparola e l’ho trasformato infine in un corso che mi ha permesso di portare queste competenze, dallo scorso anno, a più di un centinaio di persone; rispetto alle tre o quattro all’anno che seguivo di solito è stato un salto notevole. Dopo queste tre date del 2018, tornerò a farlo solo così, personalmente, uno a uno e solo con pochi veramente molto motivati. Non perché voglia essere elitaria a tutti i costi, ma perché preferisco, da sempre, il poco fatto con molta cura. E anche perché, onestamente, ci sono in giro una quantità di corsi-fuffa sul cambiare vita e mi deprime essere assimilata a gente che come unico cambiamento di vita si è buttata nel business dei corsi sul cambiamento di vita… che è come voler imparare a sciare ascoltando uno che ti parla di sci in spiaggia in agosto. Così si può solo diventare conversatori di sci e in un tempo piuttosto lungo. 

Questo mio divagare da un argomento all’altro è anche dovuto alla recente influenza, sono un po’ annebbiata e poco lineare, è anche venerdì sera. Per me vuol dire solo che domattina non riceverò telefonate di lavoro, per il resto sarà un giorno come gli altri, probabilmente a lavorare (una passione dai contorni di vita che è il mio lavoro), a sorseggiare té vicino al fuoco e distribuire grattini ai gatti che mi fanno compagnia.
Vi auguro giorni profumati d’inverno e sere davanti al fuoco di letture, immagini e pensieri. 

 

 

 

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11 Comments

  • Reply Emanuela gennaio 13, 2018 at 5:27 am

    Ciao Grazia….sono strafelice del fatto di poter partecipate a questo progetto del tuo prossimo libro,non vedo l’ora di leggerlo tutto d’un fiato come tutti gli altri tuoi libri. Per me,sei il mio faro del cambiamento(anche se io,sono lenta sul farlo,ma ce la farò)….anch’io sono una di quelle persone nella fare di voler cambiare,ma non so da dove partire,vorrei partecipare al tuo corso,ma non so se posso perché ho seri problemi sul lavoro(degli altri oltretutto),ma se ci sarà l’opportunità per pochi intimi,come passa il momento difficile,ti contatto,perché voglio questo cambiamento,sono ben 4 anni che cerco il modo per cambiare la mia vita ed il mio punto di partenza,è stato proprio il tuo libro”Scappo dalla città “…..Comunque,sappi che ti stimo veramente tanto e ti auguro una pronta guarigione ❤
    Emanuela.

    • Reply Grazia Cacciola febbraio 2, 2018 at 3:46 pm

      Cara Emanuela, grazie di cuore per il tuo sostegno e per il messaggio. L’ho letto durante l’influenza, come gli altri, poi appena guarita sono stata travolta dagli impegni di lavoro e corsi… riesco a rispondere solo ora! Ma con una grande gioia di sentire che nel cambiamento ti stai prendendo i tuoi tempi. Sono i cambiamenti più veri e duraturi a cominciare così! Ho visto che la presenza in aula è problematica anche per altri, anche solo per la questione della distanza, e sto valutando se estendere il counseling personale online a una formula più accessibile. Lavori in corso e piccolo spoiler… quindi restiamo in contatto! ^_^ Intanto ti mando un grande abbraccio!

  • Reply manuela gennaio 19, 2018 at 11:17 am

    Per vari motivi non ho partecipato al corso a Milano dello scorso anno ma questa volta voglio proprio esserci per capire se il cambiamento fa davvero per me, nel frattempo ho partecipato al progetto del libro.
    Leggo sempre con molto piacere il tuo blog.
    Grazie

    • Reply Grazia Cacciola febbraio 2, 2018 at 3:42 pm

      Cara Manuela, Grazie per il sostegno al progetto e intanto ti mando un grande abbraccio! Sono felice di sentire che ci sarai a Milano, spero che dal corso escano grandi cose come da quelli precedenti!

  • Reply cri febbraio 2, 2018 at 2:53 pm

    Ciao Grazia! Ho scoperto solo adesso il tuo bellissimo blog; volevo partecipare anche io al progetto del libro ma ahimè …. credo di essere arrivata in ritardo. Ho provato a fare il versamento ma …mi ha cacciato fuori!!
    Pazienza, mi consolo leggendo ogni giorno qualcuno dei tuoi post.
    Sei veramente un grande esempio 🙂 anche io nel mio piccolissimo cerco di autoprodurre, di consumare meno, insomma di “impattare” il meno possibile. Ho visto che c’è un video su youtube su come produrre l’aceto di mele, ma volevo chiederti … hai mai provato a fare l’aceto con altri tipi di frutta? Perdonami la domanda … magari sul video di youtube lo spieghi pure ma ahimè io non li riesco a vedere!!!
    Continuo a seguirti! Un caro saluto! cristina

    • Reply Grazia Cacciola febbraio 2, 2018 at 3:29 pm

      Cara Cri, piacere di incontrarti su questo percorso!
      Per il progetto del libro, arrivi in tempo: stavo giusto per mandare una newsletter con l’avviso. Visto che stiamo aspettando l’accredito degli ultimi partecipanti, c’è la possibilità di inserirsi fino a domenica, dopo di che chiudiamo definitivamente. A consegna avvenuta, il libro arriverà anche in vendita per tutti ma non so ancora con quale formula e tra quanto tempo. Se vuoi partecipare, basta inviare un’email a stampa@erbaviola.com 🙂
      Aceto: sì, certo, più o meno tutta la frutta con molto succo e zuccherina può arrivare alla fermentazione acetica, vedi per esempio l’uva. Ma in genere si usano frutti a basso costo, come appunto uva e mele perché ce ne vogliono davvero tante per produrre l’aceto e con frutta più costosa/pregiata sarebbe uno spreco. Purtroppo l’intervista su youtube è breve, non poteva starci tutto ma mi riprometto un post dedicato alla fermentazione acetica, promesso! Un abbraccio.

  • Reply cri febbraio 2, 2018 at 4:17 pm

    Manda subito la mail allora! Io l’aceto l’ho fatto con la melagrana ed i fichi (grazie agli alberi che avevo nell’orto). In piccolissime quantità a dire il vero, di solito lo utilizzo come tonico per il viso, perché a me la verdura piace di più senza condimenti!
    Basta!!! vado immediatamente ad inviare la mail!!! Grazie mille:) a presto!

  • Reply cris febbraio 8, 2018 at 3:27 pm

    Complimenti per lo spirito con cui raccogli l’antico e lo fai rivivere. Oggi purtorppo il vintage è diventato un business, più malato della malattia che vorrebbe contrastare, oppure uguale, con commercianti che si spintonano nei mercatini fra il fango alle 6 di mattina, litigando coi rigattieri, in ricerca di pezzi da sistemare nei propri negozi, ed annoiati collezionisti alla ricerca – documentata su internet – del pezzo particolare da apporre… già, da apporre fra la Apple TV 32″ e la caffettiera con led a cristalli liquidi – 12 mesi di rate nascoste ad amici e parenti con l’ostentazione del top manager – per bersi un espresso con vista sulla periferia di Roma. Conosco gente ossessionata dalla raccolta, spesso monotematica, di oggetti in quanto tali. Un vero e proprio feticismo (l’intera produzione di una certa ditta di giradischi, etc…) anzichè la ricerca dello spirito di un periodo, siano essi gli anni 70-80 (come nel mio caso) o altri periodi, con le loro contraddizioni, i loro sogni, i loro errori. Complimenti di nuovo, bravissimi tu ed il tuo compagno.

    • Reply Grazia Cacciola febbraio 20, 2018 at 12:21 am

      Mi ha fatta ridere il tuo commento, grazie! 😀 E tra l’altro io sono stata una collezionista compulsiva tanti anni fa, ancora peggiore di quelli che citi. Sono partita dal design contemporaneo della mutazione di oggetti, che mi affascinava, al diventare una sciroccata che doveva avere tutto-tuttissimo di un paio di designer, uno dei quali è famoso perché niente di quello che fa funziona! Sarei stata il tuo incubo, vero?
      Pensa che però quella collezione strampalata è diventata il budget per la mia prima apertura da libera professionista 🙂

  • Reply alice febbraio 19, 2018 at 11:39 pm

    Ciao Grazia,volevo chiederti se la data di Milano è ancora confermata per il 12 maggio, o se hai in previsione anche corsi diversi, anche singoli.
    ho già aderito al progetto di crowdfounding e dovresti avere il mio indirizzo email nel caso te lo rimando se occorre.
    ciao in bocca al lupo per la tua nuova casa

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