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Vita da veg

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VEGAN DAYS LIVORNO & LA (mia) SETTIMANA VEGETARIANA MONDIALE

erbaviola al vegan days livorno 2011

E’ in corso la bellissima manifestazione Vegan Days a Livorno da ieri. Io ci sarò domani con due corsi gratuiti: alle 11.30 si comincia con l’orto vegan sul balcone, per passare poi alle 17 alla presentazione di Scappo dalla città e una chiacchierata su decrescita e downshifting in stile vegan, in cui ognuno ridendo e scherzando costruirà il proprio percorso personale di decrescita.
Ma ci sono tantissimi altri eventi, vi invito a guardare il programma qui. Inutile dire che sarò in prima fila ai corsi di cucina vegan di Nicole e a quello di saponi naturali di Cecilia!

Come ogni anno durante la settimana vegetariana mondiale (1-7 ottobre), ho invitato degli amici onnivori e li ho rimpinzati di veganità in allegria, perché i vegani non mangiano solo insalata e tofu! Lo trovo un metodo carino e simpatico per far conoscere ad altri lo stile di vita etico, senza infliggergli lunghi discorsi magari noiosi e addormentare gli ospiti. Ehm… in realtà un po’ li ho addormentati, grazie a un Brunello di Montalcino riserva 1999 di Fastelli, che attendeva l’occasione speciale. Ma la storia di questo Brunello è particolare, sarà oggetto di un altro post.

Vi lascio con qualche immagine di questo pranzo vegan. Gli onnivori parevano soddisfatti 🙂  Da sottolineare inoltre che sono stati impiegati solo prodotti a km zero 🙂

Antipasto di brioche-ine salate ripiene di paté di olive nere.

Seguono i tortelli o ravioli, con ripieno leggero di verdure e sugo alle olive. Purtroppo la foto con sugo è della mia porzione del giorno dopo e nel frattempo avevo cambiato sugo 😛

Come accompagnamento ai secondi, un panfocaccia di farro con pasta madre e farine bio prodotte dietro casa, così come per i ravioli sopra.

Il primo secondo era il mio formaggio di soia ai semi di lino. Lo hanno accompagnato le polpettine di okara con alga dulse e wakamé e un’insalata pan di zucchero appena colta dall’orto.

Per finire, un crumble di cioccolato e mele caramellate alla cannella. La foto non rende giustizia, il classico dolce brutto ma buono 😉  Ci ha deliziato anche un ottimo cioccolato fondente alle nocciole e ai canditi di Roberto Catinari, una squisitezza portata dai nostri ospiti.

Animali, Appelli & Boicottaggi, Giorno per giorno, Vita da veg

CAPITA DI SBAGLIARSI

A tre anni ho mangiato sabbia, convinta che fosse commestibile. Capita di sbagliarsi. Se nelle formine ci metti sabbia, non diventano dolci.

15 anni fa mangiavo carne ed ero convinta di amare gli animali. Capita di sbagliarsi. O ami gli animali o li mangi.

12 anni fa ero convinta che far parte di una grande azienda mi valorizzasse come persona. Capita di sbagliarsi. Mi sono valorizzata solo uscendone.

10 anni fa ero convinta che gli amici andassero ricevuti tutti con bicchieri di cristallo soffiati a bocca e tour de force di due giorni in cucina. Capita di sbagliarsi. Gli amici sono amici anche con tovagliette di bamboo e bicchieri di vetro.

5 anni fa ero convinta che andare all’estero fosse l’unica soluzione. Capita di sbagliarsi. Per ora, almeno.

Fino a 1 giorno fa ero convinta che promuovere PeTA in Italia fosse una scelta giusta, che fosse l’associazione con il tipo di comunicazione che mancava, in Italia. Poi oggi ho letto della Canalis nuova testimonial di PeTA. Capita di sbagliarsi.

Ovviamente è solo una mia opinione. Non rinnego PeTA, come non ho rinnegato altre associazioni che hanno commesso errori, almeno dal mio punto di vista. Ma visto che l’ho sostenuta pubblicamente, ora me ne dissocio pubblicamente.

Non ho nulla di personale contro l’artista Canalis, non è mai comparsa nei film che ho visto. Ho qualcosa di personale, però, contro chiunque reciti in film  sponsorizzati da marche di pelletteria, ne faccia uso,  e poi posi nuda per una campagna di PeTA contro le pellicce. Il cincillà no ma la renna, il vitello e il serpente sì, in pratica. Ma anche come scelta personale, tanto che “lei sceglie semplice pelle di vitello nera.”(qui) Viva la semplicità.
Soprattutto se poi recita anche in una serie tv sui salumieri e in film in cui vengono utilizzati animali addestrati (consiglio comunque la lettura della recensione, sembra il menu di un macello).  Uno dei punti cardine di PeTA è infatti la lotta all’uso di animali nell’industria dell’intrattenimento. Infine, ho anche un filo di qualcosa contro il promuovere il consumo di carne ed essere un testimonial di PeTA. Opinione personale. Ma leggere “Per lei una fumante bistecca di Angus Argentino, una delle specialità del locale” oppure “Pranzo di natale con maialino” non è esattamente piacevole. Mettiamola così.

Testimonial di cosa quindi? Pelletteria a go-go, gran mangiate di carni e salumi… sono basita.

Oh, capita di sbagliarsi. Però. Se nelle formine ci metti sabbia, non diventano dolci. Oggi mi sembra proprio di aver mangiato una cucchiaiata di sabbia.

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Conferenze & corsi, Vita da veg

VeganFest, VeganCamp, PeTA & veg-felicità

VeganFest 2011. Quattro giorni intensi, densi di emozioni, persone bellissime, tante soddisfazioni!  Ora posso davvero dirlo: erano anni che attendevamo un evento così grande e ben coordinato!  Il mio unico rammarico è che non sono riuscita a godermelo da visitatrice. Purtroppo tra interventi miei, presentazione di interventi altrui, mostra/stand di PeTA, ho avuto zero tempo, giusto quello per mangiare ogni tanto con qualche amico. Ma va bene anche così! 😀  La mia ‘visione’ del VeganFest è quindi, purtroppo, un po’ ristretta alle cose che ho fatto e agli amici che ho incrociato 🙂

Arrivati venerdì, dopo un ingorgo pazzesco in autostrada e un contrattempo con gli altri ospiti del b&b che doveva ospitarci, siamo volati a montare la mostra di PeTA. La mostra e lo stand sono stati montati di corsa ma benissimo, grazie allo spirito pratico di Matteo e a un suggerimento/prestito di tavolo dai nostri simpatici vicini, Progetto VivereVegan. Allo stand si sono poi alternati la sottoscritta e il già citato Matteo (più a lungo di tutti, cosa avremmo fatto senza di lui?!). Quest’ultima penso che ormai ripeta “Ciao, conosci PeTA?” anche nel sonno 😀

Ovviamente prima di imballarvi i maroni con le foto, come solo i migliori parenti e amici post-viaggio di nozze sanno fare, vorrei appuntarmi qui alcune perle del VeganFest:

1) Vegani per tesseramento
Una signora a Matteo, allo stand PeTA “Guardi, io sono iscritta alla Lipu, al WWF, alla LAV e all’Oipa, quindi sono vegana, però ogni tanto mangio il tonno”.
“Eh no signora, allora non è vegana…”
“Come no? Io sono iscritta alla Lipu, al WWF, alla LAV, all’Oipa!”   (ah beh, allora...)

2) Siamo una setta con un capo
Una domanda rivolta a Red Canzian: “L’altro giorno ho visto in televisione il Presidente dei Vegani…. voi avete un presidente, no? Un capo, dico…”
Ah sì? Non è che anche questo si chiama Silvio…

3) Scoperte incredibili
Un visitatore guardando la mostra di Sea Shepherd: “Oh, ma mò non se pò manco più pescà!”  (ma dai, ma pensa!)

4) Chi prima arriva
“Però non è giusto che fate i cartelloni con Paul McCartney. Lui fino a 30 anni fa mangiava la carne!”
“Sì ma ora non più, testimonia proprio che si può cambiare!”
“Ma non è giusto! Io non mangio carne da 40 anni!”  (signora, se suonava anche nei Beatles, mettevamo lei sui manifesti…)

5) Misteriosa attività di PeTA
“Ma voi cosa fate, alla fine? Vendete i poster?”
Chiaro signora, che cosa se no?

6) Erbaviola è disinformata
“Senta io le volevo dire che approvo tutto quello che ha detto ma non quello sugli allevamenti. Esistono allevamenti etici dove gli animali non vengono maltrattati, fanno la loro vita pascolando per i campi, felici…”
“Sì, sicuramente. In questi allevamenti le mucche sono viola e fanno cioccolato, vero?”
(
non sa, non risponde)

Ecco qui le foto della mostra di PeTA 5 minuti prima dell’apertura (dopo non l’abbiamo mai più vista vuota!!!) e l’ultimo giorno, ultima ora, con l’iscrizione del mitico Red Canzian, bassista dei Pooh, scrittore e compositore.

Delle mie conferenze sopravvive solo qualche foto fatta dalla mitica e impareggiabile Bibi alla prima presentazione e alla firma libri;  non ho foto dei miei corsi ma forse compaio per sbaglio quando presento il libro di Igor Bragato, il libro della Biocontessa, il VeganCamp e l’incontro con Red Canzian… qualcuno le ha? Grazie! 😀

Infine un po’ di foto al volo mentre andavo e tornavo dai vari impegni, anche se non rendono bene quanto grande era l’esposizione e quanta gente c’era, davvero una folla 🙂

Ho incontrato, con immenso piacere, un sacco di persone, tra cui in rigoroso ordine sparso (me ne dimenticherò di sicuro qualcuna quindi mi offro subito per la fustigazione!): la stupenda Alice e Alessandro con cui non si finiva più di chiacchierare, la dolcissima Kia e Sergio che è sempre un piacere ritrovare (e ve ne faremo vedere delle belle con Kia, a breve!), la super-energetica Chicca (purtroppo ci siamo solo incrociate, ma ci rifaremo!), Nadir [AGGIORNAMENTO 19.07.2017: il sito linkato non esiste più] che finalmente ho abbracciato dal vivo, la bellissima Keroppola che è stata reclutata per PeTA seduta stante (anzi, in piedi! non offriamo nemmeno comodità!), Harlock e Tiziana che per un giorno hanno lasciato i salvataggi di papere e api, giusto per farsi fare due maròni così di lifestyle vegan (e nonostante tutto restarmi ancora amici!)… e tutti gli amici blogger intervenuti al VeganCamp: Irene, la dolcissima Irene di Cucinasenzasenza [AGGIORNAMENTO 19.07.2017: il sito linkato non esiste più], Nicole dai grandi occhioni di Ricetteveg; ElenaSole – che è proprio un sole luminoso – di il mondo di elenasole, la bella Silvia di cristallo di pane, la s-t-r-e-p-i-t-o-s-a Pippi che si è autoinvitata al VeganCamp, grande Pippi! ; Samantha di laboratorio veg [AGGIORNAMENTO 19.07.2017: il sito linkato non esiste più] che già conoscevo e si conferma una vera forza della natura e polemica quanto me; Andrea di sentiero della natura, una voce colta e pacata in mezzo ai nostri starnazzi;  Paperina sfrattata con il suo blog dalla Prova del Cuoco ma inarrestabile e Furio di faust patrone [AGGIORNAMENTO 19.07.2017: il sito linkato non esiste più], che scusate, ma è come avere un mix di Luttazzi e Bukowsky vegan, un grande! Ma ci vogliamo dimenticare di Simona e Katia di Venusinfur [AGGIORNAMENTO 19.07.2017: il sito linkato non esiste più]? Le ho lasciate apposta per ultime, perché ci hanno portato le bellissime mascotte Bimba e Bigari, nelle foto sopra!

E per concludere, una OLA per Miriam, che si è imbucata al VeganCamp per conoscere i blogger che legge da tempo: esattamente lo spirito anarchico e impavido che adoro!! 😀  Mitica! Mai farsi fermare dalle porte chiuse!

Conferenze & corsi, Vita da veg

CI VEDIAMO SABATO SULL’APPENNINO MARCHIGIANO

Nonostante il perdurare della neve e un annuncio di ulteriore nevicata per settimana prossima, ricomincia il mio girovagare tra chiacchiere e dibattiti e bella gente. Soprattutto tra bella gente.

Sabato, per chi vuole, per chi ha tempo e voglia di condividere, ci troviamo a Castelplanio, dalle parti di Jesi, appennino marchigiano. Se ne vedranno delle belle 🙂 Sotto, una delle locandine autoprodotte, con cui i prodi organizzatori hanno tappezzato i dintorni.

L’erbaviola arriverà in corriera+treno+piedi, avendo abbandonato l’auto negli ultimi mesi. (oddioooo come fai a fare la spesa? e le commissioni? e questo e quello? Con un capiente zainetto e i mezzi. Non che mi sia disfatta dell’auto, ma sta in garage da un paio di mesi… giusto per vedere quanto la si può eliminare. Tanto per dire che ci sono sempre margini di miglioramento 😉 ).

uscita del latte di soia
Autoproduzione, Ricette, Vita da veg

COME FARE IL LATTE DI SOIA CON LA CENTRIFUGA

Non avete la Soya-joy, la VeganStar, la VegMilkyPlus? Troppo tempo per farlo a mano? Una centrifuga ce l’avete? 😀  Ecco qui più di un litro di latte di soia e 30 minuti in tutto tra cottura e centrifuga!

Chiaramente, trattandosi di una centrifuga, se ne possono fare anche 10 litri insieme, basta aumentare le dosi, niente di più semplice e veloce. A seconda della quantità di acqua che si mette, il latte di soia viene più o meno denso. La scoperta l’ho fatta casualmente, grazie alla nuova centrifuga che ha un attrezzo apposito per infilare i fagioli e i cereali. Ma si può fare benissimo anche senza questo pezzo, vedi di seguito. Passiamo subito alla pratica che per oggi ho già scritto abbastanza.

fare il latte di soia con la centrifuga

Ingredienti per 1 lt abbondante di latte di soia:

100 gr di fagioli di soia reidratati 24 ore in acqua (il peso è quello dei fagioli secchi)
1 lt di acqua
1 pizzico di sale integrale
5 cm di alga kombu (facoltativo)
2-3 cucchiai di sciroppo d’agave  (facoltativo)

centrifuga e fagioli di soia

Cuocere i fagioli di soia in acqua (due volte il loro volume) per 25 minuti, con un pizzico di sale e l’alga kombu. L’alga facilita la cottura, è ricca di calcio, ferro, magnesio e rilascia una mucillagine che rende il latte più cremoso, senza aggiungere alcun sapore particolare. Io uso la varietà Saccharina japonica che è più dolce. L’altra varietà di alga kombu che si trova in Italia, la Laminaria digitata, mi sembra più aspra e meno adatta al latte di soia. Però, anche qui, va a gusti 😉

Non è necessario togliere la schiuma che si forma man mano durante la cottura.

cottura fagioli di soia con alga kombu

Dopo una decina di minuti dall’inizio dell’ebollizione, vengono a galla le pellicine dei fagioli di soia. Io consiglio di toglierle, è un’operazione facilissima da fare con una schiumarola passandola a filo d’acqua. Il motivo è che danno al latte di soia un gusto troppo ‘fagioloso’, ma è appunto una questione di gusto. Se le lasciate, non c’è problema, verranno sminuzzate dalla centrifuga.

raccolta pellicine fagioli di soia

Dopo 25 minuti di cottura, scolare i fagioli di soia. E’ meglio non farla raffreddare troppo tra questa fase e la centrifugazione perché più si raffredda e più indurisce, con conseguente difficoltà di triturazione per le centrifughe più datate.

fagioli di soia scolati

Nel frattempo che i fagioli di soia cuociono, si prepara la centrifuga. Nel mio caso è già dotata di un suo imbuto a coppa per i fagioli, perché questo tipo particolare di centrifuga va messa in moto venti secondi prima di cominciare a centrifugare. Per questo ha un tappo che permette di avviare la centrifuga e poi stappare al momento di far scendere i fagioli.

Un imbuto del genere è facilmente sostituibile con un imbuto per marmellate, quelli che servono per versare la marmellata nei vasetti e hanno l’imboccatura grande. Siccome non esiste uno standard nell’imboccatura delle centrifughe, bisogna che guardiate che diametro ha l’apertura della vostra. In ogni caso, non è difficilissimo infilare i fagioli servendosi di un cucchiaio 😉

1 lt di acqua, centrifuga e recipiente per raccolta latte soia

L’imbuto con tappo. La cordicella serve per toglierlo dopo aver versato i fagioli.

coppa di raccolta per fagioli di soia

Eccoci pronti per ottenere il latte di soia: fagioli nella coppa sopra, pronti per scendere nella centrifuga. Un litro di acqua a temperatura ambiente. Una bacinella di raccolta in cui ho rimesso l’alga kombu usata per la cottura. Io lascio sempre l’alga ancora per almeno una decina di minuti dentro al latte prima di travasarlo, così faccio un latte di soia addizionato di ferro, calcio, iodio e magnesio di cui è ricca (ricordo si usa anche in cottura).

fagioli di soia nella centrifuga

Avviare la centrifuga, inserire i fagioli e versare il litro di acqua. Se non usate l’imbuto, inserite un po’ di fagioli e un po’ di acqua, un po’ di fagioli e un po’ di acqua …finché non finiscono 🙂  Ed ecco qui il delizioso succo bianco che scorre!

uscita del latte di soia

E dietro, nel cesto di raccolta, cosa rimane? L’okara ovviamente! Se non sapete cosa farvene di questo alimento iperproteico, qui ci sono diverse ricette con l’okara 😀  (sì lo so, devo mettere ancora la ricetta delle mie polpette di okara, ormai me l’hanno detto in mille ‘assaggiatori’ ma… mi dimentico sempre 😛 Scusate! )

cestello raccolta okara

Aggiungo poi succo concentrato di agave, ne bastano 3-4 cucchiai. E’ dolce e ha una consistenza cremosa, secondo me è meglio dei malti per dolcificare il latte di soia. Dopo anni di esperimenti, sono arrivata a questa conclusione, ma magari tra qualche tempo troverò altre soluzioni 😀

addolcire con sciroppo di agave

E infine… imbottigliare! Una bottiglia di vetro, un semplicissimo imbuto, et voilà! Più di un litro di latte di soia. Ovviamente se si usano per esempio 4 litri di latte di soia a settimana si può fare lo stesso procedimento quadruplicando le dosi sopra e si ottiene la scorta per tutta la settimana. Il latte di soia fatto in casa, infatti, può essere conservato fino a 7-8 giorni in frigo.

bottiglia di vetro e imbuto per travasare

Ecco qui la mia dose settimanale (ok lo ammetto… ne ho bevuto un po’ prima di fare la foto :P). Eh sì, perché ultimamente in questa casa si sta seguendo una dieta 80% crudista e il latte di soia è una delle pochissime concessioni, quel 20% che la mia naturopata dice che ci può stare, per non traumatizzarmi troppo, contando che siamo in inverno e ying e yang vanno riequilibrati 😀

1 lt abbondante di latte di soia

Vi abbraccio tutti e vado ad autoprodurre un po’ di serenità per la domenica!

smack
Approfondimento video:

In questa puntata di Geo&Geo, Rai3, dimostro in diretta come fare il latte vegetale in casa, in questo caso la SoyaJoy.

 

 

 

 

Appelli & Boicottaggi, Giorno per giorno, Vita da veg

BUON 1 a.A. !

In questi giorni mi torna spesso in mente una poesia di Giuseppe Ungaretti scritta a Napoli 94 anni fa, in questo periodo di feste.

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade.

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle.

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata.

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono.

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare.

E’ così, nel caldo buono e fuori dal gomitolo di strade, che passerò questa serata, per me priva di significati. Non che disdegni la compagnia degli amici, ma a volte si ha bisogno un po’ di pace dopo tanto girare e correre. I percorsi portano a vedere paesaggi diversi e da qualche anno nel panorama c’è la perplessità verso l’obbligo del festeggiamento di massa. Se c’è, a livello ideologico, un progetto consolatorio nel fare tutti la stessa cosa alla stessa ora dello stesso giorno, è anche vero che per farlo si è imposta come obbligo una struttura narrativa che lo rispecchia e lo promuove, e che presenta anche dei vantaggi per la struttura consumistica imperante.
In parole povere, da un rito pagano in cui si faceva al massimo un falò con le sterpaglie vecchie e si beveva un bicchiere di vino, si è arrivati alla necessità indotta a forza di bere un determinato tipo di vino, acquistare abiti, organizzare feste, spaccare i timpani con polvere da sparo.

Nulla in contrario alla catarsi dell’urlo liberatorio, ma che liberazione è quando una struttura narrativa che ci impone di farlo il dato giorno alla data ora? Che liberazione è se viene indotta la necessità di spendere, consumare, apparire? Perché, parliamoci chiaro, se non festeggi capodanno sei uno sfigato. Un alienato. Uno senza i contatti giusti, il vestito giusto, alla festa giusta.

Ho passato anni a feste di amici. Quest’anno, siccome ho fatto il pieno di giri e amici e viaggi e cose nuove luccicanti (ma non sono paillettes), ho deciso per qualcosa di diverso. Un po’ di decrescita, si potrebbe dire. Secondo me è fare quel che mi pare invece di quello che dicono gli altri.
La mia casa, la neve fuori, il silenzio della montagna, le luci lontane della valle, una cenetta vegan preparata con cura e amore, buone cose da bere, forse il rito pagano della vecchia bruciata nella piazza del paesino (ma anche no).

E poi, per somma volontà di spirito contraddittorio, ho deciso di fare solo un proposito per l’anno nuovo e di non avere bisogni indotti di compilare liste di buoni propositi.
Ho deciso che entrerò non nel 2011 ma nel 1 a.A. L’idea è venuta chiacchierando con qualche amico su quella maledizione di social network che dev’essere diventato obbligatorio in tutti gli uffici, viste le ore che gli impiegati ci passano a caricare note di cui mi arriveranno i commenti più idioti da qui all’eternità.
Ma, tornando a noi, il mio capodanno 1 a.A.: visto che insistono con sta storia che nel 2012 arrivano gli alieni, da qui al 2012 lo considererò solo 1 a.A. (avanti alieni) e dopo, se sarò ancora viva, farò dei progetti per lo 0 d.A. (dopo alieni).

Questo mi pare adeguatamente surreale e sufficientemente illogico da sembrare un vero proposito per il nuovo anno.

Buona serata a voi! 😀

Consumo consapevole, Giorno per giorno, Vita da veg

BOLOGNA VEGETARIANA E VEGAN (i posti in cui vado io)

Premessa: questa lista non pretende di essere esaustiva. Sono solo i posti in cui vado io, che ho scovato senza difficoltà in un anno e mezzo di vicinanza a questa città. “Bologna la grassa e l’umana, già un poco Romagna e in odor di Toscana“, come canta Guccini. Contate anche che io vado raramente in città, più che altro per prelevare qualche amico alla stazione, andare in banca (purtroppo la nostra ha la sede più vicina lì), prendere un treno per il nord o il sud. Quindi alla fine vedo quasi esclusivamente il centro. Una delle prime cose di cui mi sono accorta frequentando Bologna è che sì, è vegetariana e vegan.

Premessa di mezzo: c’è da sfatare qualche leggenda metropolitana su Bologna.

Prima leggenda da sfatare: non è vero che lo strutto è ovunque. E’ come dire che a Napoli la sugna è ovunque. Sono stata debitamente terrorizzata da amici vegan, non bolognesi, che sostenevano l’inclusione dello strutto in ogni prodotto da forno. Invece la maggior parte delle piadinerie ha l’alternativa della piadina con olio, spesso anche l’alternativa con olio al farro, o integrale. Lo stesso dicasi per le tigelle. L’importante è non limitarsi mai a leggere i menu ma chiedere, questo vale in tutto il mondo. Io chiedendo ho trovato anche posti sui colli in cui mangiare le crescentine fritte nell’olio invece che nello strutto. I bolognesi hanno un bellissimo carattere, cosa che riguarda praticamente tutta l’emilia-romagna: chiedere, chiedere, chiedere e sarete i benvenuti.

Seconda leggenda metropolitana da sfatare: mangiare vegan o crudista a Bologna è difficile. Balle, quelli sotto sono solo i posti che ho trovato io e non ne avevo trovati così tanti nemmeno a Milano. Certo, se poi uno pretende di vedere il ristorante in centro che pubblicizza l’hamburger di soia… succede solo a Los Angeles, rassegnatevi.

Terza leggenda metropolitana da sfatare, che si ricollega alla prima: nelle pizze a Bologna c’è lo strutto. E per quale diavolo di motivo i pizzaioli di Bologna, in gran parte del sud, dovrebbero fare una cosa del genere?! Non so da dove si sia originata questa panzana, ma la questione è sempre la stessa: chiedere. Io ritengo che la pizza sia sempre un’ottima alternativa vegan e chiedo. A Bologna chiedo sempre perché mi era arrivata voce di queste pizze con lo strutto ma non ho ancora trovato nessuno che mi rispondesse che c’è lo strutto nella sua pizza, ergo… non ce lo mettono. Ma chiedere è sempre gratis.

Non ho elencato tutte le pizzerie, altrimenti facciamo un post di tre chilometri. Mi limito a nominare le mie preferite, da cultrice della pizza napoletana: “Regina Margherita” di Via Santo Stefano, 40, gestione napoletana verace, una decina di pizze a menù senza cadute di stile,  e “Un posto al sole” a San Lazzaro di Savena: la pizza di Ciro e Alfredo non si può spiegare a parole, è esperienziale. Per i vegan è consigliatissima la “povera al tagliere” ma si può scegliere tra almeno tre-quattro e comunque è sempre possibile chiedere varianti. [Aggiornamento: purtroppo, con grandissimo dispiacere, “Un posto al sole” ha chiuso e i proprietari hanno riaperto in Germania 🙁 ] .
La mia pizzeria preferita al momento è a Bisano, frazione di Monterenzio, 30 minuti da Bologna: Trattoria Pizzeria Il Mulino. Una pizza eccezionale, per me la migliore della provincia di Bologna. E una gestione familiare altrettanto eccellente, simpatici e accoglienti. La mia preferita è la rossa con porcini e rucola. E anche la cucina non scherza! Preparano tutto al momento quindi noi vegan possiamo chiedere delle variazioni.

Premessa quasi-finale: non ho elencato i ristoranti cinesi anche se sono parecchi. Io non ci vado e non solo a Bologna. Ogm a parte, la loro soia, così come il resto dei prodotti, arriva dalla Cina, dove tutto viene coltivato con pesticidi che da noi non si potevano più usare già negli anni ’50. Inoltre quando scrivevo questo libro qui sui germogli, mi sono fatta una cultura sulla produzione italiana di fresco per i ristoranti cinesi e sui sequestri dei NAS. Sapete che in tutti i laboratori in cui vengono coltivati germogli per i ristoranti cinesi in Italia, laboratori gestiti da cinesi, i germogli vengono coltivati negli stracci dei pavimenti? Sì, esatto, negli stracci che noi usiamo per i pavimenti, quelli grigi a nido d’ape. Ammonticchiati sono ottimi per tenere umidi i germogli. Non vengono sterilizzati a ogni utilizzo e spesso sono ammucchiati per terra. I rischi? escherichia coli e altre simpatiche eventualità. Se poi volete farvi una cultura su quello che vi servono nei ristoranti cinesi italiani suggerisco questo articolo, uno su tutti ma ce ne sarebbero moltissimi. Quindi da me zero indirizzi di ristoranti cinesi, ci tengo alla vostra salute 😀

Premessa finale: vengo da Milano, in cui molto di quello che è veg è anche caro. Ma proprio caro da far partire un embolo quando vedi il conto e delle volte già quando vedi il menu. E sono stata anni in Lomellina, zona pavese, dove di ‘veg’ c’è ben poco, praticamente vicino allo zero e quando esci con gli amici è tanto se riesci ad avere un riso in bianco (nel risotto ci mettono brodo di carne) e verdure alla griglia. Le verdure alla griglia e la pizza rossa mi sono uscite dagli occhi.

Quindi, se passate da Bologna e dintorni, questa è la mia listarella di indirizzi provati e testati. Se volete segnalarmene altri, siete i benvenuti! (e aspetto sempre gli indirizzi veg per Firenze, visto che sto a metà strada tra le due! fatevi avanti!).

* * *

CENTRO NATURA – Vegetariano, vegano, macrobiotico senza pesce, qualcosa per crudisti e fruttariani.



Via degli Albari, 6, nell’ex ghetto ebraico che tra l’altro è pieno di negozietti deliziosi. Da Piazza Maggiore son proprio due passi.

La prima volta che ci sono andata, sono uscita senza prendere nulla. Mi avevano detto che era un ristorante biologico-vegan-vegetariano e ho trovato invece un self service. Siccome eravamo in compagnia e la serata al self service non mi pareva il caso, abbiamo ripiegato sulla sicurezza totale, il Clorofilla poco distante (vedi sotto). Poi ci sono tornata di giorno, per una pausa pranzo, ed è stato Amore. Adesso è uno dei miei posti preferiti. Il locale è molto carino, con tre sale con tavoli in legno, soffitti a travi, obbligo di spegnere i cellulari (urrà, li adoro!). Io preferisco le due salette interne, più intime e silenziose, con la luce calda delle lampade al sale.
La cucina è ottima, tutto è da agricoltura biologica, viene preparato fresco di giornata e c’è solo l’imbarazzo della scelta. Facilissimo mangiare vegan, i piatti vegetariani con latticini sono pochissimi e ben segnalati. Qualche scelta cruda ma di solito limitata a frutta fresca e insalata. Strepitoso lo spezzatino di seitan con patate, morbidissimo, infatti spero sempre di capitare in un giorno da spezzatino 😛  Molto buoni anche il cous cous con verdure e i piatti unici in genere. Ogni giorno c’è un cereale scondito diverso, da condire se volete al tavolino, fornitissimo: gomasio, alghe, sale integrale, olio extra vergine, shoyu, umeboshi… quello che volete, c’è. C’è sempre anche l’insalata scondita, la ciotola la compongono al momento, non ci sono quelle stucchevoli insalate incartapecorite dei self service normali. Comunque se andate al Centro Natura con tutto quel meraviglioso menu e prendete solo l’insalata, siete proprio delle persone tristi!
I prezzi secondo me sono ottimi ma consiglio di spendere cinque minuti a capire il loro sistema della composizione di piatti e porzioni, altrimenti rischiate di spendere 20 euro dove potevate spenderne 6-7. Se non c’è molta gente, comunque, vi aiutano anche sui prezzi… e sulle composizioni!  Guai a prendere due piatti di carboidrati o di proteine, te lo fanno notare! Fantastici! 😀 Di solito prendo un piatto unico di quelli ovali, mono-porzione, vi assicuro che è molto abbondante + pane ai cereali integrale + acqua naturale e spendo Euro 6,20 (nel 2010 – Oggi nel 2015 siamo sugli 8 euro). In un posto che, risottolineo, è veramente carino, pulito, sereno e in centro! Il ristorante è incluso nel Centro Natura, in cui si tengono lezioni di yoga, reiki e tanto altro… se volete sapere cosa si muove a Bologna sul tema naturale, la loro bachecona all’ingresso è una tappa fondamentale. Unico neo: i dolci. Come dice Yari, nella migliore tradizione dei ristoranti veg …grande profusione di “creme di vaniglia” in diretta dai brik Provamel. Gelatine degne del ricovero per anziani. Si potrebbe fare di meglio 😉 Aperto a pranzo dal lunedì alla domenica, a cena dal lunedì al sabato, chiuso la domenica sera. Qui il loro sito.  (Nella foto sopra, il bancone del self-service).

* * *

CLOROFILLA – Pesce-vegetariano (!) con molti piatti per vegani e qualcosa per crudisti e fruttariani

Strada maggiore, 64/c , sotto i portici dalla parte dell’università, per arrivare in centro.

Il mio preferito per cenette carine e pranzi con ospiti. E’ il locale vegetariano ‘storico’ di Bologna. Anche qui, è il caso di spendere un po’ di tempo a guardare il menu e i piatti del giorno sulla lavagna. Io vado sempre sui piatti del giorno, di solito c’è un piatto unico sugli 11 euro che, vi garantisco, sazia a sufficienza. L’ultimo che ho preso era composto da seitan in bechamel di soia, riso basmati, insalata mista e un’altra verdura che non ricordo. Come prezzo lo trovo onesto, trattandosi comunque di un ristorante in centro, non di un self service e nemmeno di un posto in periferia. Al Clorofilla, attenzione agli ingredienti, anche da parte dei vegetariani: sebbene sia presentato come locale vegetariano, ha dei piatti di pesce vero. Pessima scelta ma a quanto pare c’è una torma di indecisi che si considera vegetariana mangiando pesce, quindi i ristoratori pur di non chiudere vanno dietro anche a questi. No comment. Anche qui unico neo i dolci e la profusione di “creme di vaniglia” direttamente dai brik Provamel. Ma a volte si trovano fette di torta abbordabili anche da vegani… raramente.
Noticina: tempo fa c’erano online un sacco di recensioni che dicevano che chi ci lavora si comporta in modo antipatico. Forse le recensioni negative sono servite per aggiustare il tiro, ultimamente sono molto molto gentili e empatici! Non hanno ancora un sito. (Nella foto sopra, un super-abbondante piatto unico).

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ZAZIE – Vegetariano, vegan, crudista & fruttariano

Via Malcontenti 13/A, parallela di via Indipendenza, nel cuore del centro di Bologna.

Per chi è pratico di Bologna, è nella via dietro Altero (con quelle pizzacce bisunte e molli… bleah! Se come me avete il culto sacro della pizza napoletana, non andate da Altero a Bologna, è un po’ meglio lo Spizzico dell’Autogrill). Ma dicevo… Zazie!!  E’ stata una scoperta magnifica! Frullati, centrifugati, milk-shake e macedonie di frutta. Locale piccolissimo ma di gusto, ideale per una pausa o un veloce pasto crudista. Per frullati e centrifugati basta affidarsi alla fantasia del banconista del giorno: sono tutti simpatici, attenti e creativi!  Si prepara tutto con le cassette di frutta di giornata, che siano fichi d’india della Sicilia o mele del Trentino. Io di solito individuo un frutto che mi piace sul bancone, per esempio l’uva rossa, e chiedo “Cosa mi fai con l’uva?” E via lista di possibilità! Oppure se ho voglia di pranzare o di qualcosa di più corposo, prendo un frullato con latte di soia o di riso. Per i vegetariani, il latte vaccino “è quello delle mucche di Guglielmo”. Io però fossi in voi approfitterei per una scelta vegan e per lasciare in pace le mucche di Guglielmo, che il latte in natura lo fanno per i vitelli, non per voi. O, in alternativa, voi andate ad allattare i vitelli e la mucca vi dà il suo latte, cosa ne dite? Più equo 😉
Comunque Zazie è un bellissimo lillipuziano localino, lo adoro! I miei preferiti sono i “mix Vitamino“: frutta e verdura con zucchero brasiliano prodotto nelle cooperative autonome di produzione e lavoro, zenzero, semi di papavero, guaranà. Una sferzata di energia! I crudisti ci pranzano tranquillamente con 2-6 euro.
Tutti i giorni dalle 09.30 alle 21.00 e la domenica per il brunch dalle 10.30 alle 19. Hanno un Sito internet (Nella foto sopra, centrifughe e spremiagrumi al lavoro. in primo piano alcuni dei ‘condimenti’ di libero uso sul bancone).

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TAJ-MAHAL – Vegetariano e vegano, cucina indiana, niente per crudisti e fruttariani

A un tiro dal centro, si trova in Via San Felice 92/a, sotto i portici.

Classico ristorante indiano ma in stile bollywood, secondo me scelta simpatica piuttosto che il finto elegante indiano della maggioranza. So che il giovedì sera con 20 euro si mangia a buffet, ma non ho mai provato. In compenso come ristorante per cenette tranquille, mi sembra molto buono il  rapporto qualità-prezzo, c’è una scelta ampia per vegetariani e discreta per vegan (a patto di conoscere già i piatti della cucina indiana…). Hanno davvero il tandoori.  Non sono rare le serate con danze indiane e per chi abita in città c’è anche la consegna a domicilio. Costa comunque più di quelli elencati sopra, ma stiamo parlando di un ristorante in centro. Molto indovinata l’idea di dare un’atmosfera soft  e tranquilla alla sala con tavoli da 2-3 persone e tenere ben separati in un’altra sala i tavoli da più persone. Oltre al sito hanno anche un video di presentazione. (Nella foto, pakora di verdure: verdure miste in pastella di ceci)

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ESTRAVAGARIO – Ristorante vegetariano e vegano, qualcosa per crudisti

Ristorante ESTRAVAGARIO – Via mascarella, 81/h – 40126 – Bologna (BO) www.estravagario.org

Se volete provare come un’ottima idea e cucina declinano in poco tempo nella classica trappola per vegetariani e vegani, dove i gestori pensano che siamo tutti degli idioti ricchi sfondati, questo è il posto giusto. Provato la prima volta due anni fa a seguito proprio di una segnalazione su questo blog, ne siamo rimasti entusiasti: ERANO gentili, cordiali, i prezzi adeguati, la qualità medio-alta, il locale carino.
Ci siamo tornati altre volte e sono andati via via peggiorando fino a ieri sera (16.06.2012) che ha decretato, almeno da parte nostra, il punto di non ritorno. Arrivati a cena con amici, abbiamo ordinato in 4 persone, per prima cosa due bis di antipasti vegan e due tris di antipasti vegan. Il bis consisteva in farinata di ceci e involtini di radicchio con crema di tofu. Ci è giunto al tavolo un piattino da dessert da dividere in due, con: uno sputo di crema di tofu sul piatto perché il radicchio non c’era più (alle 20 del sabato! non è che siamo arrivati a fine servizio) e GIURO, 3 QUADRATINI DI 2 CM X 2 CM di gomma brooklin al vago sapore di farinata. Ora, a prescindere dal fatto che se ordino due antipasti per due persone, mi devi portare due piatti con due antipasti… il costo di questo antipasto che era meno di una ciotolina da aperitivo era 9 EURO, 4,50 a testa! In mezzo al tavolo, per 4 persone, e sottolineo proprio 4 PERSONE, hanno messo un altro piattino da dessert con 6 PEZZETTI DI FOCACCIA DI CM 5 X 2. Totale spesa per gli antipasti: 18 euro. Ricarico: 16 euro almeno. Pance assolutamente vuote e facce assolutamente allibite.
Ma non avevamo ancora visto il meglio!! I secondi da 11 euro con contorno da 3,50 sono magicamente diventati piatto unico. Il secondo da 11 euro era un piatto con tre foglie di insalata, qualche strisciolina di carota morta e un mucchietto triste di scaloppine di seitan.  I 3,50 di contorno di patate erano, GIURO, NUMERO 3 PEZZETTI da 3 cm DI PATATA LESSA, nello stesso piatto del secondo. Ho mangiato in ristoranti del centro di Milano di ben più alta fama, prezzi e creatività, ma pagare un quadratino di patata lessa più di un euro mi doveva ancora capitare! Le scaloppine di seitan erano buone, ma il merito va al fornitore: il seitan della Sun Soy Food è eccellente, a prova di cuoco alle prime armi. Comunque 15 euro per un piatto meno che unico sono indecenti, anche visto il tipo di locale non certo di classe ma molto alla buona.
Il cuoco, poi, era da cinema… una figura esasperante e sudata che continuava a fare fuori e dentro dalla cucina vestito in tenuta da chef con tanto di cappello, tutto agitato, neanche dovesse dirigere da solo Il dragone reale di Bankok.   Gli servirebbe invece una visita di Gordon Ramsey, a lui e al gestore.
Del nuovo arredo non ne parliamo, ci siamo chiesti se ci fosse qualche festa di cui non eravamo a conoscenza, invece si devono essere dimenticati di togliere gli orrendi addobbi di carnevale… ma siamo solo a giugno, che vuoi che sia. Questo orrendo arredo ha significato cenare sotto il lenzuolo impolverato di un finto fantasma con la faccia di uno dei camerieri. Inquietante e un must pro-acaro.

Indecenti, sfacciatamente approfittatori. Un vero peccato perché fino all’anno scorso erano un buon ristorante. Oggi sono la classica trappola per vegetariani-vegan: prezzi altissimi per una foglia di lattuga e non aspettatevi creatività o porzioni normali. O, se proprio volete provare, andateci sul presto così poi fate in tempo per sfamarvi con una pizza.
 

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DIETASANA – Grande negozio con prodotti vegetariani, vegan, macrobiotici & erboristeria.

ERBORISTERIA DIETASANA di Mirella Baldi  – Via Farini, 21/D.

Se siete in centro e non volete fermarvi a mangiare al tavolo ma gradite piuttosto uno snack sano e veloce, questo è il posto. Ci si trovano tutti i grandi classici degli snack vegan, dai biscotti alle barrette. Potreste magari approfittarne per uno shopping veloce, dal miso alle alghe, ai cosmetici non testati su animali: i prezzi sono concorrenziali e inferiori al NaturaSì, Hanno anche un fornitissimo sito, dal quale compravo già prima di trasferirmi da queste parti: chi ci lavoro è gentilissimo e competente, il rapporto molto umano e quello che non si trova esposto sul sito si può sempre chiedere via email.

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IL RISTORANTE DELL’IKEA – Vegetariani, vegan, crudisti & fruttariani

L’Ikea a Bologna fa sia il panino Vegetariano che il panino Vegan, più delle insalate e macedonie di frutta fresca buonissime. Tempo fa avevo protestato con l’Ikea dicendo che potevano metterci almeno una salsa, altrimenti è un blob di glutine che si impasta in bocca e tiene compagnia nello stomaco per il resto della giornata. Indovinate? L’Ikea non solo mi ha risposto, ma ha anche messo la salsa di sesamo nel panino vegan! Vale la pena quindi di segnalarli. E poi io quando sono in zona Casalecchio vado anche solo per mangiare. Sì lo so che è grande distribuzione ma con un’etica e un occhio all’ambiente tutto sommato accettabili, anzi. Comunque se siete in zona o dovete andarci per altro, panino vegano e acqua fanno 4,30 euro, caffé offerto da Ikea. (Nella foto orrenda causa luci Ikea e mia imperizia, il panino vegan).
P.S. Non menatemela per l’Ikea. Gli unici che possono muovere commenti a me sulla gdo, al momento, sono gli elfi di gran burrone e la tribù delle noci sonanti. Chi non ha colpa, scagli la prima pietra, insomma. Accanto ai miei mobili vecchi, riciclati e autoprodotti ci sono anche dei mobili nuovi dell’Ikea. Rabbrividiamo!  Vorrei proprio vedere cos’hanno in casa quelli che criticano e basta 😉

Altrotipo – Abbigliamento, scarpe e accessori vegan

altrotipo bologna

 

 

 

 

 

via Riva Reno 76/B, Bologna

Dopo aver mangiato ci si dovrà anche vestire no? Il negozio di Alice Salvini è carino, sempre pieno di belle cose e lei è gentilissima oltre che molto informata su tutti i materiali eco e vegan. Una piccola oasi. Le scarpe sono sempre una bella selezione, si possono vedere in anteprima sulla pagina facebook, è veramente raro trovare assortimenti di scarpe vegan che siano anche eco e belle. Alice ci riesce!


Conferenze & corsi, Orto, Vita da veg

GOSSIP N.4: CAPITA CHE VENDA SBUCCIA-BANANE A PEDALI AL MERCATO

Il non-laboratorio di orto naturale e vegan

Ci sono weekend in cui non so cosa fare e mi invento delle attività. Per esempio questo weekend mi sono piazzata tra una gelateria vegan e uno stand di Sea Shepard e ho urlato per un’ora e mezza tra gente che andava e veniva, facendo a gara con cani e bambini.  Ho fatto la dimostrazione dei tagliaverdura ‘già visto in tv’ e del panno magico che lava tutto, poi quando il pubblico era bello caldo ho tirato fuori il mio pezzo forte: lo sbuccia-banana a pedali. Per fortuna non se ne è accorto nessuno dell’organizzazione, loro sono convinti che fosse un laboratorio di orto sul balcone. Io invece, diabolicamente, approfittando della confusione, ho fatto la mia dimostrazione dello sbuccia-banana a pedali urlando come una pescivendola per farmi sentire nelle ultime file.
Sono stata veramente fortunata a trovare questo posto, perché altri che avevano mezza dozzina di ascoltatori sono stati piazzati in grandi spazi per conferenze e lì non ce la puoi fare a imbrogliare. Gli devi proprio fare il corso con il laboratorio. Invece io avevo la posizione ideale: alle spalle la porta del rifugio antiatomico, dove potevo scappare casomai mi beccassero a vendere il panno magico che lava tutto. Poi la zona di passaggio subito dietro gli spettatori in modo che altri passando si interessassero chi allo sbuccia banana a pedali, chi al taglia mela a pannelli solari e chi al panno magico lavatutto che, diciamocelo, ha sempre il suo porco successo. Inoltre, se qualcuno dell’organizzazione si fosse lamentato che non era un laboratorio di orto, avrei sempre potuto addurre la scusa che non era possibile farlo con metà gente in piedi e dei semi sufficienti solo per trenta persone. Sì, perché io sono più che diabolica: ho chiesto che il corso fosse a numero chiuso, massimo trenta persone. La gente, come sapete, se una cosa è esclusiva la vuole, la brama. Così con un colpo solo mi sono fatta il pubblico e la scusa per non fare il laboratorio (qualora qualcuno si fosse accorto che non avevo fatto il laboratorio).
Inoltre, io che sono una con grande esperienza di conferenze, avevo già calcolato che essendoci poche sedie, molti sarebbero stati in piedi dietro, coprendomi opportunamente alla vista degli organizzatori che magari passavano da quelle parti. Sai com’è, può sempre cadere un meteorite o sbarcare un ufo, cosa che porta gli organizzatori dalle tue parti, a dare un’occhiata a quel che fai e dici… Ma per fortuna non si sono verificati eventi inconsueti. Infatti non appena ha iniziato a formarsi un discreto capannello (di cui non posso produrre foto, se no sembra che fotografiamo i culi alla gente) io ho subito sfoderato anche la batteria di pentole in acciaio inox con la cottura che non fa ingrassare. Purtroppo verso la fine gli organizzatori se ne sono accorti lo stesso e mi hanno portato via il tavolo da sotto, proprio mentre fingevo di autografare copie del mio libro (in realtà stavo contrattando una fornitura di panni magici con un salumiere di Viareggio).

Ma io per darmi un tono ho finito di autografare le copie sull’unica sedia rimasta, seduta per terra, mentre con l’altra mano facevo una carambola di semi, germogli, sbuccia banana a pedali e panni magici sfrattati dal tavolo. Alla prossima edizione mi imbucherò per vendere tavoli e sedie, a quanto pare una merce rarissima in Piemonte, altro che panno magico! L’unica bazza è che in questa zona usano solo tavoli semoventi: quello della foto bisogna tenerlo fermo con un sacco di terra, uno scatolone di libri e un piede, preferibilmente dell’oratore. Il che però mi ha spiegato come mai il tavolo assegnatomi la sera prima fosse stato importato direttamente dal villaggio dei Puffi, era anche blu e misurava la mia coscia ma quantomeno non ballava la samba non appena appoggiavo qualcosa. Però per riequilibrare il tutto, quella sera ho proiettato le mie slide su un muro scrostato, altrimenti come facevo a distrarre i presenti? Mica si possono distrarre solo facendoli sedere per terra a settant’anni o accalcandoli sulla porta come se dentro ci fosse la dimostrazione del Folletto. Bisogna essere creativi, anche perché ormai il Folletto non vende bene, va di più lo sbuccia-banana a pedali.

La vendita comunque è andata molto bene. Io uso una tecnica di ipnosi particolare, i partecipanti al corso pensano di aver imparato come evitare i concimi non vegan e farsi da soli quelli vegetali, invece hanno comprato lo sbuccia-banana a pedali. Purtroppo non ho potuto fare solo la dimostrazione del macina-acqua elettrico perché forse, sospettando che volessi farla, mi hanno privato dell’acqua per il relatore. Così il venerdì sera mi son bevuta tutta l’acqua che avevo portato da casa e il sabato ho trovato solo una caraffina con il fondo del relatore precedente e due bicchieri sbausciati, comunque non a sufficienza per far andare il macina-acqua elettrico.

L’unico vero inconveniente è che quelli che si sono accorti che stavo facendo le dimostrazioni del taglia verdura a spaghetto e rondelle, hanno avvisato prontamente gli organizzatori della conferenza della domenica. Così sono rimasta fregata. Arrivata a Bologna, mi sono resa conto con terrore che avevano piazzato dappertutto cartelli come quello sotto. Quello sotto in particolare era altro tre metri, a prova di ipovedente. Il che rende particolarmente difficile barare sull’argomento, sulla location e sull’orario. O ipnotizzarli. (Prego anche di notare la simbolica impiccagione delle bottiglie in pvc alle spalle, sebbene loro le spaccino per lampadari ecologici)

Purtroppo della gente si è avvicinata a questa trappola micidiale che sono le informazioni dettagliate ed è stata catturata. Questi pazzi gli hanno anche messo sotto il naso che si trattava di erbaviola, così “ah, madai, c’è erbaviola!” e se anche non volevano seguire la conferenza perché sanno benissimo cos’è la stevia, son venuti a vedere il pagliaccio.

Che allocchi! Potevano stare in piedi e farsi vendere lo sbuccia-banana a pedali, invece si sono approfittati delle sedie e hanno colonizzato anche i corridoi attorno. E una volta che sei seduto su una sedia, si sa, stai comodo e non te ne vai. Il problema maggiore però sono stati il moderatore e lo staff, che si devono essere proprio allarmati al racconto di quello che ho fatto il giorno prima, così appena arrivata mi hanno subito placcata in quattro, con la scusa dei saluti. Seduta, microfonata, riempita di acqua in tre qualità …e ora prova a tirare fuori un panno magico che pulisce  tutto!  Mi è toccato parlargli della coltivazione naturale, dei macerati vegetali, pure della stevia… Ho tentato anche di ribaltare il tavolo ma era saldamente ancorato al pavimento. Ho tentato di urlare ma hanno repentinamente alzato il volume del microfono, non c’è stato modo di distrarli.

Così alla fine mi spiace, ma questi poveretti sono andati a casa con un casino di informazioni inutili sull’orto, gli orti sociali e come chiedere terreno al proprio comune invece che con un bello sbuccia-mela solare. Mi spiace ragazzi, non si può sempre riuscire in tutto!

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Mi scuso se questo post non sarà comprensibile a tutti. Non bisognerebbe mai scrivere per una parte soltanto, ma questa volta c’era bisogno. Io avevo bisogno di esorcizzare una grande rabbia con una risata.
Altri hanno bisogno di capire che alcuni aspetti organizzativi sono assai migliorabili, sempre con una risata.
Altri ancora hanno bisogno di sapere perché venerdì sera sono venuti da Novara a Torino apposta per la mia presentazione e sono rimasti in piedi fuori da una porta. O perché altri sono venuti domenica da Padova per fare un laboratorio che poi era un corso urlato in mezzo alla strada. Questi ultimi è un po’ più difficile farli ridere ma mi sto impegnando (aspettate di vedere quando si accorgeranno di aver comprato tre sbuccia banana a pedali e non il mio libro).
Mentre scrivo un’amica mi sta dicendo che sabato non mi ha trovata perché  quando è passata nei pressi ha pensato che quella fosse solo la folla seduta fuori dalla gelateria. Sarà il decimo messaggio della giornata e questo mi fa un po’ incazzare.

A volte, è veramente difficile organizzare le cose, soprattutto se si tratta di lavoro in volontariato e se le cose da fare sono tantissime. Quando si arriva come me per soli due giorni e sembra che tutto vada a rotoli, si fa fatica a percepire un anno di lavoro dietro l’organizzazione, ma so con sicurezza che questo lavoro c’è stato. Magari un po’ migliorabile, soprattutto dal lato degli ospiti che non sono animalisti ubriaconi di origine britannica, soprattutto dal lato dei visitatori non vegan che arrivano a queste manifestazioni per altri canali, con la predisposizione giusta ad accogliere le idee antispeciste e non violente. Non rovinare questa predisposizione è un compito di tutti quelli che credono e praticano l’animalismo vero, io sto cercando di farlo con il mio modo solito: buttare sul ridere quello che non va e migliorarlo in futuro. Di solito funziona 😉

In ogni caso, un abbraccio a tutti quelli che hanno organizzato e a quelli che sono venuti e hanno condiviso, condiviso, condiviso. Spero di aver lasciato qualcosa.