Browsing Tag

Natale

auguri di buone feste da erbaviola e dalla gattina Kiki che si lamenta perché la vestono da Babbo Natale
Animali, Giorno per giorno

Auguri in silenzio

Come dicevo nel post precedente, c’è stato un cambiamento e c’è una nuova strada. Una riflessione cominciata mesi fa, di cui avevo parlato come di amor fati, una riflessione così piena di energie che ha fatto vorticare il mondo attorno a me, con qualche evento burrascoso che era necessario. L’ho un po’ chiamato. Sono cambiate un po’ anche le persone attorno a me: chi non sopporta il cambiamento o il miglioramento altrui ha scatenato una guerra e poi si è ritirato borbottando un abbandono vittimistico, chi ama evolvere è rimasto ed è più apprezzato di prima.

In tutto questo caos che ha proprio la forma di un vortice veloce, mi ritrovo a fine dicembre senza aver più scritto niente sul mio caro blog. Ma ho scritto, per la carta, con grande soddisfazione. Per un articolo tra il serio e faceto su FunnyVegan, dedicato alla libera scelta di non avere figli, ho ricevuto così tante email di ringraziamenti che ho finito di rispondere a tutti solo pochi giorni fa. Tornerò sull’argomento anche qui, non è certo esaurito. Come tornerò con novità importanti sull’argomento orto… dopo Natale si riprende a progettare! Continue Reading

camino 2012 erbaviola.com
Appelli & Boicottaggi, Autoproduzione, Decrescita

APPELLO PER GLI ACQUISTI DI NATALE

Iniziano le giornate degli acquisti di Natale. In realtà ormai le fanno iniziare a settembre, ma da tradizione dovrebbero cominciare oggi. Molti non avranno tempo di preparare qualcosa di fatto a mano, di autoprodotto. Molti stanno pensando alla propria vita, desiderando una strada diversa da percorrere, una vita più semplice e frugale, ma non hanno ancora la forza morale di presentarsi con regali “non comprati” davanti a parenti e amici.

A queste persone vorrei dire: non preoccupatevi, non nascondetevi, soprattutto non sentitevi in colpa paragonandovi a chi fa tutto da sé (o a chi si vanta di farlo ma ha dei retroscena molto discutibili – e ce ne sono tanti). La decrescita o la frugalità non sono una gara a chi autoproduce di più.
La via del vivere con leggerezza per sé e per il mondo é un percorso, materiale ed emozionale, di azioni e sentimenti che sono interdipendenti. La ricerca della leggerezza, del vivere con cura e della sostenibilità sono fondamentali quanto il fare a mano il pane. Non sono momenti scindibili, sono motivazione e esecuzione, ricerca e azione.

Per questo è logico e anzi salutare, a volte, il non aver tempo di preparare tanti regali fatti a mano. Se torniamo a casa dopo una giornata di lavoro intenso e troviamo magari dei bimbi che richiedono una giusta attenzione, un compagno/a con cui chiacchierare e preparare la cena o il nostro bisogno di silenzio o di due pagine lette in santa pace… sono queste le priorità che dobbiamo ascoltare. Non la corsa forsennata all’autoproduzione di tutto.
La frugalità non consiste nell’aspettare di mettere a letto la famiglia per poter sferruzzare fino alle due di notte il regalo per l’amica. Il vivere con leggerezza è avere anche il tempo per seguire i ritmi veri della famiglia o i propri ritmi personali, senza sovraccaricarsi di lavori e impegni. La decrescita non è fare una fatica immane e corse forsennate per vedere poi la faccia contrariata di una cognata modaiola davanti a un barattolo di scrub autoprodotto.

Se avete poco tempo in questo periodo, usatelo per la vostra famiglia, per voi stessi. Per i regali fate degli acquisti consapevoli: materiali ecologici, da artigiani e negozianti locali.
C’è una meravigliosa via di mezzo tra la sciarpa sferruzzata di notte e una porcheria in poliestere cinese agguantata in uno dei tanti negozi delle multinazionali.
Guardatevi attorno, trovate le botteghe locali. Comprate da piccoli artigiani, da persone che conducono il loro negozio o la loro attività con amore, passione e coscienza per il mondo. Ce ne sono tanti.
Durante il mese di dicembre vengono organizzati diversi mercatini per le vie delle città: frequentateli.
Ignorate quel che è trasportato dall’altra parte del mondo, nessuno ha bisogno un piffero peruviano, anche se sembra fatto a mano. Guardate invece i singoli artigiani e commercianti: la signora con il banco di sciarpe e cappelli fatti a mano, spesso con filati naturali. La ragazza che abita nel paese vicino e fa il sapone in casa con materie prime biologiche. Il libraio che rischia tutti i giorni di venire schiacciato dai megastore ma continua a scegliere indipendentemente cosa proporre di bello ai suoi lettori. L’erborista che non si limita a rivendere scatolame ma confeziona tisane su misura e ha scelto di non vendere finte cure dimagranti. Il negozio di giocattoli in legno atossico, che non ha i giochi a basso costo, colorati con vernici tossiche, importati dalla Cina.
Comprate guardando negli occhi chi ha fatto quel prodotto, domandate informazioni, apprezzate quello che fanno. Anche questa è la decrescita, non è solo il fare da sé, è anche lo scegliere con cura e consapevolezza.

Non entrate nei megastore uscendo con tanti facili sacchetti infiocchettati. Girate nelle botteghe, tra gli artigiani, uscite con un pacchetto senza loghi ma confezionato con Amore, Passione e l’idea di un mondo più giusto e pulito. Se non avete tempo in abbondanza e se autoprodurre tutto è alla fine un impegno sfiancante, regalate l’artigianato di altre mani ma scelto con amore. Anche la cognata modaiola che storceva il naso davanti al brutto barattolo di scrub autoprodotto in fretta e furia, si innamorerà invece del un cestino di saponette fatte a mano e confezionate ad arte, oppure delle candele in materia vegetale del maestro ceraio che non conosceva. E chissà, magari cambierà qualcosa anche in lei.
Passate le serate con gli amici, con la famiglia e regalate a questi il vostro tempo e il vostro amore, non a una inutile gara a chi autoproduce di più. Non serve, non fatevi fuorviare da chi ha un bisogno così spasmodico di attenzione e autoaffermazione da dover mostrare di fare tutto a tutti i costi, dovesse anche stare in piedi tutta la notte. Che senso ha? Vivere con cura è altro. E’ chiacchierare con l’artigiana che vi sta mostrando le sue creazioni, tornare a casa con un pacchettino pieno di bellezza e passare la serata rilassandosi.

L’autoproduzione non è la strada verso il martirio, è la strada verso uno stile di vita più sostenibile, più locale, più vero. Possiamo fare da soli, oppure, per alcune cose come i regali di Natale, scegliere persone indipendenti come noi, che producono in modo consapevole e sostenibile: ce ne sono ovunque.
Cancelliamo le multinazionali, i megastore, le catene di negozi e i centri commerciali, acquistiamo da persone come noi. E’ così che si cambia concretamente il mondo.

Autoproduzione, Giorno per giorno

AL POSTO DEI BIGLIETTI… SEGNAPACCO SOSTENIBILI (e riutilizzabili!!!)



Quando andrà online questo post, avrò già consegnato il pacco, quindi non rovino il fattore sorpresa 🙂

Quest’anno ho deciso, salvo rarissimi casi, di non fare bigliettini ma solo segnapacco in pasta tipo pasta al sale. Dico ‘tipo’ perché la ricetta l’ho trovata mesi fa su un blog americano (non riesco a ricordare quale purtroppo!!!) ed è simile alla pasta al sale ma con una variante nell’uso del bicarbonato e sale fino, così che il risultato è molto più particolare. I materiali, oltre ad essere alla portata proprio di tutti, sono anche economici e completamente biodegradabili.
I segnapacco fatti così sono riutilizzabili: da appendere all’albero o in giro per casa, o alle maniglie delle finestre…

Non bastasse, mi sembra l’unico uso decente per la farina 00 che, come ormai sappiamo, provoca più danni che benefici. Sono mesi che ho smesso di usarla del tutto, mi era rimasto questo mezzo pacchetto che ha trovato l’impiego perfetto nei segna-pacco. Non che prima ne consumassi tanta … o, meglio, i primi anni da veg sì, purtroppo la disinformazione era tanta, la rete ancora poco diffusa e ho finito per mangiare una tonnellata di glutine, cosa che mi ha provocato anche, a distanza di qualche tempo, una modesta intolleranza e qualche problema di salute. Tutto risolto, fortunatamente, dopo aver abbandonato completamente le farine di grano tenero raffinate e utilizzando cereali integrali (poco) e farine alternative, dal mais, al riso, al grano saraceno. Ma magari di questo parlerò approfonditamente un’altra volta. Ora vorrei solo mostrare come ho esorcizzato l’ultimo avanzo della tremenda farina 00: i segna pacco per Yule.

La ricetta è semplicissima e si realizza tutto in un paio d’ore massimo, quindi a prova di super-impegnate e pigroni. Io li ho fatti una sera dopo cena.

500 gr di farina 00
250 gr di bicarbonato di sodio
50 gr di sale fino
acqua tiepida quanto basta

Sciogliere il sale in mezzo bicchiere di acqua tiepida e unirlo in una ciotola a farina e bicarbonato. Impastare con le mani fino a ottenere una palla morbida, aggiungendo acqua tiepida al bisogno.
Stendere l’impasto con un mattarello, lasciandolo alto circa mezzo centimetro.
Ritagliare usando sagome di carta e rotella per pizza, oppure usando come me le formine per biscotti a tema Yule. Queste che ho usato sono vecchissime e le avevo comprate a Bristol, ma credo che ora si possano trovare facilmente anche in Italia.
Asciugare all’aria oppure vicino a una stufa. Non fatevi tentare dal metterle in forno o sul calorifero o sulla stufa: si gonfiano e si bruciacchiano sotto. Non dimenticate, prima di farli asciugare, di fare i buchi necessari con uno stuzzicadenti. Se usate della stagnola riciclata per asciugarli, o un vassoio di acciaio, spolverate leggermente sotto con altra farina che poi verrà rimossa una volta asciutti, in questo modo non si attaccano alla base. Per questo uso si può riutilizzare lo stesso pezzo di stagnola infinite volte.

Quello che mi è piaciuto particolarmente di questo impasto è che resta molto bianco e non grossolano come la pasta al sale normale. Sembra più gesso. Si possono poi colorare con acquerelli o tempere, oppure scriverci sopra con pennarelli, matite o quello che ispira di più. A me piacciono di più al naturale. Con gli avanzi, ho fatto dei quadretti che ho messo a seccare su legnetti da spiedino, servono come ‘perline’ da intervallare tra una figura e l’altra.
Questo nella foto in particolare è stato realizzato con del filo di cotone sbucato dai miei contenitori di avanzi, si intonava perfettamente alla carta regalo.

 

 

Autoproduzione

LA GHIRLANDA DI PASTA DI PANE E LE PALLINE DI PLASTICA

Natale si avvicina ma per me si avvicina Yule, che cade nella notte tra il 21 e il 22. Quest’anno siamo anche riusciti a organizzare una festicciola yulesca tra amici, quindi i preparativi fervono, anche perché le celebrazioni di Yule per un gruppetto di riabitanti della montagna un po’ fissati con l’autoproduzione, rischia di essere un’enormità di lavoro. Necessario cominciare prima, quindi. Certo, sarebbe più leggero entrare in un negozio e comprare in 10 minuti tutte le decorazioni.
Ma quanto è più leggero?
Una pallina di plastica oggi viene fatta in Cina, dove i parametri per l’inquinamento ambientale sono molto peggio dei nostri, cosa che ha creato negli anni una coltre gialla stabile e fissa su città come Pechino e Shanghai. Un’inquinamento ambientale di cui subiamo gli effetti anche noi, attraverso il riscaldamento globale, il buco nell’ozono e tutti gli altri che vi sono già ben noti. Poi la pallina viene impacchettata, il che vuol dire altra plastica, altro inquinamento. Un inquinamento che in questo caso ci portiamo direttamente sulla testa, perché la pallina la scarteremo a casa e la confezione finirà 99 volte su 100 in un inceneritore. Bruciando, ci farà volare in testa un po’ di quella meravigliosa diossina che è ormai tra le ragioni primarie dell’aumento di carcinomi in Europa. E vi devo raccontare della nave cargo che trasporterà le palline in container fino a noi, che perderà in mare ruggine, gasolio e olio bruciato devastando interi ecosistemi ad ogni passaggio? Poi, una volta arrivata in Italia, la pallina si farà un po’ di tragitti in camion, mezzi che vanno solo con diesel, probabilmente viaggiando per qualche settimana tra importatore, distributore, grossista e negoziante. Ad andare bene.
Tutto per una pallina. Una pallina ornamentale da usare 20 giorni l’anno.

Ho un albero con delle palline di plastica, hanno 12 anni. Lo so di preciso, perché poi ho cambiato idea anche su questi consumi e non ne ho più comprate. Così negli anni si sono aggiunti decori sempre più belli e sempre fatti a mano, non solo da me.
Le palline di plastica però le tengo, non le butto e non le regalo. Mi aiutano a ricordarmi com’ero e a ricordare che bisogna spiegare, parlare, dire. Per esempio se questa cosa sopra me l’avesse detta qualcuno, prima che ci arrivassi da sola, magari non ci sarebbero nemmeno queste palline. E poi mi ricorda anche che bisogna essere tolleranti, non come certi improvvisati e pubblicizzati della decrescita che a sentirli pare che siano nati nella capanna e non abbiano mai aperto un rubinetto. Poi li vedi da vicino e il rubinetto non l’hanno mai aperto solo perché a casa loro è la moglie/compagna/cameriera che lava i piatti e naturalmente lo fa con il detersivo che brilla di più, comprato al Carrefour.
Ho perso il filo… dicevo… sì: se ABBIAMO le palline di plastica o altro materiale inquinante: teniamole. Buttarle sarebbe un’inquinamento. Però non ne compriamo più, giusto?

albero di natale yule erbaviola 2012

 

Sono indietro con la preparazione dei decori ma come vi dicevo, sono molto positiva sugli amici che mi vogliono bene … così sabato pomeriggio, mentre buttavamo per aria il piano di sotto per finire un pezzo di impianto e attaccare il televisore (lo usiamo per guardare i film ed è da agosto che non si ha il piacere…), ero un po’ contrariata perché io in effetti avrei preferito finire una cosa che stavo facendo per il centro-tavola della festa di cui sopra. E’ stato allora che è suonato il campanello e si è materializzata sulla porta una personcina dolcissima che mi ha portato in regalo questa corona di pane di Natale fatta da lei, con pasta di pane cotta in forno e decorazioni rigorosamente riciclate (si sa che ci tengo ai dettagli!).
Non è carinissima? E poi le sorprese, tanto più sono inaspettate, tanto più rallegrano.

corona di pane ghirlanda natale yule

Inutile dire che con l’occasione si è riconfermata la legge di Murphy che regola da sempre la mia vita sociale: se ho la casa perfettamente pulita e ordinata, non viene nessuno. Nemmeno la postina si degna. Non passa neanche la gatta dei vicini. Alla creatrice della ghirlanda non ho potuto neanche offrire un té perché da me alla cucina c’era di tutto, da pile di libri a scatoloni, fino a elettrodomestici posizionati con creatività davanti alla porta d’ingresso. L’uragano fa meno caos di noi quando dobbiamo sistemare qualcosa. Ma ormai lo sappiamo, maledetto Murphy, se appena si mette in disordine per fare qualche lavoro, siamo sicuri che passano in dieci compreso il corriere TNT, un simpatico chiacchierone che pensa ormai che noi siamo fenomeni del Cirque du Soleil.
Driiiiinnnn …sì arrivo… vado iooooo…. eccomi, un attimoooo!
E apro con una scarpa, una ciabatta, il cappello con pompon e tre libri sotto il braccio.
Vagli a spiegare che sei appena tornata dalla biblioteca, ti stavi cambiando le scarpe e non puoi lasciare i libri altrui incustoditi perché arriva subito la gatta Kiki a mordere gli angoli…
Vi lascio immaginare la faccia del poveretto. E tenta anche la battuta “C’è questo bel pacchetto per lei, firmi qui… magari è l’altra scarpa!”.
Vagli a dire che tu sei una persona seria, con un lavoro di responsabilità, che c’è persino della gente che ti dà retta… Tu sei solo quella con una scarpa e una ciabatta, più il berretto con pompon.
Venerdì il poveretto ha ricevuto il colpo di grazia, in tutti i sensi. Siccome nell’ingresso c’era una luce migliore, avevo disposto sul tavolino vicino alla porta, davanti all’albero di Yule, un piatto con un una formaggella vegan da fotografare, più tutta la scenografia di tovaglia, cestini, lattuga, mestolo, un vaso di semi di lino con semi sparsi attorno per fare lo sfondo artistico. Per la sopracitata legge di Murphy, appena allestito il set, è arrivato il corriere TNT.
Ha esitato un attimo, poi: “Ecco il pacco… dove glielo metto? Qui sotto l’albero con il formaggio?”
Penso che ora sia da qualche parte a raccontare che venerdì ha consegnato un pacco a una che nell’ingresso di casa tiene formaggio fresco e insalata sotto l’albero di Natale. Nessuno gli sta credendo. Ma no, vi dico, è la stessa che sta in casa con una scarpa, una ciabatta e il cappello con pompon!!!

formaggio vegan ai semi di lino di Erbaviola

Questa è la foto della formaggella incriminata, la ricetta l’avevo già pubblicata qui. Se poi vi interessa l’argomento, sulla Vegagenda 2013 (che è anche un bel regalo! 😉 ) trovate altre mie ricette di formaggi vegetali, cioé fatti con latte di soia, riso, avena, mandorle ecc. Le ricette sono in anteprima dal libro “Latte e formaggi vegetali” che uscirà a inizio 2013. La Vegagenda si trova in tutte le librerie che hanno i libri delle Edizioni Sonda e… che vi devo dire, stavolta gongolo davvero! Dopo anni di uso della Vegagenda, mi sono commossa a vedere le mie ricette lì! Uno di quei posti in cui fa bene al cuore esserci.

Un'erbaviola di 7 mesi tiene un discorso all'albero di Natale
Orto, Ridendoci sopra

BABBO NATALE GIRA NUDO CON RENNE IN FIAMME

Cari che passate di qui,

nonostante il Guardian quest’anno si sia impegnato a dimostrarmi che Babbo Natale o non esiste o gira nudo con renne in fiamme, io mi ostino a considerarlo una buona possibilità tra una vasta schiera di amici immaginari. Da vero amico immaginario, infatti, fa cose strabilianti: accoglie richieste che puntualmente soddisfa solo per i più ricchi, ma continua a essere amato dai più dai poveri, un po’ come il Superenalotto.

Io da bambina non ho capito subito chi portava i regali, uno sosteneva Gesù Bambino, l’altra Babbo Natale o i genitori, a seconda dei momenti, poi i cuginetti sostenevano fosse tale Santa Lucia, con la variante dei cuginetti americani che ricevevano i regali da tale “Santa” che però era sempre Babbo Natale e non Santa Lucia. La nonna, di indole steineriana, sosteneva che chiunque fosse, ne portava troppi. Continue Reading

Animali, Autoproduzione

Sotto l’albero n.2: IL BERRETTO DA MONTAGNA E L’AIUTANTE

Eccomi di corsa mentre finisco pacchetti e pacchettini, ma visto che questo è stato aperto e già usato, posso pubblicare, va nella lista delle autoproduzioni natalizie 🙂  Qualcuno aveva bisogno un berretto amaranto da abbinare al giaccone amaranto… così pur essendo orfana dei miei ferri per il tubolare (accidenti di traslochi!), l’ho fatto aperto con i ferri normali e ho poi cucito un lato, che tanto resta dietro e non si nota.  I disegni li ho presi da quelli di un maglione su una rivista di anni fa. Il materiale è sempre microfibra anallergica, quindi vegan, giusto per dire che ci sono sempre delle alternative alla lana e tengono anche parecchio caldo 😀

All’inizio il lavoro è andato piuttosto bene…. veloce… ho scalato a occhio, a proposito. Fiocchi di neve giganti (siccome ne abbiamo poca, la metto anche sul cappello! 😀 )

Presa dall’entusiasmo, ho deciso per un secondo giro di fiocchi di neve, diversi

Ma quando sono andata a farmi un té, al ritorno ho trovato la Kiki comodamente seduta sul mio modello. Il che per lei significa: basta lavorare, guarda me, fammi le coccole, ci sono io.

Ma siccome il destinatario del berretto lamentava orecchie congelate, ho gentilmente chiesto alla signorina di lasciarmi lavorare e lei ha optato per aiutare con un test di qualità, nello specifico testare se il berretto era adatto da smandruppare e farci un pisolino sopra (ben sapendo che prima o poi verrà lasciato in giro e servirà allo scopo)

Costretta a smettere il test di qualità, si è vendicata cambiando pagina alla rivista e pretendendo che si proseguisse con il modello che a lei piaceva di più (notare prego la zampa che impedisce di girare la pagina in altro modo)

Perchè? Non va bene questo disegno a rose? A me piace di più!!!

Ristabilito a forza l’ordine, ho dovuto comunque cedere alla pretesa di sedersi esattamente sul quadratino del modello del fiocco di neve… e non ditemi che non lo fa apposta!!!

In ogni caso, con la supervisione della gatta pazza e un po’ di inventiva, questo berretto ha finalmente raggiunto lo scopo di scaldare la testa al neo-montanaro.

E con questo, vi auguro di passare dei giorni felici e vi abbraccio tutti!

Torno dopo gli spacchettamenti per farvi vedere quali altre autoproduzioni sono servite a dire buon saturnalia!!! 😀

Animali, Autoproduzione

L’ALBERO DI SATURNALIA

Come tutti gli anni, non festeggio il Natale, festa consumistica per antonomasia, ma faccio l’albero di Saturnalia.
Saturnalia è infatti l’antica festa in onore del dio Saturno, una delle più antiche del calendario festivo romano, la cui caratteristica di addobbo erano i rami di pino infiocchettati e colorati, spesso anche fuori dalle porte. Si celebravano ogni anno, in origine per un solo giorno, forse partendo dal 17 dicembre e proseguiva per più giorni, di solito fino al 26 dicembre.
La festa di Saturnalia cadeva non a caso durante il riposo dai lavori agricoli e rappresentavano la temporanea liberazione dalle fatiche del lavoro, dalle costrizioni sociali e dalle convenzioni morali. La festa, dedicata Saturno quale dio della fertilità, serviva anche ad augurare la fecondità della terra. Da qui l’uso di un sempreverde come il pino, per l’augurio di fertilità e prosecuzione della vita vegetale durante la pausa dell’inverno. (ne avevo già parlato qui un paio di anni fa).

Ho pensato di postare a partire da oggi un po’ dei regali che ho creato in rigorosa autoproduzione. Il problema per chi non vuole festeggiare il Natale è che gli altri però lo fanno e non è affatto carino non ricambiare i regali…  allora che siano almeno autoprodotti!

Ma, ovviamente, dove si mettono i regali? Sotto l’albero. Quindi prima devo metterci l’albero.

Anche perché l’albero di quest’anno è un po’ particolare. Intanto compie otto anni, cosa che a un pino in vaso non potrà mai accadere. Se non si vogliono privare dell’albero i bambini, i gatti e gli adulti, secondo me l’albero sintetico è un buon compromesso, conosco persone che ne possiedono alcuni  che hanno ormai passato i 25 anni.

Ma c’è di più.

Reduce dalla sparizione di una confezione di palline vintage americane a cui tenevo moltissimo, della stella-puntale con luci e, non bastasse, di qualche filo di perline dorate, probabilmente scomparsi in qualche punto indeterminato dei vari traslochi, mi sono ripresa dallo sconforto arrangiandomi con quello che avevo. Ovvero, si ricicla!
Invito quindi gli amici che hanno portato pacchetti dono nel corso dell’anno ad individuare i propri nastri e coccarde: ovviamente non ho buttato niente e mi sono divertita a infiocchettare l’albero, così che ogni nastro ricorda un amico, un momento speciale, un dono prezioso 🙂  Forza, darsi da fare per riconoscerli!

Come si può notare, l’albero è a rotelle, causa necessità di spostarlo. Niente di complicato: uno scatolone sotto il quale ho fissato con spago un carrellino a rotelle per piante, riciclato dal balcone che in questo momento è tra l’innevato e il ghiacciato. Poi ho ricoperto con carta da regalo di recupero e infiocchettato. Altra carta di recupero per la base dell’albero.

Come dicevo, per sopperire alla carenza di palline e addobbi, ho tirato fuori il saccone di nastri di recupero e ho fatto dei fiocchi direttamente sui rami, senza troppi sforzi. Per i nastri più ‘molli’ che non volevano assumere sembianza di fiocco ma si afflosciavano,  li ho inumiditi con una soluzione di acqua e zucchero che asciugando ha fatto le funzioni di una lacca.  I nastri da pacco piccoli li ho sparpagliati tra un ramo e l’altro, così Mako e Kiki nelle arrampicate quotidiane li possono spostare continuamente e buttarli per terra, trascinarseli per casa e tentare saltuariamente di cibarsene.

A proposito di gatti e alberi di natale, vi segnalo – se non lo conoscete già – Simon’s Cat, un fumetto strepitoso che solo chi ha dei gatti può capire a fondo. I filmati sono da ridere alle lacrime, quindi non guardateli in ufficio, soprattutto se avete un capo triste e insensibile. Simon’s Cat con l’albero di Natale è il cortometraggio di quello che succede in casa mia tutti i giorni, infarto compreso!

Bene, l’albero l’ho fatto, ora ci posso mettere sotto i regali autoprodotti con relativi tutorial e modelli 🙂  A presto!