Browsing Tag

riciclare

Il baule com'è ora, in compagnia di un altro restauro, la macchina da cucire Oper di fine ottocento
Giorno per giorno, Restauro e recupero mobili

COME RESTAURARE UN VECCHIO BAULE – Prima parte

Il baule com'è ora, in compagnia di un altro restauro, la macchina da cucire Oper di fine ottocento

Avevo promesso questo post sul restauro di un vecchio baule molto tempo fa ma essendo molto lungo e pieno di foto, l’ho accantonato per parecchio tempo tra lavori per restaurare la casa (ancora in corso!) e mille altre cose interessanti da scrivere subito. Visto però che nel post precedente si è parlato del perché è meglio evitare di riempirsi la casa con i mobili in materiali sintetici, truciolato o laccati con vernici tossiche, nei commenti è saltato fuori il discorso del recupero di vecchi mobili in legno massello che volendo è un sistema piuttosto economico ed ecologico per arredare casa con materiali naturali.

Ecco quindi il prima e dopo il restauro del baule:

il baule prima e dopo il restauro - fronte

Oggi questo baule, in una zona di passaggio che porta alla cucina, ospita gran parte della mia scorta di conserve per l’inverno e man mano che si utilizzano, si ripongono qui i vasetti vuoti e puliti, pronti per il riempimento estivo. In questo modo non occupano spazio nei pensili della cucina (ce ne vorrebbero almeno tre!) e soprattutto stanno lontane dalla cucina a legna che scalda tutto il giorno.
Inutile chiedersi dove l’ho comprato, non l’ho comprato: era della nonna di mia suocera, l’ho scovato nell’ormai celebre soffitta di mia suocera, il mio ‘negozio’ di brocantage preferito! Purtroppo in condizioni pessime, tanto che era stato lasciato in garage e utilizzato persino per riporre i vasi da giardino! E’ un classico baule da biancheria o baule della dote, di quelli molto utilizzati tra fine ‘800 e primi del ‘900. Ho dovuto quasi implorare per farmelo dare: mia suocera lo riteneva così in pessime condizioni da offrirmi piuttosto il suo già restaurato… insomma, era così mal messo che riteneva offensivo darmelo! Io però vedevo un po’ oltre gli orrendi strati di vernice marrone… e così sono riuscita a portarlo qui!

 

il baule prima del restauro e dopo il restauro - lato

L’ho restaurato l’estate scorsa e chiacchierando su facebook era saltato fuori che molti hanno un baule simile in cantina e lo riutilizzerebbero volentieri: si può usare per riporre copertepiumoni, persino per tenere in modo molto chic la legna per la stufa, come fa la mia vicina di casa. Inizialmente volevo farlo anche io e l’avevo preso per questo motivo, poi visto che non abbiamo ancora trovato/costruito la cassapanca che serve per tenere le conserve, al momento il mio fa da ‘dispensa alternativa’.

Come si vede, esa stato dipinto con una vernice marrone. Penso verso gli anni ’50-’60 quando vai a sapere perché alla gente è venuta questa mania di pitturare mobili e porte di vernice marrone… misteri! Un mio amico sostiene che lo facevano per rendere lavabili i mobili… ma io non ho mai avuto queste difficoltà a pulire mobili di legno. Secondo me poteva essere più una moda del momento, un po’ come adesso con lo shabby chic e tutti quei mobili dipinti di bianco e rovinati apposta per sembrare vecchi e logori. Continue Reading

Autoproduzione, Giorno per giorno

AL POSTO DEI BIGLIETTI… SEGNAPACCO SOSTENIBILI (e riutilizzabili!!!)



Quando andrà online questo post, avrò già consegnato il pacco, quindi non rovino il fattore sorpresa 🙂

Quest’anno ho deciso, salvo rarissimi casi, di non fare bigliettini ma solo segnapacco in pasta tipo pasta al sale. Dico ‘tipo’ perché la ricetta l’ho trovata mesi fa su un blog americano (non riesco a ricordare quale purtroppo!!!) ed è simile alla pasta al sale ma con una variante nell’uso del bicarbonato e sale fino, così che il risultato è molto più particolare. I materiali, oltre ad essere alla portata proprio di tutti, sono anche economici e completamente biodegradabili.
I segnapacco fatti così sono riutilizzabili: da appendere all’albero o in giro per casa, o alle maniglie delle finestre…

Non bastasse, mi sembra l’unico uso decente per la farina 00 che, come ormai sappiamo, provoca più danni che benefici. Sono mesi che ho smesso di usarla del tutto, mi era rimasto questo mezzo pacchetto che ha trovato l’impiego perfetto nei segna-pacco. Non che prima ne consumassi tanta … o, meglio, i primi anni da veg sì, purtroppo la disinformazione era tanta, la rete ancora poco diffusa e ho finito per mangiare una tonnellata di glutine, cosa che mi ha provocato anche, a distanza di qualche tempo, una modesta intolleranza e qualche problema di salute. Tutto risolto, fortunatamente, dopo aver abbandonato completamente le farine di grano tenero raffinate e utilizzando cereali integrali (poco) e farine alternative, dal mais, al riso, al grano saraceno. Ma magari di questo parlerò approfonditamente un’altra volta. Ora vorrei solo mostrare come ho esorcizzato l’ultimo avanzo della tremenda farina 00: i segna pacco per Yule.

La ricetta è semplicissima e si realizza tutto in un paio d’ore massimo, quindi a prova di super-impegnate e pigroni. Io li ho fatti una sera dopo cena.

500 gr di farina 00
250 gr di bicarbonato di sodio
50 gr di sale fino
acqua tiepida quanto basta

Sciogliere il sale in mezzo bicchiere di acqua tiepida e unirlo in una ciotola a farina e bicarbonato. Impastare con le mani fino a ottenere una palla morbida, aggiungendo acqua tiepida al bisogno.
Stendere l’impasto con un mattarello, lasciandolo alto circa mezzo centimetro.
Ritagliare usando sagome di carta e rotella per pizza, oppure usando come me le formine per biscotti a tema Yule. Queste che ho usato sono vecchissime e le avevo comprate a Bristol, ma credo che ora si possano trovare facilmente anche in Italia.
Asciugare all’aria oppure vicino a una stufa. Non fatevi tentare dal metterle in forno o sul calorifero o sulla stufa: si gonfiano e si bruciacchiano sotto. Non dimenticate, prima di farli asciugare, di fare i buchi necessari con uno stuzzicadenti. Se usate della stagnola riciclata per asciugarli, o un vassoio di acciaio, spolverate leggermente sotto con altra farina che poi verrà rimossa una volta asciutti, in questo modo non si attaccano alla base. Per questo uso si può riutilizzare lo stesso pezzo di stagnola infinite volte.

Quello che mi è piaciuto particolarmente di questo impasto è che resta molto bianco e non grossolano come la pasta al sale normale. Sembra più gesso. Si possono poi colorare con acquerelli o tempere, oppure scriverci sopra con pennarelli, matite o quello che ispira di più. A me piacciono di più al naturale. Con gli avanzi, ho fatto dei quadretti che ho messo a seccare su legnetti da spiedino, servono come ‘perline’ da intervallare tra una figura e l’altra.
Questo nella foto in particolare è stato realizzato con del filo di cotone sbucato dai miei contenitori di avanzi, si intonava perfettamente alla carta regalo.

 

 

Autoproduzione

RICICLAGGIO SPINTO

So che qualcuno dal titolo sarà stato percorso dal brivido “no, ti prego, fà che non sia l’ennesimo rompimento di maroni sul riciclaggio dei tampax e l’uso della mooncup“. Tranquilli. Ho uno stomaco anch’io.

Volevo solo dire che oggi mi stacco da pensieri ortiferi e mi dedico un attimo a pensieri attivi di riciclo.

In particolare, oggi si riciclano tende e un cappotto. Le tende saranno borghesi, yep, anche secondo me. Però quando si è a piano terra non è male l’idea di cenare senza dover salutare i passanti. E anche fare qualche capriola tra il letto e il divano senza che i vicini disdicano l’abbonamento a Sky Primafila. Finché saremo in questa casa, s’ha da fare, le tende necessitano per la privaccì, come disse una signora sul treno.

Nello specifico, quindi.

Le tende della cucina sono già state ottenute da un taglio di stoffa costato qualcosa come 2 euro, mai usato e che ha fortunosamente i colori dell’attuale cucina. Sorvoliamo sul fatto che il rocchetto di filo per cucirle è costato 1,80 euro in una strozzino-merceria di paese.

Le tende della sala arrivano dalle ex tende della sala della casa precedente, che erano gli ex tendoni della camera della casa ancora prima.

Le tende dello studio arrivano dalle tende della sala di tre case fa.

Il cappotto è un ritrovamento del paleolitico, di quando facevo shopping molto chic e poco cheap a Milano. La forma extra-super-large che gli diede Ann Demeulemeester dovrebbe permettere di far uscire qualcosa di decente anche dalle mie mani poco pratiche (ma molto volenterose).

Il tutto con l’ausilio di una macchina da cucire portatile, meccanica e base-base-base, regalatami anni fa dalla mia metà (dato che il trapano me l’aveva già regalato)

Un paio di considerazioni:

– spesa totale: 3,80 euro per tutte le tende di casa e il cappotto (ammesso che io riesca)

– se le stoffe sono di buona fattura, si possono riciclare N volte e più, vale anche per i vestiti

– le tende in acrilico, poli-qualcosa e compagnia che si vedono in giro mi atterriscono. Anche per i prezzi ingiustificati e il made in cina.. ne avevamo veramente bisogno?!

– nella vita non si riciclano solo scarti di cucina nel compost 😉 Però se siete in opera in questo senso, vi consiglio il post di ieri di ortodicarta

Vado a mangiarmi pasta e fagioli con la sferzata, poi impersonerò la piccola sartina alle prese con il riciclaggio estremo.

p.s. comunque per la mooncup, accattatevilla. E’ un gran bel modo di insozzare meno il pianeta e un sistema decisamente più igienico del sifolotto di cotone compresso.