PERMACULTURA

da Grazia Cacciola
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Aggiunta del 29 Ottobre 2009. Quello sotto è il racconto, scritto nel 2005 o 2006, non ricordo più, di un primo piccolissimo esperimento di permacultura. Non è e non vuole essere la guida alla permacultura, è solo una mia vecchia esperienza personale, scritta a modo mio, con ironia e senza pretese di essere nient’altro che questo. Questa nota che devo inserire oggi, è dovuta a una serie di messaggi che seguono questo raccontino, di persone a volte dotate di scarsissimo o nullo senso dell’umorismo e che hanno identificato in Fukuoka il loro guru personale, la luce divina delle loro vite. Va benissimo, ognuno fa le sue scelte, io per esempio ho eletto a mio guru il gatto Mako.
Sappiate pertanto che ulteriori fraintendimenti di registro su questo pezzo e conseguenti sfrangiamenti di maroni alla sottoscritta sulla grandezza divina di Fukuoka, vi daranno diritto a ricevere simpatici souvenir di divina lettiera di Mako al vostro domicilio.

Se vi interessa invece sapere su che posizioni sono ora, vi invito alla lettura gratuita di questo sito, oppure di questo libro, che parla anche di agricoltura biodinamica, sinergica, permacultura e di piante utili ma dimenticate.

Esperimento di permacultura nell’orto

Ho cominciato a interessarmi di permacultura dopo la seconda lettura di “Terra. In campagna un’altra vita è possibile.” di Sabina Calogero (Terre di Mezzo, 2005). Alla prima lettura mi stavo trasferendo dall’odiato hinterland milanese alla campagna pavese, quindi non ho notato se non di sfuggita la questione, alla seconda lettura a un anno di distanza, proprio mentre mi stavo organizzando per rimettere in piedi l’orto bio, l’attenzione è caduta sulla permacultura. E proviamo, mi sono detta.

La permacultura è la progettazione e la gestione ecosostenibile e integrata degli insediamenti umani e produttivi nel territorio agro-ambientale, basata sull’equilibrio dei sistemi che sono alla base della vita. In pratica: le piante sono capaci di riseminarsi da sole, le erbacce sono utili ad arginare parassiti e caldo. In pratica: se si lascia la terra al suo naturale ciclo, dicono questi teorici della permacultura, la terra è in grado di produrre di più e meglio.

Siccome non sono molto coraggiosa e neanche troppo esperta (e non vedevo l’ora di gustare le verdure coltivate da me stessa), ci ho provato solo con una parte dell’orto. Questo il risultato all’inizio, si fa fatica a distinguere e non ho avuto il coraggio di rinunciare comunque alla rete antigrandine e al bamboo per i pomodori, però molti li ho legati con erba secca e non con la raffia:

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Risultato dopo due mesi: non trovo più i pomodori e le melanzane in mezzo ai baobab di erbe selvatiche e infestanti che sono cresciute a dismisura. L’erba secca usata per legarli ha ceduto, ho dovuto riutilizzare la raffia. Inoltre, un’invasione di metcalfa per nulla arginata dai pochi ‘insetti utili’ presenti, stava distruggendo tutto. Non ce l’ho fatta a guardare inerte questa devastazione e ho cominciato a togliere tutte le piante che non fossero state appositamente piantate, non ce la facevo proprio a veder morire tutto in nome di un giapponese ricco sfondato con atteggiamenti da Buddha new age (per la serie ‘magari non tutti sanno che…’, ve lo dico io: Fukuoka è ricco sfondato, da generazioni, non ha bisogno di fare nessuna coltivazione per vivere).

Solo in seguito vengo a scoprire che non esiste solo la tecnica di Fukuoka, sebbene sia la più diffusa e corretta nel tempo con tutta una serie di metodi tipo le palline di semi, ma c’è anche questo inglese, tale Mollison, che ha una visione meno filosofica e più pratica dell’utilizzo sostenibile della terra. Però per quest’anno è tardi, ormai ho ripulito, magari l’anno prossimo provo con la permacultura di Mollison.

Indubbiamente di vantaggi ne ho visti lo stesso nella parte in cui ho coltivato in permacoltura: durante il periodo di lunga siccità e sole cocente l’erba alta ha evitato che le piante di melanzana e pomodoro si bruciassero, come ho visto succedere invece in alcuni orti della zona (qui intorno sembrava di essere in Sicilia, con erba bruciata ovunque e le risaie con chiazze giallastre). I semi che si sono auto-piantati dalla coltura dell’anno scorso hanno prodotto piante decisamente più forti e resistenti al clima. Una parte di terreno in cui avevo utilizzato un ‘compost’ al volo fatto di sfalci di ortaggi è quello sicuramente meglio concimato e che rende di più.
Però mi è sembrato che le infestazioni, nel mio caso la metcalfa, si espandano di più con la permacultura e soprattutto non vedendole subito perchè nascoste dall’erba alta, abbiano avuto tutto l’agio di insediarsi. In quanto agli insetti utili come le coccinelle che secondo Fukukoa dovevano fare banchetti luculliani con la metcalfa, non ne sono arrivati spontaneamente. Forse un giorno, se qualcuno saprà dirmi dove le trovo le coccinelle allora magari ritenterò con il metodo del giapponese nababbo. Per il momento mando maledizioni a tutti quelli che scrivono “introdurre insetti utili come le coccinelle”. Bravi, e dove le prendo le coccinelle? all’ipercoop ? su ebay? Fino ai vermi per il terreno ci arrivo, basta andare da chi vende esche per cacciatori, ma le coccinelle? Passo l’estate tra i boschi a rapire coccinelle e le incateno al mio orto ?!

Insomma, alla fine la mia esperienza è che il metodo Fukuoka vada bene magari per larghi appezzamenti, sicuramente di ettari. Ma l’orto dietro casa rischia di trasformarsi solo in una jungla con infestazione di tutti i parassiti del creato e una produzione ultima di 2-3 pomodori a stagione, il che non è esattamente lo scopo di chi fa l’orto. Senza contare che se si hanno dei vicini che confinano con l’orto, potrebbero non trovare simpatica l’idea della quantità di zanzare e moscerini che riesce a sviluppare un pezzo di terra in permacoltura ;)

 

 

 

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