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Paolo Pejrone

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Orto, Orto sul balcone

Cominciare un orto in luglio e agosto

Leviamoci dalla testa che l’orto si comincia solo in primavera. L’orto si può cominciare tutto l’anno, anche in luglio e agosto, anche se il nonno dice che non è vero e il vicino vi deride per l’idea. Ma chi fa davvero l’orto, chi lo cura e lo cresce con amore, sa che la natura non si ferma mai e il tempo è sempre propizio per seminare, trapiantare e raccogliere. C’è sempre qualcosa da fare. Sia un piccolo orto in terra, sia un orto sul balcone, se non avete avuto il tempo in primavera e ce l’avete ora, bene: è il momento giusto per cimentarsi!

Io quest’anno ho ricominciato a giugno. Per la terza volta. Vivo in uno dei pochi contesti in cui l’orto non dura dodici mesi. A causa degli inverni rigidi di montagna, da dicembre a febbraio c’è poco da fare, non cresce nulla. In quei mesi, mi dedico con più vigore alla coltivazione dei germogli. A tal proposito, vi segnalo che il 16 settembre terrò un veloce corso di germogliazione domestica al Macrolibrarsi Fest, trovate tutti i dettagli nella pagina degli eventi. Oppure, se vi interessa cominciare subito, la stagione è adatta e trovate qui la mia guida alla germogliazione casalinga. Sono io che mi ci dedico di più nel periodo invernale, anche se ora sto facendo qualcosa perché sono in dirittura di arrivo con questo nuovo libro sui germogli. Continue Reading

Autoproduzione, Conferenze & corsi, Giorno per giorno, Orto

ORTO E PENSIERI ARRUFFATI, PARZIALMENTE RICICLATI, CON RICHIESTA DI SUGGERIMENTI

Spostarsi da una regione all’altra, passare dalla modalità coltivazione-a-10-mt-sul-livello-del-mare alla modalità coltivazione-a-750-mt-sul-livello-del-mare comporta sostanziali cambiamenti. Uno anche spirituale: volevo partire in quarta con il nuovo orto e il nuovo giardino (poco più che un fazzolettino da naso di una damina dell’800), entusiasta della scelta applicata dai precedenti proprietari di non farci niente – sono allergica all’arte topiaria, tanto per dire.

Ho fatto almeno 3 schizzi, un garden plan completo con Garden Sketch e un paio di idee su un tovagliolo di carta. Ho tolto e rimesso una ventina di volte le stesse cose, tolto quello che cresce già spontaneamente in zona (tipo le more sopra), inserito quello che no, tolto quello che non è indispensabile tipo il gelsomino, rimesso il gelsomino dopo aver letto la ricetta dell’olio profumato di Kia, inserito le arachidi, tolto le arachidi ricordandomi improvvisamente di essere sull’appennino, aggiunto una serra esterna, tolto la serra e sostituito con una seminiera a vetri, poi sostituita con una seminiera sul balcone, poi cancellata dal planning del balcone dal software stesso che evidentemente ne aveva abbastanza delle mie idee.

Poi ho capito che mi serviva solo un accessorio: la pazienza. In questi mesi frenetici, spostandosi da una parte all’altra, pieni di battaglie, vittorie e calci nel sedere, tutto ha assunto modalità veloci. Presto fai questo e presto fai quello. Ma impiantare un orto o cominciare un giardino, se non si vuole andare incontro a fallimenti, richiede tempo, pensiero, pazienza. Dovrei saperlo, ormai. In questi casi è la natura milanese che bisogna sedare, l’altra, la Natura, ha bisogno di tempi giusti.

Un po’ di pazienza, quindi, sia nell’accettare qualche fallimento che è stato e che sarà, sia nel prendersi il tempo per fare una scelta ponderata sul criterio con cui condurre il proprio orto.

Biologico? giammai! Specchietti per le allodole anestetizzate dalla grande distribuzione

Biodinamico? non posso, sono vegan, ma mutuerò qualcosa

Sinergico? forse. Forti pensieri.

Permacultura? forse in parte, ma forse più pratico in un terreno dedicato, reperito appositamente

Come sostiene Paolo Pejrone (della citazione me ne scusi la cara Equipaje ma il romanticismo di questo gentiluomo orticoltore mi conquista e affascina), nel parlare di alcuni insipidi giardini “fast-food” fatti di piante alla moda accostate senza un criterio, senza un’idea precisa:

un vero massacro del buon senso, e insieme l’ennesima sconfitta della realtà. Questi allestimenti, come ho detto, tutto sono fuorché giardini. I giardini non sono fatti con piante portate dai vivai, appoggiate e sistemate secondo schemi gradevolissimi ma non autentici. (…) E’ un luogo di tempi lenti, vita intensa, vera, lenta e saggia. I “giardini” nati da piante appoggiate sono simulazioni perverse, sono autentici mostri, fuorvianti, inutili, maligni e insidiosi. Dei veri pericolosi e insipidi “fast food“
(in Il vero giardiniere non si arrende. Cronache di ordinaria pazienza. Feltrinelli, 2006)

Per l’orto sono molto più ferrata, invece devo spingermi più in là sui giardini naturali e sugli accostamenti scenografici. Mi attirano molto i fiori da mangiare. Gironzolerò con in mano i libri di Pejrone, The Small Ecological Garden di Sue Stickland e… si accettano suggerimenti!

Intanto, segnalo questo sito conosciuto da poco, di una orticultrice da balcone che mi ha dato dell’ “esimia” (ci vuol poco per farmi calare le braghe) e l’articolo di Nicola Savio su Terrenauta, un buon ‘state of the art’ nell’agricivismo, con inclusa recensione del mio libro. Siccome mi ha largamente aiutata con le traduzioni di Emilia Hazelip e le sue miriadi di informazioni e sperimentazioni sull’agricoltura sinergica, è finito anche nei ringraziamenti. Lui, modestissimo, neanche ci ha fatto caso (LOL). Pare che giri per l’Italia con l’intenzione di sinergizzare dove può, qualche volta facendo volare aquiloni; se vi capitasse di vederlo in locandina andate a sentire cos’ha da dire. Se no val sempre la pena di leggerlo qui.